Una notte e un giorno senza bugie
Quando Plinio capì che il cliente una volta ancora non aveva studiato il testo, a Capodanno mancavano tre giorni e già nello studio si stava montando il fuoco dartificio che non sarebbe mai scoppiato. I tecnici sembravano fatine stanche, la scenografia sfrigolava dietro un vetro opaco.
Niente carissimi amici disse Plinio fissando il gobbo, che avrebbe potuto essere unanguilla di carta verde, la voce disciolta in un raggio di luce. È così vecchio che fa paura. Diciamo solo Buonasera. Senza carissimi.
Il candidato, governatore di una provincia non troppo grande ma smisurata nelle pretese, sbadigliò, grattandosi il collo.
E stimati? Si può dire stimati? Dai, loro ci stimano, no?
Non ci stimano, scappò a Plinio, che subito si corresse: Però nel gioco delle parti fingiamo, e loro fanno finta di crederci. Così funziona la festa.
Lo spazio era il quarto piano spento di un centro uffici a noleggio. Tre faretti, un albero di Natale plasticato, un telo verde col Colosseo stampato dietro la schiena, come una copertina della domenica. Sul tavolo due discorsi. Il primo, classico: tanto fatto, ancor più da fare, ognuno di voi, insieme, sempre. Il secondo, vagamente alla mano, con la storiafinta dallinizio alla finedi quando il Governatore da bambino aspettava lanno nuovo in una casa popolare a Napoli.
Si inizia con il ringraziamento, spiegò Plinio passando il primo foglio. Poi la promessa. Poi il quadretto caldo su famiglia e pane e panettone. Infine un ponte al futuro, ma niente dettagli. Solo sensazioni. Lei non è ragioniere. Lei è simbolo.
Tanto, ai ragionieri somiglio poco, sogghignò il Governatore. Mia madre piangeva alle pagelle di matematica.
Ancora meglio, disse Plinio. Le telecamere tra mezzora. Proviamo.
Il cliente inciampava sul termine inclusione. Plinio pensava già al montaggio. Il discorso sarebbe andato in onda registrato, ma ben camuffato come diretta. La neve oltre la finestra sarebbe caduta solo sullo schermo, le campane di San Pietro avrebbero battuto il tempo di una clip, la voce doveva sembrare accaduta proprio lì, senza carta di mezzo.
Quella era la sua officina. Voci altrui, accenti sistemati con il microscopio, la falsità centellinata a piccoli dosi di Val dAosta. Plinio amava la trasformazione: dal burocrate timoroso degli umani nasceva il leader della regione, pulito come una traccia audio dopo la restaurazione digitale.
E degli ospedali parliamo? chiese il Governatore, fermandosi.
Plinio scorse il testo.
Diciamo che continueremo a migliorare la qualità delle cure, rispose. È tutto e niente. Per chi soffre, sembrerà che lei ammetta il problema. Per chi sta bene, sarà bravissimo. Mai affondare nei dettagli.
Però lì fece per protestare il Governatore. Va bene. Tu ne sai più di me.
Effettivamente, lui sapeva. Non di medicina, ma di come evitarla con le parole.
Qualche ora dopo, tra una truccatrice che staccava il cerone dal viso del Governatore e una troupe che smontava la pioggia di luci, Plinio, nellangolo del quartier generale, correggeva il comunicato stampa: Il Presidente della Provincia traccia il consuntivo e illustra il futuro. Togliere illustra, sostituire con sottolinea. Via il concreto.
Dal bagno, voci. Si organizzava la cena aziendale. La responsabile della comunicazione, magrissima, coi capelli sbiaditi da mille lavaggi, comparve nella porta.
Vieni? Domani, dopo la riunione. Anche noi abbiamo diritto a svagarci.
Se non brucia nulla, disse lui. Anche se gli incendi qui li abbiamo in calendario.
Lei fece una smorfia prima di dileguarsi. Plinio posò lo sguardo sullo schermo. Lampeggiava un messaggio della moglie: Vieni alla recita di Cosimo? Ti aspetta. Aveva già digitato Ho una diretta, impossibile, ma non l’aveva inviato. In fondo sapeva che avrebbe premuto invio solo dopo aver rivisto per la decima volta il discorso capodanno del Governatore su Instagram, togliendo ogni minimo caro. Il Governatore non amava la sua provincia; amava solo il potere e il vuoto intorno.
