I barattoli di marmellata della mamma: la causa di uno scandalo

Che vuoi dire con lho buttata? Sei impazzita? Era marmellata di lamponi! Nina Petroni agitò le braccia così forte che quasi le fece cadere gli occhiali appesi al filo.

Mamma, quei barattoli erano in dispensa da cinque anni! Cinque anni! Loredana, stremata, si accarezzò i capelli. Ora tutto è ammuffito, lo capisci?

Nulla è ammuffito! Controllo sempre le mie conserve. Quella era una marmellata doro fatta con i lamponi che raccoglievamo nella campagna di Valentina, a pochi chilometri da Siena. Ora una marmellata così non la trovi nemmeno nei mercati più raffinati!

Vincenzo, marito di Loredana, sospirò piano e cercò di allontanarsi silenzioso dalla cucina. Le liti tra suocera e nuora erano una costante da quando Nina Petroni si era trasferita da loro dopo la scomparsa del marito. Ma non era così semplice.

Dove credi di andare? Nina Petroni rivolse immediatamente lo sguardo al genero. Pensi che non ti riguardi? E chi ha riorganizzato gli scaffali della dispensa lo scorso mese? Chi ha detto che vecchie cose vanno buttate?

Vincenzo rimase immobile nella soglia, come un ragazzino beffardo sorpreso. Aveva davvero proposto di riordinare la dispensa, dove si erano accumulate decine di barattoli di marmellata, sottaceti e conserve, ma non si aspettava che quel riordino si trasformasse in una vera scenata familiare.

Nina Petroni, volevo solo mettere un po di ordine. Alcuni barattoli hanno cambiato colore tentò di difendersi Vincenzo.

Cambiato colore? la suocera socchiuse gli occhi, annuncio di guai. E tu credi di essere un esperto di conserve? Io ho quarantanni di esperienza! Quarantanni! Quando tua moglie era ancora piccola e andava a piedi sotto il tavolo, già sapevo tutti i segreti della cantina!

Loredana alzò gli occhi al cielo. Quellargomento laveva sentito mille volte, come le storie sulla scarsità di cibo negli anni 70, quando le conserve salvavano le famiglie.

Mamma, calmati. Ho buttato solo quello che era visibilmente andato a male. Il resto è ancora lì provò a dire Loredana, cercando di mantenere la calma, mentre dentro di sé tutto bolliva.

E chi ti ha dato il diritto di decidere cosa è marcio e cosa no? Nina Petroni infilò le mani nei fianchi. Questi sono i miei barattoli! Li ho io sigillati!

Nella nostra casa! Nella nostra cucina! E li abbiamo conservati nella nostra dispensa! non reggeva più Loredana.

Regnò un silenzio pesante. Il gatto Gino, accoccolato sul davanzale, aprì un occhio, osservò la scena e decise di spostarsi in un luogo più tranquillo.

Allora, la voce di Nina Petroni diventò stranamente sommessa. Se è la vostra casa e la vostra dispensa, forse non ho più niente da fare qui.

Si diresse verso la sua camera. Dopo un minuto si udirono i tirarifiati dei cassetti segno inequivocabile che Nina Petroni stava impacchettando le sue cose.

Loredana crollò sulla sedia, coprendosi il volto con le mani.

Eccoci di nuovo, sussurrò. Ora dovrà andare a trovare la sorella a Bergamo. È la terza volta questo mese.

Vincenzo si avvicinò a Loredana e le pose una mano sulla spalla:

Forse questa volta andrà davvero? la sua voce tradiva più speranza che certezza.

La conosci, sospirò Loredana. Si mette a fare le valigie, poi ricomincia a lamentarsi dei trasporti, poi dice che la casa di Lucia è troppo piccola E alla fine, tutto si dimentica fino alla prossima scenata.

Nella stanza di Nina Petroni qualcosa cadde rumorosamente a terra, seguito da una tirata di linguaggio contro i figli non riconoscenti che non apprezzano le cure della madre.

Credo che questa volta sia più serio, osservò Vincenzo. È la sua riserva strategica, lo sai come trema a parlare delle sue conserve.

