Diventata una domestica: Quando Alina ha deciso di sposarsi, suo figlio Marco e la nuora Caterina sono rimasti scioccati dalla notizia, senza sapere come reagire. «Sei sicura di voler stravolgere la tua vita a questa età?», ha chiesto Caterina, guardando il marito. «Mamma, ma che senso hanno queste scelte così drastiche?» si lamentava Marco. «Capisco che sei stata sola per molti anni e hai dedicato gran parte della tua vita alla mia crescita, ma sposarti ora è insensato.» «Dite così perché siete giovani», rispondeva serena Alina. «Ho sessantatré anni e nessuno sa quanto tempo mi resta. Ma ho il sacrosanto diritto di vivere il tempo che ho con la persona che amo.» «Allora almeno non affrettatevi con il matrimonio», cercava di convincerla Marco. «Conosci questo Giorgio da pochi mesi e sei già pronta a cambiare tutto.» «Alla nostra età bisogna sbrigarsi e non perdere tempo», diceva Alina. «E poi cosa dovrei sapere? Ha due anni più di me, vive con la figlia e la sua famiglia in un appartamento grande, ha una buona pensione e una casa in campagna.» «E dove pensate di vivere?» si stupiva Marco. «Abitiamo già insieme e qui non c’è spazio per un’altra persona.» «Non preoccupatevi, Giorgio non reclama i nostri metri quadri. Mi trasferirò da lui», spiegava Alina. «La casa è spaziosa, con sua figlia ho trovato subito un buon rapporto, siamo tutti adulti, non ci saranno conflitti.» Marco era preoccupato, Caterina lo incoraggiava a capire e accettare la scelta della madre. «Forse siamo egoisti», rifletteva Caterina. «Sicuramente ci fa comodo l’aiuto di tua madre, che spesso si occupa di Chiara. Ma è giusto che possa rifarsi una vita. Ora che ne ha l’opportunità, non dovremmo ostacolarla.» «Non sarebbe meglio convivere invece che sposarsi?», insisteva Marco. «Non voglio vedere la mamma in abito bianco con tutti i festeggiamenti.» «Sono persone di altri tempi, forse per loro è rassicurante e li fa sentire più sicuri», cercava motivazioni Caterina. Alla fine Alina si è sposata con Giorgio, conosciuto per caso, e si è trasferita a casa sua. All’inizio tutto andava bene: la famiglia l’ha accolta, il marito era gentile e Alina pensava di aver finalmente trovato la felicità. Ma presto i problemi del vivere insieme sono venuti a galla. «Potresti preparare lo spezzatino per cena?» chiedeva la figlia di Giorgio. «Avrei cucinato io, ma col lavoro non ci riesco. Tu hai più tempo libero.» Alina capì il messaggio e si prese in carico la cucina, la spesa, le pulizie, il bucato e la gestione della casa di campagna. «Ora che siamo sposati, la casa in campagna è anche tua», diceva Giorgio. «Mia figlia e suo marito non riescono ad andarci, la nipotina è piccola, faremo tutto noi due.» Alina non si lamentava: le piaceva sentirsi parte di una grande famiglia basata sull’aiuto reciproco. Col suo primo marito non aveva mai provato la stessa felicità: lui era pigro e astuto, poi se n’era andato, lasciandola sola con Marco a dieci anni. Da allora erano passati vent’anni e non avevano più saputo nulla di lui. Ora tutto sembrava giusto, e la fatica non le pesava. «Mamma, che lavori pensi di fare in campagna?» si preoccupava Marco. «Dopo ogni viaggio rischi la pressione alta, ne vale davvero la pena?» «Certo che ne vale la pena, è una soddisfazione», sostiene Alina. «Con Giorgio produrremo tanto, ce ne sarà per tutti, anche per voi.» Marco però aveva dei dubbi: in mesi nessuno li aveva mai invitati neppure