Plinio non si considerava un malvagio. Si considerava un maestro del confezionamento. A Natale la gente voleva la favola; lui la impacchettava. Non numeri, tabelle, ma tepore: ci siamo avvicinati. Non confessioni di fallimenti, ma rafforzeremo limpegno. La menzogna non era un crimine, era olio, lunico che facesse scorrere la macchina sociale senza cigolare.
Fino al giorno dopo.
Al mattino, a ventiquattro ore dai rintocchi, si svegliò con la bocca secca e in testa il refrain: Abbiamo fatto molto. Ora suonava senza magia.
Il telefono vibrava sul comodino. Messaggio audio della moglie: Vieni davvero oggi? Cosimo ha imparato la poesia. Plinio premette ascolta, poi rispondi, e disse:
Verrò
Ma la gola gli si strinse come un nodo. La parola verrò restò incastrata come una lisca. Provò ancora:
Io forse non posso. Cè lavoro. Salto anche stavolta.
La vergogna fu lieve, come dire la temperatura, non una confessione. Silenzio, poi risposta della moglie:
Lo sapevo.
Senza rimproveri, solo stanchezza.
Poco dopo, nella Giulia imbottigliata sul raccordo, la radio parlava dellassalto ai panettoni, i conduttori scherzavano sulle promesse da Capodanno. Poi: improvvisamente, lo stesso notiziario su tutte le frequenze, la voce del cronista quasi stonata nel paesaggio:
In tutto il mondo fenomeno inspiegabile: la gente non riesce a pronunciare frasi false. Tentativi di mentire causano disagio fisico, spasmi alla gola, discorsi che sinceppano. Gli esperti chiedono calma.
Bagianate, disse Plinio. È una bufala virale.
Ma quando aggiunse: Tornerà tutto normale in due ore, la lingua gli si appiccicò al palato. Tacque, più irritato che spaventato. Non amava quando la trama si sfilacciava senza avviso.
Nella sede, caos. Dicembre di solito era solo ripetizione: discorso, conferenze, inviti. Ma oggi, sui tre schermi della sala riunioni, lo stesso allarme si propagava come una nube bizzarra.
Un presentatore provò a scherzare: Sono tutte suggestioni, tossendo, poi schioccando: ho paura, non so spiegare. Un esperto, sicuro: nessuna prova scientifica, ma subito confessava di non capire cosa stesse succedendo.
Ma che roba è la comunicatrice non finì la frase, cercando di rendere più mite limprecazione. Anche la sua bocca fu colta da spasmo. Ok, lavoriamo. Plinio, spiegaci.
Plinio avrebbe voluto rispondere: Aspettiamo, passerà, ma dalla sua bocca uscì:
Non ci capisco niente. Se è tutto vero, salta ogni nostro piano.
Perché? domandò il Governatore dalla porta. Abbiamo già registrato tutto, andiamo in onda in differita.
Ieri, ogni due frasi diceva una cosa falsa, replicò calmo Plinio. Se davvero è successo qualcosa, appena mandiamo il video lei tossirà in faccia a tutta lItalia.
Avvertì una stretta nello stomaco. Le sue parole, di solito levigate, ora non cedevano alle metafore: niente dati imprecisi, niente concessioni. Solo piatti enunciati.
Forse succede se lo dici dal vivo, non su nastro, azzardò il Governatore.
Attivarono il computer, aprirono il file. Il Governatore sorrideva, diceva: Abbiamo fatto di tutto perché ogni cittadino sentisse la presenza dello Stato. Sullespressione di tutto la clip sincrespa, laudio stride, il viso si deforma come nel sogno di un vetraio, una spina nella gola la registrazione si spegne.
Silenzio. Loperatore, pallido, sussurra:
Che razza di taglio è?
Non è editing, risponde Plinio. È
Vorrebbe dire anomalìa, ma la lingua va altrove:
È divieto.
