Io lo porterò via — Mamma, guarda quella bambina! — Quale bambina? Di cosa parli, Alice? — Quella la cui mamma va sempre a trovare papà, te l’ho già detto, ti ricordi? Carina si girò verso i bambini che giocavano nella sabbiera. Il cuore le si strinse e poi sembrò precipitare… Ma non lo diede a vedere, anzi, sorrise alla figlia. — Tesoro, e allora? Papà ha tanti clienti, fa il pittore… — Sì, ma proprio quella bambina mi ha detto che presto porterà via il nostro papà! — si lamentò Alice. Carina si abbassò alla sua altezza. — Nessuno si porterà via il nostro papà! Ora vado a parlare con lei, così capisco perché ti dice queste cose. D’accordo? — D’accordo! — Me la indichi, tesoro? Alice indicò una bambina con la giacca celeste. Era più grande degli altri e sembrava sempre sola. — Ciao! — Carina si sedette vicino alla sabbiera, sorridendo alla bambina. — Come ti chiami, cara? La bambina si irrigidì, ma poi si fece coraggio. — Non sono “cara” per voi! Che volete? Chiamo la mamma! — Non preoccuparti. Voglio solo parlare con te, da grande a grande. Va bene? La bambina annuì timida. — Dolly… Mi chiamo Dolly. — Dolly? — stupita Carina. — Che nome particolare! — Tutti lo dicono… Cos’è che voleva? — Alice si è molto rattristata dopo aver parlato con te. Puoi dirmi cosa vi siete dette? Così capisco meglio. Magari è solo un malinteso… — Ma certo! — urlò la bambina all’improvviso. — Mia mamma porterà via vostro marito! Così avrò un papà, e la vostra Alice no! Vivremo tutti felici insieme, mentre voi piangerete! Chiaro?! Carina rimase spiazzata. Le urla della bambina attirarono l’attenzione di tutti. — Dolly, io… Perché dici così? — Perché vostro marito ama la mia mamma! E anche lei lo ama! Ecco! Carina perse il controllo. “Non può mentire, non avrebbe motivo… Dio mio, Tommaso… Com’è potuto succedere…” Pensieri cupi le attraversarono la mente. Si allontanò barcollando, poi si girò. — Ho capito, Dolly. Scusami se ti ho disturbato. — Allora, mamma, papà non ci lascia vero? Non se ne andrà con quella bambina cattiva? — domandò Alice, guardandola preoccupata. — Mamma, stai piangendo? Carina toccò la guancia e sentì le lacrime. — No, tesoro, è solo il vento, mi è entrato qualcosa nell’occhio… — Ma stai piangendo! — urlò Alice. — Allora papà se ne andrà! Aveva ragione, vero?! Dimmi la verità!!! Alice scoppiò a piangere e corse verso casa. Carina le corse dietro, cercando di togliersi le lacrime dal viso… *** — Odio dipingere in studio! — Tommaso, uomo di mezza età, si tolse la giacca. — A casa è diverso. Qui, nel mio atelier, mi sento pieno di energia… Carina lasciò cadere il piatto che stava lavando da minuti. Si spezzò nella vasca. — Carina, va tutto bene? Ti sei tagliata? — Tutto ok… Cercò di sorridere ma non riuscì a guardare il marito negli occhi. — Va bene… Sono solo molto stanco. Oggi ho lavorato con i bambini, sono sfinito. E domani arrivano altri clienti. — Chi? — Quella… Straniera. Quella del ritratto. — Quella con i capelli lunghi biondi e la vita perfetta? Tommaso la guardò stupito. Carina cercò di controllarsi, ma la voce la tradiva. — Da dove vuoi che sappia come ha la vita. Faccio solo il ritratto! I capelli sì, sono chiari, mi pare. Ma che cambia? Paga bene, non fa troppe domande, sta sulle sue… pare depressa. — Depressa? — sussurrò Carina. — Sì, sembra giù. Una volta si è fermata a prendere delle medicine strane… Ho cercato su internet, sono solo su ricetta. — E dici che non sai niente di lei. — Solo curiosità, niente di che. Tommaso la abbracciò da dietro e sussurrò: — Non essere triste se passiamo poco tempo insieme… Finisco il quadro e andiamo in vacanza. — Lo prometti? — chiese Carina, stretta dal suo abbraccio. — Certo, mia piccola Carina. La mia ragazza testarda e gelosa che amo tanto, — rispose Tommaso stringendola ancora di più… Il giorno dopo Carina restò a casa, decisa almeno a vedere la donna che “lavora” con Tommaso. Quando suonò il campanello, il cuore le balzò in gola. “Ma quanto sono nervosa… È passato tanto tempo, devo calmarmi”, pensò aprendo la porta. — Buongiorno! Sono Carina, la moglie di Tommaso. Accomodatevi! La cliente salutò con un cenno e varcò la soglia. Stava per chiudere, quando vide dietro di lei una bambina. La stessa della sabbiera. — Starà buonissima. Non darà fastidio a nessuno. Vero, Dolly? — disse la donna. Dolly annuì senza guardarla. La donna tolse il cappotto e andò verso l’atelier di Tommaso. “Si comporta come la padrona!”, pensò Carina, cercando di scacciare quella sensazione. — Allora, Dolly, ci vogliamo conoscere di nuovo? Hai fame? Vieni, ti preparo qualcosa di caldo. La bambina si sedette sulla scarpiera e fissò il pavimento. — Fa caldo qui, dai su… Vuoi che ti aiuti? Nessuna risposta. Carina si abbassò, le mise una mano sulla spalla. — Dolly… cos’hai? Ti senti bene? Ancora silenzio, ma guardandola negli occhi vide le lacrime. Il viso rigato. — Mi perdoni… — sussurrò Dolly. — Vi ho mentito. — Dolly, tesoro… — il cuore di Carina si strinse. — Che vuoi dire? — Nessuno vuole portar via vostro marito. Ecco… Volevo solo avere anch’io un papà… Dolly scoppiò a piangere, in preda alla disperazione. — La mia mamma è sempre malata. Mi ha chiamata così per la sua malattia. Odio questo nome! Dolores. Tristezza, dolore… Non ride mai! E Tommaso, lui mi faceva giocare, mi dava i colori… Ho visto come gioca con Alice al parco! E io… Io sono sempre sola. Sempre! Carina restò senza parole. “Povera bimba… Se si è aperta così con me, ora si sente più sicura… Solo qui, con noi. Ma cosa succede a questo mondo?” pensò stringendo la piccola Dolores tra le braccia.