per una visita. Loro avevano invitato Giorgio, ma lui rimandava sempre. Alla fine avevano smesso di insistere, accontentandosi di sapere che Alina fosse felice. Dapprima era davvero soddisfatta, ma le richieste aumentavano. Giorgio si lamentava dei dolori appena arrivava in campagna e lei lavorava doppio: raccoglieva rami, puliva, faceva tutto. «Ancora minestrone?» storceva il naso il genero di Giorgio. «Ieri l’abbiamo mangiato, mi aspettavo qualcosa di diverso.» «Non sono riuscita a preparare altro, ero impegnata con le tende e sono rimasta stanca», si giustificava Alina. «Mi sono riposata solo un momento.» «Capisco, ma a me il minestrone non piace», ribatteva lui, allontanando il piatto. «Domani Alina ci preparerà una vera festa!», interveniva Giorgio. E il giorno dopo Alina passava ore ai fornelli per vedere tutto divorato in mezz’ora, poi ripuliva la cucina. C’era sempre qualche lamento da figlia e genero, e Giorgio li appoggiava, mettendo la moglie dalla parte del torto. «Ma anche io sono stanca! Non capisco perché dovrebbe toccare tutto a me», protestava Alina. «Sei mia moglie, è tuo dovere mantenere l’ordine in casa», ricordava Giorgio. «Da moglie ho anche dei diritti oltre ai doveri», scoppiò a piangere Alina. Poi si calmava e cercava di essere gentile con tutti. Un giorno però perse la pazienza. La figlia di Giorgio voleva lasciare la bambina ad Alina per andare a una festa. «Che la piccola resti col nonno o venga con voi, perché oggi vado a trovare la mia nipotina», rispose Alina. «Perché dovremmo adattarci a te?» si infuriò la figlia. «Non dovete, ma nemmeno io vi sono obbligata», rispose Alina. «Oggi è il compleanno di mia nipote, ve l’ho detto giorni fa. Non solo nessuno se n’è ricordato, ma ora vorreste impedirmi di andarci.» «Non è giusto», si arrabbiò Giorgio. «Così i piani di mia figlia saltano. La tua nipotina è ancora piccola, puoi festeggiare domani.» «Non succede nulla, se andiamo insieme da mia figlia o tu resti con tua nipotina mentre io torno», disse ferma Alina. «Lo sapevo che da questo matrimonio non sarebbe venuto nulla di buono», disse acida la figlia. «Cucina male, pulisce peggio e pensa solo a se stessa.» «Dopo tutto quello che ho fatto qui, credi davvero che sia così?» chiese Alina a Giorgio. «Dimmi la verità, volevi una moglie o una domestica che facesse tutto per tutti?» «Adesso stai esagerando e vuoi fare di me il colpevole», si difese Giorgio. «Non creare problemi dal nulla.» «Ho fatto solo una domanda e voglio una risposta», insistette Alina. «Se parli così, fai come credi, ma questa casa non tollera chi non rispetta i propri doveri», ribatté Giorgio. «Allora mi licenzio», concluse Alina, e iniziò a preparare le valigie. «Prendete indietro la nonna pasticciona?» domandò portando valigia e regalo per la nipotina. «Sono andata a sposarmi, sono tornata, non chiedete niente, ditemi solo se mi accogliete.» «Ma certo», si affrettarono Marco e Caterina. «La tua stanza ti attende, siamo felici che tu sia tornata.» «Ma felici solo per questo?» cercava conferme Alina. «Perché altrimenti si è felici delle persone care?» sorrideva Caterina. Alina capì finalmente di non essere una serva: aiutava in casa e con la nipotina, ma Marco e Caterina non ne abusavano. Era davvero solo mamma, nonna, suocera e soprattutto parte della famiglia, non una domestica. Così tornò a casa, chiese il divorzio e cercò di non pensare più alla sua esperienza.

