Il segreto del capo
Il nostro caro direttore sicuramente ha qualcuno, bisbigliò sottovoce Ludovica alla collega. E secondo me, ha anche litigato con quella persona! Altrimenti perché ce lha sempre con noi? Ci assegna compiti impossibili
La collega, Francesca, fece solo un cenno di disapprovazione, chiarendo che non aveva alcuna voglia di infilarsi in quella discussione. Si voltò con aria decisa, lasciando intendere che largomento non le interessava. Ma Ludovica non se ne fece un cruccio.
Dai, davvero! Non ti incuriosisce? insistette, alzando lievemente la voce. Magari a casa ha problemi, magari gli è successo qualcosa e noi non ne sappiamo niente
In quel momento, i suoi bisbigli non passarono inosservati. Il dottor Vittorio Russo, che stava guidando la riunione, interruppe di colpo il suo intervento e fissò Ludovica con uno sguardo glaciale.
Ludovica, vi annoiate? chiese scandendo ogni parola con freddezza. O trova forse che ciò che sto dicendo non sia abbastanza importante? O vuole forse intervenire lei al posto mio?
Ludovica sentì gelarsi il sangue. Sbatté le palpebre, cercando di raccogliere le idee. Ma come fa ad accorgersi sempre di tutto? pensò.
Mi scusi, dottor Russo, stavo solo condividendo qualche idea, balbettò, tentando di mostrarsi sicura di sé. Nulla di grave, pensieri ad alta voce.
Il direttore sollevò appena un sopracciglio, colto da una palese ironia. Si vedeva che aveva pienamente colto che non si stesse parlando di lavoro, ma decise di tirare la situazione fino in fondo.
Allora condivida con noi: qual è il problema? domandò con tono leggero, ma tagliente. Siamo curiosi.
Ludovica sentì una leggera ondata di panico scorrerle lungo la schiena. Sorrise nervosamente, cercando una risposta degna.
Beh, preferirei astenermi, disse infine, tentando di sembrare tranquilla. Le mie idee hanno bisogno di un po di lavoro. Una raffinata revisione, diciamo. Non voglio far perdere tempo a nessuno.
Il direttore saccennò a un sorriso.
Allora attendo per la fine della settimana queste sue idee rielaborate, disse sottolineando la parola rielaborate. Spero risultino utili alla nostra società. Ora torniamo alla riunione.
Ludovica tacque di colpo, muta per il resto dellincontro, il viso leggermente paonazzo per limbarazzo e lo sguardo rivolto di tanto in tanto al capo, colma di stizza. Era amareggiata per essere stata scoperta a chiacchierare, e in più le avevano affidato un nuovo incarico.
Alessia, seduta non lontano da lei, si tratteneva a fatica dal ridere. La situazione le divertiva: gli sguardi offesi di Ludovica verso il direttore la facevano quasi ridere, ma si rimise subito al lavoro, sbirciando però ogni tanto lamica, ammirando come cercasse di mantenere il contegno dopo quel piccolo scivolone.
Terminata la riunione, Ludovica era furibonda. Si alzò di scatto dalla sedia, appena Vittorio Russo dichiarò chiusa la riunione, e quasi corse fuori dalla sala conferenze. Alessia la seguì, con un sorriso appena trattenuto, divertita nel vedere Ludovica così contrariata e spaesata.
Entrarono insieme nella loro stanza. Ludovica si lasciò cadere pesantemente sulla sedia, richiudendo il portatile con uno schiocco.
Potevi almeno aiutarmi borbottò incrociando le braccia. Che ridi? Adesso mi tocca inventare qualcosa, e ho solo tre giorni!
Te lho sempre detto di non perderti in chiacchiere durante le riunioni, rise Alessia, versando del tè in una tazza. Dopo un attimo, aprì il cassetto e tirò fuori una tavoletta di cioccolato, poggiandola accanto. Bevi e rimboccati le maniche.
Ludovica guardò tè e cioccolato, il suo viso si intenerì appena, ma tornò subito seria.
Può aspettare il lavoro! sbottò. Abbiamo un argomento molto più interessante: il nostro nuovo direttore!
Alessia scrollò le spalle, senza staccare gli occhi dal computer, ormai abituata alle polemiche di Ludovica.
