Ma dai! Ma non ci posso credere!
Chiara sussultò e quasi rischiò di tamponare la macchina parcheggiata accanto alla sua piccolina. Il grosso SUV scuro che in quel momento passava, lo riconobbe subito. Come non riconoscere lauto del vicino, visto che ogni mattina era proprio con quella che portava i figli a scuola?
Ma accanto a Marco, che Chiara avrebbe riconosciuto fra mille si conoscevano da anni non cera la moglie, ma unaltra donna del tutto sconosciuta.
Labbra a cuore e berretto allultima moda: bastarono a Chiara per capire quasi tutto.
Ma guarda che tipo! Eh, certe cose proprio no! sbottò, ingranò la retromarcia e, senza pensarci troppo, decise che non sarebbe finita lì.
Seguendo il manuale delle investigatrici da romanzo che teneva sempre sul comodino, Chiara lasciò defilare unutilitaria davanti a sé e si sistemò in posizione da invisibile segugio. Lauto di Marco era troppo riconoscibile per perdersela di vista. Con quel bestione lì!
Bestione così lo chiamava Marco. Era la macchina del padre, ereditata, mai pensato di cambiarla: troppo valore affettivo.
Il padre Marco lo aveva perso più di due anni fa, e non si era mai ripreso del tutto. Tra loro cera un legame troppo stretto; il padre aveva cresciuto Marco da solo, dopo che sua madre era venuta a mancare. Marco aveva solo due anni quando la giovane, bella mamma svenne improvvisamente mentre gli preparava la pappa preferita e non rispose più nemmeno ai suoi pianti disperati.
Pianse e urlò finché il padre, andato a casa perché la moglie non rispondeva al telefono, gli corse incontro. Chiamò lambulanza, ma fu tutto inutile.
Per lui fu un colpo durissimo. Il padre, che aveva fatto boxe per anni, sapeva bene cosa voleva dire un colpo che ti toglie il fiato e ti spegne la luce. Quella luce se nera andata con la donna che lo aveva amato di un amore straordinario. Un cuore che aveva deciso di fermarsi, tutto qui. La madre di Marco non si era mai lamentata di nulla.
Il padre non volle affidare Marco né alla propria madre né alla suocera che vivevano lontano vabbè, avrebbe visto il figlio pochissimo. Pure la zia insistette per prenderselo.
Sei uomo! Devi lavorare e rifarti una vita. E come fai con un bimbo piccolo? Ha bisogno di attenzioni! Ce la farai?
Ora non lo so, rispondeva sempre realista il padre , ma ci penserò.
Dai qui Marco, lavoro allasilo, almeno sarà sorvegliato, e tu starai più tranquillo
Vederlo una volta ogni morte di Papa? Vivi dallaltra parte dellItalia! Non ha senso, scusa, Natalia. Marco non ha più la mamma, ma il papà ce lha e non lo lascio a nessuno. Vedremo come fare.
La zia sbuffò, ma lui tenne duro.
La soluzione arrivò subito: la vicina di casa, la signora Maria Luisa, da poco in pensione, si propose di occuparsi del piccolo. Più tardi Marco sarebbe andato allasilo e la vita riprese un suo ritmo. Il padre gli dedicava ogni minuto libero ed evitò di risposarsi. Marco crebbe senza una matrigna.
Maria Luisa, senza figli né marito, gli volle bene come una vera nonna. E lui la ricambiava con uguale affetto.
Sei mia nonna?
No, Marco, lo sai come si chiamano le tue nonne, io sono la tua tata.
Tata? Cosè, come una nonna?
Quasi.
Ma tu mi vuoi bene!
Tantissimo, sei il mio bambino preferito!
Allora, lasciami dire che sei la mia nonna, ti va?
E come si fa a dire di no? Dopo aver chiarito con il padre di Marco, che rifiutò qualsiasi compenso, Maria Luisa lasciò che il bambino la chiamasse nonna. E da allora, Marco aveva una nonna in più, cosa che mandava in confusione al nido.
Ma come, tre nonne? chiesero le maestre, vedendolo portare tre bigliettini lotto marzo. Ma poi capirono e smettere di chiedere.