Loredana sospirò ancora più pesante. Per la madre la marmellata era più di una dolcezza per il tè: era orgoglio, era modo di prendersi cura, era un legame col passato. Ogni barattolo portava una storia: quello delle bacche raccolte in una gita a Firenze, gli altri delle mele bianche di Val dOrcia del giardino di una vecchia amica.

Vado a parlarle, decise Loredana, alzandosi dal tavolo.

Entrata nella camera della madre, trovò una valigia spalancata sul letto e Nina Petroni che ordinava meticolosamente gli oggetti.

Mamma, basta. Parliamo con calma, iniziò Loredana.

Di cosa parlare? È tutto chiaro. Sono io a intralciare. La mia marmellata occupa troppo spazio nella vostra preziosa dispensa, insistette la suocera, sottolineando vostra con enfasi.

Nessuno ha detto che sei di intralcio. È solo che alcuni barattoli sono rimasti lì così a lungo da non essere più commestibili.

È la tua opinione! scoppiò la madre. Lanno scorso ho aperto una marmellata di dieci anni e… era ancora perfetta! Sai quanti additivi ci sono nelle marmellate industriali? La mia è tutta naturale, ecologica!

Loredana si sedette sul bordo del letto, cercando le parole che non innescassero un nuovo scontro.

Mamma, capisco che per te questi barattoli non sono solo cibo. Ma il nostro spazio è davvero limitato e alcune conserve non si mangiano da anni.

Non li mangiano perché non capiscono il loro valore! ribatté Nina Petroni. Siete abituati ai dolci confezionati con conservanti. Se succede qualcosa, saranno le conserve casalinghe a salvarci!

Che cosa succederà, mamma? Una guerra? Unalluvione? non poté trattenersi Loredana.

Ridi, ridi, scosse la testa Nina Petroni. Ma ricordo gli anni 90, quando solo grazie alle mie conserve sopravvivemmo. Ti ricordi la marmellata di ciliegie a Capodanno, quando i negozi avevano solo marmellate in scatola?

Loredana ricordò. Ricordò quella barattola e anche come la mamma aveva scambiato lultima conserva di cetrioli per dei quaderni scolastici. Ma i tempi erano cambiati.

Mamma, ora la vita è diversa. I prodotti ci sono tutto lanno. Non serve fare scorte enormi.

È proprio per questo che non apprezzate il lavoro! sbottò Nina Petroni, chiudendo la valigia con forza. Sto in cucina tutta lestate a cuocere, a sigillare, e voi… buttate tutto!

Le lacrime le rigavano gli occhi, e Loredana sentì un pizzico di colpa. Per la madre ogni barattolo era un piccolo gesto damore.

Non ho buttato tutto, mamma. Solo ciò che non si poteva più mangiare disse dolcemente. Ti mostro cosa è rimasto?

Nina Petroni esitò, ma la curiosità ebbe la meglio. Seguì la figlia in cucina e poi in dispensa.

Ecco, guarda indicò Loredana gli scaffali. Qui cè tutta la tua marmellata ancora buona. E queste sono le barattole che volevo aprire.

Tirò fuori qualche vasetto di marmellata dalbicocca dorata.

Te ne ricordi? Lho fatta tre anni fa, Dario la adora.

Dario, il figlio quattordicenne, di solito evitava le sperimentazioni culinarie della nonna, preferendo il fastfood. Ma la marmellata dalbicocca di Nina era uneccezione: la mangiava a cucchiaiate.

Nina Petroni osservò i barattoli, contandoli e borbottando tra sé.

E dove è quella di lamponi? Ricordo ben sei vasetti, ne dovrebbero restarne tre. E manca anche quella di mirtilli!

Loredana sussultò interiormente. In verità ne aveva buttati alcuni, per timore di far arrabbiare la madre. Alcuni avevano insetti, altri mostravano muffa ai bordi.

I lamponi li abbiamo finiti mentì, sperando che la madre non insistesse.

Tutti e tre? In una settimana? chiese Nina, dubbiosa.

In quel momento comparve Dario, svegliato dal trambusto.

Che casino fate? chiese, grattandosi la testa disordinata.