Lo prendo io

Mamma, guarda quella bambina!
Quale bambina? Di cosa parli, Miriana?
Quella lì, la cui mamma va sempre a trovare papà. Te lho detto, ricordi?

Serena gira lo sguardo verso i bambini che giocano nella sabbiera. Sente un nodo allo stomaco, che poi le cade giù come un macigno Ma si impone di non dare nellocchio, anzi sorride alla figlia.

Tesoro, e allora? Papà ha tanti clienti, lui è un pittore

Sì, ma quella bambina mi ha detto che presto si porterà via il nostro papà! Miriana comincia a lamentarsi con voce tremante.

Serena si abbassa sulle ginocchia per guardare negli occhi la sua bimba.

Nessuno ci porterà via il nostro papà! Vuoi che vada a parlare con lei? Così scopriamo perché ti dice certe cose che ti fanno stare male. Va bene?

Va bene!

Me la indichi? Così so chi è.

Miriana indica una bambina con un giubbotto celeste. Tra tutti i bambini sembra la più grande e sta un po a distanza dagli altri.

Ciao! Serena si siede sul bordo della sabbiera, rivolgendo un sorriso gentile alla bambina. Come ti chiami, cara?

La bambina resta interdetta per un attimo, poi si irrigidisce e assume unespressione scontrosa.

Non sono cara per voi! Cosa volete? Chiamo subito la mamma!

Tranquilla, non ti preoccupare. Vorrei solo parlare un attimo con te, come fanno le persone grandi, solo noi due. Capisci?

La bambina si lascia convincere, abbassa lo sguardo e annuisce.

Mi chiamo Dolores mormora.

Dolores? si sorprende Serena. Che nome particolare!

Me lo dicono tutti Cosa volete sapere?

