14 ottobre 2023 Roma
Sono GiovanniRossi, un pensionato di 62anni, e oggi ho messo su carta lavventura che mi ha ricordato cosa significa sentirsi di nuovo giovani. Partii con un gruppo di compagni di pensione verso la capitale eterna, pensando solo a qualche giorno di visite turistiche, scatti per lalbum e souvenir per i nipoti. Avevo bisogno di una pausa dalla solitudine che, negli ultimi anni, aveva iniziato a pesare sempre di più.
Mi immaginavo Roma, Firenze e Venezia come semplici tappe di un itinerario già programmato. Ma, allombra del Colosseo, incontrai un uomo che mi fece rivivere quellentusiasmo di un tempo.
Mi trovavo sotto gli archi dellanfiteatro, ammirando la sua maestosità, mentre la guida narrava le gesta dei gladiatori. Persi lattenzione, e qualcuno accanto a me scherzò: Chissà se anche i gladiatori si lamentavano del caldo come noi. Mi girai e vidi un signore alto, con i capelli ormai argentati e un sorriso familiare ma inaspettato. Indossava una semplice camicia e un cappello di paglia; gli occhi, però, mi fissavano come se fossimo gli unici due al mondo.
Iniziammo a parlare. Si chiamava MarcoBianchi, vedovo da cinque anni e ormai in pensione da tempo. Era partito da solo, perché come ha dichiarato non volevo più attendere il momento perfetto per vedere Roma. La conversazione scorreva leggera, piena di risate, come se ci conoscessimo da sempre. Sotto il Colosseo condividemmo un caffè e, per la prima volta da tanto tempo, sentii qualcuno ascoltarmi con vero interesse.
I giorni successivi assunsero un sapore diverso. Sulla navetta ci sedevamo fianco a fianco, pranzavamo insieme e, persi nella folla di turisti, ci ritrovavamo con uno sguardo. Cera uninnocenza dolce ma al tempo stesso unemozione vibrante.
La sera, quando il resto del gruppo si dedicava a carte o alla televisione, noi due ci rifugiavamo sul balcone del nostro albergo, guardando le luci scintillanti della città eterna e parlando di tutto: dei figli, del passato, di quel battito di cuore più veloce che non provavo da anni. Mi sentivo come un adolescente di nuovo. Mi vestii meglio, mi trucco leggermente, ridevo più spesso. Le altre compagne, come Loredana e Giulia, mi osservavano con un misto di affetto e un pizzico di invidia. In quel momento riscoprivo la parte di me sepolta sotto la routine e la solitudine.
Man mano che il viaggio si avvicinava alla fine, il dubbio cresceva: cosa accade ora? Marco viveva a centinaia di chilometri da me. Avevamo condiviso una settimana magica, estranea alla realtà quotidiana. Era sufficiente per immaginare qualcosa di più?
Lultimo giorno camminammo per le vie di Roma, senza il gruppo. Ci sedemmo sui gradini della Trinità dei Monti, gustammo un gelato al pistacchio e rimaseamo in silenzio. Alla fine Marco mi disse: Sai, non mi sentivo così bene da anni. Però temo che, al ritorno, tutto svanisca. Tu hai la tua vita, io ho la mia. Forse è solo unillusione estiva.
Non trovai subito una risposta. Dentro di me lottavano due forze: il desiderio di credere che fosse linizio di qualcosa di vero e la paura che fosse solo uninfatuazione passeggera destinata a spegnersi con lultimo volo. Ci salutammo allaeroporto con una stretta di mano più lunga del dovuto, uno sguardo che conteneva sia il congedo sia una promessa non detta. Scambiammo i numeri di cellulare, ma nessuno pronunciò ad alta voce: Rivediamoci.
Oggi, ripensando a quel viaggio, non so bene che conclusione trarre. È stato un sogno intenso, bello, ma fragile. Forse Marco aveva ragione, forse era solo unillusione. O forse la vera follia sarebbe stata non verificare se il destino mi avesse davvero concesso una seconda chance.
Mi chiedo ancora: vale la pena rischiare una vita tranquilla e ordinata per un sentimento apparso così allimprovviso? È stata solo unavventura sotto il cielo italiano, o linizio di una storia che non conosco ancora? Il cuore batte più veloce al solo pensiero di lui, mentre la ragione sussurra che è pura follia.
Forse, proprio per questo, metto per iscritto questa esperienza: chiedere agli altri se, a cinquantanni, sessantanni o anche più tardi, una persona ha il diritto di aprirsi a qualcosa di nuovo. È meglio conservare il ricordo come un bel ricordo sicuro o osare e scoprire dove possono condurre queste emozioni?
Lezione personale: non bisogna temere di aprire una nuova porta, anche se dietro cè lincertezza; la vita è fatta di momenti che, se colti, possono restituire al cuore la sua giovinezza.






