Ci siamo incontrati, ma non ci siamo capiti
Non farai tardi? A che ora parti, Daniele?! Daniele… Martina scosse il marito per la spalla, mentre lui fingeva di dormire, agitando la mano come a dire che non aveva alcuna intenzione di svegliarsi e che non sarebbe comunque arrivato tardi. Martina guardò il telefono erano appena le sette del mattino.
“Perché mi sono svegliata così presto di sabato?! Non ho proprio nulla da fare, la valigia glielho già preparata ieri…” pensò tra sé, mentre si sentiva già tentata di tornare sotto la coperta ancora tiepida, ma improvvisamente…
Scatole di biscotti si rincorrevano sul pavimento, i tappi di bottiglia danzavano nella luce color miele che filtrava tra le tende, e Martina si lasciò avvolgere da quella sensazione bizzarra di inquietudine che la visitava sempre più spesso ultimamente. Eppure non aveva ragione di essere turbata: il marito accanto a lei, un appartamento in centro, ristrutturato con gusto, mobili di design, elettrodomestici costosi. Lui aveva unAlfa Romeo, lei una Fiat, e si erano appena portati a casa delle chiavi nuove per una villetta a schiera in periferia. Avevano tutto, insomma.
Cè chi non può nemmeno sognare tanto. Prova tu a vivere in affitto, prendere lautobus per andare al lavoro, la sera stare dietro ai compiti dei figli, cucinare per tutti, pagare le rate del mutuo, mettere da parte euro per le gite scolastiche… Appena ti addormenti risuona la sveglia e tutto ricomincia. Vorrei vedere se avessi i tuoi problemi! Che premonizione strampalata sarà mai questa?! Cosa mi sfugge?!
Eppure sì, la stessa sensazione! Martina ormai la conosceva bene. Uninquietudine immotivata, una fitta improvvisa al petto, la sensazione di un presagio nefasto e lidea che qualcosa di importante le stia sfuggendo. Arrivava dal nulla e spariva altrettanto inspiegabilmente. La lasciava tranquilla per un po, poi tornava.
Anche quella mattina, quellombra sgradevole tornò a stringerle il cuore senza preavviso. Si alzò dal letto, scrutò ancora il marito addormentato e poi si rifugiò in cucina. Daniele andava in trasferta, di nuovo. Come la tormentavano quelle missioni, da un po di tempo! Da quando era arrivato il nuovo responsabile, un anno e mezzo prima, lo stipendio era aumentato parecchio, la società per cui Daniele lavorava era grossa e con ottime prospettive. Lui era tra i migliori: capo reparto. Ma quel lavoro gli portava via ogni istante! E adesso lo mandavano in trasferta anche nel weekend.
Martina preparò la colazione e tornò in camera per svegliare suo marito.
Dai, Daniele, ti svegli o no? Sbrigati, che se no arrivi tardi alla trasferta. Hai detto che partivate nel pomeriggio?
Sì… poi… biascicò Daniele ancora in dormiveglia, alzandosi finalmente.
Allora, vieni, la colazione è pronta.
Mh… brontolò ancora stancamente, seguendola in cucina.
A tavola, lui sprofondò subito nel cellulare. Martina notava ormai da giorni che i loro dialoghi si erano fatti radi, quasi assenti, e la distanza fra loro cresceva ogni giorno. No, non litigavano. Tutto sembrava perfetto lui portava dei fiori ogni tanto, talvolta Martina riusciva a convincerlo per una serata fuori al ristorante e lui accettava. Passeggiate, cinema, inviti dagli amici… ma nulla era come prima.
Daniele, perché non mi porti con te in trasferta? chiese Martina dun tratto.
Mh… rispose lui, sempre a fissare lo schermo.
Dai, sul serio! Tanto starete in albergo… di giorno sei coi colleghi, di sera con me.
Eh?! Cosa? Ma no! Ma con me cosa?! Daniele sobbalzò capendo solo allora le parole della moglie.
E perché no, Daniele? Cosa cè di male? Andiamo in macchina, giusto?
Sì, certo. Ma tu che faresti lì? È sabato, riposati a casa, io rientro lunedì o martedì.
Ma dai… non ci sono mai stata in quella città. Mi farei un giro, shopping… magari un museo…
Eh no, dai! È un paesotto dove non succede niente! Tutti quei negozi li abbiamo a Milano, ce nè uno a ogni angolo!