Quelle tra loro ancora single sospiravano sottovoce per il padre di Marco, ma lui pensava solo al figlio e al lavoro. Doveva crescerlo e lo fece egregiamente.
Marco finì il liceo, scelse luniversità dopo aver consultato il padre, e si lamentò con Maria Luisa:
A me le ragazze proprio non mi filano.
Ma non è vero! E Claudia con cui ti sei baciato qui sotto la finestra? rise la tata.
Mi ha lasciato. Dice che le manca qualcosa. Cosa? Ma che ne so! Che ho che non va, nonna?
Tutto va benissimo, Marco caro. Sei intelligente, bello, sensibile. Devi solo aspettare la persona giusta. È vicino, fidati, la riconoscerai.
Aveva ragione la tata.
Una compagna di università, timida, che lo aiutava con gli appunti perché Marco già lavorava nellazienda di famiglia, lo guardava sognante ma non osava dichiararsi. Marco, abituato alle ragazze spigliate come Claudia, non se ne rendeva conto.
Fu Maria Luisa a risolvere la situazione. Elisa passò da lei a lasciare appunti per Marco; impacciata, rimase a lungo in silenzio, ma la tata capì subito.
Non ha storie, Elisa. Tranquilla.
Vide gli occhi di Elisa illuminarsi e la accarezzò.
Sei innamorata, eh?
Non serviva risposta. Quella sera, quando Marco passò per recuperare i quaderni, Maria Luisa, per la prima volta, usò il suo ruolo di nonna e gli dette una sonora pacchetta.
Che ho fatto, nonna?
Basta far perdere la testa alla ragazza!
Ma chi?
Elisa! Dai Marco, la felicità ce lhai sotto il naso e non te ne accorgi. Attento, ragazze così nascono una volta ogni centanni!
Fecero una cerimonia semplice, anche se il padre avrebbe voluto una gran festa.
Papà, Elisa non se la sentirebbe, e neanche la mamma di Elisa vivono davvero in modo semplice, non voglio metterla a disagio.
Col futuro suocera, il padre di Marco fu inizialmente molto cauto. Brutta esperienza nel passato. La sua suocera non gli aveva mai perdonato la morte prematura della figlia, e allinizio rifiutava anche di vedere il nipote. Col tempo il padre di Marco ristabilì un minimo di rapporto e Marco trascorse le estati con la nonna, anche se contava i giorni per tornare a casa. Capì presto che la memoria può far male.
Non ho fatto in tempo a dire abbastanza a tua madre, Marco. Di quanto le volevo bene, di quanto era preziosa. Sempre di corsa, sempre a rimproverarla mai tempo per lessenziale Adesso cosa vuoi che sia troppo tardi Avrei dovuto aiutarla, esserci, quando sei nato E invece pensavo solo a me E adesso questa non è vita Non vivo, Marco, sopravvivo.
Quelle confidenze erano pesanti per Marco, che ricordava la madre solo dalle foto: occhi grandi, sorriso luminoso. Ricordava a malapena il calore delle sue mani. Un giorno, scelto un profumo per Maria Luisa, fu irresistibilmente attratto da un odore conosciuto; chiese lumi alla commessa che lo aiutava.
Questo profumo le piace?
Comprò la boccetta e, tornando a casa, cercò di capire dove lo avesse già sentito. Lo sciolse il padre:
I profumi preferiti di tua madre Dove lhai trovato?
Da quel giorno, una boccetta di quel profumo restò sempre sulla mensola di Marco: filo sottile di memoria.
Le paure del padre si dissiparono: la madre di Elisa accolse Marco con cautela, poi col tempo gli confidò tutto il suo affetto. Una donna semplice, buona, che mise la felicità della figlia davanti a tutto e Marco la ripagò.
Così vissero. Una famiglia piccola ma affiatata. I grandi sognavano nipoti, Marco ed Elisa però giravano medici: niente da fare. Un anno, due, tre Il desiderio di un figlio diventava ossessione finché intervenne Maria Luisa, che chiamò Marco a prendere un tè.
Marco, che cè?
