Quando la Nonna Deve Andare in Casa di Riposo: Una Storia di Famiglia Italiana tra Vecchie Abitudini, Scelte Difficili e Nuove Felicità

Quando mi capita di ricordare quei tempi lontani, una sensazione strana mi invade: sembra incredibile che sia successo proprio a noi. Eppure, era così.

Non voglio sentire altre storie, mia cara Bianca! Nemmeno scherzare su questo argomento! la nonna Assunta reggeva la ciotola di semolino davanti a sé ancora una volta, ostinata e sdegnosa. Vuoi proprio lasciarmi in uno di quei posti, in una casa di riposo?

Così che mi imbottiscano di chissà quali medicine e mi soffochino con il cuscino quando urlo?

Ma non ci riuscirai!

Bianca cercava di mantenersi calma, senza guardare le mani tremanti della nonna.

Dai, nonnina, non è mica una casa di riposo pubblica, è una residenza privata. È vicino al bosco, cè sempre una infermiera presente, tutto il giorno e tutta la notte.

Ci sono ospiti con cui parlare, una televisione enorme.

E almeno non resti sola tutto il giorno mentre papà lavora.

So io che razza di compagnia cè in quei posti, borbottava la vecchia, sistemandosi meglio tra i cuscini. Ti tolgono anche le mutande di dosso, ti portano via l’appartamento, e poi ti buttano nel fosso.

Diglielo a tuo padre: da questa casa me ne vado solo da morta. È suo compito star dietro alla madre, o no?

Io lho cresciuto, sono stata sveglia tutte le notti quando aveva la febbre. E adesso tocca a lui.

Ma papà si spezza la schiena in due lavori per comprarti le medicine! Ha cinquantatré anni, ha la pressione che va su e giù, e in tre anni non è mai andato nemmeno al cinema, figuriamoci in vacanza!

Pazienza, tagliò corto Assunta stringendo forte le labbra. È ancora giovane, ce la farà.

E tu adesso taci: le galline non devono insegnare nulla alla chioccia. Vai a pulire, guarda quanta confusione hai lasciato in cucina!

Bianca uscì nel corridoio e respirò profondamente, rumorosamente. Ma come si fa a ragionare con lei?!

Il padre, Carlo, entrò in casa che stava diventando buio. Non si tolse nemmeno le scarpe, si sedette pesantemente sulla panca dellingresso e rimase un attimo con lo sguardo perso.

Papà, tutto bene? Bianca gli prese subito dalle mani il sacchetto della spesa.

Sì, sì tutto sotto controllo, Bianca. In magazzino è un disastro, l’inventario è vicino. E la nonna come sta?

Come sempre Altro litigio per il residence. Dice che vogliamo sbarazzarci di lei.

Papà, così non si può andare avanti. Ho guardato i conti del mese: ci restano centocinquanta euro per mangiare.

E devo ancora pagare la retta delluniversità, mi servono i libri nuovi.

Ce la faremo Carlo si alzò a fatica, si tolse le scarpe. Mi sono arrangiato, ho trovato un altro lavoretto: turni di notte come guardia, un giorno sì e uno no.

Ma sei matto? Quando dormirai? Così ti ammazzi di lavoro!

Lui non rispose, mise dellacqua nella casseruola e la mise sul fuoco.

Ha mangiato la nonna?

Ne ha rovesciata metà sul letto, ho dovuto cambiare le lenzuola.

Va bene. Vai a studiare, hai gli esami a giorni. Ora la lavo io e la faccio mangiare.

Bianca osservava il padre entrare, quasi zoppicante, nella stanza della madre.

Provava per lui una pena enorme. Da uomo forte e sempre di buon umore stava diventando unombra.

Non cerano più battute, né gioia di vivere.

***

Dopo una settimana andò ancora peggio: tornò ancora più tardi, barcollando. Bianca si allarmò.

Papà? Va tutto bene?

Sì Bianca, solo un po di giramento di testa in metropolitana. Troppa gente, troppo caldo.

Vieni che misuriamo la pressione.

Il misuratore segnava 180 su 110. Bianca senza dir nulla gli porse le pastiglie.

Domani stai a casa, chiamerò il dottore.

Non posso, si lamentò il padre. Domani cè la revisione. Se manco mi tagliano la paga extra. E ci è arrivata la tassa sulla casa della mamma, aumentata.