13 aprile

Oggi ho ripensato agli ultimi mesi e ancora mi sembra incredibile come sia cambiata la mia vita in poco tempo. Quando ho deciso di sposarmi, la reazione di mio figlio e di sua moglie mi ha sconcertata. Riccardo e Francesca sono rimasti di stucco, non sapevano se essere contenti o preoccupati.

Sei sicura di voler rivoluzionare la tua vita ora che hai 63 anni? mi ha chiesto Francesca, guardando Riccardo con unaria incerta.
Mamma, a che serve un gesto così avventato? si agitava Riccardo. Lo capisco, sei rimasta sola per tanti anni, ti sei dedicata a me, ma adesso sposarti non è un po folle?
Parlate così perché siete giovani, ho risposto tranquilla. Ho 63 anni, chi può dire quanto tempo resta? Voglio viverlo con chi amo.
Allora almeno aspettate per la cerimonia, insisteva Riccardo. Conosci Giuseppe da pochi mesi e già pensi a stravolgere tutto.
Alla nostra età bisogna affrettarsi, gli ho fatto notare. Che devo sapere: lui ha 65 anni, vive con sua figlia e la sua famiglia in un appartamento ampio, ha una buona pensione, una casetta in campagna.
E dove vivrete? Qui siamo già stretti Riccardo non capiva.
Stai tranquillo, Giuseppe non vuole occupare lo spazio di nessuno, gli ho detto. Mi trasferirò da lui: la casa è grande, con sua figlia Anna già cè affetto, sono tutti adulti, non ci saranno litigi.

Riccardo era preoccupato, Francesca tentava di calmare lui e di farmi accettare la mia scelta.
Forse siamo solo egoisti, diceva lei. Certo, ci fa comodo che tu ci aiuti, che stai spesso con Sofia, ma è giusto che tu ti sistemi come vuoi. Ora che ne hai loccasione, dovremmo lasciarti fare.
Ma che senso ha sposarsi? continuava Riccardo. Non mi va di vedere mamma vestita da sposa con festeggiamenti e balli…
Sono della vecchia scuola, forse li fa sentire sicuri, cercava di giustificarli Francesca.

Alla fine mi sono sposata davvero con Giuseppe, conosciuto per caso davanti al Duomo a Bologna, e poco dopo mi sono trasferita nel suo appartamento. Allinizio tutto andava bene, io mi sentivo finalmente felice, pensavo di meritare la mia fetta di gioia dopo tanti anni di solitudine e sacrifici. I familiari di Giuseppe mi hanno accolta, mio marito non ha mai alzato la voce e in generale mi pareva di vivere in una famiglia unita. Mi sembrava la cosa giusta, le fatiche domestiche non mi pesavano, anzi mi faceva piacere aiutare.

Poi, però, le cose sono cambiate.
Potresti preparare le lasagne per cena? ha chiesto Anna, la figlia di Giuseppe. Vorrei farlo io, ma oggi sono sommersa di lavoro e tu hai tempo libero
Ho capito subito il sottinteso e ho iniziato a occuparmi delle faccende: cucinare, fare la spesa, pulire, lavare, addirittura aiutare alla casa di campagna.

Adesso che siamo sposati, la casa di campagna è anche tua, ha detto Giuseppe. Anna e suo marito sono occupati, la nipotina è piccola… faremo tutto insieme.
Non ho mai protestato: mi piaceva partecipare a questa vita di famiglia, molto diversa da quella vissuta col mio primo marito, che era pigro, furbo, e mi abbandonò quando Riccardo aveva dieci anni. Da allora, ventanni di silenzio. Ora pensavo di aver trovato il mio posto. Anche la stanchezza sembrava più leggera.

Mamma, posso chiederti una cosa? Ma davvero ti senti a tuo agio a zappare e raccogliere ortaggi? mi chiedeva Riccardo, preoccupato. Torni sempre esausta, serve a qualcosa?
Mi piace, rispondevo. Siamo in due, coltiviamo tanto, cè abbondanza per tutti, ne porto anche a voi.

