Dai, festeggiata, vieni qui al centro! Ora ti si fa gli auguri come si deve, altro che starsene accovacciata in quellangolo, sembri una cugina povera, anche se devo dire che il tavolo, per fortuna, lhai preparato una meraviglia.
La voce squillante e un po imperiosa di Anna Petronilla si levò sopra il brusio e il tintinnio dei bicchieri. Irina che proprio in quellistante tentava, senza farsi notare, di raccogliere una cucchiaiata dinsalata, non avendo praticamente mangiato da tutta la sera trasalì e si alzò docilmente. Trentacinque anni. Una cifra importante. Elegante, perfetta. Aveva organizzato la festa con le sue sole forze, pagando lei la spesa e i fiori; da sola, benché fosse direttrice finanziaria di una grande azienda, aveva passato mezza notte a marinare la carne con la ricetta segreta di sua nonna.
Anna Petronilla, donna imponente con unacconciatura altissima tenuta insieme da una lacca incrollabile, avanzò verso di lei con un sacchetto colmo tra le mani. Accanto a lei cera Oleggio, marito di Irina, che si dondolava da un piede allaltro, col sorriso imbarazzato di chi sa perfettamente che cosa contiene il sacchetto, e che forse avrebbe preferito essere a chilometri da lì, ma contraddire la madre non era nelle sue corde.
Iri, cara, disse Anna Petronilla rivolgendosi agli ospiti come una primadonna sul palco del Piccolo Teatro. Trentacinque anni: un traguardo! Sei una donna in carriera, tutta numeri e scadenze. Guadagni, brava! Ma con Oleggio abbiamo pensato che sia il caso di regalarti qualcosa che ti ricordi il tuo vero scopo nel mondo. Che con tutti sti bilanci, finisci per dimenticare che prima di tutto dovresti fare la donna, la custode del focolare!
Gli invitati smisero di parlare, osservando con attenzione. Una certa Marina, amica di Irina, seduta in fondo, si irrigidì, fiutando guai. Irina sfoderò il sorriso diplomatico che usava in riunione.
Anna Petronilla estrasse con un gesto teatrale dal sacchetto un grembiule da cucina. Ma non uno sobrio, elegante, raffinato. Era di unorrenda stoffa sintetica, rosa acceso, orlato di pizzo dozzinale, e sopra il petto, enormi lettere gialle: Non sono dirigente, sono lavapiatti. Più in basso, a caratteri piccoli: Meno chiacchiere, più ragù.
La stanza fu attraversata da un silenzio teso. Qualcuno tossicchiò. Un paio di cugini risero malcelando la voce.
Dai, provalo! ordinò la suocera, avanzando con sicurezza. Altro che i tuoi tailleur! Oleggio, lei ti nutre ancora con i ravioli surgelati, scommetto. Col grembiule magari ti farà una crostata come si deve. Dico bene, Oleggio?
Oleggio arrossì fino alle orecchie, bofonchiando parole indistinte.
Signora Anna, grazie, disse allora Irina, ferma e composta, facendo un passo indietro. Davvero originale. Forse lo metto più tardi. Col vestito non si intona.
Ma smettila coi formalismi! e senza ascoltarla, Anna Petronilla le infilò il grembiule al collo. Ecco! Vedete che subito si capisce che è una padrona di casa, non una business-lady. La donna il suo posto lo deve conoscere, Irina! In cucina, a compiacere marito e famiglia. La carriera lascia il tempo che trova.
Irina restò immobile, mentre il tessuto sintetico le pizzicava la pelle. Avvertiva sulla schiena lo sguardo solidale di Marina e quello pungente e perfido della cugina di Oleggio, sua invidiosa da decenni. Era chiaro: non era una burla. Era una punizione pubblica. Anna Petronilla, che per trentanni era stata mezza bibliotecaria orgogliosa di aver dedicato la vita alla famiglia (in verità: aver soffocato tutti sotto la sua presenza), questo non poteva perdonarglielo: il successo.
Grazie, mamma, pronunciò Irina scandendo ogni sillaba, togliendosi il grembiule con due dita come fosse straccio sporco, e lo posò sul bordo del tavolo. Terrò a mente il tuo augurio. Brindiamo ai valori di famiglia.
