La mamma rimane qui, ha detto mio marito.
Dobbiamo parlare, Marco sono entrata in camera quando i bambini finalmente dormivano. Hai intenzione di risolvere davvero la questione di tua madre?
Oggi ho trovato della carne cruda nella lavatrice e ieri ha aperto lacqua nella vasca e poi è uscita come niente fosse.
Se fossi tornata dalla passeggiata con Martina unora dopo, avremmo allagato tre piani!
Dai, vale, capita, Marco ha chiuso gli occhi infastidito. Ormai è anziana, si sa, è un po svanita. Anche tu perdi le chiavi ogni tanto.
Ma questa non è sbadataggine, Marco, questa è demenza. Una malattia vera, che peggiora! Tua madre è pericolosa per sé e per noi.
Qui dentro ci sono due bambini piccoli! Cosa succede se apre il gas, si scorda e poi accende un fiammifero?
Stavo caricando i vestiti dei bimbi e ho trovato una coscia di pollo cruda nel cestello della lavatrice. Già puzzava.
Mi sono tirata su accarezzandomi la schiena dolorante e ho sentito un rumore provenire dalla camera in fondo.
Sapevo già: Lucia, mia suocera, era di nuovo alle prese con le sue manie.
Sono entrata: seduta sul letto stringeva tra le dita un pesante pettine di osso e batteva ritmicamente sul termosifone in ghisa.
Mamma, la prego, può smettere? ho chiesto con la voce più calma che avevo. I bimbi dormono ora. I vicini di sotto verranno su tra cinque minuti, glielo garantisco Basta per favore!
Lucia mi ha lanciato uno sguardo smarrito e spento. Non mi riconosceva più.
A volte mi chiamava sua sorella, altre una vecchia amica di quando era ragazza, spesso solo mi fissava con sospetto.
Fanno casino quelli di sotto, ha borbottato senza smettere di battere. Tagliano qualcosa. Lo senti? Con la sega
Di notte segavano, e ora di nuovo. Bisogna chiamare i carabinieri. Ma tu chi sei?
Non sega nessuno, ho provato con cautela a toglierle il pettine. Sono solo i tubi che fanno rumore. Andiamo di là, le preparo un tè. Ho comprato delle brioche.
Brioche per un attimo è sembrata sospettosa, poi è scattata: Dovè il mio polpettone? Te lo sei mangiato tu?!
Io lavevo nascosto per cena! Tu hai rubato il mio polpettone!
Ho sospirato. Il polpettone effettivamente lavevo scoperto nascosto dentro una federa sporca, pochi giorni prima. Oggi la coscia di pollo nella lavatrice.
Quando finirà tutto questo?
Nessuno le ha rubato niente, mamma. Vieni in cucina.
Il giorno è passato come sempre, di corsa. Mio figlio maggiore, Andrea, non metteva piede fuori dalla sua stanza: la nonna la mattina gli aveva detto che era una spia travestita.
La piccola Martina era nervosa, si sentiva che in casa laria era diventata irrespirabile.
Io correvo dalla cucina al fasciatoio, poi nella stanza della suocera che ha provato almeno tre volte a uscire sul pianerottolo solo coi ciabattini, urlando che doveva andare in salumeria a comprare il sale.
Quando ho sentito la chiave girare nella serratura, sapevo già che sarebbe ricominciata la solita storia. Marco tornava dal lavoro e non aveva intenzione di darmi ascolto. Come sempre.
Ciao, mi ha dato un bacio veloce. Ciao bimbi! Mamma, tutto bene?
Lucia immediatamente si è illuminata. Ha raddrizzato la schiena, sorriso e accarezzato la mano del figlio.
In quei momenti sembrava quasi normale: solo una donna anziana stanca.
Marco, in realtà, non ha mai creduto che sua madre stesse davvero male. Non lha mai vista di notte a trafficare coi fornelli.
Marco, ha cantilenato la signora. Mi trattano male qui. Mi fanno morire di fame. Si porta via tutto dalla mia stanza, non mi lascia nemmeno il pettine. Mi ha portato via il pettine!
Marco mi ha lanciato uno sguardo.
