Era tardi. Dopo aver messo a letto i bambini, Liza si diresse verso la cucina.

Era tardi. Dopo aver messo a letto i tre bambini, Lucia si diresse verso la cucina. Accese il bollitore, si versò una tazza di tè e si sistemò al tavolo. Marco, il marito, non era ancora rientrato negli ultimi mesi il lavoro lo teneva sveglio fino a notte fonda. Lucia provava compassione per lui; cercava di sollevarlo dalle incombenze domestiche, avvolgendolo di cure e affetto. Marco era lunico garante del sostentamento della famiglia.

Fin dal matrimonio avevano stabilito che il marito avrebbe provveduto al reddito, mentre la moglie avrebbe curato la casa e i figli. Così è andata. Tre piccoli, Marco che guadagnava bene, e Lucia al focolare. Marco sognava di ampliare la prole, ma Lucia era ormai esausta: i bimbi chiedevano attenzione continua, la stanza dei pannolini era sempre piena e il latte materno non bastava, quindi ogni notte doveva preparare il latte artificiale. Aveva già deciso che tre figli erano il massimo; era ora di fermarsi.

Il ritorno di Marco fu tardissimo, un po brillo. Quando Lucia gli chiese il motivo, lui rispose che, stanchi tutti, si erano fermati in un bar per tirarsi su il morale.

«Mia cara, facciamo cena», lo avvolse Lucia, cercando di placare la sua stanchezza.

«Sono già sazio, abbiamo già spizzicato. Vado a letto», sbuffò lui, mentre la bottiglia di vino tremava ancora leggermente.

Con lavvicinarsi della Festa della Donna, Lucia chiese alla madre di badare ai bambini mentre lei andava a fare la spesa. Voleva acquistare provviste e organizzare una serata romantica. Decise anche di concedersi un nuovo vestito, perché i suoi abiti erano ormai logori e non aveva nulla di festoso da indossare.

Depositate le borse nellarmadietto, entrò nel negozio più alla moda di Bologna. Scelse diversi abiti e si diresse verso la cabina di prova. Mentre toglieva la giacca di nylon, udì improvvisamente la voce di Marco provenire dalla cabina accanto:

«Voglio spogliarti subito».

Una risata alta e una voce femminile, dolce quasi a dismisura, risposero:

«Manca poco. Compra qualcosa per tua moglie, invece».

«A lei non serve nulla, pensa solo ai bambini. Io prenderò elettrodomestici, le piace stare in cucina».

Lucia rimase immobile, come se una pietra avesse colpito la sua testa. Provò labito, ma lidea di acquistarlo le sembrava ormai futile. La conversazione continuava:

«E se tua moglie ti chiede dove hai speso tutti quei soldi?»

«Non le do conto delle spese. Le passo solo il denaro per la casa, così non sa quanto guadagno».

Il rumore di passi si avvicinò; la prova si concluse e la coppia uscì. Lucia sbirciò da dietro il tendone e vide Marco pagare gli articoli, affiancato da una donna bionda, snella, con la mano delluomo sulla vita.

«Stai bene?», chiese Lucia, tremante, mentre la commessa la osservava con preoccupazione.

Acquistò tutti gli abiti che le erano piaciuti e tornò a casa. Lì mandò via la madre, mise a letto i bambini e si sdraiò, lasciandosi avvolgere dal pensiero.

Forse era colpa sua? Aveva trascurato la propria vita. Ma era una tradizione infranta, un tradimento improvviso, una pugnalata alle spalle. Non aveva mai immaginato che Marco potesse tradirla, né che lo trattasse come se fosse nulla, o peggio, una semplice domestica. Voleva persino comprarle un dono utile al lavoro di casa.

Il pensiero del divorzio le brillava in mente, ma sapeva che così farebbe più facile a Marco fuggire dalla sua amante, lasciandola senza risorse per i figli; lassegno di mantenimento sarebbe stato scarso. Decise dunque di tacere, osservare.

Quella notte Marco tornò ancora tardi, additando il lavoro. Lucia lo guardò con indifferenza, senza una parola. Sentiva di parlare a un uomo diverso, non al suo amato Marco. Il cuore si raffreddò all’istante.

Il giorno dopo compilò un curriculum e lo inviò ovunque potesse. Gli attesero giorni di spera: ogni mattina controllava la posta elettronica. Molte risposte erano negative, ma alla fine fu convocata per un colloquio presso la stessa azienda dove lavorava Marco. Dopo un attimo di esitazione accettò.