Daniele, qui mi annoio! Non ti disturbo, te lo prometto…
Martina, no! Se vuoi andare in vacanza, prenditi pure i biglietti e vai! sbottò Daniele.
Da sola? Io vorrei venire con te! Siamo marito e moglie, o te lo sei scordato?
Martina, ci risiamo? Te lho ripetuto mille volte che ora a lavoro è un periodo di fuoco! Il capo è una bestia! Cosa ci posso fare se mi manda fuori anche nel weekend?!
Ma che combinazione che solo tu vai sempre! La settimana scorsa ho visto Riccardo, del tuo ufficio, al centro commerciale con moglie e figli. E tu, naturalmente, al lavoro!
Su, adesso mettiamoci a contare dovera chi! Grazie per la colazione! Daniele si alzò e andò in bagno.
Martina sistemò la cucina mentre Daniele faceva zapping in salotto. Poi gli infilò nello zaino qualche panino e un thermos di tè.
Martina, dovè la valigia? domandò Daniele dallingresso.
Sulla cassettiera. rispose calma Martina.
Ok, allora io vado. Non te la prendere, davvero là non cè nulla da fare.
Va bene, tranquillo, non mi arrabbio. Ciao.
Daniele uscì e Martina rimase lì. Era sabato, avrebbe potuto telefonare a qualche amica per uscire la sera, magari sedersi in un ristorantino, fare due chiacchiere.
Ma chi avrebbe chiamato? Giulia aveva marito e due figli figurarsi se usciva! Maria si era trasferita in una casa di campagna e ormai viveva là in città non veniva più. Caterina era partita per conquistare Roma da mesi non si faceva sentire! Tutte avevano le loro beghe, preoccupazioni, figli…
Martina aveva quasi trentotto anni, e con Daniele non avevano figli. Colpa di una scelta sbagliata da giovane un aborto fatto male. Allepoca avevano appena iniziato a convivere, affitto, pochi euro in tasca dopo la laurea.
Eppure, tra calici di Chianti e parole che diventavano fiocchi color crema, Martina sognò una domenica che non cera. La città si ribaltava in riflessi doro, i tram danzavano sulle rotaie come musiche che nessuno ricorda, e lei si vedeva in una casa tutta sua con Daniele e una piccola Lucia che le stringeva la mano, dicendo, con occhi lucidi dalle lacrime: Grazie, mamma, perché sei arrivata nella nostra vita e ci hai fatto sentire famiglia ancora una volta.Aprì gli occhi: la casa era vuota, e il silenzio, per un momento, le parve quasi dolce. Si ricordò dun tratto della bicicletta polverosa in garage, dei luoghi che non visitava più, delle piccole gioie lasciate da parte in attesa di qualcuno con cui condividerle e realizzò che forse, anche in mezzo a tutta quella perfezione agognata, aveva dimenticato sé stessa.
Infilò le scarpe, prese le chiavi e uscì, senza meta, sentendosi allimprovviso viva come non accadeva da tempo. Laria frizzante del mattino le scompigliò i capelli, e sorrise un po tra sé. Nessuna telefonata, nessuna compagnia: solo lei e la libertà di inventare un nuovo inizio, anche solo per un giorno.
Attraversò i viali, si sedette su una panchina del parco, guardò bambini che inseguivano i cani, vecchi che ridevano alle carte, donne che camminavano insieme raccontandosi segreti. Sentì, per la prima volta da mesi, che avrebbe potuto alzarsi, presentarsi a una sconosciuta e dire: «Ciao, posso sedermi con voi?» e il mondo, forse, non lavrebbe respinta.
Trasse un respiro profondo, e la nostalgia che le stringeva il petto si sciolse piano, lasciando spazio a una strana leggerezza. Forse bastava questo: non aspettare che la vita ritornasse quella di prima, ma aprirla, semplicemente, a qualcosa di nuovo. Anche se faceva paura, anche se Daniele avrebbe avuto bisogno di imparare a capirla e lei di capirlo a sua volta.
Quando rientrò, trovò un messaggio sul tavolo. Era di Daniele: «Scusa se stamattina sono stato così distante. Torno domani, spero di trovarti felice. Ti voglio bene.»
Martina sorrise. Accarezzò la carta, poi si guardò nello specchio del corridoio, e, per la prima volta dopo tanto tempo, si riconobbe. Non era tutto risolto ma, chissà perché, sentì che, dora in avanti, niente sarebbe più stato come prima.