Stanno tutti fermi su quellinquadratura. Il Governatore si sfila gli occhiali, si strofina il naso.
Non posso dire che abbiamo fatto tutto. Perché non è vero.
Sì, annuisce Plinio. Avete gestito delle cose, alcune bene. Altre no. Ma non tutto.
E adesso? balbetta la comunicatrice. In ventiquattro ore si va in diretta su Rai. Alla gente serve la favola. Che facciamo, leggiamo il verbale della Corte dei Conti?
Plinio apre il portatile. Le dita scrivono da sole: Abbiamo fatto molto, tuttavia… Prova a cancellare molto, mettere quello che si poteva, ma la mano trema. Da anni non inciampava nella formula di partenza.
Facciamo una prova, suggerisce. Dica una bugia bella grossa, ora.
Il Governatore scrolla le spalle.
Adoro alzarmi alle sei a correre.
Sulla parola adoro perde la maschera. Tossisce, lacrime agli occhi.
Lo odio, sbrodola. Ma ogni tanto lo faccio perché i medici insistono.
Funziona, mormora Plinio.
Il giorno diventò un domino di copioni saltati. In sala riunioni gli avvocati urlavano: il loro costruttore cliente confessava in diretta che aveva risparmiato sui materiali per guadagnare di più. Il suo PR cercava di zittirlo, ma lui stesso, a domanda sul valore sociale dimpresa, vomitava: Ci importa solo il margine, il resto è scena.
Nella chat giravano screenshot di social: sotto le pubblicità i commenti erano avete licenziato metà personale, avete rincarato i pandori per finta cura. I social media manager rispondevano senza filtro: niente ci dispiace che abbia questa percezione, bensì ci importa poco della vostra percezione, rispondiamo per obbligo. Poi cancellavano, ma le prove rimanevano.
Non durerà, mugugnò qualcuno. Il mondo non regge.
Il mondo si regge sullautoillusione, rifletté Plinio, e non sembrò più un cinico ma un dissezionatore di sogni. Senza piccoli abbellimenti tutto stride.
Avrebbe voluto aggiungere: forse è meglio, ma non riuscì. Dentro aveva solo domande.
Per pranzo mostrarono il Presidente in TV. Si presentò teso. Alla domanda: Controlla la situazione?, iniziò Certamente, poi ci ripensò e dichiarò: In parte. Molte cose, no. Il Paese trattenne il fiato.
Se neanche lui ci riesce… bisbigliò la comunicatrice.
È ovunque, rispose Plinio. Non siamo i soli.
Non ci consola, concluse lei.
Quella sera si rifugiarono in uno stanzino senza finestre. Una pila di discorsi degli anni scorsi e resoconti. In un angolo la TV senza audio mostrava un sindaco confessare di non aver letto il bilancio che aveva appena approvato.
Serve un testo nuovo, disse il Governatore. Uno che riesca a leggere senza saltare aria. E che non mi faccia cacciare domani.
Serve un formato, non un testo, ribatté Plinio. Se fate tutto come prima, vi sbranano. Se venite a piangere in diretta, vi daranno dei deboli. Serve la terza via.
Quale? chiese lei.
Plinio non lo sapeva. Non si poteva promettere una casa a testa se non succedeva. Non si poteva dire i prezzi non saliranno se linflazione aveva già svuotato i portafogli italiani. Perfino cari concittadini dava istinto di bestemmia.
Guardò il Governatore. Era stanco, confuso, umano. Non un mostro. Solo un uomo a cui avevano tolto la lingua consueta.
Facciamo così, propose Plinio. Io le faccio delle domande, lei risponde onestamente. Da lì tiriamo fuori il messaggio.
Vuoi scavarmi la fossa? sogghignò amaro il Governatore.
Voglio che almeno una volta dica alla gente qualcosa che non le pesa più della coscienza, replicò Plinio.
Gli uscì naturale. Di solito non era così con i clienti.
Va bene, sospirò il Governatore. Chiedi.
Rimasero fino a notte. Plinio domandava: Cosa hai davvero fatto questanno? Niente carte, solo memoria. Cosa è andato male? Cosa ti spaventa davvero? Cosa vorresti per te stesso il prossimo anno, non per la provincia?
