Livellò il terreno. Prese cura dei fiori di Caterina, preparandole delle aiuole. Costruì un gazebo. Anche in casa si sentiva la presenza forte di una mano maschile. Sì, Caterina aveva scelto bene suo marito. Proprio bene. Per di più, Giacomo portava pure soldi a casa. Cercava sempre di far felice Caterina con qualche regalo.
Non mi hai mai amato davvero… Sei sposata con me senza amore, e ora che sto male mi lascerai
Non ti lascerò mai! rispose Caterina abbracciando forte Giacomo. Sei il miglior marito! Non ti abbandonerò mai
Giacomo stentava a crederci davvero. Era giù di morale
Caterina era stata sposata venticinque anni, e in tutto quel tempo continuava a piacere agli uomini. Anche da ragazza era quella più corteggiata.
Anzi, già alle scuole medie tutti i ragazzi le correvano dietro. Eppure Caterina non era propriamente una bellezza.
Non aveva mai lasciato il suo primo marito, benché fosse un uomo tuttaltro che semplice.
No, Caterina era rimasta con Stefano fino alla sua morte. Cresciuto la figlia, lavevano fatta sposare. Il marito di Bianca laveva portata a Milano, ora mandavano foto e invitavano lei e Stefano a trovarli. Ma non ci andarono mai Forse Caterina un giorno avrebbe raggiunto la figlia. Ma Stefano ormai non cera più.
Stefano era morto in un incidente dauto. Così, allimprovviso Poi a Caterina dissero che probabilmente aveva avuto un malore al volante. Il cuore, si era spaventato, e non era più riuscito a controllare lauto.
Chissà, forse ha perso conoscenza? supponeva Caterina.
Ormai non lo sapremo mai. sospirò la sua amica, medico, Paola. Hanno scritto: politrauma non compatibile con la vita.
Caterina era sotto shock. Paola la aiutava a sbrigare tutte le cose pratiche.
È stata lei a scoprire tutti i dettagli tramite i suoi contatti. Hanno sepolto Stefano e Caterina è rimasta sola in quella grande casa che avevano costruito insieme una vita.
No, non era grande per due, e quando arrivavano ospiti neppure sembrava enorme. Ma per una donna sola, quella casa era troppo, pesava come un macigno.
Una casa è pur sempre una casa. Serve una mano maschile
Bianca era tornata per dare laddio al padre. Aveva provato a convincere la madre a vendere la casa, prendere un appartamento, pensare magari a trasferirsi da loro.
Ma no! aveva esclamato Caterina. Ho costruito questa casa con le mie mani. Non la venderò. E a Milano da voi non ci voglio venire, la vostra Milano lho già vista
Mamma!
Sei uningenua, Bianchina! sorrise Caterina, asciugandosi le lacrime. Sto scherzando, su.
Se scherzi, vorrà dire che non va poi tutto così male.
Tutto nella vita è ambiguo. Proprio come lo era Stefano. Da un lato premuroso, affettuoso.
Dallaltro umorale: quando era di cattivo umore, riusciva a esaurire Caterina senza pietà. Poi si pentiva e si scusava, e Caterina, che era una donna semplice, non si faceva mai il sangue amaro. Così vissero venticinque anni insieme! Da impazzire
Bianca restò qualche giorno e tornò dal marito, che lavorava molto; la ragazza non voleva lasciare a lungo la casa vuota. Caterina restò sola.
Ma conoscendosi, sapeva che non era destinato a durare.
E infatti, dopo sei mesi di malinconia, asciugate le lacrime scoprì che attorno a lei cera già un piccolo gruppo di pretendenti.
Anche la madre di Caterina, a suo tempo, si era chiesta da dove venisse tutto quel fascino in sua figlia.
Ma cosa trovano in te? Cadono ai tuoi piedi! Eppure non sei una gran bellezza o mi sfugge qualcosa.
Semplicità, mamma. sorrideva Caterina, mettendosi un filo di rossetto. La bellezza non è tutto. Conta il carisma, la femminilità, leleganza.
Va, che sennò lo sposo si stufa e se ne va! rideva la madre.
Ne arriverà un altro, scrollava le spalle Caterina con noncuranza.
E sono passati quasi trentanni da quella conversazione. Nulla era cambiato. Le donne si lamentavano di non trovare un compagno, che dopo quarantanni non ci fosse più nessuno con cui ricominciare.
Caterina non aveva questo problema. A quarantasei anni, aveva ben due pretendenti, e tutti e due niente male.
Col cuore, Caterina si sentiva attratta da Riccardo. Le piaceva molto, sia fisicamente sia per come si esprimeva. Carino, intelligente, raffinato. Conversare con lui era piacevole e, portarlo in giro, motivo dorgoglio.
Peccato che Riccardo fosse abile solo con le parole. Caterina aveva, in un certo senso, imparato ad amarlo con le orecchie. Eppure, la saggezza le faceva capire che quelluomo non era adatto alla vita quotidiana. Almeno non alla sua grande casa.