Tutto storto, nonna. Io sto bene, Elisa pure, ma niente Perché?
Calmati! Se non arriva, non siete pronti. Lo capisci? Un figlio non è un semplice progetto! Ami Elisa per avere un figlio o perché vi siete scelti?
Dai, nonna
Senti a me: accettala come sta, che magari non è neanche colpa sua. E se i medici dicono che va tutto bene, allora aspettate! Fatevi una vacanza, staccate la spina, e vedrai che succede quando meno ve lo aspettate. Ricorda, Marco: un uomo deve avere pazienza per sé, per sua moglie e per tutta la famiglia! Sei tu il pilastro. Basta farsi prendere dal panico! Anche Elisa vorrebbe un figlio quanto te. E ora la consuma il senso di colpa, la paura di rovinarti la vita se non riesce a diventare madre.
E tu come lo sai?
Lo so perché ci sono passata anchio, tanto tempo fa. Amavo tanto, ma un figlio non è mai arrivato. Allepoca non si sapeva nulla, niente diagnosi, se dicevano che non potevi aver figli ci credevi e basta. Lui non voleva sposarsi finché non fossi rimasta incinta Ma va bene così, ora penso che forse è stato un bene.
Perché?
Un figlio non sarebbe stato felice con noi, non ci saremmo riusciti. Voi invece siete fortunati: cè amore, serenità, vi basta aspettare. Proteggete quello che avete, ché tutto il resto arriva.
Marco seguì i consigli di Maria Luisa, cercò di calmare se stesso e rassicurare Elisa. Non fu facile, ma lo aiutò il padre, la suocera si fece discreta e Maria Luisa lo ripeteva come una preghiera: Aspettate, Marco! Abbiate cura uno dellaltra e aspettate!
Successe quando ormai Marco ed Elisa non ci credevano più. Dieci anni assieme e niente. Durante una vacanza Elisa iniziò a sentirsi male, aveva sempre sonno. Marco, preoccupato, laccompagnò dal medico e non credette subito alla diagnosi.
Un figlio? Sul serio?
Ci mise un po a realizzare, mentre Elisa piangeva e rideva guardando il monitor dellecografia.
Eccolo qui, Marco! Piccino, ma nostro
Il primo figlio nacque sano e robusto, più di quattro chili di gioia, a Elisa costò fatica, essendo piccolina di costituzione, ma portò tutto a termine e, appena nato il bimbo, dichiarò:
Tornerò anche per il secondo, preparatevi!
E così fu: figlia, poi un altro maschietto, nello stesso ospedale, con gli stessi medici. La natura, che aveva fatto tanto penare, poi si fece generosa.
A quel punto la famiglia aveva bisogno di spazio: la casa del padre di Marco, dove abitavano tutti, era diventata stretta.
Serve una casa nuova, Marco, disse il padre stringendo i nipoti. La costruiamo!
Trovarono e comprarono un terreno al volo, ma i lavori andarono per le lunghe: la crisi economica colpì duramente e Marco con suo padre dovettero lottare per salvare lazienda e i posti di lavoro dei loro dipendenti. La nuova casa dovette aspettare.
Maria Luisa allora propose una soluzione:
Senti, Marco. Qui da me abbiamo una stanza in più. Trasferitevi qui con Elisa e i bambini, la mia casa è grande, moderna, tu mi hai rifatto anche il bagno di recente. Io e il tuo papà ci sistemiamo nella tua vecchia casa, tanto siamo due. Così io posso dare una mano anche a lui, cucinarvi, tenerci compagnia, e tu sei tranquillo. Da sola ormai mi sento un po insicura Pensaci!
Traslocarono. Elisa si occupava dei bambini, della casa e della famiglia, Marco lavorava come un matto per tirare su lazienda.
Ce la fece. Ma suo padre non resse: nascose il suo malessere finché non fu troppo tardi. Prima di andarsene, richiamò Marco:
Lascio la mia casa a Maria Luisa, Marco. Tanto poi toccherà a voi. Da quando Maria Luisa ha messo tutto a nome tuo e di Elisa, mi sento tranquillo. La vita è imprevedibile, e Maria Luisa è stata di famiglia più di chiunque altro. Ormai non posso immaginare questa casa senza di lei.