In realtà, è qui già da due mesi, quindi chiamarlo nuovo è un po forzato, ribatté continuando a digitare.
Già, ma è arrivato e ha cambiato tutto! E ha licenziato alcune persone
Ha mandato via solo i fannulloni, ribatté calma Alessia. A noi, la paga lha pure aumentata.
Poi si girò verso Ludovica:
E le riunioni ora sono più brevi. Prima due ore a dire sempre le stesse cose. Ora: concisi, decisi, si va al punto.
Ludovica ci pensò su. Poi trovò subito un altro appiglio:
Eh, però adesso ogni settimana nuovi report! E scadenze strette
Alessia sorrise:
Ma il lavoro va avanti più spedito. E i risultati migliorano. Hai visto anche tu: chiudiamo i progetti prima del previsto.
Ludovica sospirò, prese il cioccolato, ne spezzò un quadratino. Forse le argomentazioni di Alessia lavevano un po convinta, ma non voleva ancora ammettere la ragione del capo.
Va bene, forse hai ragione ammise a malincuore. Però, ho sempre pensato che fosse single, senza compagna Ora, secondo me, ne ha una per forza! Che dici vado in amministrazione personale e mi informo?
Alessia sospirò pesantemente, posando la penna. Era davvero stanca di quel continuo spettegolare.
E tu cosa ne fai? domandò mantenendo la calma. Cosa cambia per te la vita privata del direttore?
Ma Ludovica ormai era partita. Nella sua testa già vedeva la scena in amministrazione personale e immaginava domande velate.
È sempre insoddisfatto, trova il pelo nelluovo, insisteva. Magari ha problemi in famiglia e li scarica su di noi? Ah, se solo si potesse capire che succede davvero
Alessia scosse la testa. Per lei era chiaro che ficcare il naso negli affari degli altri fosse quanto meno pericoloso, ma Ludovica sembrava fregarsene.
Ludovica, lavoriamo dai disse infine la collega con tono perentorio. Altrimenti ti caccia pure te, per pigrizia.
Ludovica la ignorò, ormai presa dal desiderio di scoprire la verità.
No, io devo saperlo! dichiarò. Parlerò con le ragazze, magari scopro qualcosa.
Alessia la guardò scettica, pensando che tanto non si sarebbe fatta fermare. Immaginava già cosa sarebbe successo: avrebbero scoperto i suoi interrogatori e Ludovica si sarebbe messa nei guai. Ma tanto aveva già preso fuoco alla curiosità, tentare di bloccarla era inutile.
E così Ludovica cominciò un vero e proprio tour investigativo. Intavolava conversazioni con ogni collega trovando le scuse più disparate, piazzando tra un discorso e laltro domande sul direttore. Chiedeva se qualcuno lavesse mai visto con qualcuno fuori dallufficio, o se circolassero pettegolezzi sulla sua vita amorosa. Passò in rassegna quasi tutto lufficio, parlando con chiunque pensasse potesse sapere qualcosa.
Il risultato però fu deludente. Nessuno sapeva niente o tutti facevano finta di non sapere, o si tiravano indietro con una scusa, o ridevano e la liquidavano velocemente.
In amministrazione personale le risposero in modo particolarmente freddo. Prima lascoltarono educatamente, poi si scambiarono occhiate perplesse per quale motivo una dipendente si interessa tanto alla vita privata del direttore? Una delle impiegate alzò un sopracciglio e disse secca:
Ludovica, farebbe meglio a concentrarsi sul suo lavoro anziché raccogliere pettegolezzi.
Quando provò a insistere, già più nervosa, la invitarono sbrigativamente a tornare alla scrivania minacciando di segnalarlo al diretto superiore.
Tornando in ufficio, Ludovica aveva laria scoraggiata. Si sedette davanti al computer fissando lo schermo, immersa nei suoi pensieri. Alessia la osservava in silenzio, credendo che questa esperienza le avesse finalmente insegnato a non impicciarsi dove non doveva.
E invece no! Ludovica non si fermò: tanti colleghi ridevano al suo passaggio, altri le chiedevano direttamente «Che timporta? Ti sei forse innamorata?», ma lei stessa non avrebbe saputo rispondere. Dentro le bruciava una scintilla di curiosità che la spingeva a indagare, costi quel che costi.