Il secondo pretendente, Giacomo, era invece un uomo solido, di quelli capaci di bere mezzo barile in una festa, ma coi quali tutto funziona, tutto si aggiusta e prende vita. Un uomo doro con mani doro, di carattere docile, ma deciso quando serve.
Con la moglie, un uomo così è mansueto come un cucciolo, ma se occorre, muove le montagne per lei. A Caterina Giacomo piaceva meno, tipica illogica femminile.
Non le diceva mai belle parole. Sobrio, Giacomo era taciturno. Solo un po briaco chiacchierava, raccontava barzellette e sosteneva la conversazione.
Sì, Giacomo sapeva anche bere molto, ma il giorno dopo era già in piedi, si faceva una doccia fredda e via che ripartiva. Parco di parole, ma concreto. Caterina scelse lui.
Riccardo si offese di brutto e se ne andò.
Caterina sposò Giacomo, che era al settimo cielo dalla gioia. Al matrimonio si è lasciato prendere la mano, ha bevuto troppo, ha cantato e ballato tutta la sera.
Ma tu sei incredibile, scherzò Paola. Neanche un anno dalla morte di Stefano e già ti risposi. Non cè niente da fare: basta che tu esca, subito gli uomini ti girano intorno.
Adesso mi dirai che non sono nemmeno bella?!
No questa volta non lo dico. Però il fatto che tu sia sempre stata così incredibilmente corteggiata, è vero.
Non lo so, Paola, cosa trovino in me. Chiedilo a mia madre.
Caterina strizzò locchio allamica e corse a ballare con suo marito. Ballava e mentalmente allontanava gli ultimi dubbi.
E allora? Giacomo sarà anche semplice, ma è forte, capace. E pure piacevole da vedere. Che se poi parla poco, magari è pure un bene.
Se avessi scelto Riccardo, a cosa mi sarebbe servito? Le belle parole non riempiono lo stomaco.
In pochi mesi, Giacomo trasformò il giardino di Caterina in un piccolo paradiso. Tagliò gli alberi secchi.
Livellò il terreno. Aiutò Caterina a coltivare le sue aiuole. Costruì un gazebo. Anche in casa si sentiva la sua mano forte.
Sì, Caterina aveva scelto luomo giusto. Proprio così.
E non solo: Giacomo lavorava e portava a casa uno stipendio. Cercava sempre occasioni per sorprenderla con qualche dono.
Quando Caterina paragonò i pochi mesi di quellunione a venticinque anni di matrimonio precedente, si pentì sinceramente di non aver conosciuto prima Giacomo: un vero uomo doro!
Durante la bella stagione cucinavano alla brace al gazebo, dove Giacomo aveva portato un bel tavolo e delle panche in legno.
Caterina, dopo la cena, si rilassava soddisfatta come un gatto. Giacomo sorrideva guardandola.
Che cè, Giacomo?
Nulla. Sono felice.
La sua prima moglie era stata sempre cupa, pesante. Mai avrebbe immaginato di incontrare una donna come Caterina.
Hanno goduto della loro felicità per quattro anni, poi Giacomo cominciò a sentirsi strano.
Si stancava presto. Perdeva peso, senza motivo. Addirittura, se beveva, stava male per giorni.
Giacomo, devi andare dal medico! si era preoccupata Caterina. Che aspetti? Non va bene così.
Ma va, Caterina, passerà da solo!
Ma che dici? Paura dei dottori, come tanti uomini?
No
Giacomo non le voleva dire cosa temeva davvero. Aveva paura solo che, se fosse stato davvero malato, Caterina lo avrebbe lasciato. Non avrebbe mai voluto vivere con un malato.
Non era stupido. Sapeva che Caterina laveva sposato più per praticità che per amore. Ma lui la amava, da morire!
Laveva vista in un supermercato, spaesata mentre cercava il portafoglio; si era subito innamorato. Quellinsicurezza era talmente tenera che aveva avuto voglia di proteggerla per tutta la vita.
Anche la madre di Giacomo, quando conobbe Caterina, aveva detto:
Figlio mio, oh, sarà una brava donna ma che ci hai trovato? Non è bella, non è giovane. Tu potresti avere una ragazza molto più giovane!
Ma Giacomo non voleva nessuna, tranne Caterina. Ora, se davvero si fosse ammalato, a che sarebbe più servito?
Non riusciva a convincersi a farsi vedere da uno specialista. Era una sera di sabato, avevano ospiti Paola e suo marito, Giorgio. Giacomo e Giorgio stavano bevendo birra e cucinando la carne sulla brace. In cucina, Paola chiese a Caterina:
Giacomo sta male, vero?
Non so più cosa fare! si sfogò Caterina. Insisto perché vada da un dottore. Ma nulla! Tu sei medico. Lo vedi che qualcosa non va?
