Tanto tempo fa, durante un anno scolastico ormai lontano, la nostra insegnante si comportò in maniera davvero meschina.
Nella mia classe cera un ragazzo di nome Matteo. Era un tipo comune, senza nulla fuori dal normale: i voti nella media, una grande passione per i videogiochi davvero li amava tanto. Talvolta partecipava a concorsi online e addirittura si portava a casa qualche premio. Sua madre lavorava come bidella nella nostra scuola e lui, dopo le lezioni, la aiutava senza lamentarsi: portava i secchi dacqua, lavava i piatti e i pavimenti. Allinizio ridevamo di lui, ma Matteo non se ne preoccupava affatto. Col tempo, smettemmo di prenderlo in giro e lo trattammo come uno dei tanti compagni.
La nostra insegnante, la signora Francesca, era molto rispettata, ma solo da chi aveva ottimi voti. Gli altri la chiamavano, in segreto, con soprannomi poco carini e in generale non le andavano a genio. Con me e i miei amici era sempre gentile, ma con Matteo, che spesso dimenticava i compiti, latmosfera si faceva pesante e lui si sentiva a disagio.
Un giorno, durante una delle sue lezioni, la signora Francesca si dimostrò particolarmente crudele. Gli disse, davanti a tutti, che non sarebbe mai arrivato a nulla e che nella vita avrebbe fatto solo il mestiere della madre: lavare pavimenti e piatti, perché, a suo dire, non era buono per altro.
Passarono gli anni. Poi, un giorno, tornammo tutti insieme a far visita alla nostra vecchia insegnante, la signora Maria così si chiamava, anche se per alcuni resterà sempre la signora Francesca. Cerano anche altri ex compagni che lavevano invitata persino adesso che non era più la nostra professoressa. Lei sembrava sorpresa, ma il suo carattere era rimasto identico. Subito si mise a fare domande sulla vita di ciascuno, quasi volesse giudicare chi fosse riuscito e chi no. Quando toccò a Matteo, gli chiese, con tono pungente, che lavoro facesse: Immagino che tu stia ancora lavando i pavimenti da qualche parte, disse con sarcasmo. Matteo, sorridendo, rispose senza dar peso: Faccio il bidello. Lei subito replicò: Eh, come avevo sempre detto non hai combinato niente di importante.
Ma allora, con discrezione, Matteo aggiunse: In realtà ho una mia azienda, ne sono il proprietario.
La faccia della professoressa cambiò colore, evidente lo stupore. Ma le sorprese per lei non erano finite lì. Quando Maria dovette lasciare la caffetteria dove ci eravamo incontrati, Matteo chiamò il suo autista, chiedendo che la riaccompagnasse a casa a bordo di una lussuosa Alfa Romeo. Maria, seduta sul sedile posteriore, guardava fuori dal finestrino con laria contrariata e il volto teso, incapace di capacitarsi di ciò che aveva appena scoperto.






