13 aprile
Oggi ho ripensato agli ultimi mesi e ancora mi sembra incredibile come sia cambiata la mia vita in poco tempo. Quando ho deciso di sposarmi, la reazione di mio figlio e di sua moglie mi ha sconcertata. Riccardo e Francesca sono rimasti di stucco, non sapevano se essere contenti o preoccupati.
Sei sicura di voler rivoluzionare la tua vita ora che hai 63 anni? mi ha chiesto Francesca, guardando Riccardo con unaria incerta.
Mamma, a che serve un gesto così avventato? si agitava Riccardo. Lo capisco, sei rimasta sola per tanti anni, ti sei dedicata a me, ma adesso sposarti non è un po folle?
Parlate così perché siete giovani, ho risposto tranquilla. Ho 63 anni, chi può dire quanto tempo resta? Voglio viverlo con chi amo.
Allora almeno aspettate per la cerimonia, insisteva Riccardo. Conosci Giuseppe da pochi mesi e già pensi a stravolgere tutto.
Alla nostra età bisogna affrettarsi, gli ho fatto notare. Che devo sapere: lui ha 65 anni, vive con sua figlia e la sua famiglia in un appartamento ampio, ha una buona pensione, una casetta in campagna.
E dove vivrete? Qui siamo già stretti Riccardo non capiva.
Stai tranquillo, Giuseppe non vuole occupare lo spazio di nessuno, gli ho detto. Mi trasferirò da lui: la casa è grande, con sua figlia Anna già cè affetto, sono tutti adulti, non ci saranno litigi.
Riccardo era preoccupato, Francesca tentava di calmare lui e di farmi accettare la mia scelta.
Forse siamo solo egoisti, diceva lei. Certo, ci fa comodo che tu ci aiuti, che stai spesso con Sofia, ma è giusto che tu ti sistemi come vuoi. Ora che ne hai loccasione, dovremmo lasciarti fare.
Ma che senso ha sposarsi? continuava Riccardo. Non mi va di vedere mamma vestita da sposa con festeggiamenti e balli…
Sono della vecchia scuola, forse li fa sentire sicuri, cercava di giustificarli Francesca.
Alla fine mi sono sposata davvero con Giuseppe, conosciuto per caso davanti al Duomo a Bologna, e poco dopo mi sono trasferita nel suo appartamento. Allinizio tutto andava bene, io mi sentivo finalmente felice, pensavo di meritare la mia fetta di gioia dopo tanti anni di solitudine e sacrifici. I familiari di Giuseppe mi hanno accolta, mio marito non ha mai alzato la voce e in generale mi pareva di vivere in una famiglia unita. Mi sembrava la cosa giusta, le fatiche domestiche non mi pesavano, anzi mi faceva piacere aiutare.
Poi, però, le cose sono cambiate.
Potresti preparare le lasagne per cena? ha chiesto Anna, la figlia di Giuseppe. Vorrei farlo io, ma oggi sono sommersa di lavoro e tu hai tempo libero
Ho capito subito il sottinteso e ho iniziato a occuparmi delle faccende: cucinare, fare la spesa, pulire, lavare, addirittura aiutare alla casa di campagna.
Adesso che siamo sposati, la casa di campagna è anche tua, ha detto Giuseppe. Anna e suo marito sono occupati, la nipotina è piccola… faremo tutto insieme.
Non ho mai protestato: mi piaceva partecipare a questa vita di famiglia, molto diversa da quella vissuta col mio primo marito, che era pigro, furbo, e mi abbandonò quando Riccardo aveva dieci anni. Da allora, ventanni di silenzio. Ora pensavo di aver trovato il mio posto. Anche la stanchezza sembrava più leggera.
Mamma, posso chiederti una cosa? Ma davvero ti senti a tuo agio a zappare e raccogliere ortaggi? mi chiedeva Riccardo, preoccupato. Torni sempre esausta, serve a qualcosa?
Mi piace, rispondevo. Siamo in due, coltiviamo tanto, cè abbondanza per tutti, ne porto anche a voi.