Eppure qualcosa non tornava. Loro non ci hanno mai invitati a casa, neanche per conoscersi. Riccardo e Francesca hanno provato ad invitare Giuseppe da noi, ma ogni volta aveva impegni, non ce lha mai fatta. Col tempo abbiamo smesso di insistere. Lunica cosa che desideravamo era sapere che io ero davvero felice.

Allinizio le attenzioni erano normali. Poi il carico aumentava: Giuseppe, appena arrivava in campagna, si lamentava del mal di schiena o del cuore. Io sistemavo tutto, lui si riposava. Anna e suo marito non mancavano di sollevare le critiche, anche a tavola.

Ancora risotto? storceva il naso Antonio, il genero. Ieri labbiamo già mangiato, pensavo che oggi ci fosse altro…
Non ho avuto il tempo di preparare altro, mi scusavo. Tra una lavatrice e laltra, sono sfinita!
Capisco, ma il risotto mi stufa, borbottava Antonio.
Domani la nostra Angela ci farà una cenetta squisita, interveniva Giuseppe.

E così, il giorno dopo e quello dopo ancora, mi toccava stare a cucinare ore intere. Le critiche aumentavano, Giuseppe si schierava sempre con Anna e Antonio, e io sembravo diventare lunica colpevole.
Non sono una ragazzina, anchio mi stanco, non capisco perché devo pensare a tutto io! un giorno non sono riuscita a tacere.
Sei mia moglie, devi occuparti della casa, mi ricordava Giuseppe.
Come moglie non ho solo doveri, ho anche dei diritti, ho pianto.
Poi, come sempre, mi calmavo e tornavo a cercare la serenità, provando ad accontentare tutti. Fino a quel giorno che ho ceduto, completamente provata.

Anna e Antonio dovevano andare da amici e volevano che mi occupassi della figlia.
Preferisco che la piccola stia con suo nonno o venga con voi, oggi devo andare dalla mia nipotina, ho detto.
Ma che pretese! è sbottata Anna. Dovremmo adattarci noi ai tuoi programmi?
Non dovete farlo, ma io non vi devo nulla. Oggi mia nipote festeggia il compleanno, ve lho detto giorni fa. Non solo avete ignorato la cosa, ora vorreste anche impedirmi di partecipare.
Così non va, si è arrabbiato Giuseppe. Anna aveva dei piani, la tua nipotina può aspettare il tuo augurio domani.
E non succede nulla nemmeno se andiamo ora, o se tu, Giuseppe, resti con tua nipote finché non torno, ho detto decisa.
Lo sapevo che non sarebbe finita bene col tuo matrimonio, mi ha ferita Anna. Cucini così così, non sei precisa, e pensi solo a te.
Dopo tutto quello che ho fatto qui, pensi davvero questo? ho chiesto a Giuseppe. Tu volevi una moglie o una domestica?
Ora non esagerare, si difendeva lui. Non creiamo problemi dal nulla.
Faccio solo una domanda, merito una risposta chiara, insistevo.
Se la metti così, fa come credi. Ma a casa mia certe cose non si tollerano, ha risposto con fare autoritario.
Allora mi licenzio, ho detto e sono andata a fare le valigie.

Mi riprendete con voi, anche se sono una nonna un po sfortunata? ho domandato trascinando la valigia e il regalo per Sofia. Sono andata via da casa da sposa, torno divorziata, non chiedetemi nulla, ditemi solo se mi volete.
Certo che ti vogliamo! mi hanno abbracciata Riccardo e Francesca. La tua stanza è pronta, siamo felici che tu sia qui.
Siete felici davvero? ho chiesto.
Come non si può gioire per chi si ama? ha sorriso Francesca.

In quel preciso momento ho capito che qui ero davvero a casa. Aiutavo, sì, ma nessuno ha mai abusato di me. Sono madre, nonna, suocera, parte della famiglia, non la serva. Da questa esperienza ho capito che la mia dignità non è negoziabile. Ho chiesto il divorzio, non voglio più pensare al dolore vissuto; voglio godermi la famiglia che ho. E, mentre scrivo, la gratitudine mi scalda il cuore.

