Ero irremovibile: «Non lascerò mai più mio figlio con lei!».
Fino a poco tempo fa, pensavo che mia suocera fosse una donna ragionevole. Ma bastarono appena tre giorni per farmi ricredere.
Abbiamo affidato il nostro piccolo alle cure dei suoi nonni paterni, è ancora così piccolo, solo qualche settimana di vita, giusto il tempo per concederci un breve viaggio di tre giorni e recuperarci un po: io dalla fatica della casa, mio marito dallo stress del lavoro.
Prima di lasciarlo là, dedicai due ore intere a scrivere tutte le istruzioni possibili. Soprattutto sulla sua alimentazione e sulle attività quotidiane. Avevo specificato con quali giochi educativi passare il tempo, segnalato il numero della nostra pediatra, che si era resa disponibile a venire subito se la nonna lavesse chiamata.
Provvedemmo anche a fornire tutto il necessario: omogeneizzati, pannolini, un kit di pronto soccorso che avevo preparato io stessa, giochini e libretti.
Ero agitata durante tutto il viaggio, i tre giorni passarono velocemente, e al ritorno… ci accolse un bambino con il volto teso, lo sguardo smarrito; appena la nonna si avvicinò corse subito da lui gridando: «Attento, che poi cadi!». Un borsone con tutte le provviste portate da casa era ancora intatto in un angolo. Accanto, una busta con i libri perfettamente chiusa.
Guardavo tutto confusa, e mia suocera, che lesse il disappunto sul mio volto, mi disse subito: «Abbiamo deciso di non uscire più in città».
Continuò:
Abbiamo pensato che fosse meglio mangiare tutti insieme!
In che senso?
Che mangeremo tutti la stessa cosa. Michele deve abituarsi al nostro cibo.
Ma hai letto quello che ho scritto?
Ho iniziato, ma sono così tante pagine…
Quando lo facevi dormire durante il giorno?
Michele non voleva dormire, giocava, così ho lasciato perdere, e il pomeriggio gli ho dato una braciola.
Una braciola di cosa?
Di maiale, fresca! Abbiamo preso il filetto, era tenerissimo!
Rimasi sbigottita. Il bambino aveva mangiato braciole invece di riposare! E poi il resto. La suocera, per risparmiare (i pannolini costano troppo!), ne usava solo due al giorno uno al mattino, uno la sera. Anziché leggere insieme i libri, lasciava Michele da solo con i giochi e chiudeva ben bene tutte le finestre e la porta del balcone (non sia mai ci prenda aria!), convincendolo a tenere gli occhi chiusi due ore prima di dormire.
Quella breve permanenza dai nonni richiese un mese di lavoro per riportare il bimbo alle vecchie abitudini. A fatica abbiamo eliminato dolci e cioccolato, che lei gli concedeva. La lotta peggiore fu con il sonno: solo dopo dieci giorni il ritmo tornò quasi normale, e ancora la sera è dura.
Mi ripetevo convinta: «Mai più!». Mio marito mi ha appoggiata in silenzio, benché, a differenza mia, non abbia mai detto davvero a sua madre cosa pensasse.
Quindi, care mamme italiane, pensateci bene sette volte prima di lasciare per qualche giorno i vostri figli alle nonne!