Vendila, papà! Bianca abbassò la voce per non farsi sentire dalla nonna. Vendi il suo monolocale fuori città.

Sono sessantamila euro, basterebbero per saldare i debiti, assumere qualcuno per lei.

Il padre sospirò:

Ma lei non vuole

Papà, sono cinque anni che non ci mette piede! Che se ne fa di quella casa se è allettata?

Non fece in tempo a rispondere, nella stanza a fianco si sentì il rumore secco di una tazza sbattuta sul comodino.

Assunta chiamava, impaziente.

Carluccio! Vieni qua! Con chi parli tanto? Sempre a sparlare di me state? il suo vocione risuonava per tutto il piccolo appartamento.

Carlo sospirò, prese le pastiglie che gli offriva Bianca, e andò a soccorrere la madre.

***

Qualche anno prima, il padre aveva una compagna. Si chiamava Elena, dolce e tranquilla, veniva spesso a trovarli con una torta, loro due volevano pure passare un weekend in una trattoria fuori Milano.

Tutto finì quando la nonna si mise a letto fisso. Elena aveva provato ad aiutare, ma Assunta aveva reso la casa un inferno.

Ecco, viene qui a prendersi tutto già fatto! urlava, facendo finta di sentirsi male ogni volta che Carlo doveva uscire. Mandate via quella lì, fuori dalla mia casa!

Elena non resse e sparì dalla loro vita. E il padre nemmeno provò a telefonarle.

Mentre Bianca studiava per un esame, il fisso squillò. Il padre non era ancora rientrato.

Pronto?

È lei la signorina Bianca, la figlia di Carlo Macchi? chiese una voce maschile.

Sì, sono io. È successo qualcosa?

Signorina, la chiamiamo dalle Risorse Umane. Suo padre oggi ha perso i sensi durante una riunione. È stata chiamata unambulanza, lo hanno portato al Policlinico. Si segni lindirizzo.

Bianca lo annotò tremando direttamente sul libro degli appunti. Fece appena in tempo a chiudere la telefonata, che la nonna la chiamava già con urgenza.

Bianca! Chi era? Dovè Carlo? Portami subito il tè! Ho sete!

Bianca entrò in camera. La nonna, appoggiata tra i cuscini, mostrava unespressione scontrosa e annoiata.

Papà è in ospedale, disse semplicemente Bianca.

In ospedale? Assunta si fermò un secondo, poi aggiunse subito: Eh, lo sapevo Con tutto lo stress che mi fate! Ieri mi urlava contro. Era destino. Adesso chi bada a me? Prepara il tè.

Bianca se ne andò senza proferire parola.

***

Per tre giorni Bianca corse tra la casa e lospedale.

Diagnosticato unipertensione grave per il padre, dovuta allesaurimento nervoso.

I medici vietarono persino di alzarsi dal letto.

Bianca, come sta la nonna? fu la prima cosa che chiese, appena la vide arrivare.

Tutto sotto controllo, papà. La vicina passa ad aiutarci. Tu però pensa a te, devi restare a letto almeno due settimane.

Due settimane Mi licenzieranno Soldi

Cerca di riposare Bianca gli rimboccò le coperte. Me la caverò io, promesso.

Al quarto giorno, appena rientrò a casa, la nonna la accolse con un fiume di lamentele.

Sei sempre in giro? E io qui, a marcire da sola, mentre Carlo si diverte a spese mie!

Bianca chiuse i pugni, cercando di mantenere la calma.

Ascoltami bene, nonna. Papà è in uno stato grave, se si spaventa di nuovo rischia un ictus.

Non dire sciocchezze! sbuffò Assunta. Ha la tempra di suo padre, non si rompe mica. Dai, aiutami a girarmi, mi si è intorpidito il fianco.

No, Bianca si sedette di fronte a lei, decisa. Non ti giro più, nemmeno ti do da mangiare.

Gli occhi della nonna si fecero più grandi.

Ma che storie sono queste? Sei impazzita?

No. I soldi sono finiti, nonna, davvero. Papà adesso non lavora, niente premi di produzione. La tua pensione serve appena per i farmaci e i pannoloni.

Fandonie! Carlo avrà messo via qualcosa!

Non cè nulla, è finito tutto con le visite mediche. Quindi la scelta è: firmi i documenti per vendere il monolocale o chiamo lassistenza sociale e ti portano in una pubblica struttura. Gratis.