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Diventata una domestica: Quando Alina ha deciso di sposarsi, suo figlio Marco e la nuora Caterina sono rimasti scioccati dalla notizia, senza sapere come reagire. «Sei sicura di voler stravolgere la tua vita a questa età?», ha chiesto Caterina, guardando il marito. «Mamma, ma che senso hanno queste scelte così drastiche?» si lamentava Marco. «Capisco che sei stata sola per molti anni e hai dedicato gran parte della tua vita alla mia crescita, ma sposarti ora è insensato.» «Dite così perché siete giovani», rispondeva serena Alina. «Ho sessantatré anni e nessuno sa quanto tempo mi resta. Ma ho il sacrosanto diritto di vivere il tempo che ho con la persona che amo.» «Allora almeno non affrettatevi con il matrimonio», cercava di convincerla Marco. «Conosci questo Giorgio da pochi mesi e sei già pronta a cambiare tutto.» «Alla nostra età bisogna sbrigarsi e non perdere tempo», diceva Alina. «E poi cosa dovrei sapere? Ha due anni più di me, vive con la figlia e la sua famiglia in un appartamento grande, ha una buona pensione e una casa in campagna.» «E dove pensate di vivere?» si stupiva Marco. «Abitiamo già insieme e qui non c’è spazio per un’altra persona.» «Non preoccupatevi, Giorgio non reclama i nostri metri quadri. Mi trasferirò da lui», spiegava Alina. «La casa è spaziosa, con sua figlia ho trovato subito un buon rapporto, siamo tutti adulti, non ci saranno conflitti.» Marco era preoccupato, Caterina lo incoraggiava a capire e accettare la scelta della madre. «Forse siamo egoisti», rifletteva Caterina. «Sicuramente ci fa comodo l’aiuto di tua madre, che spesso si occupa di Chiara. Ma è giusto che possa rifarsi una vita. Ora che ne ha l’opportunità, non dovremmo ostacolarla.» «Non sarebbe meglio convivere invece che sposarsi?», insisteva Marco. «Non voglio vedere la mamma in abito bianco con tutti i festeggiamenti.» «Sono persone di altri tempi, forse per loro è rassicurante e li fa sentire più sicuri», cercava motivazioni Caterina. Alla fine Alina si è sposata con Giorgio, conosciuto per caso, e si è trasferita a casa sua. All’inizio tutto andava bene: la famiglia l’ha accolta, il marito era gentile e Alina pensava di aver finalmente trovato la felicità. Ma presto i problemi del vivere insieme sono venuti a galla. «Potresti preparare lo spezzatino per cena?» chiedeva la figlia di Giorgio. «Avrei cucinato io, ma col lavoro non ci riesco. Tu hai più tempo libero.» Alina capì il messaggio e si prese in carico la cucina, la spesa, le pulizie, il bucato e la gestione della casa di campagna. «Ora che siamo sposati, la casa in campagna è anche tua», diceva Giorgio. «Mia figlia e suo marito non riescono ad andarci, la nipotina è piccola, faremo tutto noi due.» Alina non si lamentava: le piaceva sentirsi parte di una grande famiglia basata sull’aiuto reciproco. Col suo primo marito non aveva mai provato la stessa felicità: lui era pigro e astuto, poi se n’era andato, lasciandola sola con Marco a dieci anni. Da allora erano passati vent’anni e non avevano più saputo nulla di lui. Ora tutto sembrava giusto, e la fatica non le pesava. «Mamma, che lavori pensi di fare in campagna?» si preoccupava Marco. «Dopo ogni viaggio rischi la pressione alta, ne vale davvero la pena?» «Certo che ne vale la pena, è una soddisfazione», sostiene Alina. «Con Giorgio produrremo tanto, ce ne sarà per tutti, anche per voi.» Marco però aveva dei dubbi: in mesi nessuno li aveva mai invitati neppure per una visita. Loro avevano invitato Giorgio, ma