Amicizia tradita: la storia di Milla, tra genitori affettuosi, amori difficili e il doloroso sospetto che la vera ladra sia la sua migliore amica Sonia, finché la verità viene finalmente alla luce e nulla sarà più come prima

Diario di Luca

Che strano sentirlo dire, ma allinizio provavo davvero un certo tipo di invidia per te, Carlotta. Lo giuro, Carlotta. Ti invidio.

Carlotta rimase sorpresa, quasi incredula. Lidea che Anita potesse invidiarla le sembrava proprio fuori luogo…

Ma sei seria? A che cosa ti riferisci? domandò Carlotta. Ti ricordi cosa è successo con le mie storie passate? Anche questa non va affatto bene Non ho mai avuto fortuna con gli uomini, proprio mai. Che avrei da invidiare?

Anita scosse il capo, i suoi capelli castani scintillavano alla luce della cucina.

Non parlo dei ragazzi, Carlò. I tuoi genitori sono brava gente, capisci? Davvero brava. Non ti hanno mai urlato contro. Non li hai mai dovuti raccattare fuori da un bar mezza notte e riportarli a casa. E adesso… Ti hanno regalato pure lappartamento.

Anita

Ma Anita continuava imperterrita.

I miei invece… si fermò, cercando le parole giuste I miei hanno sempre bevuto. Dapprima per rilassarsi dopo il lavoro, poi per il solito stress, e ora… Beh, ormai non cè nientaltro da fare. In più ho addosso i debiti dei prestiti che chiedono, illudendosi di sistemare tutto. Quando vedo tua madre che ti chiama solo per chiederti come stai, mi sento una vera sfigata

La tentazione di compatirla cera, ma quello che agli occhi di Carlotta sembrava invidiare aveva un retrogusto amaro. Da amici non ci si dovrebbe mai invidiare.

Eh, che ci vuoi fare, tagliò corta Carlotta I genitori mica si scelgono.

Nemmeno Carlotta se lera sempre cavata bene.

Carlo non aveva fortuna in amore.

Il suo primo vero fidanzato, Davide, quello che giurava fossimo una sola anima, mi aveva lasciato dopo tre anni. E per di più in modo molto poco elegante: si era sposato con unaltra.

Dopo Davide, Carlotta decise che avrebbe vissuto senza rincorrere lamore. Se deve venire, verrà da sola. E così, senza inseguirla, si fece avanti Marco. Sembrava speciale allinizio, poi rivelò la sua vera natura: svampito ed egoista.

Ancora una volta aveva lasciato la porta di casa spalancata! In corridoio le scarpe buttate qua e là, una di traverso e laltra vicino al bagno.

Ciao, disse Carlotta.

Marco scosse la testa, sistemandosi i capelli spettinati.

Ah, finalmente! borbottò. Senti, devo assolutamente ricaricare la PostePay, mi giri qualcosa? Mi rifaccio, te lo giuro.

Carlotta posò la borsa. La solita solfa.

Marco, ci eravamo messi daccordo. Devo pagare la bolletta dellInternet, volevo anche comprare della carne vera invece che le tue mortadelle a buon mercato.

La carne aspetta, Carlò! Dai, duecento euro. Giuro che te li restituisco.

Va bene. Ma sono gli ultimi duecento euro fino al tuo prossimo stipendio. Non dimenticarti dellInternet, stavolta lo paghi tu.

Carlotta iniziò a sospettare qualcosa.

Prima sparì un anello. Non era quello di fidanzamento (con gli anelli, Carlotta aveva una storia travagliata), ma uno sottile doro, con un piccolo ametista spento. Stava sempre nello stesso cassetto.

Anita, ti ricordi lultima volta che ho indossato il mio anello? chiese Carlotta una sera, mentre sorseggiavano il tè.

No, Carlò. Non lo ricordo Non è alla casa? Forse lhai perso da qualche parte?

Non so Lho visto lo scorso weekend. Marco stava cercando qualcosa nellarmadio, magari lha spostato…

Marco? Cerca tra le tue cose? Anita strizzò gli occhi.

Certo, ormai abita qui anche lui.

La seconda sparizione fu ancora peggiore. Il vecchio cellulare che Carlotta usava per registrazioni o per dare il numero ai corrieri. Stava in un cassetto della scrivania.

Carlotta lo cercò dappertutto.

Marco, hai visto il mio vecchio telefono?

Che te ne fai? Marco non si degnò nemmeno di girarsi. Non lo usavi più, forse lhai buttato via distrattamente.

Quella tranquillità suonava strana. Troppo rilassata.

Carlotta cominciò a notare piccole mancanze nei contanti nel portafogli, altre cosine sparite. Una confezione di pile costose, comprate per la bilancia. Tutte cose di poco valore, prese singolarmente, ma insieme dipingevano una brutta realtà.

Senti Anita, iniziò Carlotta mentre girava la schiuma del caffè, lo sai quanto sia facile perdere qualcosa nella confusione.

Lo so, Anita fece una smorfia per il tè troppo forte. Io ho cercato il mio ombrello per tre giorni e stava appeso sulla sedia…

Ecco. Ma ti racconteresti mai se ti servissero davvero dei soldi, prenderesti qualcosa di poco valore da unamica, con lidea di restituirlo poi?

Anita la guardò stupita.

Che domande sono, Carlò? Tu hai mai rubato?