Eppure qualcosa non tornava. Loro non ci hanno mai invitati a casa, neanche per conoscersi. Riccardo e Francesca hanno provato ad invitare Giuseppe da noi, ma ogni volta aveva impegni, non ce lha mai fatta. Col tempo abbiamo smesso di insistere. Lunica cosa che desideravamo era sapere che io ero davvero felice.
Allinizio le attenzioni erano normali. Poi il carico aumentava: Giuseppe, appena arrivava in campagna, si lamentava del mal di schiena o del cuore. Io sistemavo tutto, lui si riposava. Anna e suo marito non mancavano di sollevare le critiche, anche a tavola.
Ancora risotto? storceva il naso Antonio, il genero. Ieri labbiamo già mangiato, pensavo che oggi ci fosse altro…
Non ho avuto il tempo di preparare altro, mi scusavo. Tra una lavatrice e laltra, sono sfinita!
Capisco, ma il risotto mi stufa, borbottava Antonio.
Domani la nostra Angela ci farà una cenetta squisita, interveniva Giuseppe.
E così, il giorno dopo e quello dopo ancora, mi toccava stare a cucinare ore intere. Le critiche aumentavano, Giuseppe si schierava sempre con Anna e Antonio, e io sembravo diventare lunica colpevole.
Non sono una ragazzina, anchio mi stanco, non capisco perché devo pensare a tutto io! un giorno non sono riuscita a tacere.
Sei mia moglie, devi occuparti della casa, mi ricordava Giuseppe.
Come moglie non ho solo doveri, ho anche dei diritti, ho pianto.
Poi, come sempre, mi calmavo e tornavo a cercare la serenità, provando ad accontentare tutti. Fino a quel giorno che ho ceduto, completamente provata.
Anna e Antonio dovevano andare da amici e volevano che mi occupassi della figlia.
Preferisco che la piccola stia con suo nonno o venga con voi, oggi devo andare dalla mia nipotina, ho detto.
Ma che pretese! è sbottata Anna. Dovremmo adattarci noi ai tuoi programmi?
Non dovete farlo, ma io non vi devo nulla. Oggi mia nipote festeggia il compleanno, ve lho detto giorni fa. Non solo avete ignorato la cosa, ora vorreste anche impedirmi di partecipare.
Così non va, si è arrabbiato Giuseppe. Anna aveva dei piani, la tua nipotina può aspettare il tuo augurio domani.
E non succede nulla nemmeno se andiamo ora, o se tu, Giuseppe, resti con tua nipote finché non torno, ho detto decisa.
Lo sapevo che non sarebbe finita bene col tuo matrimonio, mi ha ferita Anna. Cucini così così, non sei precisa, e pensi solo a te.
Dopo tutto quello che ho fatto qui, pensi davvero questo? ho chiesto a Giuseppe. Tu volevi una moglie o una domestica?
Ora non esagerare, si difendeva lui. Non creiamo problemi dal nulla.
Faccio solo una domanda, merito una risposta chiara, insistevo.
Se la metti così, fa come credi. Ma a casa mia certe cose non si tollerano, ha risposto con fare autoritario.
Allora mi licenzio, ho detto e sono andata a fare le valigie.
Mi riprendete con voi, anche se sono una nonna un po sfortunata? ho domandato trascinando la valigia e il regalo per Sofia. Sono andata via da casa da sposa, torno divorziata, non chiedetemi nulla, ditemi solo se mi volete.
Certo che ti vogliamo! mi hanno abbracciata Riccardo e Francesca. La tua stanza è pronta, siamo felici che tu sia qui.
Siete felici davvero? ho chiesto.
Come non si può gioire per chi si ama? ha sorriso Francesca.
In quel preciso momento ho capito che qui ero davvero a casa. Aiutavo, sì, ma nessuno ha mai abusato di me. Sono madre, nonna, suocera, parte della famiglia, non la serva. Da questa esperienza ho capito che la mia dignità non è negoziabile. Ho chiesto il divorzio, non voglio più pensare al dolore vissuto; voglio godermi la famiglia che ho. E, mentre scrivo, la gratitudine mi scalda il cuore.