Finché un giorno decise di chiedere a Marina della contabilità, considerata da tutti la bocca della verità dellufficio: nessuna notizia le sfuggiva. Si avvicinò al suo banco, disinvolta.
Marina, tu sai sempre tutto! esordì con tono amichevole. Dimmi la verità: il dottor Russo ha qualcuno? Moglie, fidanzata?
Marina alzò lentamente gli occhi dal monitor. Sorrise appena, ma si vedeva una certa diffidenza nei suoi occhi.
Lo sai che non mi piace sparlare rispose con calma. E poi, a che ti serve?
Ludovica esitò, trovando a fatica una risposta. Non voleva ammettere i veri motivi quella curiosità che la logorava da settimane.
Così, per curiosità! trattenne una risatina. Metti che sia libero Un uomo così
Marina scosse le spalle col solito sorriso benevolo.
Anche fosse, non è il caso di farsi i fatti suoi, disse gentile ma ferma. Lavora, Ludovica, il bilancio sta per scadere.
I giorni passarono e Ludovica sprofondava sempre più nei suoi pensieri. Analizzava ogni parola, ogni sguardo, ogni frase colta per caso. Alla fine arrivò a una conclusione che la turbava e la entusiasmava.
Un pomeriggio spalancò la porta della stanza comune, senza riuscire a trattenere la sua eccitazione.
Mi piace! esclamò senza nemmeno richiudere la porta.
Alessia, intenta a sorseggiare il caffè, sobbalzò, rischiando di versarlo sulla tastiera.
Chi? chiese tossendo, facendo finta di nulla per quanto possibile.
Il nostro direttore, chi sennò? replicò Ludovica spazientita. È questo che mi interessa: se è libero, mi butto!
Alessia rimase interdetta. Sapeva più di quanto potesse dire, ma era importante non lasciar trasparire nulla.
E se fosse sposato? chiese cauta, facendo finta di ragionare a voce alta.
Cercherei di portarglielo via, rispose Ludovica con spavalderia, senza pensare alle conseguenze. Tanto con lei non è felice. E tu mi aiuterai!
Portarglielo via? Alessia si pentì di aver finito il caffè. Le parole dellamica la lasciavano davvero di stucco, ma tentò di ragionare.
No, solo raccogliendo informazioni, si affrettò a chiarire Ludovica. Venerdì cè la festa aziendale. Avvicinati a lui con nonchalance e chiedigli perché è venuto solo
E se arriva accompagnato? ribatté Alessia. O si interessa a me?
Sei rossa, non gli piacciono le rosse, replicò convinta Ludovica. È tutto quello che sono riuscita a scoprire. Allora, siamo daccordo?
Alessia non rispose. Nella sua testa si affollavano mille pensieri. Da una parte, avrebbe voluto dire a Ludovica che in realtà il direttore era suo marito. Ma sapeva che la verità avrebbe creato solo imbarazzo e difficoltà. Lei e Vittorio avevano scelto di restare discreti, proprio per non mescolare lavoro e affetti.
Il silenzio tra loro si fece lungo. Ludovica attendeva, sperando nellaiuto dellamica. Alessia intanto cercava una risposta diplomatica per non restare coinvolta.
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Per tutta la settimana Ludovica sembrava camminare sulle nuvole, come se aspettasse qualcosa di meraviglioso. Prendeva appunti sul taccuino, ripeteva sottovoce frasi che avrebbe rivolto a Vittorio, indugiava nei corridoi meditando dialoghi perfetti, e passava ore davanti allo specchio ad allenare espressioni e sorrisi, sognando come il direttore si sarebbe invaghito della sua intelligenza e bellezza.
Alessia osservava con tenerezza e un po di tristezza lamica cadere nella trappola delle proprie fantasticherie. Sapeva che Ludovica era presa dallideale più che dalla persona vera: Vittorio era diventato per lei un simbolo del successo, non un uomo reale. Ma Alessia, che lo conosceva nel privato, lo sapeva ben diverso: stanco, presente, gentile e premuroso; non il trofeo impossibile che laltra immaginava.
