Dopo che la mia mamma naturale ha perso la battaglia contro la malattia, mio padre ha deciso di portare una nuova donna nella nostra casa, perché facesse da madre a me e ai miei fratelli. Per molto tempo mi sono opposta a chiamarla mamma, anche se col tempo è diventato chiaro che quella donna meritava davvero quel titolo.
Quando la mia mamma se ne andò, io ero piccolissima e mio padre si trovò improvvisamente travolto dalla responsabilità di prendersi cura, da solo, di tre bambini. Sentendo la mancanza di una presenza femminile, si rivolse a una donna che conosceva, di nome Giuliana, chiedendole di diventare la nostra madre. Giuliana accettò con una dolcezza e un senso del dovere totali. Prese subito in mano la cura della casa, assicurandosi che tutto filasse liscio, e arrivò perfino a spendere i propri euro per cucire a mano le divise scolastiche mie e dei miei fratelli.
I miei fratelli maggiori lhanno accettata senza difficoltà come nuova madre, ma per me la cosa era più complicata. Ci ho messo molto a rassegnarmi allidea di chiamarla mamma. Da bambina, esprimevo a fatica ciò che sentivo, ma un giorno, trovando le parole, le ho raccontato che la mia mamma naturale portava sempre i capelli raccolti in uno chignon basso. Da quel momento, nei miei sogni, Giuliana ha iniziato ad acconciarsi i capelli proprio come la mia mamma, e sembrava che i gesti del passato e del presente si fondessero in ogni stanza della casa.
Nonostante laffetto che Giuliana ci donava, io non riuscivo proprio a chiamarla mamma. Fu allora che mio padre inventò una strana cerimonia familiare, come in un sogno: riunì tutti in cucina, e Giuliana sfornò la mia torta preferita. Solo a chi lavesse chiamata mamma sarebbe toccato un pezzo. Alla fine, tra la confusione surreale delle voci che si rincorrevano come uccelli in una piazza romana al tramonto, ho pronunziato quella parola. Da allora, Giuliana è diventata realmente parte della nostra famiglia, come se fosse sempre stata lì.
La nostra vita era un susseguirsi di situazioni inverosimili: i miei genitori si sono trovati spesso a lottare contro la sfortuna, la salute traballante, ombre lunghe proiettate dai lampioni su strade vuote. Anche Giuliana si è ammalata della stessa malattia che aveva portato via la mia mamma naturale, ma lei è riuscita a sconfiggerla come unantica eroina di una fiaba napoletana. E poi, come un lampo nel buio, la perdita tragica del primo figlio dei miei genitori: sparito proprio la sera prima delle sue nozze, ritrovato solo dopo, portato a riposare in un cimitero di provincia tra cipressi e statue dangelo. Giuliana però non ha mai smesso di essere la nostra roccia: di una dolcezza infinita, con mani che sapevano accarezzare e rassicurare anche nei momenti peggiori.
In mezzo a tutto questo, Giuliana ha cresciuto cinque figli, si è presa cura dei suoi nipoti e adesso coccola i suoi pronipoti con la stessa tenerezza di sempre. Ogni mattina, quando la città ancora dorme sotto cieli di marmo e piccioni, si alza temprana per pulire la casa, e passa ore a lavorare ai ferri, realizzando scarpine e sciarpine per i più piccoli della nostra famiglia. Nonostante letà avanzata, rimane piena di storie e di affetto senza confini; quando siamo con lei, il tempo pare sospeso come in una domenica dinverno, col profumo di moka che invade tutto il soggiorno.
Il suo modo di amare sembra davvero non avere limiti, e noi, figli e nipoti e pronipoti, siamo grati di essere filo del suo stesso gomitolo, avvolti nella trama inestricabile della nostra famiglia italiana.