Vale, per favore! Perché fai così con la mamma? Dai, non si fa.
Sono andata in cucina in silenzio. Discutere era inutile. Meglio aspettare che la suocera dormisse per parlarne di nuovo con lui.
Appena ho rimesso a letto i bambini, Marco è arrivato:
Vale, se vuoi rifare la solita storia di portare mia madre in una casa di riposo, lascia perdere. Non succederà mai.
Non la metto in un posto dove diventano dei vegetali. Mia madre sta qua fino a che ci sarò io!
Non si tratta di una casa di riposo da anni 60, Marco. Ci sono delle residenze con cura medica continua, personale preparato. Lì non può farsi male! Starà meglio, avrà un programma, la seguono
Basta! ha urlato inaspettatamente. Non abbandono mia madre. Ha una casa, ha un figlio. Qui starà con noi, punto.
Tu semplicemente non hai voglia di occupartene. Sei sempre in casa, possibile che non riesci a starle dietro?
A quel punto avevo perso la pazienza.
Ma ti rendi conto? Riesci almeno a immaginare come è il ritmo qui? Ogni cinque minuti devo controllare cosa fa, cosa ha in mano! Non posso neanche andare in bagno in pace!
Spaventa i nostri figli, non lo capisci? Di notte vaga per casa come unombra, io non dormo più!
Passo metà notte ad ascoltare rumori dalla sua stanza.
Stringi i denti, ha concluso. Tutti hanno vissuto così. Anche mia nonna era terribile e mia madre lha sempre accudita. È il tuo dovere, Vale, rassegnati.
Si è girato e ha fatto finta di addormentarsi.
***
La settimana successiva è stata un vero incubo. Lucia ha smesso completamente di dormire la notte.
Camminava per il corridoio strisciando le ciabatte e parlava con qualcuno invisibile.
Un paio di volte lho trovata vicino alla culla di Martina a fissarla mormorando:
Questa non è nostra Lhanno cambiata Bisogna riportarla indietro
Avevo i brividi. A Marco lho detto cento volte, ma lui ha sempre fatto spallucce.
Una mattina è arrivata la vicina di sotto, la signora Clara, una donna burbera che non si lascia commuovere.
Senti, Valeria, ha detto sulla porta, io capisco tutto, letà, la malattia. Ma ieri notte tua suocera mi ha bussato ai termosifoni dalle tre mi è caduto giù lintonaco! Ho la pressione alta, debbo riposare. E stamane dal balcone ha tirato giù delle robe. Per poco non stendeva mio nipote!
Che ha tirato? ho chiesto fredda.
Patate crude. Si è sporta di sotto e le lanciava! O vi organizzate, o tocca che chiamo i servizi sociali!
Mi sono scusata, promettendo che non sarebbe più accaduto, ma non ci credevo nemmeno io.
La sera ci ho riprovato con Marco, e come sempre lui:
Clara è sempre la solita pettegola, lasciala parlare. Alle finestre metto dei blocchetti.
Ma tanto li apre lo stesso, che blocchetti vuoi mettere?!
Allora stalle dietro sul serio! Tanto sei sempre a casa e io porto i soldi, non ho tempo per le tue scene.
Niente, nemmeno stavolta.
***
Sabato Marco aveva già deciso: andava a pescare con gli amici, ventiquattrore fuori.
Non puoi lasciarmi da sola con lei tutto il weekend, gli ho sbarrato la strada in corridoio. Sono al limite, Marco.
Anche io ho bisogno di staccare. Perché dovrebbe toccare solo a me?
Non esagerare. Mamma oggi è calma, guarda, sta guardando la tv. Domani sera sono qui con un po di pesce fresco.
Se vuoi riposa anche tu!
È partito. Stranamente la giornata è andata tranquilla: Lucia seduta in poltrona a sfogliare vecchie cartoline tutto il pomeriggio.
I bambini hanno giocato, io sono persino riuscita a stirare la biancheria.
Ho iniziato a dubitare di me stessa. Forse davvero esageravo io?
La sera, a letto, mi sono addormentata di colpo, sopraffatta dalla stanchezza. Un odore acuto mi ha svegliata allimprovviso. Gas.
