Ho custodito la bontà nel cuore

Ginevra Bianchi aveva appena finito la terza media quando si iscrisse allIstituto di Formazione degli Insegnanti di un piccolo borgo della Toscana, Montelupo. Nella sua famiglia era la figlia più grande: accanto a lei cera il fratellino Edoardo, ancora alle medie.

I genitori di Ginevra erano persone oneste, educavano i figli al rispetto e alla cortesia. Nessuno immaginava che il destino potesse bussare alla porta con un colpo così duro: la madre morì improvvisamente.

Ginevra rimase spaventata.

Come farò a vivere senza la mamma? pensava, anche se cera il papà, ma la mamma era sempre stata il fulcro della sua vita.

Il padre, ancora sotto shock, stringeva i figli tra le braccia al funerale, gli occhi pieni di lacrime, senza riuscire a dire una sola parola. Con grande sforzo riuscì a ricostruire una vita senza la madre, ma fu una strada in salita per tutti. Edoardo, al settimo anno, cercava di sostenere la sorella e il padre.

Ginevra era al penultimo anno quando morì anche il padre. Nessuno se lo aspettava: a malapena si erano ristabiliti dopo la perdita della mamma e, ecco, un altro colpo. Ora a Ginevra rimaneva solo il fratellino.

Dopo i funerali, i due si abbracciarono in silenzio, senza lacrime né parole, solo un mutuo silenzio di chi ha già detto tutto.

Il compito di Ginevra era chiaro: doveva finire gli studi e alzare Edoardo. Certo, un collegio per Edo avrebbe potuto aiutare, ma il cuore non ne voleva più per un altro istituto. Erano rimasti solo due, i più vicini luno allaltro, senza neanche le nonne.

Se fosse stata sola, avrebbe forse trovato un lavoro e concluso gli esami. Ma la responsabilità per il fratello la teneva incollata. In quel momento ricordò le parole della cugina Nadia Ferrara, che le aveva offerto aiuto al funerale:

Non ti preoccupare, Ginevra, se serve, io e mio marito vi diamo una mano a te e a Edo.

Nadia, che anche lei aveva perso la madre quando era piccola, era lunica a capire davvero il vuoto genitoriale.

La madre di Ginevra, prima di sparire, aveva detto a Nadia:

Vivi con noi, Nadia, sarai parte della famiglia.

Nadia aveva vissuto con loro per un po, poi si era sposata e aveva lasciato la città.

Ginevra afferrò quellultima speranza e chiamò la cugina.

Nadia, sto per concludere il corso, ma non voglio abbandonare Edo. Potresti ospitarlo per un po? Io verrei nei weekend, così non lo lasci solo.

Mi spiace, Ginevra, mio marito non vuole accudire un bambino che non è suo rispose Nadia, rifiutandola.

Il pensiero di un collegio spaventò Ginevra ancora di più.

No, non può succedere, pensò, è un miracolo che abbia compiuto diciotto anni e non voglio cederlo a nessuno.

Così parlò seriamente con Edo:

Fratellino, devo finire gli studi. Riesci a stare da solo cinque giorni? Nei weekend tornerò, ok?

Ginevra, ci conto, sono quasi grande rispose Edo, ma i suoi occhi tradivano lansia.

Nei weekend Ginevra cuciva, lavava, puliva. Quando andava a lezione, il cuore le batteva forte, le lacrime minacciavano di uscire guardando Edo da solo. Edo, però, si dimostrò autonomo, studiò bene e non fece preoccupare la sorella.

Finito il corso, trovò lavoro come maestra di prima elementare in una scuola di Firenze: la vita si alleggerì. Edo terminò la scuola media e fu ammesso al collegio militare di Pisa.

Sono così orgogliosa di te, fratellino lo abbracciò sei diventato un vero uomo! Mamma e papà sarebbero stati al settimo cielo.

Ginevra, senza di te non ce lavrei fatta. Il tuo sostegno è stato il mio segreto di successo sorrise Edo. Anche se non abbiamo più genitori, mi hai dato tutto quello che mi serviva. Non credo ci siano sorelle come te.

Il loro legame era così forte che Ginevra non temeva più che Edo potesse rimanere solo o affamato.

Mentre Edo era a Pisa, Ginevra decise di iscriversi alluniversità a distanza per diventare professoressa di storia. Tra una lezione e laltra, gli uomini entravano nella sua vita; due pretendenti persino le proposero il matrimonio. Il primo la rifiutò subito, capendo che erano troppo diversi; il secondo, con una bella casa e unapparenza gentile, le disse:

Tuo fratello non mi serve

E Ginevra chiuse quel capitolo.

I colleghi la presentavano ai parenti: Ginevra, sei la sposa ideale, così paziente e gentile! Nessuno la sentiva mai alzare la voce. Quando Edo se ne andò, le loro preoccupazioni per lui svanirono. Il fratello doveva comprare vestiti invernali, cresceva forte e sano, e Ginevra doveva anchessa rifornirsi.

A ventinove anni, Ginevra incontrò Lorenzo De Luca, avvocato difensore di uno studente. Il preside della scuola le chiese di parlare con le autorità in merito a un indagato, e Ginevra si trovò a dover andare in ufficio investigativo. Lì incrociò Lorenzo, che la colpì subito con il suo sorriso impeccabile.

Signora Bianchi, posso offrirle un caffè? le chiese, con laria di chi vuole proseguire la conversazione.

Certo, accetto volentieri rispose, sorridendo.

Nel piccolo locale dove si sedettero, Lorenzo raccontò della sua vita: aveva trentadue anni, era stato sposato, divorziato, aveva un figlio che viveva con la madre a Napoli. Nonostante il dramma, era un uomo serio, diretto, con un modo di parlare elegante.

Ginevra accettò di uscire con lui. Dopo qualche appuntamento, Lorenzo la portò a bordo lago, le regalò una rosa gigante e una scatola con un anello.

Ginevra, spero non mi dirai di no Voglio che tu sia mia moglie.

Lei, felice, accettò senza esitazione. Si sposarono in una villa fuori Firenze, comprata proprio per la nuova famiglia. Un anno dopo nacque il loro figlio, Arturo.

Ginevra si sentiva al settimo cielo: due uomini che amava, il figlio e il fratellino Edo che la faceva visita nei weekend, creando unatmosfera di gioia.

Ginevra, sei radiosa, sembra che tu brilli di luce propria commentò Edo durante una vacanza al lago. Quando ti sposerai, allora?

La prossima volta arriverò con tutta la famiglia, promesso! rispose Lorenzo, ridendo.

Gli anni passarono, la vita scorreva serena. Ginevra insegnava, Lorenzo era un padre premuroso, Arturo cresceva tra sport e scuola. Un giorno Nadia Ferrara, ormai più anziana, chiamò Ginevra in preda al panico:

Ginevra, il mio figlio ha causato un incidente, ha ucciso una donna! Ho bisogno del tuo aiuto, solo tu puoi salvarci.

Ginevra spiegò la situazione a Lorenzo, che si mise subito a occupartene. Trovarono circostanze attenuanti e la questione si risolse senza spese legali, a parte un risarcimento alla famiglia della vittima.

Nadia, in lacrime, si scusò:

Scusa, Ginevra, è colpa mia per non aver rispettato la promessa fatta da tua madre. Ti chiedo perdono.

Ginevra, con il cuore grande, la perdonò. La sua generosità, forgiata da anni di sacrifici, rimaneva intatta.

Così, tra risate e ironia, Ginevra Bianchi continuò a vivere la sua vita, ricordando che anche nei momenti più bui un pizzico di umorismo e tanto amore possono trasformare tutto.

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