Non vivrò più la vita di un’altra: Marguerita lascia Milano, si riprende la sua libertà e scopre la felicità sulla Riviera con un nuovo amore, dopo una diagnosi che le cambia la vita

Non vivrò più la vita di un altro
Caterina rientrò a casa tardi quella sera. Le luci di Milano già scintillavano oltre le finestre. Si fermò sulluscio, una borsa in mano, e dichiarò con una fermezza che non le avevo mai sentito:
Chiedo il divorzio. Puoi tenerti lappartamento, ma mi restituisci la mia parte. Non mi interessa altro. Io vado via.
Luigi, suo marito, si afflosciò sulla poltrona, senza parole.
Dove vai? chiese confuso, strofinandosi gli occhi.
Non sono più affari tuoi, rispose lei, calma, tirando fuori una valigia dallarmadio. Starò un po dalla mia amica in campagna. Poi si vedrà.
Lui davvero non capiva da dove venisse quella decisione. Ma lei, ormai, aveva scelto tutto.
Tre giorni prima, il medico, guardando le analisi, le aveva parlato con un filo di voce:
Nel suo caso, il quadro non è favorevole. Otto mesi, al massimo Con le cure, forse un anno.
Era uscita dallo studio come in un sogno. La città pulsava, il sole era splendido. Nella sua testa girava una frase sola: “Otto mesi nemmeno arriverò al mio compleanno”
Su una panchina dei Giardini della Guastalla, un anziano si sedette vicino a lei. Restò in silenzio, godendosi il sole dautunno. Allimprovviso la apostrofò:
Vorrei che il mio ultimo giorno fosse sereno. Non ho più chissà quali aspettative, ma un raggio di sole è già un dono. Non trova?
Lo troverei se sapessi che questa è la mia ultima annata, mormorò lei.
Allora non rimandi più niente. Io nella vita ho avuto tanti “dopo”, avrei potuto riempirci tutte le stagioni che mi restavano. Ma non ha funzionato.
Caterina ascoltava, e sapeva. Aveva fatto tutto per gli altri: un lavoro che odiava, ma stabile; un marito ormai estraneo da dieci anni tradimenti, freddezza, disinteresse; una figlia che chiamava solo per chiedere soldi o favori. Per sé? Niente. Niente scarpe nuove, niente vacanze, neppure un caffè in piazza, da sola.
Aveva risparmiato tutto per “poi”. Ora, quel “poi” forse non sarebbe mai arrivato. Qualcosa in lei si era spezzato. Tornata a casa, per la prima volta disse “no” a tutto e in un colpo solo.
La mattina seguente chiese laspettativa, ritirò i suoi risparmi e se ne andò. Il marito cercava di capire, la figlia pretendeva lei rispose calma, ferma: “No.”
Nella casa di campagna dove lamica la ospitava, regnava una quiete che non ricordava da anni. Rannicchiata sotto una coperta, pensò: era davvero tutto qui? Non aveva vissuto. Aveva solo resistito. Per tutti gli altri. Adesso sarebbe finalmente stata per sé stessa.
Dopo una settimana, Caterina volò in Liguria. Lì, seduta in un piccolo bar sul mare di Camogli, incontrò Alessandro. Scrittore. Sensibile, brillante. Parlarono di libri, di persone, del senso della vita. Per la prima volta in anni, la sentii ridere libera, senza importarle dello sguardo altrui.
E se restassimo qui a vivere? propose lui un giorno. Posso scrivere ovunque. E tu, sarai la mia ispirazione. Ti amo, Caterina.
Lei annuì. Perché no? Le restava così poco tempo. Allora che fosse felice, anche se solo per un po.
Passarono due mesi. Stava benissimo. Rideva, passeggiava, preparava il caffè la mattina, inventava storie per gli amici al tavolino. Allinizio la figlia protestò, poi si arrese. Il marito le versò quanto dovuto. Il resto trovò pace.
Un mattino, il telefono squillò.
Caterina Bellini? chiese una voce agitata. Mi scusi, cè stato uno scambio di analisi non erano le sue. Tutto a posto. È solo forte stanchezza.
Rimase zitta un attimo. Poi scoppiai a ridere forte, sul serio.
Grazie, dottore. Mi ha restituito la vita.
Guardò Alessandro che ancora dormiva e andò in cucina a preparare il caffè. Perché davanti a lei non cerano più otto mesi ma tutta una vita.

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