Quando lui tentava una frase vaga, gli si stortava la bocca. Doveva parlare schietto:
Non sono andato nel quartiere dellincidente perché temevo urla.
I rapporti non li leggo mai tutti, guardo i riassunti.
Non credo di poter asfaltare le strade in dodici mesi.
Voglio essere rieletto perché ho paura di perdere status e scorta.
La PR sedeva cupa, annotando a penna. Il viso cenere.
Se mandiamo tutto in onda ci ammazzano.
Se lo nascondiamo, anche, ma diversamente, sussurrò Plinio.
Si stupì del noi: fino a ieri esisteva solo il cliente e il pubblico. Ora lui si vedeva dentro lingranaggio.
Prima di mezzanotte il telefono squillò. Era la moglie.
Vieni? chiese senza saluti.
Avrebbe voluto dire: Vengo tardi, ma arrivo. La lingua si rifiutò.
No, disse Plinio. Non vengo. Ho scelto il lavoro, non perché sia più importante, ma perché mi viene meglio rifugiarmi lì. Ho paura di non avere le parole giuste con voi.
Silenzio.
Grazie di non mentire, almeno, rispose lei infine. Cosimo la poesia la reciterà lo stesso. Ti mando il video.
Spento il telefono, rimase a fissare lo schermo. In bozza, frasi nude:
Non ho mantenuto molte promesse.
Non posso garantirvi che lanno nuovo sarà lieve.
Ho paura anchio.
Una confessione, non un discorso. Inadatto alletere.
Non va, sentenziò il Governatore dopo aver letto. Spegneranno tutto dopo trenta secondi.
È vero, assentì Plinio. Dobbiamo riassemblare tutto daccapo.
Ricomincia: niente bugie, ma sintesi. Ho paura diventa comprendo e condivido le vostre paure. Taglia tutto ciò che rischia di ferire eccessivamente. Tiene solo il nocciolo.
Ogni cedimento alla tentazione della menzogna, la lingua si ribella. Bisogna trovare la parola giusta che non sia veleno.
Non ho mantenuto molte promesse cambia in: Non tutto ciò che ho promesso è stato realizzato. Nessun blocco, tutto scorre.
Non posso garantirvi che lanno nuovo sarà migliore si trasforma in: Non posso promettervi un anno leggero, ma vi prometto che non farò finta vada tutto bene. Anche questo passa.
Così, a tastoni, costruivano la nuova cosa. Né eroica, né penitenziale. Una stonata, imperfetta, cosa vera.
Pare strano, sospirò il Governatore. Mi sento nudo.
Ma almeno respira, dardeggiò Plinio. E, forse, anche chi ascolta.
La mattina del trentuno la città intera respirava lansia del laboratorio. In supermercato le cassiere confessavano di odiare la folla. I clienti ammettevano ad alta voce di aver comprato pandoro extra per riempire la solitudine. I tassisti snocciolavano il numero delle infrazioni stradali, tanto per non nascondersi.
Il telefono di Plinio squillava ogni minuto. Amici dalla Città Metropolitana: Ma siete pazzi? Lo mandate davvero in onda? Chi controlla? Lui, onesto:
Lo controlliamo solo in parte. Può saltar fuori dal testo in diretta. Ma nessuna bugia inserita.
Quel nessuna passò indisturbato. Aveva davvero fatto il massimo in quelle ore.
La responsabile, alla finestra, fumava.
Se va bene, disse, ci useranno come best case nei corsi futuri. Se va male
Veniamo licenziati, tagliò Plinio. Ma potrebbe andare peggio.
Tante cose peggiori, e il corpo non protestava: era la verità.
Unora prima della diretta entrarono in studio. Niente Colosseo in computer grafica. Solo il vero ufficio del Governatore. Sulla scrivania un alberello e una pila di pratiche.
E quei fascicoli li togliamo? propose loperatore.
Lasciateli, stabilì Plinio.
Il Governatore si accomodò, sistemò la cravatta. Guardò la camera con aria di chi attende una tempesta.
Se dico fesserie, tu mi fermi? chiese.
Non potrei, rispose Plinio. Anche la mia lingua si ribella.
