Mangia come se fosse in tre, ma pensa solo a sé stesso Non sono più una moglie, ma una dispensa su due gambe.
Pensavo che quelle storie del lucchetto sul frigorifero fossero barzellette, le classiche immagini che girano su WhatsApp per farti ridere tra amici. Fino a quando ne ho visto uno vero: ben saldo, con la chiavetta, in una ferramenta qui vicino a casa. Sono rimasta lì incantata a fissarlo e, per la prima volta, ho pensato: E se lo prendessi davvero? Non per proteggere i viveri da mia figlia, né da qualche ladro. Ma da mio marito
Mi chiamo Chiara, ho trentanni, vivo a Bologna con mio marito e nostra figlia. Lavoro come una pazza, corro avanti e indietro come fanno tutte, non sto mai ferma. Ma la vera stanchezza, quella che mi schiaccia, non arriva né dal lavoro né da mia figlia. È lui il fulcro della mia fatica: mio marito, Matteo, luomo che non vede nientaltro che il piatto davanti a sé. Mangia. Sempre e di tutto. Senza criterio, senza limiti, senza neanche chiedersi se qualcun altro avesse voglia di quel pezzo di formaggio rimasto.
Torno a casa che sono cotta, ma almeno so che in frigo cè qualcosa per la cena: una fetta di arrosto, un po di Parmigiano, magari uno yogurt per la bimba. Ma quando apro il niente assoluto. Non un assaggino, non un pezzetto lasciato: proprio sparito tutto. Notte dopo notte, senza far rumore, se ne frega e divora qualsiasi cosa. Salumi, formaggi, pure le fragole comprate per la piccola sparite, come se il frigorifero avesse un buco nero.
Proprio laltro giorno ho preso delle fragole fuori stagione per nostra figlia e sai quanto costano in questo periodo? Però lei le aveva viste al mercato e mi ha supplicato Non ce lho fatta a dirle di no. E a casa, tutta contenta, le ha gustate piano piano, come se fossero oro. Gliene ho messe via un po per l’indomani, in frigo, già lavate. La mattina dopo? Ciotola vuota. Mangiate tutte. E Matteo ha pure il coraggio di ridere: Dai, comprane altre, ormai i soldi non ci mancano, no? Qual è il problema?
Ecco il problema, caro Matteo: è che tu non hai mai un pensiero per gli altri! Non per tua figlia, non per me! Non chiedi, non ci arrivi che qualcosa magari non era per te, divori e basta come se te lo meritassi. E io, sempre lì a fare la spesa, a cucinare, come se fossi la fornaia di famiglia. Hai finito anche lultimo salame? Ah, pazienza. Nessun rimorso, nessun tentativo di rimediare.
Sua madre lo ha viziato da piccolo, sempre piatti enormi, dolci a volontà. Fisico robusto, atletico una volta, ma le abitudini restano. Io invece sono sempre stata per la moderazione. Così sto crescendo nostra figlia: senza eccessi, con consapevolezza. Ma con lui, impara che si può divorare tutto subito, senza limiti.
Non si tratta di soldi: per fortuna lavoriamo tutti e due, io in uno studio di design, lui in una ditta di trasporti. È proprio una questione di rispetto. Di pensare a chi ti sta vicino. Vedi qualcosa in frigo? Chiediti: di chi è? Era per tua figlia? Tua moglie lo aveva messo via? È così difficile?
Ed eccomi davanti al frigo, ancora una volta, ancora vuoto. Sento la rabbia farsi largo nello stomaco. Non ho sposato un uomo per diventare una cuoca a tempo pieno. Volevo essere amata, essere mamma e compagna, non la dispensiera personale di uno che pensa solo a sedersi e mangiare.
Laltra sera glielho detto chiaro: Tu non vivi in famiglia, vivi da single, solo che in casa hai il frigo sempre aperto. E lui, con quella sua spallucce: Se il cibo finisce, vuol dire che non sei una brava padrona di casa. Una buona moglie ha sempre tutto pronto. Ah sì? E perché allora non ti prendi anche una lavastoviglie al posto della moglie?
Sempre più spesso penso che forse non è il frigo che va chiuso a chiave. Ma magari dovrei trovare una chiave per me stessa. Per una vita dove non sono solo una serva. Dove conta anche ciò che voglio io. Dove non sono solo la moglie ma sono una persona che si ascolta e si rispetta davvero.





