Un regalo da uno sconosciuto
Il messaggio nel gruppo aziendale appare tra i fogli Excel e le mail urgenti come una pallina rossa tra la carta bianca:
«Colleghi, partiamo con il Secret Santa! Scambio anonimo di regali durante la festa aziendale. Budget massimo 40 euro. Ecco il link per partecipare».
Andrea rilegge il messaggio e quasi senza pensarci guarda langolo dello schermo, dove scorrono veloci le ore. Mancano dieci giorni lavorativi alla fine dellanno, due settimane alla chiusura del trimestre, tre giorni alla rata del mutuo. Da mesi ormai il tempo si misura solo così.
Nel gruppo fioccano le reazioni. Qualcuno manda una gif con una renna, cè chi scrive: «Di nuovo?», altri chiedono chiarimenti sul budget. Lisa dellHR risponde subito: «Non è obbligatorio partecipare, ma sarebbe bello. Creiamo un po di atmosfera natalizia!»
Andrea finisce il caffè ormai freddo e clicca sul link. Nome, reparto, consenso per il trattamento dei dati. In fondo lampeggia il tasto «Partecipa». Esita un istante, immaginando lennesima candela inutile o la tazza che finirà sulla scrivania già strapiena. Poi si vede nella lista dei partecipanti con uno spazio vuoto accanto al suo nome.
Clicca.
Allora, ti sei iscritto anche tu a questa riffa? chiede Marco del reparto accanto, affacciandosi nel suo box. Spero mi capiti qualcuno con senso dellumorismo. Ho già il regalo ideale: un libro sul time management per il capo.
Ma è anonimo ricorda Andrea.
Appunto! Troppo divertente. Immagina la sua faccia quando lo apre Marco fa una smorfia e ride.
Andrea sorride educatamente e torna ai numeri, che si confondono nella solita marea grigia. Dietro di lui, qualcuno discute di cesti regalo ai clienti, se prendere i cioccolatini più cari o risparmiare. In pausa caffè parlano del bonus: ci sarà, lo accorceranno, lo faranno in natura con gli stessi pacchi regalo?
Tutto scorre come un sottofondo natalizio infinito: lalbero aziendale nella hall, le palline di plastica, i biglietti impersonali: «Gentili partner, i migliori auguri».
Andrea questanno ha due obiettivi: arrivare al bonus per il raggiungimento dei target e non perdere la pazienza con suo figlio per i voti a scuola. Sembrano sfide uguali.
La sera, nella calca della Metro a Milano, gli arriva una mail con oggetto: «Il tuo abbinato per il Secret Santa». La apre dallo smartphone, pressato tra piumini e zaini.
«Ciao Andrea! Il tuo abbinato è: Andrea Conti, Reparto Analisi dati».
Rilegge. E ancora.
Un sussulto scuote il vagone, qualcuno lo urta. Nel gruppo intanto piovono gli screenshot:
«Ma è un bug?»
«Anche a me è uscito il mio nome!»
«Questo sì che è vero auto-conoscenza»
Lisa, rapida: «Ragazzi, la piattaforma ha fatto cilecca. Ormai cambiare è difficile, lIT dice che è tutto collegato allID. Prendetela come un esperimento. Portate comunque i regali, facciamo finta di nulla. Conta mantenere la magia e il clima di festa».
«Ma che magia se so già che sono io?» scrive uno.
«Immagina che sia uno sconosciuto che ti conosce davvero bene risponde Lisa con lemoji dellalbero».
Andrea spegne la chat e mette via il telefono. Nel vagone, la voce di qualcuno risuona fuori campo su chiude lanno. Rivede il suo riflesso nel finestrino scuro. Quarantuno anni. I capelli reggono, ma alle tempie si schiariscono. Il volto è stanco ma non vecchio. Giacca economica, orologio preso a rate, smartphone uguale a quello del capo.
Un regalo come fosse da uno sconosciuto pensa. E cosa potrebbe regalarmi uno così?
Nessuna risposta.
Al mattino seguente, ne parlano solo di quello in caffetteria.
