NULLA È PER CASO
Matteo guidava piano la sua vecchia Fiat, scivolando fra le luci tremolanti della periferia di Bologna, verso casa. Faceva il tassista, stava al volante da più di dodici ore e la stanchezza gli dava il peso addosso come un mantello bagnato. Più che della guida, era esausto delle storie e delle stranezze dei clienti: gente di ogni tipo, voci e segreti lanciati nellabitacolo come coriandolicera chi parlava damore tra i singhiozzi, chi di tragedie domestiche, qualcuno riusciva persino a farlo ridere, altri invece gli lasciavano un magone nel petto.
Quella sera, mentre svoltava quasi sotto casa, scorse al margine della strada una ragazza con una valigia più grossa di lei che alzava il braccio come se volesse afferrare la luna. In cuor suo avrebbe voluto ignorarla, ma lasciarla lì nella notte emiliana non se la sentiva proprio. Quando lei aprì la portiera, la sua voce era sottile e tremante:
Mi darebbe un passaggio fino al paese? Per favore?
Il paese era dalla parte opposta rispetto casa sua, ci voleva quasi unora, ma gli occhi di lei gli bucavano ogni esitazione. Annui con un sospiro.
Grazie, davvero. Avevo quasi paura di chiedere, stasera. disse lei strofinandosi le mani sulle maniche lise.
Come mai ti ritrovi su una strada di notte, da sola? chiese Matteo con voce morbida.
Eh… mormorò la ragazza. Vivevo con unamica, almeno fino a oggi. Una settimana fa ho perso il lavorofacevo la cameriera in una trattoria. Il proprietario non solo mi ha licenziata, ma nemmeno mi ha pagato lultimo stipendio. Da allora ho cercato di trovare qualcosaltro senza risultati. Oggi era il giorno di pagare laffitto e la mia coinquilina mi ha detto di andarmene, che ha trovato unaltra ragazza più stabile. Dopo tre anni damicizia! Non immaginavo fosse così attaccata ai soldi…
Brutta storia annuì Matteo. E nel paese da chi vai?
Da mio fratello. Sta lì con la moglie e i bambini. Lunico posto dove andare. Però sua moglie è sempre stata… poco accogliente. Quando i nostri genitori andarono a trovarli per la nascita della nipotina, li cacciò dopo tre giorni. Da allora, manco più una cartolina. E quando sono stata lì tre anni fa, non ha mai sorriso. Mi osservava a pranzo, come se ogni mio boccone fosse una moneta che le portavo via. Alla fine mangiavo pane e acqua nella mia stanza.
E allora perché ci vuoi tornare?
Non ho altra scelta. I miei vivono in Trentino Alto Adige. Sono venuta qui per luniversità, ho sbagliato i test dingresso, sono entrata a distanza e lavoro quando capita. Ma adesso senza lavoro non posso né studiare né vivere. Gli occhi di lei si riempirono come un temporale improvviso. Mi sembra di non avere mai fortuna…
Matteo la fissava mentre lasciava librare la sua anima in parole sincere e dirette. Non le scorgeva ombre, era trasparente nei sentimenti, e bella di quella bellezza che non si stira davanti allo specchio. Lui, nei suoi giri notturni, aveva imparato a capire chi aveva il cuore buonouna ragazza così la porterei allaltare, pensò. Madre dei miei figli, magari.
Improvvisamente frenò e accostò sotto un lampione giallastro. La ragazza si irrigidì tutta e mormorò impaurita:
La prego mi sono rimasti venti euro, li do a lei, giuro che pago!
Non temere, non ti voglio far del male. Ho solo unidea da proporti. Vuoi ascoltare? Lei annuì col capo basso. Se non ti va, ti porto dove chiedi. Altro cenno.
Ecco, vivo solo. Ho una stanza libera, quella di mia mamma che non cè più. Puoi stare lì gratis, a patto che tu cucini e tenga in ordine casa. Nientaltro, davvero. Io non sono uno a cui piace approfittare degli altri, con me puoi stare tranquilla. Che dici?
Lui la vide piangere in silenzio.
Se non vuoi, non importa aggiunse Matteo.
No, sì, invece accetto! Credo di piangere perché non so… sono felice: sembra un miracolo incontrare qualcuno come lei stanotte. È proprio una fortuna incredibile, sembra un sogno bello!
Allora si va, dai. Ti va bene, nuova coinquilina? Io sono Matteo.
E io mi chiamo Gisella.
Bel nome, ha il suono del sole sorrise lui.
A casa le mostrò la stanza: era piena di fiori secchi, cuscini ricamati e tende leggere che tremavano come vele. Latmosfera profumava ancora di lavanda e ricordi.
Da quando mamma è mancata ho lasciato tutto comera. Se vuoi cambiare qualcosa, fai pure.
No, qui è perfetto. Si sente la tua mamma, aveva davvero stile.
Era professoressa di architettura alluniversità. Ti lascio sistemarti, metto a bollire il tè e i tortellini.
Se vuoi, cucino io qualcosa. Mia mamma mi ha insegnato da piccola.
Ottima idea! Ma in frigo stasera ci sono solo tortellini. Domani andiamo al mercato, compriamo tutto il necessario e mi vizierai con i tuoi piatti, vero chef Gisella?
Ricevuto, comandante! Ma almeno fammi bollire io i tortellini.
Ok, va bene così.
Stettero poi in cucina, risero e mangiarono insieme, lui che raccontava del servizio militare a La Spezia e lei che, finalmente, rideva di gusto. Matteo la guardava e sentiva nascergli nella pancia una piccola aurora: aveva fatto bene, aveva scelto bene. Ancora un mese o due, giusto il tempo di sognare un po di più, e le avrebbe chiesto di restare per sempre. Forse davvero, come diceva quella vecchia tartaruga del suo sogno, nulla nella vita capita per caso.