Miriana si rattrista dopo aver parlato con te. Vuoi dirmi cosa vi dite? Magari si è solo fraintesa, oppure hai detto qualcosa che lha fatta sentire male

Ma sì! la bambina allimprovviso urla. Presto la mia mamma si prenderà vostro papà! Così io avrò un papà e la vostra Miriana no! Saremo tutti felici insieme e tu piangerai da sola, hai capito?!

Serena resta senza parole. Le altre mamme, sentendo le urla, si voltano tutte verso lei e la guardano incredule.

Dolores, perché dici così?

Perché tuo marito ama la mia mamma! E anche lei lo ama!

Serena si sente mancare, come se qualcuno le avesse tolto il fiato. “Non ha motivo di mentire Oh Dio, Giulio Comè possibile che non me ne sia accorta?”, pensa confusa e sconvolta. Si alza dalla sabbiera e si allontana in fretta, ma poi si ferma.

Ho capito, Dolores. Scusami se ti ho disturbata.

Mamma, allora il nostro papà resterà con noi? Quella bambina non ce lo porterà via, vero? chiede Miriana guardando Serena, che ha il volto inquieto. Mamma, hai gli occhi lucidi

Serena si tocca la guancia col dorso della mano e si rende conto, sorpresa, che è bagnata.

No, amore Mi è entrato qualcosa nellocchio, sarà il vento.

Stai piangendo! Miriana scoppia a urlare. Allora papà se ne andrà davvero? Aveva ragione quella bambina? Mamma, è vero?! Dimmi la verità!

In lacrime, Miriana corre verso il portone del palazzo. Serena la segue di corsa, cercando di togliersi dal viso la colata di mascara e le tracce di pianto

***

Odio dipingere in studio! esclama un uomo di mezza età, togliendosi la giacca e appendendola. A casa è tutta unaltra cosa. Nella mia bottega sento proprio lenergia che scorre

Serena lascia cadere il piatto che stava strofinando già da qualche minuto. Si spacca fragorosamente nel lavandino.

Tutto bene, Serena? Sei ferita? chiede il marito, preoccupato.

Nessun problema

Cerca di sorridere, ma non riesce a sostenere lo sguardo di Giulio.

Va bene Perdonami, sono stanchissimo. Ho lavorato coi bambini tutto il giorno, ero sfinito, lo sai. E domani ho altri clienti.

Chi?

Quella, quella che viene da fuori. Le sto facendo un ritratto classico.

Quella con i capelli lunghi e biondi, fisico perfetto?

Giulio la guarda stupito. Serena cerca di stare calma, ma il tono di voce la tradisce.

Da dove vuoi che lo sappia che vita fa. Le sto facendo un ritratto! Sì, mi pare che abbia i capelli chiari Ma che importa, chiari o scuri? Mi paga bene, non dà problemi, non stressa. È passiva, quasi apatica

Passiva sussurra Serena.

Sì, penso sia depressa. Un giorno mi ha chiesto di fermarmi per prendere delle pastiglie. Ho cercato il nome su internet, sono farmaci da ricetta

Però dici che non sai nulla di lei.

Era solo curiosità. Nientaltro.

Giulio si avvicina e la abbraccia alle spalle, sussurrando:

Non essere triste se ora passiamo meno tempo insieme Appena finisco questo ritratto, andiamo in vacanza.

Lo prometti? chiede Serena smarrita, lasciandosi abbracciare più forte.

Certo, piccola Serena mia. Sei la mia testarda e gelosona, ma quanto ti amo risponde Giulio stringendola ancora di più.

La mattina dopo, Serena decide di restare a casa, almeno per vedere chi sia questa donna che Giulio deve ritrarre. Quando suonano al citofono, il cuore le batte fortissimo. Come sono agitata Da quanto non mi succedeva? Su, devo darmi una calmata, pensa andando ad aprire la porta.

Buongiorno! Io sono Serena, la moglie di Giulio. Accomodatevi!

La cliente annuisce entrando. Serena sta per chiudere quando, dietro di lei, vede spuntare una bambina. Proprio quella della sabbiera di ieri.

Starà assolutamente tranquilla, non darà fastidio a nessuno dice la madre, levandosi la giacca. Vero, Dolores?