Per me bisognerebbe annullare, dice Paolo dellufficio legale, spegnendo la sigaretta. È contro le regole. Il Secret Santa non funziona se non è segreto.
A me invece diverte, risponde Giulia del marketing. Almeno finalmente possiamo regalarci qualcosa di vero. Non la solita sciarpa con le renne.
Ma te le compri già da sola, la punzecchia qualcuno.
Non tutto. Ci sono cose per cui dispiace spendere, sorride Giulia. Lì sta il bello.
Andrea ascolta in silenzio. Nella testa scorrono opzioni: cuffie nuove, power bank, un nuovo mouse. Tutte cose che può comprarsi da solo, tornando a casa. Nessuna sembra un vero regalo, solo un altro pezzo da mettere sulla scrivania.
Tu che ti regali? chiede Marco nellascensore.
Non lo so, ammette Andrea.
Io mi prenderei la PlayStation, ma il budget non basta, ride Marco. Mi sa che andrò di birre artigianali e metterò il bigliettino: Dallo zio Santa.
E io? pensa Andrea tornando alla scrivania. Cosa vorrei davvero, se qualcuno mi vedesse davvero? Non come dipendente, non come debitore del mutuo o papà assente, ma come chi? Come persona?
Non trova la definizione.
La sera entra in un centro commerciale. Luci, vetrine, musica ovunque. I negozi promettono regali perfetti, kit per lui, pacchi per uomini di successo. Ovunque manifesti con uomini in cappotto e faccia sicura. Nessuno di loro ha occhiaie o debiti.
Va in un negozio di elettronica. Esposte, le cuffie wireless: bestseller. Un commesso racconta a un ragazzo i vantaggi di un modello sullaltro.
Ecco, cuffie. Pratiche: musica, podcast. Sembra prendersi cura di sé, si dice Andrea. Prende una scatola, la gira tra le mani. Prezzo dentro il budget, basta non scegliere il top.
Ma me le sto comprando da solo. Che senso ha? Tutto quello che serve per essere un uomo della mia età lo compro già: telefono, orologio, scarpe decenti, giacca non da saldo. È questo un regalo?
Rimette la scatola a posto ed esce.
Nel negozio di libri è più caldo. Appena dentro, pile di libri motivazionali: «Diventa la versione migliore di te», «Come trovare il tempo per tutto», «La felicità pianificata». Ne prende uno meccanicamente, lo sfoglia, riconosce le solite frasi su zona di comfort e efficienza, e poi sente una fatica sconsolata.
In fondo, sugli scaffali, i romanzi. Sfiora i dorsi, nomi conosciuti. Un tempo leggeva tanto. Alluniversità finiva un romanzo in una notte e il giorno dopo andava a lezione con gli occhi rossi. Poi il lavoro, il mutuo, un figlio, e la lettura è diventata una casella da spuntare.
Un libro? si chiede. Ma quale? E davvero lo sconosciuto gliene regalerebbe uno, sapendo che ormai non trova mai il tempo per leggere?
Esce anche da lì a mani vuote. Le pubblicità e la musica in sottofondo gli ronzano nella testa.
A casa, la moglie gli chiede:
Coshai? Sei cupo.
Va tutto bene, risponde togliendosi le scarpe. Giochiamo al Secret Santa al lavoro. Regali.
Ancora candele e tazze? sorride lei.
Stavolta si fa a se stessi. Tipo, il sistema è impazzito.
Ma è bello così! lei mette in tavola un piatto di pasta. Prenditi qualcosa per cui di solito sei tirchio.
Tipo?
Non so. Lo sai tu, no?
Lui tace. Il figlio al tavolo sfoglia un libro fingendo di studiare.
Allora? la moglie lo fissa. Di solito vuoi cose precise: un telefono nuovo, un orologio, uno zaino. Ti piacciono queste cose.
Sono acquisti necessari, dice Andrea. Li faccio quando servono.
E allora magari non un oggetto, suggerisce lei. Un buono. Per un massaggio, per una giornata libera…
La giornata libera non serve un buono. Serve un capo che non mandi mail la domenica, la interrompe lui.
Lei ride.