Countdown, registrazione avviata.
Il Governatore inspirò.
Buonasera, disse, la voce senza timbro di festa. Non dirò che questanno sia stato semplice. È stato duro per voi e per me.
Plinio si accorse che le parole fluivano. Pegno pagato. Il testo procedeva precario.
Non ho mantenuto molte promesse. In certi casi abbiamo sbagliato, in altri avevo paura delle scelte difficili. Voi lo sapete meglio di me.
Qualcuno bisbigliò nellauricolare. La PR si coprì gli occhi.
Non dirò che i problemi spariranno domani. Ma posso promettervi di non fingere che non esistano. Parlerò chiaro, anche se farà male a entrambi.
Il tono era incerto, ogni tanto guardava il foglio, ma non si nascondeva dietro la retorica. Niente abbiamo raggiunto traguardi storici, ma solo qualcosa è stato fatto, il resto resta. Da ognuno di voi a molti di voi. Da sono orgoglioso di tutti a ringrazio chi resiste.
Alla fine devìa fuori testo:
Voglio aggiungere una cosa personale. Spesso non sono andato dove mi aspettavate. Perché mi faceva paura guardarvi negli occhi. Non prometto di cambiare in una notte. Ma non posso più continuare così.
Brivido lungo la schiena di Plinio. Non era nel testo. Ma uscì senza spasmi: quindi era vero.
Buon anno, concluse il Governatore. Che sia almeno un po più onesto.
Stop. La luce rossa si spegne.
Ecco, ci hanno mangiati vivi, bofonchiò la PR.
Aspettiamo, rispose Plinio.
La risposta fu confusa. Sui social fioccavano: Ancora parole, vediamo i fatti. Almeno non ha raccontato frottole. Perché questa tristezza proprio a Capodanno? E, infine, Grazie, per non averci presi in giro con la solita cartolina.
Tra gli esperti in TV cera chi gridava al pericolo, chi alla svolta. Qualcuno voleva parlare di manovra di comunicazionema si impigliava sulle sillabe.
In ufficio nessuno si congratulava. Silenzio e telefoni occupati.
Non ci hanno cacciato, sussurrò la PR. Dal centro mi hanno scritto: coraggioso. E poi: analizzeremo il caso. Non so se sia un premio o una minaccia.
Entrambi, disse Plinio.
Sentì la stanchezza colare sotto pelle, non era solo sonno: pareva avesse dovuto imparare da capo a respirare.
Arrivò il video della recita: Cosimo sul seggiolino dellasilo, poesia tremante tra le labbra. Alla fine, stoppa, guarda la telecamera:
Papà non è venuto, ma io la dico lo stesso.
Plinio fissò quelle immagini e senza scuse capì che era vero.
Rispose: Sono in torto. Non so come migliorare, ma ci provo. La lingua non frenava, era sincerità.
La moglie: Vedremo.
La notte si sciolse mezza tra i petardi veri fuori, non quelli finti in postproduzione. In città la gente urlava dai balconi non solo auguri, ma ti amo da sempre o resto solo per paura della solitudine. Altrove finivano storie. Discorso onesto: inedito.
Plinio sul divano in una casa muta capì che la sua arte era sempre stata piegare la realtà, delicato come una zampa di cerbiattomai spezzarla, solo curvarla al bisogno. Quella notte, però, la curva si era fatta taglio. Forse, in futuro, serviva un nuovo mestiere.
Non sapeva se desiderasse davvero cambiarlo. Amava il controllo. Amava vedere le parole andare a segno. Lonestà, invece, era mare strano.
Si addormentò tardi.
Al risveglio il telefono vibrava come una sveglia di api. Fuori era già mattina, la testa batteva.
Messaggi, mailing list, gruppi. Primo messaggio dalla PR: Sembra tutto finito. Ho appena detto a mia figlia che il suo disegno era bello, anche se era brutto, e non mi è successo niente. Prova tu.
Plinio si sedette. Provò a voce alta:
Andrò volentieri a pranzo da mia suocera.
Nessun fastidio. La piccola bugia era tornata, liscia come crema pasticcera. Fine dellanomalia.