La bambina annuisce, senza nemmeno guardare la mamma.
La donna passa davanti a Serena e va verso la bottega di Giulio. Sembra lei la padrona di casa!, pensa Serena, scuotendo la testa.

Allora, Dolores, facciamo conoscenza? Hai fame? Togliti la giacca, metto su lacqua per una tisana.

Ma la bimba si siede silenziosa sulla scarpiera, guardando il pavimento.

Fa caldo, vuoi togliere la giacca? cerca Serena, gentile. Vuoi una mano?

Dolores non risponde. Serena si imbarazza un po, ma non lo mostra. Si abbassa accanto a lei, e le poggia delicatamente una mano sulla spalla.

Va tutto bene? Ti è successo qualcosa, Dolores?

La risposta è il silenzio. Ma poi, guardandola negli occhi, Serena vede che le sue guance sono già bagnate da un fiume di lacrime.

Mi dispiace mormora la bambina. Vi ho mentito.

Dolores, tesoro Di cosa parli?

Nessuno vuole portarsi via il vostro papà È che Avrei tanto voluto anchio un papà

Dolores comincia a piangere forte, il viso stravolto.

La mia mamma sta sempre male. Sempre. Mi ha dato questo nome per via della sua malattia. Odio chiamarmi così! Dolores: tristezza, dolore Non è mai felice! Ma il signor Giulio mi ha sempre offerto qualcosa da mangiare, mi faceva vedere i colori E io lo vedevo spesso giocare con Miriana in cortile! E io, io sono sempre da sola. Sempre!

Serena la stringe forte, commossa. Povera bambina Se si apre così con me, vuol dire che qui si sente al sicuro. Solo con noi. Signore, comè difficile il mondo per questi piccoli pensa, abbracciando Dolores con affetto.