Allora chiedi al tuo Babbo Natale un capo nuovo.
Quello sfora il budget, scherza lui.
La notte rigira mille pensieri. Manifesti pubblicitari, slogan e auguri degli altri: «crescita professionale», «nuovi successi», «serenità finanziaria». Tutto sembra importante, ma anche ornamentale: come lalbero di Natale che a gennaio si rimette in scatola.
Cosa vorrei davvero se nessuno mi giudicasse? Né i colleghi, né mia moglie, né mio figlio, genitori, banca?
Ancora, niente risposte.
A una settimana dalla festa aziendale, lufficio è un via vai di regali. Pacchetti appaiono sulle scrivanie, qualcuno li nasconde nel mobiletto, altri li mettono bene in vista. Chat di gruppo, dress code, menu, giochi. Lisa scrive: ci sarà un presentatore, DJ e «un momento speciale col Secret Santa».
Andrea è tra i pochi a non avere ancora comprato nulla.
Che aspetti? domanda Marco. Poi restano solo le scemenze.
Ci penso ancora, risponde Andrea.
Pensa a qualcosa di utile! Marco. Io ho ordinato il kit per la griglia. Lo volevo da sempre, ma non ci arrivavo mai. Ora mi ci costringo.
A pranzo va al bar al piano terra. La coda fino alla cassa, chiacchiere su rapporti, figli, traffico. Sul monitor dietro il bancone scorre la scritta: «Viziati, scegli un pacco festivo».
Si siede vicino alla finestra col vassoio e guarda il telefono. Apre le-commerce. Scrive «regalo uomo 40 anni». Inondato: orologi, portafogli, gadget, liquori, buoni barbiere.
Tutte cose su come DEVO apparire, pensa. Non su come MI sento.
Chiude il sito web, apre la mail personale. Messaggi pubblicitari: «È tanto che non torni da noi», «Ti aspetta lo sconto», «Inizia lanno con la tua nuova versione!»
In mezzo, una newsletter educativa che aveva dimenticato: «Nuovo corso di fotografia. Iscrizioni entro la settimana».
Fotografia.
Ricorda la vecchia Reflex acquistata dieci anni fa, quando il figlio non cera ancora e il mutuo era solo unidea lontana. Usciva per Milano la domenica, scattava case, persone, vetrine. Poi la Reflex è finita nellarmadio. Prima manca il tempo, poi le forze, poi sembra una perdita di tempo.
Sembra banale, si critica subito. Uomo di quarantanni che riscopre la fotografia. Adesso deciderà che deve cambiare vita e diventare artista Ma dai!
Sposta il vassoio. Sente un groppo allo stomaco, come per una vergogna improvvisa.
Non voglio cambiare tutto. Io solo
Non completa la frase. Il telefono vibra: il capo che scrive vuole i numeri del terzo trimestre entro sera.
Andrea sospira e si rimette in moto.
A casa, la sera, fruga nellarmadio e rispolvera la vecchia borsa. La Reflex è ancora lì: pesante, fredda. Prova ad accenderla. Batteria scarica. Nel cassetto trova il caricatore.
La moglie lo guarda sorpresa:
Vuoi fotografare?
Solo vedere se va ancora, risponde Andrea.
Dopo un po di carica, esce sul balcone e fa due foto al cortile. Niente di speciale: macchine, finestre, luci. Ma nel momento in cui mette locchio sul mirino, il rumore nella mente si calma. Non sparisce, ma si attenua.
Si sorprende a respirare meglio.
Forse questo è il vero regalo? pensa. Non la Reflex, ma il permesso di spenderci del tempo. Unora a settimana. O due. Senza sentirmi in colpa.
La sensazione è semplice e spaventosa insieme. Subito la voce interiore ridicolizza: Ma sì, iscriviti pure. Tanto non cambia niente.
Ma unaltra voce, più sottile, dice: Perché no? Tanti soldi li butti in cose che tra un anno non ricorderai. Almeno questa ti piaceva.