La nonna vuole sapere dove è finita la marmellata di lamponi rispose Loredana, lanciandogli uno sguardo tagliente.

Dario valutò la situazione e, nonostante le tensioni adolescenziali, mostrò unimmediata solidarietà familiare.

Ah, i lamponi iniziò. Li ho mangiati con gli amici, stavamo studiando per lesame di fisica e la marmellata era irresistibile, nonna!

Nina Petroni si raddrizzò subito. I giovani di oggi sembravano apprezzare le sue creazioni.

Davvero? la guardò con sospetto, ma negli occhi del nipote colse sincerità. Bene, lanno prossimo ne preparo di più.

Certo, mamma confermò Loredana. Solo forse non così tanto? Il posto nella dispensa è già stretto.

Il posto è stretto, brontò Nina, ma senza più il fuoco di prima. E i mirtilli?

Io Loredana balbettò, incapace di inventare una scusa plausibile.

Stavo preparando la cena e ho accidentalmente rotto il barattolo, intervenne Dario. Lho pulito, ma ho dimenticato di dirti. Scusa, nonna.

Nina Petroni scosse la testa, ma la tensione si allentò; il nipote era il suo punto debole.

Ah, i giovani sempre goffi, commentò senza rabbia.

Riprese a mettere in valigia le sue cose. Loredana gli sorrise, ringraziandolo:

Grazie, mi hai salvata.

Di niente, rispose Dario. La prossima volta, prima di buttare le conserve, controlla se la nonna le vuole ancora. Magari le trovi nella casa della zia Lucia.

Vincenzo, osservando la scena dal corridoio, scoppiò in una risata sommessa.

Il giorno dopo, Loredana entrò in cucina e trovò sul tavolo una fila di barattoli che aveva buttato. Accanto cera Nina, con un sorriso trionfante.

Buongiorno salutò allegramente. Guardate cosa ho ritrovato!

Dove? chiese Loredana, sbalordita, guardando quei barattoli che ricordava di aver gettato nella spazzatura del palazzo.

Nella pattumiera, ovviamente! Mi sono alzata presto e ho controllato. È tutto a posto! Nina picchiettò il barattolo di lamponi. Niente è andato a male, è perfetto.

Aprì il vasetto e un odore di marmellata fermentata, con una leggera patina bianca, si diffuse nella cucina.

Mamma, è marcio, disse Loredana con voce tranquilla, cercando di non inalare quel profumo.

Non è marcio! È la cristallizzazione naturale dello zucchero, una tecnica antica per far durare più a lungo, replicò Nina. Un tempo lo facevamo così per conservare.

Loredana capì che la discussione non avrebbe avuto fine.

Va bene, mamma. Lascia i barattoli, vedrò cosa posso fare, disse, pensando di buttarli quando la nonna fosse fuori per il suo caffè con le vicine.

Ma Nina sembrò leggere il pensiero:

Li sistemerò io. Farò una composta.

Una composta? Con una marmellata vecchia? sbuffò Loredana.

Che cè di male? La diluisco in acqua, la faccio bollire. Verrà una buona composta! Nina già cercava una grande pentola.

Loredana improvvisamente cercò una soluzione di salvataggio. Ingerire quel contenuto era rischioso, ma convincere la madre sembrava impossibile.

Sai, mamma, potrei comprare frutti freschi e facciamo insieme una nuova marmellata, come una volta? Ti ricordi?

Nina rimase immobile, la pentola in mano.

Insieme? chiese dubbiosa. Tu non hai mai tempo per le conserve.

Per unoccasione speciale troverò il tempo, sorrise Loredana. Ti ricordi quando mi insegnavi a setacciare le bacche? Ricordo ancora come si prepara il barattolo, quanta zucchero mettere

Gli occhi di Nina si accesero.

Certo che lo ricordo! Sei sempre stata una brava allieva, disse fiera. Solo che le giovani di oggi preferiscono le confezioni del supermercato.

Allora dimostriamo che il faidate è migliore, afferrò Loredana, felice che il discorso si spostasse dalle barattole marce al futuro.

Dario? rise Nina. Lui è sempre col computer.