Papà, ma che mi dici? Lo so benissimo! Hai fatto bene! Ma che sono tutte queste chiacchiere allimprovviso?
Perché bisogna lasciare le cose in ordine, figlio.
Il padre non fece in tempo a vedere il quarto nipote; Elisa lo partorì un mese dopo la sua scomparsa. E il piccolo Alessandro, che non aveva conosciuto il nonno, crebbe con i racconti sulla sua figura e portando con orgoglio il suo nome.
La vita saltellava tra gioia e dolore. I bambini crescevano, e portavano sole in casa. Elisa era molto socievole, ma sceglieva le amiche con cura. Così, fra genitori in cortile e giochi ai giardinetti, incontrò Chiara, che divenne davvero una confidente preziosa.
Chiara aveva letà di Elisa, la stessa passione per i libri e per il teatro, e altrettanto poco tempo per godersele. Aveva due gemelli che sembravano almeno dieci per quanto erano vivaci; la suocera e la madre la aiutavano, ma la fatica era tantissima. Elisa fu per Chiara un toccasana: chiacchierare con lei le fece capire che una madre deve godersi i piccoli momenti e che non bisogna pretendere limpossibile. Chiara imparò a gestirsi meglio e trovò nella nuova amica qualcuno con cui aprirsi sul serio, sapendo che ogni confidenza sarebbe rimasta al sicuro.
Il matrimonio di Chiara non era semplice. Il marito, uomo attraente e fedele fino a un certo punto, ogni tanto si concedeva una scappatella e Chiara, da parte sua, ormai ci aveva fatto il callo. Ormai si era convinta che tutti gli uomini fossero così: una bugia che la aiutava a sopportare la situazione e a conservare lapparenza della famiglia. Daltronde, i bambini avevano bisogno del padre.
Quindi non era strano che, vedendo Marco con una donna sconosciuta, Chiara pensasse subito il peggio. Elisa doveva saperlo!
Lauto di Marco imboccò un viottolo e Chiara dovette sudare sette camicie per non perderla. Parcheggiarono davanti a un ristorante che lei conosceva: ci venivano spesso anche con suo marito, si mangiava bene e il sabato cera sempre una band jazz dal vivo.
Marco aiutò la misteriosa donna a scendere e entrarono assieme, lasciando Chiara a chiedersi se era meglio rimanere lì fuori a spiarseli o correre subito da Elisa a raccontare la verità.
Col passare dei minuti, però, la sua decisione vacillava.
Che avrebbe risolto a dire a Elisa che Marco aveva unamante? Con quattro figli, Maria Luisa che ormai stava male ed usciva raramente, la mamma di Elisa con i suoi problemi di salute Marco la stava accompagnando addirittura a Milano per farla curare agli occhi , troppi pensieri, troppe responsabilità. E poi, chi era davvero quella donna? Magari era solo una sbandata passeggera, una come le tante amichevoli scappatelle del marito di Chiara. Oggi cè, domani chissà. Ma una volta rivelato, la famiglia si sarebbe distrutta. Tanta infelicità, tante vite rovinate
Chiara, nervosa, diede un pugno al volante e quasi si prese paura quando il clacson installato dal marito proprio per sicurezza fece scappare tutti i piccioni fuori dal locale.
Quel rumore la scosse e strinse i denti: Marco sarà anche il solito marpione, ma in fondo sono tutti così, vero? Perché rovinare tutto ad Elisa?
Chiara lasciò la zona del ristorante e avviò la strada di casa, arrabbiata, imprecando alle altre auto e asciugandosi le lacrime con la mano.
No, non avrebbe detto nulla a Elisa. Lasciamo perdere, ognuno si risolve i fatti propri. Magari non è una vera amica, ma se qualcuno glielo avesse spiattellato a lei, suo marito non lavrebbe mai più perdonato. Una cosa sono i sospetti, unaltra è la verità: sentirsi dire che non sei più amata, che qualcuna ha preso il tuo posto, fa troppo male. Le parole, per quanto sembrino solo suoni, segnano la felicità; sposti una virgola, e la strada della vita prende una piega che non ritorna.