Apre il portatile, rilegge la mail del corso. Il programma: composizione, luce, fotografia urbana. Lezioni serali due volte a settimana, online. Il prezzo è giusto dentro il limite del Secret Santa, basta non scegliere lopzione premium.
Un regalo da uno sconosciuto, pensa. Uno che ricorda che amavi qualcosa e non lo giudica sciocco.
Clicca Paga.
Manca una cosa: confezionarlo da regalo.
Le regole dicono che il dono deve essere fisico, consegnabile. Non può solo arrivare dicendo: «Ho comprato un corso». Serve qualcosa da mettere in una scatola.
Compra una semplice agenda blu in edicola e una busta. A casa stampa la mail di conferma del corso e la mette ordinata nella busta. Sulla prima pagina dellagenda scrive: «Per gli scatti che ancora farai». La calligrafia non è perfetta, ma leggibile.
Poi si ferma a pensare alla dedica. Non vuole sembrare una frase da manifesto motivazionale, ma il messaggio di qualcuno che davvero sappia cosa vivi.
Dopo qualche foglio buttato, viene fuori così:
«Ad Andrea.
A volte serve ricordarsi che non siamo solo rapporti e riunioni. Regalati minuti per vedere il mondo fuori dalla griglia di Excel. Spero che tu li userai.
Il tuo Santa».
Rilegge. Sente un piccolo nodo. Non di imbarazzo, ma perché quelle parole sono estranee e, allo stesso tempo, proprio quello di cui avrebbe bisogno.
Quel Santa è più attento di quanto lui sia mai stato con se stesso.
Mette la mail stampata nella busta, la busta nellagenda, la incarta con carta marrone e la lega con un semplice nastro rosso.
Il regalo è sobrio. Nessun logo, nessuno slogan.
La festa aziendale si tiene nella sala banchetti al piano terra del palazzo. Tavoli bianchi, luci a ghirlanda, DJ con la solita playlist evergreen. Si susseguono colleghi in abiti scintillanti, altri in camicia come al lavoro solo senza badge.
I doni sono su un tavolo a lato. Ognuno ha il nome del destinatario. Andrea appoggia il suo pacco, osserva la montagna di confezioni. Ci sono buste colorate di negozi, scatole col fiocco, oggetti strani avvolti nella stagnola.
Pronto per il grande outing? lo stuzzica Lisa passandogli accanto.
Per quanto lo si possa essere, risponde.
A metà serata il presentatore annuncia «il momento speciale». Volume giù, luci basse. Qualcuno ride già un po troppo, altri battibeccano al bar.
Amici, esordisce il presentatore, questanno il nostro Secret Santa è davvero… piuttosto segreto. Tanto che ciascuno è diventato il suo stesso mago. Ma noi facciamo finta di niente, giusto?
La sala ride.
Ora venite uno alla volta, cercate il vostro regalo e apritelo qui. Ricordate: il valore non è solo ciò che trovate ma quello che scoprite di voi.
Lennesimo che parla per frasi fatte, pensa Andrea.
Quando tocca a lui, sente unemozione inattesa. Prende il pacco con su scritto «Andrea Conti», torna al tavolo.
Allora, coshai? si incuriosisce Marco. Spero non siano calzini.
Andrea slaccia il nastro, apre la carta. Unagenda e una busta. Il suo nome in bella vista. Le mani tremano un poco.
Di certo non è un set barbecue, ride Marco.
Andrea apre la busta e legge. Intorno urla: «Io uno smartbox per la spa!», cè chi ostenta un gioco da tavolo. Di sbieco vede Laura la contabile che si nasconde dietro un libro di yoga, Lisa che ride con una tazza Migliore collega.
Andrea rilegge la dedica. Due, tre volte. Quelle sue stesse parole ora sembrano davvero scritte da qualcuno che si rivolge a lui.
Non sei solo rapporti e riunioni.
Qualcosa dentro si punge: un misto di vergogna (chi mi vede fragile?) e di sollievo (eppure chi mi vede, non mi giudica).
E quindi coshai ricevuto? non molla Marco.
Un corso, deglutisce Andrea. Di fotografia. E unagenda.
