Ognuno merita il perdono
Aprendo gli occhi, Agnese vide la luce del sole filtrare attraverso le tende, inondando di calore la sua camera da letto.
Devo proprio cambiare le tende, pensava Agnese, osservando il marito dormire tranquillo accanto a sé. In estate il sole è così forte, e siamo già in estate, la mia stagione preferita. Sì, lui dorme sempre così profondamente; il sole non lo disturba mai, sorrise dolcemente pensando a Lucio.
Agnese si alzò e si avviò in cucina; dopo le solite faccende del mattino preparò la colazione. Un tempo, a colazione, la cucina era piena di voci e risate: i due figli Marco e Vittorio si divertivano e Lucio li osservava con un finto cipiglio, ma con occhi pieni di orgoglio paterno.
Ora i ragazzi sono cresciuti, hanno terminato gli studi e si sono sposati: vivono con le loro famiglie in città. Marco con la moglie e la figlia nel capoluogo, Vittorio con la moglie e i suoi gemelli poco fuori. Lavorano, stanno bene, e spesso fanno visita ai genitori nel paesino.
Oggi Agnese aveva deciso di andare in città a trovare i suoi cari; le mancava tanto la nipotina Alessia. Lucio lavrebbe accompagnata con la macchina. Aveva appena finito di preparare la colazione, senza fare in tempo a chiamare il marito, che Lucio apparve sulla soglia della cucina.
Ti sei svegliato, proprio quando stavo per chiamarti! sorrise lei.
Niente affatto, ero sveglio da un po. Però dal letto ho sentito il profumo delle frittelle rideva lui.
Dai, rinfrescati e vieni a tavola, oggi andiamo da Marco, disse Agnese.
Vivevano in un piccolo paese; Agnese lavorava alle Poste, portava lettere e pensioni agli anziani, Lucio invece era meccanico e riparava i macchinari agricoli. Dopo colazione iniziarono i preparativi per la visita ai figli. Agnese mandò Lucio in cantina a prendere qualche conserva e composte.
Prendi un paio di barattoli di cetrioli e pomodori, due di insalata, e qualcuna di marmellata: quella di lamponi e quella di ciliegie raccomandò mentre lui scendeva in cantina.
Caricarono la macchina con le patate e le conserve e partirono.
Che bellezza lestate, Lucio, sorrideva Agnese, la natura è così verde che rilassa gli occhi e il cuore.
Sì, è vero, annuì Lucio, che fortuna avere un giorno libero!
Dopo una calorosa accoglienza da parte della nipotina Alessia e un pranzo ben preparato dalla nuora Lisa, chiacchierarono a lungo e poi Agnese e Lucio si prepararono a ritornare in paese.
Nonna, ma è presto! si lamentò Alessia, che voleva ancora giocare.
Tesoro, dobbiamo andare al mercato finché è aperto. Vieni tu nel weekend, con mamma e papà, così giochi quanto vuoi! Potrai scorrazzare in cortile e andare al fiume con nonno Lucio, si rasserenò la nipotina.
Il mercato cittadino era ancora aperto e Agnese decise di fare qualche acquisto: un nuovo grembiule, qualche capo di biancheria, dei calzini e una maglietta per Lucio.
Agnese, vado nel negozio di elettrodomestici. Ritroviamoci alla macchina; sai che non amo stare dietro allo shopping di vestiti! scherzava Lucio.
Fatte le sue compere, Agnese tornava verso lauto quando, tra due bancarelle, fu attratta dallimmagine di un uomo anziano con capelli bianchi, vestiti logori e una fisarmonica. Ai suoi piedi, un berretto stropicciato con degli spiccioli.
Aiutatemi, gente, ripeteva con voce roca, inchinandosi.
Dio mio, non sarà mica Silvano? pensò Agnese. Sembra proprio lui, rovinato dalla vita… Sì, è lui, e mettendo frettolosamente qualche euro nel berretto, proseguì verso la macchina.
Agnese non provò né soddisfazione né pietà. Arrivò Lucio, che la guardò preoccupato:
Agnese, stai bene?
Nulla, solo un po di mal di testa…
Arrivati a casa, mettiti a riposare, la consolò lui, premuroso.
Sdraiata sul divano, Agnese non riusciva a dormire. I ricordi che aveva lasciato assopiti per anni tornarono allimprovviso. Si rivide a diciotto anni, una ragazzina di paese.
Dopo le scuole, aveva iniziato al pollaio e solo dopo cinque anni era riuscita ad entrare alle Poste. A diciotto anni, Agnese si innamorò di Silvano, il bello e sfrontato trattorista e fisarmonicista, appena tornato dal servizio militare. Silvano aveva fatto girare la testa a tante ragazze; la sua vita era spesso oggetto di chiacchiere.
Agnese cercava di evitarlo, ma non riusciva; ogni sua parola le dava il batticuore. Lui, però, non le faceva attenzione e in sala da ballo suonava la fisarmonica circondato dalle ragazze: abbracciava tutte e rideva, spesso un po alticcio. Agnese non vedeva nulla di male in lui. Sognava di sposarsi con Silvano.