No, è vero! Ieri ha detto che vuole imparare a cucinare qualcosa di vero, non solo noodle istantanei.

Era una bugia, ma Loredana era disposta a tutto per mantenere la pace.

Allora, se proprio insisti rifletté Nina. Al mercato domani sarà bella la fragola. Andrea, il fruttivendolo, mi ha detto che ha una fornitura di fragole dolcissime.

Perfetto! Andiamo dopo pranzo? propose Loredana.

Andiamo, confermò Nina, poi aggiunse: E questi indicò i barattoli recuperati, forse è meglio non usarli. Ieri Tamara mi ha chiamato, sua nipote si è sentita male per una marmellata di tre anni.

Loredana trattenne un sospiro di sollievo.

Sì, meglio non rischiare, approvò. La sicurezza prima di tutto.

Nina rimise i barattoli in una busta.

Li butto io. Altrimenti penserai che li ho tolti per capriccio.

Non è così, mamma, sorrise Loredana. So che ti prendi cura di noi.

Dopo pranzo, andarono al mercato e comprarono quattro chili di fragole scelte. Tornati a casa, Nina, con entusiasmo, cominciò a dirigere la preparazione. Con sua sorpresa, Dario, saputo dellacquisto, si offrì di aiutare, anche se la sua partecipazione consisteva soprattutto nel leccarsi le dita prima che le fragole entrassero nella pentola.

No, no, no! strappò il barattolo a Dario. Prima il lavoro, poi il premio! E le fragole vanno lavate!

Dai, nonna, un po di sporco fa bene al sistema immunitario, scherzò Dario,Alla fine, tutti gustarono la fresca marmellata di fragole, mentre Nina brindava al fatto che, finalmente, la sua cucina era tornata a profumare di famiglia.

