Un cane senza padrone è apparso sulla spiaggia e ha iniziato a correre avanti e indietro, abbaiando forte: all’inizio la gente pensava fosse pazzo – fino a quando hanno scoperto l’orribile verità

Era una tranquilla giornata sulla spiaggia di Venezia. Le famiglie erano arrivate per godersi l’aria calda, la brezza marina e il rumore delle onde. I bambini costruivano castelli di sabbia, alcuni nuotavano nell’acqua fresca, altri riposavano sotto gli ombrelloni respirando i profumi dellestate. Tutto sembrava normale, senza alcun segno di ciò che si sarebbe presto scatenato.
Poi, allimprovviso, apparve un cane randagio. Senza guinzaglio, senza collare, e nessun padrone in vista. Era un cane robusto, dal pelo rossiccio, con uno sguardo vigile e il respiro affannato. Correva su e giù per la spiaggia, abbaiando forte, saltando tra i bagnati come se volesse comunicare qualcosa. La gente si irritò. Qualcuno cercò di scacciarlo, un uomo minacciò persino di tirare un sasso. Tutti pensavano che fosse pazzo o selvatico.
Ma il cane si rifiutò di andarsene.
Correva lungo la riva, guardava la gente, poi fissava il mare. Di nuovo e ancora. E continuava ad abbaiare. Allinizio sembrava solo rumore senza senso, ma dopo un po alcuni notarono che il cane non si agitava per niente. Stava indicando qualcosa. Stava avvertendoli.
Fu allora che un giovane, di nome Luca Ferraro, seguì il verso del cane e vide qualcosa di terribile.
Lacqua cominciò a ritirarsi dalla spiaggia, velocemente, in modo innaturale. In pochi minuti, la riva, prima coperta dalle onde, era completamente asciutta. Rocce, alghe, il fondale marino tutto era visibile.
La gente si alzò, confusa. Chi sapeva cosa fosse uno tsunami iniziò subito a scappare. Altri li seguirono. Ma era stato il cane a dare lallarme per primo.
Aveva percepito il pericolo prima di chiunque altro.
Quando unenorme onda apparve allorizzonte, era troppo tardi per avvertire, ma non per agire. A quel punto, quasi tutti erano già fuggiti.
E tutto grazie a un cane senza nome, che tutti credevano solo fastidioso, ma che divenne un eroe.
Più tardi, i soccorritori dissero che, senza il suo strano comportamento, ci sarebbero state molte più vittime. Il suo istinto, la sua agitazione e i suoi abbai avevano salvato numerose vite.
Nessuno seppe mai da dove venisse il cane. Dopo quel giorno, scomparve tanto in fretta quanto era arrivato. Ma per chi sopravvisse, non fu solo un animale. Divenne un simbolo di salvezza.

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Un cane senza padrone è apparso sulla spiaggia e ha iniziato a correre avanti e indietro, abbaiando forte: all’inizio la gente pensava fosse pazzo – fino a quando hanno scoperto l’orribile verità
HA CALPESTATO I MIEI SOGNI QUESTA DONNA SPREGIUDICATA —Figlio mio, se non la smetti con quella sfrontata opportunista, considera che non hai più una madre! Quella Nina ha almeno quindici anni più di te!— mi ripeteva sempre la mamma. —Mamma, non ci riesco, non ce la faccio! Anche se lo volessi…— mi giustificavo io. …Avevo una ragazza del cuore, la mia Lenoccia di 14 anni. Pura, timida, desiderata. Quando l’ho conosciuta alla discoteca della scuola, io ne avevo 18. Mi piaceva così tanto Lenoccia, da morirci! Attraverso la sua amica, con mille scuse, l’ho invitata a uscire. Credete sia venuta? Macché! Ho cominciato a seguirla come un cacciatore. Ho trovato il suo numero, chiamato, supplicato per un appuntamento. Alla fine, si è arresa. Ma ha voluto che chiedessi il permesso a sua madre. Ero tremante sulla soglia di casa sua. La mamma di Lenuccia si è rivelata una donna simpatica, mi ha affidato la figlia per due ore. Abbiamo passeggiato nel parco, chiacchierato, riso. Tutto innocente. All’improvviso, Lenuccia mi dice: —Vova, ho già un ragazzo. Credo di amarlo. Ma è un cascamorto. Sono stufa di trovarlo con altre. Però ho il mio orgoglio. Proviamo a frequentarci noi, che dici? Alzai le sopracciglia incuriosito. Quindi, Lenoccia poteva sembrare timida ma in realtà sapeva già amare… Mi sono invaghito ancora di più. Le due ore sono volate, poi ho riconsegnato Lenuccia alla mamma. …Col tempo, non potevo più vivere senza di lei. Anche la mia mamma ha amato subito quel “raggio di sole”. Lenuccia stava spesso da noi. Mamma la riempiva di consigli femminili, a volte si scordavano pure di me a parlare tra loro. Quando Lenuccia ha compiuto 18 anni, abbiamo parlato di matrimonio. Nessuno di noi, né le famiglie, aveva dubbi. Le nozze sarebbero state in autunno. …E’ arrivata l’estate. Lei è partita in campagna dalla nonna, io sono rimasto in villeggiatura a dare una mano a mamma. Un giorno innaffio l’orto, mi chiama una donna sui 35 anni, spettinata, scomposta, con uno sguardo acceso. Non l’avevo mai vista tra i vicini. Mi chiede da bere. Le porgo una