Lucio, invece, ragazzo tranquillo e di aspetto normale, era innamorato di Agnese fin dai tempi della scuola, ma lei non laveva mai considerato, mentre lui soffriva in silenzio vedendola tutta presa da Silvano.
Lascia stare Silvano, le diceva lamica Irma, che non sopportava il ragazzo, guarda piuttosto Lucio, che ti ama davvero! Ama chi ti ama, non chi ti ignora, aggiunse con unocchiata di disprezzo verso Silvano.
Ma Agnese niente, vedeva solo Silvano. Un giorno lui si accorse di lei, mentre ballava al club: la guardò con i suoi occhi scuri. Da tempo notava il suo sguardo, ma di ragazze ne aveva sempre attorno. Decise che ora toccava ad Agnese.
Suonando la fisarmonica, fissava Agnese; lei se ne accorse e il cuore le esplose di gioia:
Finalmente si è accorto di me!
Agnese, stasera ti accompagno a casa, disse lui con voce sicura, e lei, pur sapendo che aveva bevuto, accettò senza esitare.
Passeggiarono e passarono la notte insieme. Silvano le sussurrava con ardore:
Sei lunica per me, non ti lascerò mai, mai! e Agnese ci credette, felice.
La sera seguente corse al club, ansiosa di rivederlo; lo trovò e si avvicinò, ma lui la guardò sorpreso e si voltò altrove.
Che vuoi, Agnese? Ieri ero troppo ubriaco, dimentica tutto disse secco, continuando a suonare.
Quelle parole furono come uno schiaffo; il cuore le sembrava voler uscire dal petto.
Ma tu hai giurato, io ti amo, si umiliò lei con speranza.
Non ti ho promesso niente. Piantala. Ti sei attaccata tu, lasciami in pace le rispose crudamente, distruggendo il suo mondo.
Da allora Silvano evitò Agnese, che smise di andare al club, e si limitò a casa e lavoro. Presto, si accorse di aspettare un figlio. Proprio in quel periodo, perse improvvisamente il padre. Dopo il funerale, sia lei che la madre cercarono di riprendersi; la situazione di Agnese peggiorò col peso della vergogna di una maternità senza marito.
Tentò di parlare con Silvano: gli comunicò la gravidanza, ma lui la derise:
Chissà con chi lhai fatto! Non mi incastrerai. Lasciami stare! e se ne andò senza voltarsi.
Agnese confessò tutto alla madre, che pur delusa e preoccupata, le disse che avrebbero tenuto il bambino, avrebbe aiutato la figlia in tutto. Una volta, Agnese e Irma videro Silvano con Violetta, una ragazza di città che spesso stava dalla zia.
Non guardarlo più disse Irma si sposano e se ne vanno via.
Agnese ne soffrì molto, si sentiva ferita sua volta, e la notizia del matrimonio di Silvano le diede il colpo di grazia. Irma e Lucio cercarono di consolarla, raccontandole storie e scherzi.
Quando il pancione si vide, Lucio decise di parlarle con sincerità.
Agnese, so che non mi ami. Ma lascia almeno che tuo figlio abbia un padre. Ti starò vicino, vi amerò entrambi. I figli sono una gioia; io, anche se tu non riesci ad amarmi, ti amerò per due. Non restare in silenzio
Non so, Lucio… non so se potrò mai amarti.
Pian piano Agnese acconsentì a sposarsi con Lucio. Il primo figlio, Marco, nacque in primavera. Irma fu madrina, e Lucio, fedele alla sua promessa, si rivelò un padre esemplare. Agnese visse nella casa di Lucio, che si occupava di tutto. Lei, però, viveva ancora col cuore congelato; non amava più Silvano, ma nemmeno Lucio riusciva ancora a entrare nella sua anima.
Lucio mai le rimproverò qualcosa; aspettava paziente e apprezzava ogni giorno pieno di piccoli gesti familiari. Presto, Marco cominciò a parlare e subito chiamò Lucio papà, riempiendo gli occhi di lui di lacrime di gioia. Col tempo il cuore di Agnese cominciò a sciogliersi, vedendo la felicità dei suoi uomini. Presto si accorse che aspettava un altro figlio.
Lucio, disse un giorno, avremo un altro bambino!
Agnese, che felicità! Non potevo essere più fortunato!
Quando nacque Vittorio, Lucio non si staccava mai dal piccolo e Agnese si accorse finalmente di quanto le fosse caro Lucio.
Lucio è il marito e padre migliore che mai avrei potuto desiderare confidò allamica Irma, che finalmente vide Agnese apprezzare lamore di lui: Gli sarò una buona moglie, gli sono grata per la sua pazienza.
Agnese, le disse un giorno Lucio rientrando dal lavoro, pensavo: perché non ci sposiamo in chiesa? Così saremo insieme per sempre… anche dopo.
Sì, sono daccordo con te su tutto, si illuminò Agnese.
Da quegli anni, Agnese e Lucio vivono uniti, con amore e armonia, e lei si sente sempre più fortunata. E Silvano? Per Agnese fu una disgrazia e unossessione, ma grazie al marito riuscì a superarlo. Fu un errore, che però seppe perdonare. Dopotutto, ogni persona merita il perdono: solo così si può vivere davvero sereni e in pace con il proprio cuore.