Non male! Marco fischia. Qualcuno ci ha pensato. Forse uno dei creativi? Ma non si può scoprire chi, vero?
Non si può, taglia Andrea.
Vabbè, Marco si concentra sul suo kit barbecue. Almeno poi ci scatti le foto alla festa!
Andrea chiude piano lagenda. Il presentatore scherza dal palco, qualcuno balla già. Attorno è un chiasso, dentro sente una pace nuova.
Vede il messaggio della moglie sul cellulare: «Come va la festa?» Risponde: «Tutto bene. Regali strani. Mi sono regalato un corso» e poi cancella, scrivendo solo: «Ti racconto dopo».
Torna a casa verso mezzanotte. Il palazzo silenzioso, una porta che sbatte lassù. In cucina cè luce tiepida e odore di mandarini. La moglie è seduta a leggere, il figlio dorme.
Allora? domanda. Che regalo hai avuto?
Lui posa lagenda, aggiunge la busta.
Tutto qui? si stupisce lei.
Dentro cè altro, risponde, e le porge la busta.
Lei legge la dedica, poi lo guarda.
Lhai scritto tu? chiede piano.
Sì, ammette. Ho pagato anche il corso, di fotografia.
Lei annuisce, senza ironie o battute.
Un bel regalo, dice. Ti piaceva molto una volta.
È passato tanto, risponde Andrea.
E allora? Passato non vuol dire che è finito.
Lui alza le spalle, ma dentro qualcosa si muove, come un mobile che finalmente decidi di spostare.
Vedremo, dice.
Il primo gennaio, si sveglia senza sveglia. Fuori la mattina è grigia, il cortile affollato di auto, angoli ancora con la neve. La testa è pesante, ma non troppo. Sua moglie e figlio sono partiti dai suoi, lui li raggiunge domani.
In casa silenzio assoluto. Si fa un caffè, si siede, apre lagenda. La prima pagina: «Per gli scatti che ancora farai».
Accende il computer, cerca la mail del corso. La prima lezione tra una settimana, ma si può già vedere il modulo introduttivo. Clicca: una voce calma, niente crescita personale e efficienza, ma solo il valore della luce e delle ombre.
Ascolta e si accorge che questa volta non controlla la posta di lavoro in contemporanea. Il telefono è in unaltra stanza e non sente il bisogno di riprenderlo.
Poi prende la Reflex, scende in cortile. Laria è fresca, ma non gelida. La gente getta la spazzatura post-feste, qualcuno porta a spasso il cane. Sul prato una stella filante srotolata.
Alza la macchina. Nellinquadratura: rami, fili elettrici, balconi. Niente di speciale. Ma scatta, e pare di fare qualcosa di piccolo ma importante.
Non per un report, non per un KPI, non per una presentazione. Solo per sé.
Scatta ancora, poi rientra e scarica le foto. Alcune sono imbarazzanti, altre banali. Una però, con il riflesso delle finestre sulla carrozzeria di unauto, lo colpisce senza motivo.
La ingrandisce, nota i dettagli. Tra i riflessi, appare il suo stesso profilo con la Reflex in mano.
Un regalo da uno sconosciuto, pensa. Ero io. E forse è proprio così che doveva essere.
Chiude il programma e finisce il caffè. Domani lavoro, scadenze, meeting. E il corso, che partirà. E quellora in agenda che proverà a lasciare solo per sé.
Prende lagenda, apre una pagina bianca e scrive la data. Poi, breve: «Cortile, mattina, riflesso nellauto». Una riga scarna, ma ci si riconosce.
Appoggia la penna. Si rende conto che da molto tempo non pensa al futuro solo in termini di pagamenti e report. Ora in quellidea di futuro cè uno spazio piccolo, in cui vedere e desiderare anche solo per sé.
È poco. Ma abbastanza per ricominciare a respirare.
Si versa ancora un caffè, apre il programma del corso. In fondo alla pagina, un campo per le note. Scrive: «Non saltare per il lavoro». Poi sorride, sapendo che la vita si infila sempre. Ma adesso, almeno, ha il diritto di provarci.
E anche quello, alla fine, è un regalo.