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I barattoli di marmellata della mamma: la causa di uno scandalo
Tornerà di nuovo dall’amante. Racconto Grazie di cuore per il vostro sostegno, i like, l’interesse e i commenti ai miei racconti, grazie per le iscrizioni e un ENORME grazie da parte mia e dei miei cinque gatti per ogni vostra donazione. Se vi è piaciuto il racconto, condividetelo sui social: anche questo fa piacere all’autrice! – Su richiesta della madre, Antonio alla fine ha lasciato Lilia; anche lui non riusciva proprio a capire il suo stile di vita. Poi la madre ha insistito, ha sottolineato i punti critici e portato prove che Lilia non era una ragazza perbene, di quelle con cui costruire una famiglia. Antonio sentiva che la loro relazione era fragile. Lilia era sempre in giro per lavoro: oggi in un bar, domani a un ristorante, matrimoni, anniversari, funerali, feste per bambini. Faceva l’animatrice, ma la mamma di Antonio, venuta a sapere di questa professione, ne è rimasta indignata: – Tu sei un ragazzo a posto, vendi divani e materassi. Esci la mattina per il lavoro, torni la sera, come si deve. Invece quella Lilia tua la mattina dorme fino a tardi, la sera nemmeno ti accoglie a casa perché torna solo a mezzanotte. Profumerà sempre di fumo, alcol e di altri uomini: ti va davvero bene così? Guarda come sorride: si vede che non è una ragazza seria! La madre l’aveva vista una sola volta, eppure si era già fatta un’idea. Antonio si è lasciato convincere: anche lui soffriva e si sentiva geloso quando lei si preparava per andare al lavoro nei locali, cosa che trovava inopportuna. Il giudizio della madre ha consolidato i suoi dubbi: brontolona sì, ma non sbaglia mai. Dopo un anno Antonio si è sposato con Nadia, una bibliotecaria. Alla madre è piaciuta subito: timida, modesta e premurosa. – Ecco la vera moglie! Guarda com’è discreta: non si trucca per andare al lavoro, si veste in modo decoroso, niente scollature, le gonne mai sopra il ginocchio. La sera corre a casa e ti guarda dritto negli occhi… – borbottava la madre quando Antonio la presentò a Nadietta, – Un vero tesoro: ora sì che sono contenta della tua scelta, Antonino… Antonio aveva una mamma fantastica, la vita però non era stata clemente con lei. Non era mai stata bella, lavorava all’ufficio postale. Sognava una famiglia e un figlio, ma a trentacinque anni aveva capito che difficilmente si sarebbe mai sposata. Decise comunque di avere un bambino, anche se lo riteneva molto imbarazzante. Così nacque Antonio, che sua madre chiamò come il padre. All’inizio i nonni l’avrebbero aiutata, ma quando sono mancati lei e Antonio sono rimasti soli… Antonio adorava la madre e la sosteneva in tutto. Non era un genio a scuola, ma si impegnava. Finita la scuola professionale, cominciò a lavorare in un negozio di mobili come consulente alle vendite. Sua madre era fierissima di lui: lavorava in giacca e guadagnava bene. E ora aveva anche trovato una brava ragazza, Nadia. Avrebbero finalmente vissuto felici, sarebbero arrivati figli e nipoti: il sogno di Inna Antonovna… Il matrimonio si era tenuto in casa: non hanno parenti, solo un collega Antonio, Nicola, e un amico di scuola, Tullio. Nadia aveva i genitori e due colleghe della biblioteca, d’altronde le amiche non servivano, ora che aveva una famiglia… Finalmente la madre aveva sistemato il figlio, grazie a Dio, con una ragazza perbene… Ora Nadia accoglieva Antonio con una cena calda. Cucinava però in modo molto semplice e insipido, per via del padre che soffriva di gastrite. In generale era lenta, silenziosa, non rideva quasi mai, sempre a leggere libri. Disprezzava la televisione, così la suocera non si azzardava più a guardare le sue serie preferite a volume alto. Niente più fritti o piatti piccanti che Antonio amava: per Nadia erano tutti cibi dannosi. La casa era sempre silenziosa e monotona, e Antonio si era fatto spento e triste… Dopo sei mesi una sera Antonio fece tardi al lavoro, poi spense il telefono e non tornò a dormire. Nadia pianse tutta la notte, chiese un permesso dal lavoro, mise via le sue cose e tornò dai genitori, dicendo amaramente a Inna Antonovna, – Credevo che vostro figlio fosse una persona onesta. Mi ha tradita… Nadia, così mite e arrendevole, era in realtà ostinata e di principio come l’acciaio. Antonio non la trattenne, chiese solo scusa per avere deluso le sue aspettative. – Dove sei stato? Dimmelo! – lo interrogò Inna Antonovna, finché Antonio cedette. – Mamma, è successo che Lilia è venuta in negozio a comprare un divano: non sapeva che lavorassi proprio lì. – Non lo sapeva? Quella furba lo ha fatto apposta per riprendersi! – si indignò Inna Antonovna. – Mamma, non è come pensi… Ho solo voluto riaccompagnarla e chiarire, ma lei mi ha mandato via! – ribatté Antonio. – Ovvio, mandarti via è la solita