La serata si sfilacciò in fretta. Irina sorrise, mantenne il tono lieve, ma dentro aveva un tumulto. Quando lultima porta si richiuse dietro gli ospiti, lei si voltò verso il marito. Lui raccoglieva le stoviglie con aria di chi preferisce non incontrare lo sguardo della moglie.
Ti è piaciuto? chiese Irina con voce di ghiaccio.
Irene, e adesso che ti scaldi così? sospirò lui, mettendo i piatti nel lavello. Mia madre ha senso dellumorismo un po particolare. È di unaltra epoca voleva solo dire che le mancano i piatti di casa.
Ah, è stato un allusione, non un insulto? Non sono dirigente, sono lavapiatti sarebbe un allusione? Oleggio, io guadagno il triplo di te, ho pagato il restauro di questa casa, ti ho regalato la crociera a Capri il mese scorso, e sono la lavapiatti?
Dai, basta, non esagerare ribatté lui, facendo una smorfia. È anziana, che fatica a ridere per una volta? In fondo era una battuta. Tu complichi sempre le cose.
Irina lo fissò a lungo. Ridere e dimenticare. Tutta la logica del loro rapporto con la madre: incassare, tacere, resistere. Perché è mamma.
Va bene, Oleggio. Nessuna scena. Ho capito la lezione.
Il grembiule non lo buttò. Lo ripiegò con cura e lo infilò nel cassettone più lontano, tra fili per il ferro da stiro e manuali di vecchie macchine per la pasta. Che aspetti il suo momento, pensò Irina.
La routine li riprese: Irina lavorava, Oleggio andava in ufficio, la sera serie tv. Anna Petronilla telefonava spesso: Hai messo il grembiule? Che hai preparato oggi per il mio tesoro?
Oh, signora Anna! cinguettava Irina sorridendo forzatamente al telefono. Lo tengo da conto, è troppo prezioso. Oggi comunque Oleggio si è preso la pizza dasporto, sapesse come adora la margherita gigante!
Dallaltro capo si sentivano sospiri e grugniti.
Con la pizza gli rovini lo stomaco. La donna deve fare il brodo, le polpette! Si vede che i giovani non capiscono ci penserà la vita.
Arrivava il compleanno di Anna Petronilla. Sessantanni. Unetà tonda, imponente come una cupola barocca. Lei si preparava come per lincoronazione: sala affittata in un ottimo ristorante, lista per cinquanta invitati, un presentatore che sarebbe venuto con la sua fisarmonica, espressamente richiesto dalla festeggiata.
Irina cara gorgheggiava la suocera due settimane prima della festa niente regali moderni da voi giovani eh! Niente gadget, mi confondono. E i soldi infilati in una busta senza sentimento, nemmeno pensarci! Voglio qualcosa di memorabile, bello.
Certo, signora Anna, rassicurava Irina. Sceglieremo il meglio.
La sera ne parlò col marito.
Cosa desidera tua mamma?
Oleggio si grattò la testa.
Beh mica lha nascosto, ha detto di aver visto un set doro in via Roma, con anello e orecchini di rubino: dice che risaltano i suoi occhi. Però costa: tremila euro almeno.
Tremila? alzò le sopracciglia Irina. Una somma onesta.
È un salto di qualità, allargò le braccia lui. Ma insomma, si può fare, dal nostro fondo comune. Metto anchio qualcosa dalla tredicesima
Fondo comune, che nella realtà era formato per il settanta per cento dal suo stipendio, ma Irina non lo aveva mai rinfacciato. Fino a quel momento.
Oro, bellissimo. Ma lei vuole qualcosa di memorabile. Qualcosa che la rappresenti. Come fece lei col grembiule, ricordandomi il mio ruolo profondo.
Oleggio si irrigidì.
Irene, non fare scherzi. Compriamo i gioielli e basta, tranquilla. Niente vendette.
Chi ha parlato di vendetta? rispose lei serafica. Solo attenzione. Cura autentica. Tranquillo, penso io al regalo: tu hai i conti da quadrare.
Oleggio, felice che il problema fosse spazzato via, fu daccordo. Era certo che Irina avrebbe scelto proprio quei gioielli.
Irina invece andò sì al centro commerciale, ma non alla gioielleria. Iniziò dalla sanitaria, proseguì con la farmacia, entrò in libreria e infine comprò un plaid di lana e dei tessili in una bottega di quartiere.