Rimase in macchina a lungo, prima di farsi coraggio e tornare a casa, dove laspettavano i bambini e la tata che già avrebbe dovuto mandare a casa unora prima.
La chiamata di Marco la colse di sorpresa.
Sì? Quando? Va bene, Marco, veniamo. Grazie dellinvito!
Posato il telefono, Chiara si diede qualche colpo sulle guance.
Cosa stava succedendo? Lo aveva appena visto con unaltra e adesso quella telefonata Sì, oggi era il loro anniversario tondo, lo sapeva e aveva anche preparato il regalo per Elisa, ma non si aspettava di essere invitata. Marco ed Elisa di solito festeggiavano solo tra loro, in viaggio.
Ovviamente accettò. Se era amica, doveva esserci.
Comprò il vestito, le scarpe, fece manicure, trucco e capelli. Il marito la guardò, ammirato:
Non fare quella faccia, anche noi festeggeremo alla grande il prossimo anniversario! Vedrai!
Chiara si girò per prendere il rossetto dalla borsa.
Festa sì, figurati.
Marco si era impegnato: sala decorata benissimo, fiori freschi, candele spettacolari sui tavoli, porcellane fini, tovaglie bianche. Elisa sorrideva, accogliendo gli invitati, attenta ai dettagli:
Marco! Hai persino usato i miei colori preferiti: blu e argento! Ma che meraviglia! Grazie! disse a Chiara, prendendo fiori e regalo e portandola con sé. Dai, vieni in bagno!
Lanello scintillante al dito di Elisa fece storcere la bocca a Chiara.
Starà cercando di farsi perdonare, pensò. Anello costoso
Nel bagno seminterrato, Chiara stava aggiustando lorlo dellabito quando una ragazza che saliva le si avvicinò.
Serve aiuto?
Ma lei?!
Mi conosce? chiese stupita la ragazza.
Oggi, in tailleur elegante, scarpe basse e pettinatura seria, era quasi irriconoscibile.
Che ci fa qui?! sibilò Chiara, lasciando stare labito.
Sperava che Elisa non sentisse. Non gliela rovinava lei la festa!
Io? Lavoro. Sono lorganizzatrice dellevento. Marco ha affidato alla mia piccola agenzia la serata. Primo vero grande incarico, siate clementi! Vi piace la sala?
Chiara sentì le mani gelarsi sulla stoffa della gonna.
Sì, davvero tutto bellissimo
Sono felice! Marco era terrorizzato di non riuscire a fare tutto come voleva lui. Ho persino arruolato mio marito, ieri ci ha aiutato a sistemare i fiori e le luci Io non posso più usare la scaletta ormai.
Perché? domandò, tanto per dire qualcosa.
Aspetto un bambino! Lho scoperto da poco. Ho una fifa Ma lei ha figli?
Sì, due.
Devessere dura!
Difficilissimo per la prima volta da giorni, Chiara sentì sciogliersi la tensione: Però ce la farà! Che coraggio che ha, quello serve a una mamma. Se vuole, le do il numero della ginecologa di Elisa ha fatto partorire anche lei.
Quanti ne ha?
Quattro!
Ammazza, che fortuna!
Sì, proprio così!
Scusi, mi sa che stanno iniziando Viene giù?
Arrivo subito
Chiara salì, entrò nel bagno e, finalmente rilassata, sorrise davvero allamica.
Elisa! Ma che fai? Il matrimonio te lo rifanno da sola se non torni! Dai, muoviti, ti aspettano tutti!
Quella sera, tra i brindisi agli amici, Chiara pensò a quanto basta un niente per distruggere tutto quello che si ha. Una parola sbagliata, un giudizio affrettato, e va in fumo tutto: la festa, i sorrisi di Maria Luisa che urlava «Evviva gli sposi!» più forte di tutti, le risate dei bambini di Marco e Elisa
Eh che scivolone, Chiara finì di colpo il calice di prosecco e si voltò verso il marito. Ma noi, siamo dolci o amari?
Amari, Chiaretta! Sempre un po amari!