No, non parlo di me. Parlo di una situazione da ipotesi. Metti che tu debba comprare un biglietto per il concerto e non hai soldi. Ma da un’amica cè quellanellino che indossa una volta lanno.

Anita ci pensò su…

Teoricamente? Troverei un lavoro extra. Venderei qualcosa di mio. Frugare tra gli oggetti degli altri non farei mai. È furtare, anche se fosse in prestito.

E se non fosse unamica, ma fosse il tuo ragazzo? precisò Carlotta, osservando Anita.

Anita sembrava meno sicura.

Se il mio ragazzo mi prende le cose senza chiedere, non è più il mio ragazzo. Se ruba, è un ladro. Fine. E rubare a chi ti vuole bene è il peggio. Carlò, Marco ti sta derubando?

Carlotta confessò i suoi timori.

Chiedigli direttamente, consigliò Anita. Guarda come reagisce.

Così, dritto per dritto??

Che cosa hai da perdere? rispose Anita. Se è sincero, si offende e ti spiega. Se mente lo scopri subito. Meglio saperlo.

Già, meglio chiedere. Se mente, si vede. Carlò, cercando di non ferire Marco, vide che lui reagì male:

Ma ti sei bevuta il cervello?! Quali cose?! Bel film. Quindi le perdi tu e la colpa è mia? Marco non ammise nulla. Urlava. Protestava. Vuotò teatralmente tutte le sue borse sotto i miei occhi, per dimostrare che non nascondeva niente. Ma non confessò.

La sera tornò da un amico, a bere e lamentarsi di Carlotta. Il giorno dopo Carlotta sentiva il bisogno di parlare con Anita.

La chiamò allora di pranzo.

Anita, ciao. Posso passare? Devo sfogarmi su Marco. Lui

Carlò, non riesco adesso, la interruppe Anita. Ho da fare. Parliamo stasera?

Solo un minuto!

Va bene, solo un minuto.

Carlotta aveva ferito Marco, per nulla. Sarebbe tornato? Si perdona una cosa del genere? Anita ascoltò in silenzio, annuendo di tanto in tanto ma lo sguardo era sempre altrove. Finalmente Carlotta finì, in cerca di complicità.

E se nè andato! Capisci?

Anita, che era già pronta a uscire prima che Carlotta arrivasse, rispose:

Festa, Carlò. Se è scappato, vuol dire che era colpevole.

Grazie del supporto, sospirò Carlotta, sarcastica. E tu? Sei strana oggi.

Anita non raccontò a Carlotta niente del suo nuovo flirt in ufficio, e non ne aveva il tempo; guardò lorologio distrattamente, ma Carlotta le prese il braccio. Proprio lì, cera il braccialetto dargento che le era sparito.

Sul serio? sussurrò Carlotta. Era quindi tua mano?

Mia chi? Anita scattò indietro.

Ora dirai che te lha regalato tua cugina, eh? Carlotta mollò la presa Allora era linvidia a spingerti, hai cominciato a prendere di nascosto le mie cose. E accusa pure Marco! Bella amica… E nemmeno ti vergogni a indossare quel braccialetto davanti a me!

Anita guardava alternando me e il braccialetto…

Non è il tuo balbettò confusa. Carlò, mi conosci da quando eravamo piccoli. Questo non è il tuo braccialetto, me lha regalato davvero! Posso dimostrarlo!

Non voglio prove. Tienitelo, così almeno ti consola il fatto che la tua vita sia un deserto.

Passò una settimana di silenzio. Marco non tornò più. Per riuscire a rintracciarlo e chiedere scusa, dovetti davvero farmi piccolo. Ma lo avrei fatto pur di non provare più quella vergogna a guardarlo in faccia.

Una mattina, mentre Marco era in bagno, decisi di fare una pulizia generale in salotto. Andai in balcone per prendere la sua vecchia sacca di tela, che non aveva mai buttato. La tirai a me, e uno dei tasconi si strappò di netto.

Da lì cadde tutto. Scontrini vecchi, plettri e una manciata di piccoli oggetti che scambiai per rifiuti.

Ma non erano spazzatura.

Cerano i miei orecchini di topazio azzurro, che credevo perduti. E cera anche il bracciale che pensavo Anita mi avesse rubato.

Marco

Posso spiegare, disse, evidentemente già dietro di me.

Che mi spieghi? Che le cose prese le hai solo messe da parte? O che volevi venderle?

Le avrei restituite…

Non serve dire che Marco fu cacciato lo stesso giorno. Ma la cosa peggiore non era lui. Era il fatto che Anita non rispondesse alle chiamate; cera bisogno di scuse.

So che non vuoi vedermi, mi presentai da lei Ma devo dirlo.

Anita era in vestaglia.

Io non ti ho rubato nulla.

Lo so. Ed è solo colpa mia, Anita. Ho trovato il braccialetto nella sacca di Marco, voleva venderlo. Anche lanello, lha venduto lui. Me lha confessato. Anita, come ho potuto pensare che ti avessero regalato un identico braccialetto?

Dovevi fidarti di me, non delle coincidenze. A Marco hai creduto subito, e io? Mi hai dato addosso solo perché sono più povera? Dunque rubo? Non mi serve unamica così. Domani magari mi denunci pure, e io che ci guadagno? Torna a casa, Luca.

Da tutto questo ho imparato che lamicizia vera si basa sulla fiducia, e che spesso le colpe che vediamo negli altri nascondono solo i nostri limiti. Nellamicizia, come nellamore, bisogna saper ascoltare davvero prima di accusare.

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