La sera, in studio, impacchettava con cura. La scatola divenne magnifica: carta dorata spessa, nastro luccicante, un fiocco che pareva una nuvola.
Che cè lì dentro? chiedeva curioso Oleggio.
Sorpresa, replicava Irina con aria criptica. A tua madre piacerà. È pensato apposta per lei.
Arrivò il giorno fatidico. Luci accese, tavoli abbondanti. Anna Petronilla troneggiava in fondo, un abito blu velluto che la faceva sembrare una soprano al Teatro alla Scala. Una fila di perle al collo, la messa in piega più alta e maestosa del solito.
Fioccarono i brindisi: salute, lunga vita, eterna gioventù.
Ma quale gioventù, dai, sventolava le mani la festeggiata. Dentro però ho sempre diciottanni!
I presenti fecero regali generosi: una tv dal fratello, un weekend alle terme dalla cugina, soldi, mazzi di fiori, vasi darte. Tocca finalmente a Oleggio e Irina.
Lui, tremando dallemozione, recitò il discorso. Poi, insieme, porsero la scatola colossale e un mazzo di rose scure.
Mamma, auguri! quasi balbettò Oleggio. Sei la più bella, la migliore. Ti vogliamo bene.
Anna Petronilla sorrise avidamente. Quella scatola enorme, un sogno: di certo cera dentro qualcosa di eccezionale. Un nuovo servizio di porcellana? O il collo di pelliccia che desiderava da anni?
Irina prese la parola. La sua voce era dolce, ma profonda.
Signora Anna, al mio compleanno mi ha insegnato una grande verità. Che un regalo deve ricordare a una donna il suo vero ruolo. Cho riflettuto molto e capisco che aveva ragione. Spesso ci illudiamo di essere altro. Ma bisogna stare al proprio posto.
La suocera annuì, interpretandolo come unomaggio alla sua autorità.
Ha sempre detto che una donna deve essere in sintonia con letà, il rango. Che non cè nulla di peggio che fingersi ragazzina a una certa. Per questo, proseguì Irina, abbiamo pensato a un set che le garantirà comfort e serenità. Ciò che conta, alla meritata pensione.
La sala si fece immobile. Pensione suonava allarmante, ma la scatola era così bella, chi sospettava altro?
Su, apra! comandò Irina.
Anna Petronilla, tutta eccitata, tirò il nastro. La scatola si aprì. Dentro, in cima, un fazzoletto di lana grigia, ruvida, da nonna per le vecchiette sulle panchine del parco.
La suocera lo sollevò con delusione.
Che è pistoiese? balbettò.
Proprio così, originale! Che non le prenda un malanno alla schiena. Soffre di sciatica, no?
Proseguì con dei ciabattini giganteschi di feltro, color castagna, con le suole rinforzate per la campagna.
Questi servono per lorto? la voce ora tremava.
Essenziale! I piedi al caldo, sempre. Col tempo i capillari non aiutano più.
Oleggio sbiancava accanto alla madre. Era la prima volta pure per lui.
Ma ancora la scatola non era finita. Anna Petronilla, ormai con le mani che tremavano, pescò un misuratore di pressione di quelli vecchi, una risma di cruciverba Per la memoria dai 60 anni in su, e come spettacolare chiusura, una lente dingrandimento in corno di bue.
La lente? Perché mai? bisbigliò la suocera, vicino alle lacrime.
Ma come, signora Anna! rispose Irina a voce alta, perché tutti sentissero. Dice sempre che la vista la tradisce, che non riesce più a infilare lago. E poi ho aggiunto un libro, Larte di invecchiare con grazia e lasciar vivere i giovani. Best seller!
Un mormorio gelido scorse la sala. Qualcuno rideva sotto i baffi, altri impietriti: una replica speculare e crudele.
Tu Anna Petronilla ansimava Mi dai della vecchia decrepita? Io ho solo sessantanni, sono nel fiore della vita!
Ma su, che esagerazione! Irina spalancò gli occhi, imitando la sua suocera È affetto! Lei mi regalò il grembiule: ricordandosi e ricordandomi che una donna è schiava della cucina. Io le ho solo restituito il pensiero: tempo di prendersi cura di sé e della salute, di godersi una meritata pensione, coordinare i ferri da maglia, non gli equilibri familiari. Ogni verdura alla sua stagione, si dice a Torino, vero?