tazza d’acqua fresca di pozzo. —Grazie giovanotto! Quasi crepavo di sete. In cambio le offro la mia ‘liquore casalingo’. Prenda, non si formalizzi. Ed ecco che mi ritrovo una bottiglia piena in mano. Di sera, a cena, bevo quel liquore. Quella sera la mamma era via in città, sono rimasto solo. Se ci fosse stata, mai mi avrebbe fatto toccare quella bottiglia! Il giorno dopo, la donna torna. Si chiama Nina; vive nel paese vicino. La invito in casa. Di nuovo la solita bottiglia, chiacchiere, un’insalatina e due panini. Senza accorgerci, la bottiglia finisce. Ancora oggi mi maledico per ciò che successe dopo… Nina mi ha stregato come un ragazzino, mi ha soggiogato. Ero come un manzo al guinzaglio. Quando mi sono ripreso non c’era più. Mia madre mi scuoteva per svegliarmi: —Vladimir! Cosa è successo mentre non c’ero? Con chi hai bevuto? E il tuo letto? Sembra ci sia passato sopra un branco di cavalli! —preoccupata, era confusa. Riuscii appena ad aprire gli occhi, testa pesante, mani tremanti… Non seppi spiegare. La sera, tornai in me. Ricordai tutto. E mi vergognai di fronte a Lenoccia… Non passa una settimana e Nina ricompare. E io… Sono pure contento di vederla, quasi mi mancava! Mamma si precipita sulla porta, mani sui fianchi: —Lei cosa vuole qui, signora? La porto via, la rimprovero: —Mamma, che modi! Magari voleva solo un bicchiere d’acqua! —Uhm… Questa è Ninetta-la-Perditempo del paese! Tutti la conoscono. Gira per le villette, seduce uomini! Che non pensi di portarsi via anche te! Mandala via prima che sia troppo tardi! Ma ormai era troppo tardi. Mi aveva già stregato con la ‘pozione magica’. Sentivo che non l’amavo, non era mia, eppure la seguivo come un’ombra. Lenoccia, la promessa sposa, me la dimenticai. E quando le parlai, Nina mi disse: —Vladimir, il primo amore non è mai la vera fidanzata. Il matrimonio saltò. Mamma invitò Lenoccia a casa e confessò tutto: —Cara, perdona Vladimir, non sa cosa fa. Quando se ne accorgerà sarà tardi, perderà tutto con quella donna. Tu pensa alla tua felicità, non aspettarlo. Lenoccia si sposò serenamente. Mamma, per separarmi da Nina, andò in caserma e chiese che mi chiamassero subito in servizio militare. All’epoca avevo rinvio. Fui spedito in Afghanistan. Di quello che passai laggiù non parlo… Tornai senza tre dita della mano destra, una ferita lieve. La mia psiche era distrutta. Diventai temerario e insensibile. Nina mi aspettava e ormai avevamo un figlio. Prima di partire, non ero sicuro di tornare vivo, e decisi di lasciare almeno un figlio. In guerra sognavo una famiglia con cinque figli. Mamma continuava a odiare Nina. Con Lenoccia era sempre affettuosa, persino lavorava a maglia per sua figlia. Credeva pure che fosse mia figlia… Mi avrebbe fatto piacere, ma non era così. Lenoccia veniva a trovare mamma, si informava di me. Mamma sospirava: —Oh Lenoccia, Vladimir è ancora con quella… Non si staccherà mai! Questi discorsi me li ha riportati lei stessa, anni dopo. Mi sono trasferito al Nord per lavoro. Nina e i nostri tre figli vennero con me. Ne nacquero altri due. Ho coronato il mio sogno. Ma dopo due anni, una figlia morì di broncopolmonite. Clima troppo duro. Torniamo a casa, tra le nostre betulle, si sopportano meglio le disgrazie. Mi tornava sempre più in mente Lenuccia, la mia ex promessa. Una nostalgia struggente. Chiesi a mamma il suo telefono, mi ha dato persino l’indirizzo, avvertendomi però: —Non ti intromettere nella sua vita, lascia perdere! L’ho chiamata subito. Lei era ancora più bella. Mi ha invitato a casa. Il marito mi ha conosciuto come ‘amico d’infanzia’ e ci ha lasciati soli. Sul tavolo una bottiglia di spumante, frutta. —E allora, Vladimir? Racconta come va la vita — mi disse lei guardandomi dritta negli occhi. —Perdonami, Lenoccia. Così è andata. Nulla cambierà ormai. Ho quattro figli…— balbettavo. —Non cambiare nulla, Vova. Ci siamo rivisti, abbiamo ricordato la gioventù, va bene così. Solo tua mamma mi dispiace… Tu sii dolce con lei — mi raccomandò. Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso, sempre bella e desiderabile. Presi la sua mano, la baciai teneramente: —Lenoccia, ti amo come allora. Ma il nostro amore è passato e basta. Ti chiedo perdono! —Vova, è tardi. Vai. Ma non potevo andarmene così. Mi travolsero emozioni enormi, un desiderio folle! …Al mattino me ne andai in silenzio. Lei dormiva serena. Cominciammo a vederci di nascosto per tre anni. Poi lei si trasferì in periferia, la storia si interruppe per sempre. …Ho divorziato da Nina quando i figli sono cresciuti. Aveva ragione mamma. Una donnaccia resta tale: è passata sulla mia vita come un uragano, calpestando i sentimenti, spezzando il cuore. …Per quanto uno lavi l’acqua, acqua resta. Solo uno dei miei figli si è rivelato davvero mio. Il primogenito…