Fece una buona impressione e le fu offerta una posizione, con uno stipendio modesto ma sufficiente a nutrire i figli. Rientrata a casa, la madre la inondò di domande.

«Marco ha una amante!», esclamò la giovane con una gioia amara.

La madre, sorpresissima, gli servì una tazza di tè e la mise a sedere.

«Tesoro, che diavolo dici? Lavora fino a tardi per noi, e ora lo accusi di cosa?»

«È con una ragazza», rispose Lucia, ridacchiando prima di raccontare tutto.

«Vuoi il divorzio?»

«Certo, ma prima devo sistemare le cose. Ho un lavoro con orario flessibile, i bambini vanno allasilo e poi lavoro a tempo pieno».

«Figlia mia, è la tua scelta. Non cercherò di fermarti. Chi tradisce una volta lo farà di nuovo. Fai quello che ti sembra giusto. Sono delusa, non me lo aspettavo, e lui discute del futuro dei figli con una sconosciuta. Ti aiuterò con i bambini».

«Mamma, senza di te non saprei che fare!», abbracciò Lucia stretta la madre.

Prima delle festività, Marco rientrò ancora dopo mezzanotte. Lucia non gli rivolse alcuna domanda; il suo sguardo tradiva solo indifferenza. Marco iniziò a giustificare lennesima notte al bar, ma Lucia lo interruppe, ordinandogli di andare a letto.

Al mattino, mentre allattava i bambini, Marco le porse un robot da cucina con la frase:

«Guarda il regalo, voglio aiutarti un po nelle faccende domestiche», cercò di baciarla, ma lei si voltò.

Non aprì il pacco. Con voce solenne comunicò a Marco che anche lei aveva un regalo per lui, chiamandolo nel corridoio. Sul pavimento cerano due valigette.

«Queste sono le tue cose. Ti divorzio. Non dovrai più inventare scuse sul lavoro o sul bar. Vai a rilassarti, ma non aspettare la tua bionda».

«Chi te lha detto?», chiese Marco, sconcertato.

«Lho visto con i miei occhi mentre sceglievi un regalo per lei. Puoi darle anche il robot, forse le piacerà armeggiare in cucina».

Marco, preso alla sprovvista, si infuriò:

«Guarda te! È bella e mi fa cose a letto! Tu non ti curi più, sei diventata una donna goffa. E la cosa più divertente: vivi col mio denaro! O conti i miei soldi e non vuoi che li spenda per qualcun altro? Non hai alcun diritto!»

«I miei soldi, i miei soldi! E tu, che vuoi? Rimproverarmi per un pezzo di pane? Non mi hai dato denaro, mi hai dato solo per la casa, e tu lo hai speso», ribatté Lucia, esausta da quella discussione sterile, e lo spinse fuori dalla porta con le valigette, «Non osare più tornare».

Quella notte dormì meglio che mai; al risveglio si sentì rinata. Lo stesso giorno presentò domanda di divorzio e richiesta di mantenimento. Qualche giorno dopo suonò il campanello; la suocera irruppe nella casa urlando.

«Che fai! Hai cacciato mio figlio fuori e ora vuoi riscuotere soldi? Non ti deve nulla! Ritira la domanda di mantenimento!»

«Interessante. Perché alcuni uomini pensano di pagare le ex mogli e non i figli? Forse non avrà abbastanza per la sua amante. Comunque non è più un mio problema».

«Guarda che sei diventata tutta business! Non hai lavorato un giorno dal matrimonio. Hai vissuto alle sue spese. Non credere di arricchirti con gli alimenti. Il capo lo pagherà in contanti, ti darà spiccioli».

«Vattene via. Come madre, come figlio. Scusa, solo ora me ne rendo conto», la scacciò Lucia, «unaltra parola e chiamo la polizia».

La suocera se ne andò, e Lucia tirò un sospiro di sollievo. I bambini furono iscritti allasilo, cominciarono le lezioni. Lucia lavorò a tempo pieno. Marco, già al corrente di lavorare nella stessa azienda, la incrociò una mattina.

«Buongiorno», salutò lex. «Parliamo».

«Mi dispiace, ma devo lavorare», rispose Lucia senza guardarlo.

«Facciamo colazione insieme».

«La parola insieme non vale più per noi», lo interruppe.

Lo guardò, Marco appariva stanco. La sua amante lo aveva abbandonato quando scoprì che metà dei suoi guadagni dovevano andare a sostenere i figli.

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