La suocera diventò paonazza e ributtò dentro i ciabattini.
Maleducata! strillò. Oleggio, vedi tua moglie cosa mi combina? Mi seppellisce viva!
Oleggio guardava ora la madre ora la moglie. Gli tornò in mente il grembiule rosa e Irina che piangeva chiusa in bagno, mentre lui le diceva: Ma dai, era solo una battuta. Tirò su il misuratore di pressione e lo rimise nella scatola.
Mamma disse Ti ricordi? Quel grembiule. Irina aveva trentacinque anni, e tu le regalasti uno straccio con scritto che era una serva. Lei ora ti restituisce la tua stessa logica. Volevi verità? Eccola. La vecchiaia non è una colpa. Umiliare gli altri sì.
Tu stai dalla sua parte?! Anna Petronilla si portò la mano al petto, questa volta forse davvero.
Sto dalla parte della giustizia borbottò Oleggio. Andiamo, Iri. È ora di andare.
Irina lo guardò piena di gratitudine. Aveva temuto il peggio. Invece lui si era alzato in piedi.
Uscirono sotto il silenzio pesante della sala. La suocera gridava dietro accennando a eredità e ingratitudini, ma la voce finiva nel rumore di Milano la sera.
In macchina, silenzio. Oleggio guidava con lo sguardo fisso.
Sei stata pesante disse fermandosi al semaforo.
Il grembiule era leggero? replicò Irina.
No. Era meschino. Solo adesso me ne rendo conto.
Scusa se non ti ho avvisato. Avresti fatto di tutto per impedirlo.
È vero. Avrei preso gli orecchini. Lei avrebbe vinto, umiliandoti. Ora forse mi diserederà.
No, piangerà alle amiche, poi ci passa. Il misuratore le servirà. Ha veramente la pressione ballerina.
Oleggio svettò in una risata improvvisa. Prima un sospiro, poi quasi piangeva dal ridere.
La lente! Iri, la lente! Per non perdere la memoria! Che faccia aveva Tremendo, ma geniale.
Irina sorrise e si poggiò a lui.
Ti amo, Oleggio. Ma nessuno mi farà più lo zerbino. Nemmeno tua mamma.
Promesso, rispose lui stringendole la mano.
Per due mesi Anna Petronilla non parlò con loro. La sorella di Oleggio telefonava spesso, assicurando che la madre era in piena depressione. Aveva gettato le ciabatte e bruciato i cruciverba. Poi, però, quando la pressione davvero si fece sentire in campagna, telefonò.
Oleggio, porta le medicine. E quellapparecchio che mi avete regalato. Qui la vicina ha rotto il suo, a me serve.
Arrivo subito, mamma, rispose lui.
Irina confezionò una borsa: medicine, frutta, il misuratore (Oleggio se lera riportato a casa dal ristorante, previdente).
Non vieni tu? chiese lui.
No, lasciamole respirare. Ho una carriera, sono ancora giovane, mica in pensione.
I rapporti rimasero freddi, lontani ma rispettosi. Niente più regali allusivi da Anna Petronilla. A Natale Irina ricevette un set di asciugamani, senza scritte. E lei regalò alla suocera una buona crema idratante: senza allusioni alle rughe. Solo crema.
Il grembiule, Irina lo tirò fuori solo mesi dopo, durante la tinteggiatura della casa con Oleggio. Se lo mise alla rovescia, così la scritta non si vedeva.
Ti dona il rosa, notò Oleggio intingendo il rullo nella vernice.
Taci, intenditore, rise Irina, sporcandogli il naso di pittura. Ora lavora, o niente ragù per te!
Era diventata la loro battuta interna, innocua, perché ormai i confini cerano, e Irina sapeva che il suo posto era dove desiderava: in poltrona da dirigente, al volante della sua auto, vicino a un marito che finalmente era diventato adulto, non più solo figlio obbediente.
Quanto ad Anna Petronilla, pare ma nessuno glielo ha mai sentito ammettere che in campagna le ciabatte di lana le abbia messe sul serio. Erano troppo comode per restare nel cassetto. Ma il suo orgoglio le impedì di confessarlo mai.
Se questa storia di giustizia e confini famigliari vi ha sorpresi, lasciate un cuoricino e iscrivetevi. Raccontatemi voi: chi è la suocera più temibile dItalia?