lui rimandava sempre. Alla fine avevano smesso di insistere, accontentandosi di sapere che Alina fosse felice. Dapprima era davvero soddisfatta, ma le richieste aumentavano. Giorgio si lamentava dei dolori appena arrivava in campagna e lei lavorava doppio: raccoglieva rami, puliva, faceva tutto. «Ancora minestrone?» storceva il naso il genero di Giorgio. «Ieri l’abbiamo mangiato, mi aspettavo qualcosa di diverso.» «Non sono riuscita a preparare altro, ero impegnata con le tende e sono rimasta stanca», si giustificava Alina. «Mi sono riposata solo un momento.» «Capisco, ma a me il minestrone non piace», ribatteva lui, allontanando il piatto. «Domani Alina ci preparerà una vera festa!», interveniva Giorgio. E il giorno dopo Alina passava ore ai fornelli per vedere tutto divorato in mezz’ora, poi ripuliva la cucina. C’era sempre qualche lamento da figlia e genero, e Giorgio li appoggiava, mettendo la moglie dalla parte del torto. «Ma anche io sono stanca! Non capisco perché dovrebbe toccare tutto a me», protestava Alina. «Sei mia moglie, è tuo dovere mantenere l’ordine in casa», ricordava Giorgio. «Da moglie ho anche dei diritti oltre ai doveri», scoppiò a piangere Alina. Poi si calmava e cercava di essere gentile con tutti. Un giorno però perse la pazienza. La figlia di Giorgio voleva lasciare la bambina ad Alina per andare a una festa. «Che la piccola resti col nonno o venga con voi, perché oggi vado a trovare la mia nipotina», rispose Alina. «Perché dovremmo adattarci a te?» si infuriò la figlia. «Non dovete, ma nemmeno io vi sono obbligata», rispose Alina. «Oggi è il compleanno di mia nipote, ve l’ho detto giorni fa. Non solo nessuno se n’è ricordato, ma ora vorreste impedirmi di andarci.» «Non è giusto», si arrabbiò Giorgio. «Così i piani di mia figlia saltano. La tua nipotina è ancora piccola, puoi festeggiare domani.» «Non succede nulla, se andiamo insieme da mia figlia o tu resti con tua nipotina mentre io torno», disse ferma Alina. «Lo sapevo che da questo matrimonio non sarebbe venuto nulla di buono», disse acida la figlia. «Cucina male, pulisce peggio e pensa solo a se stessa.» «Dopo tutto quello che ho fatto qui, credi davvero che sia così?» chiese Alina a Giorgio. «Dimmi la verità, volevi una moglie o una domestica che facesse tutto per tutti?» «Adesso stai esagerando e vuoi fare di me il colpevole», si difese Giorgio. «Non creare problemi dal nulla.» «Ho fatto solo una domanda e voglio una risposta», insistette Alina. «Se parli così, fai come credi, ma questa casa non tollera chi non rispetta i propri doveri», ribatté Giorgio. «Allora mi licenzio», concluse Alina, e iniziò a preparare le valigie. «Prendete indietro la nonna pasticciona?» domandò portando valigia e regalo per la nipotina. «Sono andata a sposarmi, sono tornata, non chiedete niente, ditemi solo se mi accogliete.» «Ma certo», si affrettarono Marco e Caterina. «La tua stanza ti attende, siamo felici che tu sia tornata.» «Ma felici solo per questo?» cercava conferme Alina. «Perché altrimenti si è felici delle persone care?» sorrideva Caterina. Alina capì finalmente di non essere una serva: aiutava in casa e con la nipotina, ma Marco e Caterina non ne abusavano. Era davvero solo mamma, nonna, suocera e soprattutto parte della famiglia, non una domestica. Così tornò a casa, chiese il divorzio e cercò di non pensare più alla sua esperienza.
Il mio giorno più felice si è trasformato in un incubo in un attimo: quello che è successo durante la cerimonia nuziale ha lasciato tutti senza parole