Sono saltata giù dal letto correndo in cucina senza neppure mettermi la vestaglia. Al buio, la sagoma di Lucia davanti ai fornelli.
Tutti e quattro i fuochi aperti, senza fiamma.
In mano, una scatola di fiammiferi.
Mamma! le ho afferrato il braccio appena in tempo, la fiamma già accesa, la mia mano bruciata.
Ma che fa?! ho urlato chiudendo tutto in fretta. Mamma, ci ha quasi ammazzati tutti!
Mi ha guardata gelida:
Ho freddo, ha risposto. Volevo scaldarmi. Tu sei cattiva, hai preso il fuoco.
Ho spalancato la finestra. Tremavo. Se fossi arrivata dopo solo un minuto
Lho chiusa nella stanza e mi sono seduta per terra davanti alla cameretta dei bambini, la schiena contro la porta.
Sono rimasta lì fino allalba, ascoltando ogni minimo rumore.
***
Domenica Marco è tornato allegro:
Allora? Tutto bene? Ho preso dei persici, guarda qui!
Sono uscita in corridoio ancora con gli abiti di notte. La faccia grigia, gli occhi infossati.
Cosa c’è adesso? si è rabbuiato.
Tua madre stanotte ha quasi incendiato lappartamento, gli ho detto. Ha aperto il gas e ha acceso un fiammifero
Ho fatto in tempo. Un secondo dopo e non saremmo più qui, né io né i bambini.
Si è bloccato.
Esageri Sarà rimasta una manopola aperta, dai.
Ho preso il telefono dalla tasca:
Ho già preparato le valigie. Mie e dei bambini. Ce ne andiamo da mia madre. E adesso.
Vale, dai ha provato a toccarmi una mano, ma mi sono scostata. È stato un errore, può capitare. Troviamo una soluzione, mettiamo una serratura in cucina
No, Marco. Basta. Ora è tutto tuo.
Dicevi di non voler essere un traditore? Benissimo. Ora ci starai tu giorno e notte.
Sarai tu a cercare la sua dentiera nel water, a trovare la carne nel tuo paio di sneakers e ad ascoltare le sue teorie sulle spie tutta la notte.
Io voglio solo che i miei figli restino vivi.
Dopo unora è arrivato mio fratello a prenderci. Ho raccolto i bambini e siamo usciti, ignorando completamente il rumore di battiti metallici dalla stanza in fondo.
Mamma! ha gridato Marco appena ho chiuso la porta Mamma, smettila!
Stanno facendo rumore ho sentito la voce anziana. Hanno ripreso a segare, Marco. Dì a quella ragazza di andarsene, mi ha rubato il polpettone
***
Per tre giorni Marco mi ha tempestata di chiamate. Al quarto ho trovato un messaggio:
«Torna a casa, ti prego. Non ce la faccio più.»
Quando sono entrata, un odore terribile, di acido e roba andata a male, mi ha quasi stesa.
Marco era seduto sul divano, spettinato, le occhiaie profonde, pallido.
In un angolo sul tappeto pregiato, Lucia strappava a pezzetti un giornale, borbottando tra sé.
Non dorme mai, ha sussurrato. Ieri ha preso a mangiare una saponetta, e quando lho portata a letto mi ha morso. Guarda.
Si è tirato su la manica: morsi, lividi.
Ho provato a lavorare in smart working, ma ha staccato il cavo del computer e lha nascosto. Tre ore lho cercato: era in freezer. Vale sto impazzendo. Ieri ha bruciato un disegno di Andrea nel posacenere, ha detto che era magia nera.
Vale, va bene. La casa di riposo va bene. Hai ragione tu. Tua madre ha bisogno di cure vere.
Mi sono seduta accanto a lui e gli ho preso la mano. Finalmente capiva.
***
Lucia è ora in una bella struttura privata vicino Firenze. Marco la va spesso a trovare, sia lui che io siamo sereni: lei si trova bene.
Il personale è gentile, responsabile, si mangia bene, cè aria buona
Ha persino fatto amicizia con altre nonnine come lei. Si ricorda sempre del figlio, ma di me e dei nipotini non parla più. Sono ormai fuori dalla sua vita.