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Io lo porterò via — Mamma, guarda quella bambina! — Quale bambina? Di cosa parli, Alice? — Quella la cui mamma va sempre a trovare papà, te l’ho già detto, ti ricordi? Carina si girò verso i bambini che giocavano nella sabbiera. Il cuore le si strinse e poi sembrò precipitare… Ma non lo diede a vedere, anzi, sorrise alla figlia. — Tesoro, e allora? Papà ha tanti clienti, fa il pittore… — Sì, ma proprio quella bambina mi ha detto che presto porterà via il nostro papà! — si lamentò Alice. Carina si abbassò alla sua altezza. — Nessuno si porterà via il nostro papà! Ora vado a parlare con lei, così capisco perché ti dice queste cose. D’accordo? — D’accordo! — Me la indichi, tesoro? Alice indicò una bambina con la giacca celeste. Era più grande degli altri e sembrava sempre sola. — Ciao! — Carina si sedette vicino alla sabbiera, sorridendo alla bambina. — Come ti chiami, cara? La bambina si irrigidì, ma poi si fece coraggio. — Non sono “cara” per voi! Che volete? Chiamo la mamma! — Non preoccuparti. Voglio solo parlare con te, da grande a grande. Va bene? La bambina annuì timida. — Dolly… Mi chiamo Dolly. — Dolly? — stupita Carina. — Che nome particolare! — Tutti lo dicono… Cos’è che voleva? — Alice si è molto rattristata dopo aver parlato con te. Puoi dirmi cosa vi siete dette? Così capisco meglio. Magari è solo un malinteso… — Ma certo! — urlò la bambina all’improvviso. — Mia mamma porterà via vostro marito! Così avrò un papà, e la vostra Alice no! Vivremo tutti felici insieme, mentre voi piangerete! Chiaro?! Carina rimase spiazzata. Le urla della bambina attirarono l’attenzione di tutti. — Dolly, io… Perché dici così? — Perché vostro marito ama la mia mamma! E anche lei lo ama! Ecco! Carina perse il controllo. “Non può mentire, non avrebbe motivo… Dio mio, Tommaso… Com’è potuto succedere…” Pensieri cupi le attraversarono la mente. Si allontanò barcollando, poi si girò. — Ho capito, Dolly. Scusami se ti ho disturbato. — Allora, mamma, papà non ci lascia vero? Non se ne andrà con quella bambina cattiva? — domandò Alice, guardandola preoccupata. — Mamma, stai piangendo? Carina toccò la guancia e sentì le lacrime. — No, tesoro, è solo il vento, mi è entrato qualcosa nell’occhio… — Ma stai piangendo! — urlò Alice. — Allora papà se ne andrà! Aveva ragione, vero?! Dimmi la verità!!! Alice scoppiò a piangere e corse verso casa. Carina le corse dietro, cercando di togliersi le lacrime dal viso… *** — Odio dipingere in studio! — Tommaso, uomo di mezza età, si tolse la giacca. — A casa è diverso. Qui, nel mio atelier, mi sento pieno di energia… Carina lasciò cadere il piatto che stava lavando da minuti. Si spezzò nella vasca. — Carina, va tutto bene? Ti sei tagliata? — Tutto ok… Cercò di sorridere ma non riuscì a guardare il marito negli occhi. — Va bene… Sono solo molto stanco. Oggi ho lavorato con i bambini, sono sfinito. E domani arrivano altri clienti. — Chi? — Quella… Straniera. Quella del ritratto. — Quella con i capelli lunghi biondi e la vita perfetta? Tommaso la guardò stupito. Carina cercò di controllarsi, ma la voce la tradiva. — Da dove vuoi che sappia come ha la vita. Faccio solo il ritratto! I capelli sì, sono chiari, mi pare. Ma che cambia? Paga bene, non fa troppe domande, sta sulle sue… pare depressa. — Depressa? — sussurrò Carina. — Sì, sembra giù. Una volta si è fermata a prendere delle medicine strane… Ho cercato su internet, sono solo su ricetta. — E dici che non sai niente di lei. — Solo curiosità, niente di che. Tommaso la abbracciò da dietro e sussurrò: — Non essere triste se passiamo poco tempo insieme… Finisco il quadro e andiamo in vacanza. — Lo prometti? — chiese Carina, stretta dal suo abbraccio. — Certo, mia piccola Carina. La mia ragazza testarda e gelosa che amo tanto, — rispose Tommaso stringendola ancora di più… Il giorno dopo Carina restò a casa, decisa almeno a vedere la donna che “lavora” con Tommaso. Quando suonò il campanello, il cuore le balzò in gola. “Ma quanto sono nervosa… È passato tanto tempo, devo calmarmi”, pensò aprendo la porta. — Buongiorno! Sono Carina, la moglie di Tommaso. Accomodatevi! La cliente salutò con un cenno e varcò la soglia. Stava per chiudere, quando vide dietro di lei una bambina. La stessa della sabbiera. — Starà buonissima. Non darà fastidio a nessuno. Vero, Dolly? — disse la donna. Dolly annuì senza guardarla. La donna tolse il cappotto e andò verso l’atelier di Tommaso. “Si comporta come la padrona!”, pensò Carina, cercando di scacciare quella sensazione. — Allora, Dolly, ci vogliamo conoscere di nuovo? Hai fame? Vieni, ti preparo qualcosa di caldo. La bambina si sedette sulla scarpiera e fissò il pavimento. — Fa caldo qui, dai su… Vuoi che ti aiuti? Nessuna risposta. Carina si abbassò, le mise una mano sulla spalla. — Dolly… cos’hai? Ti senti bene? Ancora silenzio, ma guardandola negli occhi vide le lacrime. Il viso rigato. — Mi perdoni… — sussurrò Dolly. — Vi ho mentito. — Dolly, tesoro… — il cuore di Carina si strinse. — Che vuoi dire? — Nessuno vuole portar via vostro marito. Ecco… Volevo solo avere anch’io un papà… Dolly scoppiò a piangere, in preda alla disperazione. — La mia mamma è sempre malata. Mi ha chiamata così per la sua malattia. Odio questo nome! Dolores. Tristezza, dolore… Non ride mai! E Tommaso, lui mi faceva giocare, mi dava i colori… Ho visto come gioca con Alice al parco! E io… Io sono sempre sola. Sempre! Carina restò senza parole. “Povera bimba… Se si è aperta così con me, ora si sente più sicura… Solo qui, con noi. Ma cosa succede a questo mondo?” pensò stringendo la piccola Dolores tra le braccia.
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