tattica! Non la rivedere, Antonio, quella ti rovina la vita! – gli occhi di Inna Antonovna erano terrorizzati, temeva davvero che suo figlio tornasse con quella avventuriera… – Mamma, tu non sai, è una storia complicata… – provò ancora Antonio, ma lei lo interruppe: – Basta, mi hai già fatto innervosire abbastanza… Dopo tutte queste storie, il divorzio da Nadia lasciò Antonio ancora più abbattuto. Quando finalmente trovò una nuova ragazza, Inna Antonovna quasi tirò un sospiro di sollievo: forse ci saranno nipoti dopo tutto! Alina, da poco, lavorava come consulente con Antonio nello stesso negozio di mobili. – Mamma, abbiamo deciso di non sposarci subito, meglio convivere e vedere se funziona – annunciò Antonio a sua madre, che non gradì la cosa. Peggio ancora quando si accorse che Alina era pigra e disordinata, e addirittura la licenziarono per scortesia con i clienti. Alina passava le giornate sul divano col cellulare e il caffè, fingendo di cercar lavoro. Com’è che a suo figlio capitano sempre le ragazze sbagliate? Vederla ogni giorno irritava Inna Antonovna. Quando poi Alina disse che presto avrebbe sposato Antonio, la futura suocera sbottò: – Non sposarlo, tanto lui torna sempre da “quella”. Ha già una donna e pure un figlio da Antonio, continua a scappare da loro, dà i soldi per il bambino e ci tornerà sempre, loro si lasciano e si riprendono di continuo, capito? Ma Alina se la rideva, convinta che la vecchia dicesse così per dispetto, che Antonio amasse solo lei e le permettesse di non lavorare… Inna Antonovna guardò con compassione la terza “fidanzata” del figlio, capì che era inutile parlare, e lasciò perdere: – Vivete finché vi pare, mi siete venuti a noia con tutte queste storie. Poi, di nascosto, andò da Lilia, decisa a scoprire la verità: perché suo figlio continuava a pensare a lei e portava a casa solo chiunque… Non sapendo il numero dell’appartamento di Lilia, ebbe fortuna: arrivata sotto casa vide Lilia uscire tenendo per mano un bimbo piccolo. Inna Antonovna lo guardò e rimase senza fiato. Com’è possibile, è ancora peggio di quanto immaginava… aveva proprio indovinato, anche se ne aveva solo parlato ad Alina senza saperlo. Quel bambino teneva proprio i tratti di Antonio da bambino: occhi chiari e vivaci, orecchie a sventola, stesso naso e lo stesso sorriso. Proprio lui, identico! – Lilia, Lilina, fermati, voglio parlarti… – la chiamò Inna Antonovna strozzata dall’emozione. Com’è possibile, il suo nipotino già ci cammina accanto e lei non ne sa nulla! Lilia si voltò, la riconobbe dagli occhi, rabbrividì ma si fermò. – Salve, Inna Antonovna, la ascolto. – Ma come, Lilia, io non lo sapevo e Antonio… come avrebbe potuto… lui è una persona seria… – balbettava senza riuscire a scusare il figlio. – Non si preoccupi, lui semplicemente non lo sapeva – rispose Lilia fredda, e voleva andare via. Ma Inna Antonovna insisteva: – Lui ti ama, sono stata io a confonderlo! Non lo cacciare via, almeno parlatevi… – pregò, senza staccare gli occhi dal bambino, identico al piccolo Antonio! – Come si chiama il tuo bimbo? – chiese con voce tremante. Lilia la guardò, si impietosì: – Si chiama Niccolò. Dai Niccolino, abbiamo fretta, ora faccio solo animazione per bambini e lui sta sempre con me, non abbiamo nessun altro… – Ma ci sono io, io potrei… sono la sua nonna… – sussurrò Inna Antonovna, ma Lilia non rispose, si voltò e se ne andò con Niccolò. – Mamma, sei andata da Lilia? – pochi giorni dopo Antonio entrò nella stanza. In quel periodo la mamma era cupa e non si era nemmeno accorta che Alina se n’era andata. – Mamma, grazie. Lilia mi ha perdonato e mi permette di vedere mio figlio, ma farò di tutto perché accetti di sposarmi. Inna Antonovna guardò il figlio con stupore. Lo aveva sempre pensato attaccato a lei, debole, e si era permessa di guidarlo. Ora era cambiato e gli disse solo: – Bravo, figlio mio, perdona una mamma sciocca… ma per la propria felicità bisogna lottare, anche… anche contro la mamma. Antonio e Lilia Antonio e Lilia si sono presto sposati, vivono a casa di lei ma nonna Inna va spesso a tenere Niccolò quando i genitori lavorano. Qualche volta il nipotino resta a dormire dalla nonna. E la felicità non finisce qui: tra poco nascerà anche una bambina e Inna Antonovna si sta già preparando a viziare la nipotina fin da subito. Ora non si intromette più nella loro vita, e va bene così. Lilia si è rivelata una donna di casa straordinaria e Antonio è così felice che non smette più di sorridere. Per fortuna quella volta il cuore le ha suggerito che solo con Lilia suo figlio poteva essere davvero felice; senza di lei avrebbe appassito. La felicità non si costruisce calpestando la vita degli altri, scegliendo la moglie per il proprio figlio e decidendo con chi debba vivere. Si deve sposare quella donna… senza la quale non riesce nemmeno a vivere.