Sentì insieme leggerezza e smarrimento, come quando la pioggia smette e non sai che fare dellombrello.
Nuova chiamata, il vicegovernatore.
Plinio, ciao! allegro, come se nulla fosse. Sei stato spettacolare. Le istituzioni sono entusiaste, vogliono proporti una cosa:
Quale?
Dobbiamo confezionare questa sincerità, farne un marchio. Il nostro Governatore: il più schietto dItalia. Slogan, video, campagne come solo tu sai. La gente la adora. Immagina: Non vi mentiamo: siamo con voi! Funziona eh? Ci pensi tu?
Plinio taceva. Nella testa già nascevano loghi, hashtag, format. Sapeva come si faceva. Si prende il vero, lo si mette in barattolo.
Sei lì? pressa il vice. Ci serve subito. Il ferro va battuto caldo.
Istintivamente voleva dire: Naturalmente! ma la lingua si impuntò, meno di ieri ma abbastanza da sentirlo.
Gli venne in mente il Governatore serio in camera: Non farò finta. Lo sguardo di Cosimo dopo la poesia. Quel messaggio: Ho sbagliato.
Posso farlo, disse piano. Non è difficile. La domanda è: lo voglio?
Risero dallaltro capo:
Dai, non dirmi che ti sei messo a fare il moralista! Abbiamo dato di matto tutti ieri, adesso si torna normali. Facci lavorare. È il tuo mestiere!
Ci campo, avrebbe detto Plinio. Ci vivo sarebbe stata menzogna. Ma la lingua scelse:
Ho fatto questo perché non sapevo far altro. Ora non so se voglio ancora andare avanti uguale.
Silenzio.
Che fai, il predicatore? ghignò il vice. Va che troviamo un altro. La sincerità si vende, basta saperla impacchettare.
Chiuse la chiamata.
Plinio lasciò il cellulare e mise su il tè. I pensieri erano sciame indefinito, nessuna forma. Lunica certezza: non poteva più tornare alla bugia facile, anche se fisicamente era possibile. Ogni volta che avrebbe addolcito la realtà, avrebbe sentito quella voce strozzata: pura, senza tendaggi.
Versò il tè, osservò il cortile: neve sporca, sacchetti di carta, il cane del vicolo che frugava tra le bucce. Niente cartolina natalizia.
Nuovo messaggio dalla moglie: Andiamo fuori. Se vuoi, vieni. Senza promesse.
Lui scrisse e cancellò. Poi riscrisse:
Verrò, se posso. Non prometto. Ma mi piacerebbe.
Nessun blocco del linguaggio. Questa sì, era la più onesta delle risposte.
Inviò il messaggio, poi tornò al pc, dove lampeggiavano chat e mail urgenti. Il lavoro era lì, il mondo non cambiato. Solo per un giorno, aveva mostrato le viscere, ora le maschere tornavano.
Plinio si mise alla scrivania e avviò un nuovo file. Titolo: Concetto di comunicazione onesta. Ci aggiunse tra parentesi: senza inganni, per quanto possibile.
Rise tra sé della precisazione. Un microscopico spostamento interiore, non una rivoluzione. Più un cambio di vento.
Non sapeva cosa avrebbe scritto, se avrebbe accettato la proposta, se sarebbe andato a spasso con i suoi. Ignorava chi sarebbe stato lanno dopo. Ma sapeva questo: che la menzogna non sarebbe più stata uno strumento innocuo. Ogni volta che la mano avesse tentato di smussare gli spigoli, avrebbe sentito dentro la voce roca di ieri: Non ho mantenuto molte promesse.
Chiuse gli occhi, inspirò e cominciò a digitare le prime righe.
Fuori i petardi tardivi, e i notiziari già parlavano delle ventiquattro ore di sincerità, inventando nuove strategie per venderla. Il mondo correva a trasformare la memoria in risorsa.
Plinio scriveva piano, scegliendo ogni parola come una piccola responsabilità. Nessun santo, nessun redentore. Solo un uomo che, per un Capodanno, aveva perso la facoltà di mentire, e ora non riusciva più a dimenticare che effetto facesse.







