Come ho messo in imbarazzo la mia suocera: Una storia che probabilmente ricorda ancora oggi

Questa vicenda risale proprio agli inizi del mio matrimonio, quando io e mio marito, appena sposati, cuocevamo ancora la pasta in due pentole diverse. Ricordo che fin da subito qualcosa mi sembrava stonato ma lo ignorai, forse presa dalle nuove emozioni e dalla gioia. Non era certo mio marito a turbarmi, anzi, lui resta tuttora il mio porto sicuro; il comportamento insolito proveniva dalla sua mamma, mia suocera.

La giornata delle nozze fu uno spettacolo bizzarro: anziché sorridere e brindare come si usa in Italia, la suocera appariva corrucciata e taciturna, come se fosse un funerale più che una festa di matrimonio. Dopo la cerimonia, la situazione peggiorò: essendo ancora giovani e privi di una casa nostra, fummo costretti a vivere con lei proprio come si usava spesso nei vecchi palazzi di Milano.

Appena varcammo la soglia, sfoggiò unospitalità così affabile da sembrare addirittura commossa. Pensavo si trattasse di sincera felicità per noi, magari il suo silenzio di prima era dovuto a un malanno. Tuttavia sotto quel sorriso incerto si nascondeva una sottile ostilità, mascherata da gentilezza e frecciatine pungenti. E ancora peggio: iniziò a muovermi critiche solo quando poteva, quasi per farmi perdere la pazienza.

Per esempio, si alzava a notte fonda e rilavava i piatti già lavati la sera una notte mi alzai io per vedere che cosavesse. Lei, innocente come una madonna, disse che li lavava perché erano ancora sporchi.
Vuol dire che io non lavo bene i piatti? pensai allora, e da quel momento diffidai della sua benevolenza.

Per molto tempo, però, presi quei suoi rimproveri per consigli materni e le confidavo persino le mie questioni più intime, come i piccoli diverbi con mio marito.

Successe che una cara amica, Margherita, lavorava come autista nellazienda della suocera. Attraverso le colleghe, iniziò a sentire chiacchiere su di noi: raccontavano che mio marito era un poveraccio appiccicoso e che io ero una poco di buono, avida solo dellappartamento materno. Ah, i pettegolezzi di famiglia!

Da lì compresi finalmente il suo ruolo: mia suocera era un nemico occulto.

La natura laveva dotata di unossessione per la pulizia casa sua sembrava una sala operatoria, tanto era immacolata. Pretendeva lo stesso da me e da mio marito. Pur dando il massimo, era impossibile soddisfarla pienamente.

Quando dovette assentarsi per lavoro due settimane per una conferenza a Firenze ci lasciò la consegna di mantenere la casa splendente come una vetrina di pasticceria milanese. Un filo di polvere sul tappeto, un capello in bagno le causavano crisi isteriche; i piatti non perfettamente lucidi potevano scatenarle una sincope. Così, io e mio marito cercavamo sempre di non deluderla.

Avevamo pianificato, in quei quindici giorni di libertà, di rilassarci un po e pulire solo poche ore prima del suo rientro. Ma lei, astuta comera, ci comunicò il suo rientro per una data finta, ma aveva in mente di arrivare di sorpresa, magari allora di pranzo e accompagnata dalle sue amiche, per coglierci in fallo davanti a tutte.

Per fortuna la mia amica Margherita mi avvertì del suo piano. Mi sentii piccata e decisi di non cedere: pulii tutto a fondo, dai pavimenti alle finestre, finché tutto brillava più di una vetrina della Rinascente.

Mia suocera arrivò con una schiera di amiche e il solito autista sorridente. Silenziosa e soddisfatta, fece girare la chiave e li fece entrare nellingresso, come fossero la corte dei Medici.

Ma la sorpresa fu tutta sua: trovarono la casa più pulita di quella di una suora. Le signore la fissavano, bisbigliando commenti dietro le mani, mentre io, sudata ma fiera, poggiavo laspirapolvere nel ripostiglio e domandai:
Ma dove lhai trovato un tappeto così pulito?

Mia suocera era furiosa. Si aggirava per casa con lo sguardo affilato, esplorando ogni angolo, e io pensavo: Non troverai neanche un granello di polvere, stavolta!

Così lei finì per diventare lo zimbello delle colleghe: i suoi pettegolezzi non furono più ascoltati e molti mi difesero nelle occasioni successive. Le avevo inflitto una bella lezione allorgoglio e, sebbene siano passati diciassette anni, sono certa che ancora si ricorda quel giorno.

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