Ma non osi! urlò Assunta. Sono la madre di Carlo! Sono io la padrona di questa casa!

Padrona di cosa? Stai distruggendo tuo figlio. Non ti importa cosa rischia lui, pensi solo al tuo comfort.

Ho chiamato la residenza privata di cui ti parlavamo: è libero un posto, i soldi della vendita serviranno a pagare tutto. Lì cè personale competente.

Non ci vado! tossì la vecchia.

Allora digiuna. Non ho più soldi per te. Da domani lavoro tutto il giorno, torno tardi. Cè una bottiglia dacqua sul comodino. Pensaci.

Bianca uscì e chiuse la porta alle sue spalle, tremando. Non era mai stata così dura. Ma ora sapeva di dover intervenire, o avrebbe perso suo padre.

E la nonna la nonna sarebbe sopravvissuta a tutti, se solo avessero continuato a permetterle di succhiare energie a chiunque.

La notte passò, piena di richiami, lamenti, accuse. Bianca non entrò nella stanza. Solo al mattino si fece viva.

Dammi da bere mormorò la nonna.

Bianca le portò la tazza alle labbra.

Allora? Firmiamo? Il notaio viene a mezzogiorno.

Siete dei avvoltoi sussurrò Assunta, ma senza la solita cattiveria. Basta che Carlo venga a trovarmi.

Verrà, non appena starà meglio. E ci sarò anchio, sempre.

***

Ricordo il giorno in cui Carlo si ritrovò seduto su una panchina nel parco della residenza. Stava bene, era tornato in sé, aveva ripreso colore.

Di fianco a lui, su una sedia a rotelle, Assunta tirava fuori una mela dal fazzoletto che teneva, pulita e con un nuovo scialle sulle spalle.

Carlo? Ehi, Carlo, lo chiamò.

Dimmi, mamma.

Hai risentito Elena? Vi siete chiariti?

Lui la fissò con sorpresa.

Sì. Mi ha promesso che viene a trovarci sabato.

Ah, va bene, borbottò la vecchia, voltandosi verso le aiuole. Così si accorge anche lei, qui cè una infermiera, Loredana, che è rozza e sempre da ridire ha.

Meglio che la tua Elena veda come mi trattano qui. Ma tu tieniti stretta Elena, trattala bene! Non sta bene far piangere una donna, lo diceva pure tuo padre

Carlo sorrise e strinse la mano della madre. Alla fine dellalberato arrivava di corsa Bianca, che agitava una mano e sorrideva luminosa.

Papà, nonna! Ho vinto la borsa di studio! E al lavoro mi hanno anche dato la promozione!

Carlo si alzò, aprendo le braccia. Assunta guardava i due attraverso le palpebre semichiuse.

Pensava ancora che non fosse giusto essere stata cacciata da casa sua, ma almeno non protestava più.

Quando una delle infermiere la invitò con gentilezza alla seduta di massaggi, Assunta annuì con importanza.

Andiamo, figliola Ma stai attenta, sono una donna delicata. Laltro giorno mi hanno stretto la gamba che ancora mi fa male

Lo dica a quel massaggiatore di fare più piano, sembra un orso, santo cielo

La badante spinse la sedia fuori dai pini, mentre Bianca abbracciava forte suo padre. Rimasero lì a lungo, tra i pini alti che filtravano la luce del pomeriggio.

Per la prima volta dopo tanto tempo, erano finalmente felici.

***

Assunta fece persino in tempo a conoscere il pronipote: Bianca si laureò, sposò un bravuomo, ebbe un figlio stupendo.

Carlo si risposò con Elena, la seconda nuora fu accolta senza più ombre, il rapporto tra loro si fece fiducioso, quasi affettuoso. Elena lasciò nel passato tutte le cattiverie subite dalla suocera.

Assunta se ne andò in silenzio, nel sonno, senza rancore né verso la nipote, né verso il figlio.

Così si chiuse un capitolo della nostra famiglia, e, pensando a quei tempi, mi accorgo solo ora di quanto è stato prezioso ogni passo verso la serenità.

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Quando la Nonna Deve Andare in Casa di Riposo: Una Storia di Famiglia Italiana tra Vecchie Abitudini, Scelte Difficili e Nuove Felicità
Lisa, non prenderemo molto. Imballa per il viaggio la tua crostata firmata e un paio di barattoli di marmellata — sbadigliò pigro Gabriele con un sorriso.