Il giovedì Ludovica arrivò al lavoro con una borsa enorme che nascose subito sotto la scrivania. In pausa pranzo, sfoderò un vestito nuovo: elegante, ma dal taglio seducente. Sagomava la figura, scopriva le spalle, metteva in risalto la vita. Corse in bagno a provarlo, girando e rigirando davanti allo specchio, rimettendo ogni piega a posto con cura. Soddisfatta, corse a mostrarlo ad Alessia.
Come sto? domandò, girandosi su se stessa.
Alessia la valutò onestamente: labito era di gusto, la stoffa pregiata e il taglio valorizzava la silouette, ma qualcosa la metteva a disagio.
Molto bello, rispose pacatamente. Ma sei sicura che vada bene per una festa aziendale?
Certo! esultò Ludovica. Devo essere impeccabile. Lui non resterà indifferente!
Si rimirava compiaciuta, radiosa come se avesse già realizzato il suo sogno. Alessia la guardava con apprensione: sapeva che la realtà sarebbe stata meno brillante delle sue illusioni, ma non cera modo di smorzare gli entusiasmi dellamica in quel momento.
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Arrivò finalmente il venerdì della festa aziendale. Lufficio era tutto decorato con luci calde, palloncini e tavoli imbanditi con aperitivi, frutta e prosecco. Laria era satura di profumo di cibo e di aspettativa: i colleghi ridevano, scambiavano battute e ammiravano gli abiti eleganti.
Ludovica fu tra le prime ad arrivare. Il vestito nuovo le stava a pennello, i capelli curati come da parrucchiere, il trucco perfetto. Guardava con ansia la porta, sistemava lorlo e una ciocca ribelle, ripassando mentalmente frasi e strategie.
Alessia arrivò poco dopo, sobria in un semplice tubino nero, il suo jolly per ogni occasione. Sapeva che ci sarebbe stato Vittorio, ma non voleva farsi notare o sembrare competitiva. Il suo piano era godersi la serata, chiacchierare e, se lumore lo permetteva, magari ballare.
Vittorio Russo arrivò puntuale, con un abito scuro elegante ma non esagerato. Salutava tutti con gentilezza e un sorriso sincero, ringraziava i dipendenti per limpegno, poi salì su una piccola pedana improvvisata e decantò i successi dellanno, ringraziando ogni settore e promettendo nuove sfide.
Ludovica non gli toglieva gli occhi di dosso. In ogni sua parola coglieva segnali segreti rivolti a lei, in ogni sguardo un riconoscimento speciale. Si sistemò ancora una volta il vestito, pronta a lanciarsi nel suo piano.
Finita la parte istituzionale, il gruppo si sparse tra buffet e musica, chiacchiere e primi timidi balli.
Ludovica puntò decisa Alessia, che stava sorseggiando un succo vicino alla finestra.
Dai, ora tocca a te! le sussurrò. Avvicinati a lui e chiedigli, tra le righe, come mai è da solo. Fallo sembrare un caso.
Alessia si irrigidì. Non aveva nessuna intenzione di partecipare a questa sceneggiata, ma lo sguardo speranzoso di Ludovica era difficile da ignorare.
Ludovica, ascolta iniziò lentamente. Mi dispiace, ma non posso farlo.
Perché no? la interruppe, improvvisamente scura in volto. Sei la mia amica!
Alessia prese un lungo respiro per raccogliere il coraggio. Era arrivato il momento di dire la verità, per il bene di tutte.
Perché fece una pausa. Perché Vittorio è mio marito.
Ludovica rimase scioccata. Il viso prima sbiancò, poi si accese come se qualcuno avesse acceso una lampada. Aprì la bocca, ma la voce le rimase strozzata in gola.
Cosa? sussurrò incredula. Da quanto tempo?
Alessia sistemò una ciocca di capelli per guadagnare tempo. Da sei mesi, disse piano. Abbiamo evitato di dirlo. Sul lavoro sarebbe diventato complicato. Chiacchiere, sospetti, favoritismi Non volevamo grane.
Ludovica fece un passo indietro, come per prendere le distanze dalla verità appena scoperta. Nel suo viso si scorrevano incredulità, amarezza, confusione: tutto il suo castello di sogni crollava in un istante.