Sì, lo vedo. È cambiato. Più magro, un po giallastro in volto.
Oh, mio Dio! Paola, convinci tu Giacomo! Forse ascolterà te
Paola la guardò a lungo.
Caterina ma tu lo ami? Ricordo che non eri del tutto convinta
Caterina tacque, mordendosi il labbro.
Ma Paola non fece in tempo a parlargli: Giacomo perse i sensi durante la cena. Chiamarono subito il 118. Caterina lo seguì in ospedale. Non riprese conoscenza. Lei gli teneva la mano e pregava.
Lo operarono quasi subito.
Tumore al fegato.
Cancro? sussurrò Caterina spaventata.
Aspettiamo lesame istologico.
Il tumore per fortuna era benigno, ma ormai grosso quando Giacomo finì sotto i ferri.
I medici gli vietarono quasi tutto, avvisando che la ripresa sarebbe stata molto lunga, e forse non tornata mai come prima letà contava.
Giacomo cadde in una depressione profonda. In ospedale ricevette la visita della madre.
Caterina lavorava, la madre venne di giorno. Portò solo i cibi concessi la lista era cortissima.
Figlio mio, non ti riconosco più! disse la signora Angela. Ma che hai? Sei vivo, non hai il cancro. Dovresti esultare e invece mangia, su.
Non ho fame.
E invece devi mangiare! E Caterina viene?
Sì per ora sussurrò Giacomo.
E che temi? Che ti lasci? Sarebbe proprio sciocca!
Ma sono finito! Non posso lavorare, non posso fare nulla. Ho appena cinquant’anni, e sono già un peso morto. Chi vuoi che voglia uno come me?
Ma che succede qui? domandò Caterina entrando. Urlate da far tremare i muri. Buongiorno, signora Angela!
Vado, allora. Ciao Caterina, stai vicino al mio ragazzo.
Che è successo?
La madre di Giacomo alzò le spalle e se ne andò. Caterina si lavò le mani e si sedette vicino al letto del marito sconsolato.
Che hai, disgraziato? Hai braccia e gambe, non sei mica morto! Il resto passa. Lo sai che il fegato si rigenera anche da solo?
Davvero?
Sì. Basta che ne resti almeno il cinquanta per cento e a te ne resta il sessanta! Devi solo aspettare. Vedrai che passerà tutto.
Ma io ho tempo?
Cosa?
Il tempo.
Ma ti sembra? Cosa vuoi dire? Ti hanno nascosto qualcosa i medici?
No non ho nascosto nulla
Giacomo fu dimesso. E cominciò il suo momento peggiore. Ogni volta che cercava di lavorare, si stancava subito. Questo lo manda in crisi.
Si avvicinava il suo compleanno importante, che ora lo intristiva ancora di più. Niente da mangiare, niente da bere. Che festa sarebbe mai stata?
Caterina, tuttavia, faceva finta di nulla e mangiava con lui i piatti dietetici che poteva permettersi.
Caterina una sera, prese coraggio Che ne sarà di noi adesso?
Cosa vuoi dire?
Sto guarendo troppo lentamente. Mi lascerai, vero? Dimmelo almeno.
E perché mai? Sto benissimo con te.
Sì, quando lavoravo e facevo tutto, stavi bene. Ora che male cè? Io sto male con me stesso.
Su, fatti forza!
Ma ci provo! Non ce la faccio. Due colpi di martello e sono a terra.
Caterina si avvicinò e lo abbracciò da dietro, poggiando il viso sulla sua nuca.
Io ti amo. E non ti lascerò mai. Non importa se torni come prima o no, il futuro non ci rincorre: va vissuto con calma.
Mi ami davvero?
Sì, davvero.
Caterina non abbandonò mai Giacomo. Lui, lentamente, cominciò a riprendersi.
Per il suo compleanno, Caterina organizzò una festa senza alcolici, così non si sarebbe sentito escluso.
Invitarono pochi amici, giocarono a carte sotto il gazebo.
Ti è andata proprio bene con tua moglie, Giacomo, dissero gli amici salutando.
Poi andate a bere davvero, magari alla mia?
Risero, e se ne andarono. Quella sera Giacomo e Caterina restarono seduti sulla veranda, a guardare le stelle sopra il loro giardino. Contenti. Quella fu la prima sera, dopo tanto tempo, che Giacomo si sentì meglio.
Aveva cominciato a crederci. A credere che anche lui potesse tornare a vivere. E che sua moglie non lavrebbe mai lasciato, in nessun caso. La strinse forte.
Che cè, Giacomo?
Va tutto bene! rispose lui con un sorriso.
Era ora. fece Caterina, baciandolo sulla guancia.
Erano felici. Perché la forza dellamore non sta nei grandi proclami ma nella semplice, muta presenza ogni giorno accanto alla persona che scegliamo di amare. Ed è quella dedizione, silenziosa ma salda, che dà senso anche ai momenti più difficili della vita.