E non me lo hai detto sussurrò offesa. Io ti dico tutto. Tu
Non potevo, ribatté dolcemente Alessia. Era una decisione presa insieme. Nessun segreto, solo rispetto delle regole e degli altri. Scusami.
Ludovica restò muta, frantumando nella mente flash di riunioni, sguardi rubati, sorrisi sfuggenti: tutto ora aveva un senso nuovo. Si ricordò di come il capo a volte si rivolgesse ad Alessia con un accento più affettuoso, e viceversa.
Ma come è successo? chiese, cercando di mascherare la voce rotta.
Cose che succedono, sorrise Alessia, con uno sguardo pieno di dolcezza. Fuori dallufficio, per caso, ed è stato naturale.
Ludovica passò nervosa la mano sulla gonna, incapace di accettare che le sue fantasie svanissero così.
E quando ti chiedevo di lui, tu sapevi ma tacevi quasi la rimproverò.
Lo sapevo eccome, ammise Alessia. Ma non potevo dirtelo.
Ed ecco che proprio allora fece capolino Vittorio. Si avvicinò, notando subito la tensione.
Tutto bene? chiese sfiorando leggermente il braccio della moglie. Nel tono un calore familiare ma anche la fermezza di un leader pronto a chiarire.
Alessia annuì, ma Ludovica non resistette più.
In realtà no! esclamò. Avete tenuto nascosto tutto questo tempo!
Vittorio accennò a un sorriso. Non tentò di giustificarsi, ma si rivolse subito ai colleghi con voce decisa:
Credo sia il momento di chiarire. Si rivolse a tutti quelli nella sala. Ho capito che la mia situazione personale suscita molta curiosità. Io e Alessia siamo sposati da sei mesi. Non volevamo si confondessero rapporti personali e lavorativi, tutto qui.
Prese la mano della moglie; Alessia si fece coraggio, sostenendo lo sguardo dei colleghi.
Un brusio attraversò la sala, una mormorazione mista a stupore e approvazione.
Auguri! gridò Marina con affetto, battendo le mani.
Chi lavrebbe mai detto! mormorarono altri.
Quando il clamore si abbassò, Vittorio concluse:
Spero che questo non cambi nulla nei nostri rapporti di lavoro. Per noi il lavoro resta lavoro. Ora, godiamoci la serata!
La musica riprese, le risate e le chiacchiere riempirono la sala, anche se qualche sguardo curioso continuò a puntare sulla coppia.
Beh, sospirò Ludovica, tornando in sé. Adesso mi tocca cambiare azienda
Ma dai! esclamò Alessia allibita. Non è successo nulla di grave.
Ho messo in piedi mezzo ufficio con le mie indagini, sospirò Ludovica. Come faccio ora a guardare il direttore in faccia? Ho una vergogna
Vedrai che tutto passa, la rassicurò Alessia prendendole la mano. Nessuno ti porta rancore. Solo un momento imbarazzante, niente di più.
Imbarazzante sì, ammise Ludovica, seguendo con lo sguardo Vittorio che rideva con altri dipendenti. Ma ora capisco perché lo difendevi sempre
Si guardarono, e poi Ludovica scoppiò in una risata leggera, come liberata.
Ma pensa te! Io che ti credevo solo una sua fan sfegatata
Semplicemente conoscevo la verità, sorrise Alessia.
Rimasero qualche istante in silenzio ad ascoltare la musica e le risate, osservando le persone che ballavano e si abbracciavano felici.
Dimmi una cosa, chiese Ludovica in un sussurro Lui è veramente felice con te?
Alessia la guardò negli occhi e poi annuì sorridendo.
Sì, è felice. E io con lui.
Allora va bene così, rispose Ludovica finalmente serena. E le tese la mano.
Facciamo pace?
Facciamo pace.
Sorrisero entrambe, stringendosi la mano, mentre la festa continuava vivace intorno a loro.
A volte, si cerca lontano la felicità di qualcun altro e ci si dimentica della propria. Limportante è accettare la realtà, gioire per la fortuna degli amici e imparare che la curiosità può sì divertire, ma il rispetto e la sincerità sono valori che uniscono davvero le persone.







