Allora, ti racconto comè andata la festa di compleanno del nipotino, ma con le nostre birichine italiane.
Mia suocera, la Guglielmina, aveva portato al suo unico nipote, il piccolo Dario, una cioccolata per il decimo compleanno. Non una di quelle confezionate, di marca, o un grande tavolettino da pasticceria, ma una barretta economica di supermercato, in offerta, con letichetta ancora gialla: 49 rubli, cioè più o meno cinquanta centesimi di euro.
Fiorenza gironzolava in cucina, spazzando via i piatti nel lavastoviglie, mentre gli ospiti se ne erano già andati da unora. Dario, stanco e un po deluso, stava dormendo in camera sua, e Fiorenza non riusciva più a chiudere gli occhi per la rabbia che ribolliva dentro, acida come aceto versato.
Sergio era seduto al tavolo, infilzando a denti stretti i resti della torta, desiderando silenzio, un po di pace e magari un bicchierino di grappa, ma al posto di quello doveva difendere la mamma. Lena, perché ti sei accalappi così? gli disse, stanco. Mamma è una pensionata, non ha i soldi per regali costosi. Il tuo Lego costa un occhio della testa, ma limportante è il pensiero. Lei è venuta, ci ha fatto gli auguri, è rimasta con noi.
Fiorenza, con le braccia incrociate, ribatté: Pensionata? Ma paga la pensione, le do pure ogni mese per le medicine, e affitta il garage del padre defunto. E la scorsa settimana mi ha pure raccontato al telefono di aver comprato un cappotto nuovo da quindici mila rubli e di essersi iscritta a massaggi di lusso! Ha i soldi per sé, ma per il nipote che vede una volta ogni due mesi le regala una cioccolata da 49 rubli? Hai visto gli occhi di Dario? Aspettava qualcosa di più, magari una macchinina, e le ha dato solo quella barretta, dicendo Mangia, tesoro, la nonna ha spremuto gli ultimi spiccioli.
Sergio provò a calmarsi: Forse ha speso davvero sul cappotto e ora è più parsimoniosa. Fiorenza rispose, Non è questione di regali, è questione di rispetto. Mi ha detto in corridoio: Fiorenza, il tavolo è troppo scarso, le verdure sono tristi, le insalate insipide. La prossima volta ti organizzi meglio o non avrai più un figlio a casa. E tutto questo dopo due giorni di cucina per dodici persone!
Guglielmina, la madre di Sergio, aveva proprio il talento di fare il commento più doloroso sotto il velo di cure materne.
Alla fine, Sergio sospirò: Va bene, lasciamo perdere. Non si può cambiare la gente, letà non è facile, la senilità peggiora. Andiamo a dormire. Fiorenza rimase in silenzio, ma non ingoiò lamarezza, la rimise in un cassetto della sua anima dove giaceva già una collezione di momenti simili: calzini vecchi con macchie regalati alla nascita di Dario, caramelle scadute per l8 marzo, consigli per dimagrire quando era incinta.
La vita continuò. Fiorenza lavorava, si occupava di casa e dei compiti di Dario. Sergio era ingegnere, cercava di mantenere la famiglia e di far quadrare la rotta tra moglie e suocera.
Dopo il compleanno del nipote, Guglielmina si calmò per un paio di settimane, poi ricominciò a chiamare. Presto si avvicinava il suo settantesimo compleanno, una data importante.
Le telefonate divennero più frequenti: prima lamentava dolori alla schiena, alle ginocchia, al fatto che la polvere di casa le dava fastidio, poi cominciò a parlare di regali. Lena, non ho più la forza di pulire. Un tempo spazzavo e i pavimenti brillavano, ora non riesco nemmeno a piegarmi. La vicina Vera Pavlovna ha ricevuto un robot aspirapolvere da suo figlio, ora sta tranquilla a guardare le serie, mentre quel cosetto gira, raccoglie e lava tutto!
Fiorenza rispose: Che comodo, ma costano una fortuna. Guglielmina citò: Quarantamila euro, o anche cinquanta se è di buona qualità. Come fa una pensionata a mettere mano a così tanti soldi? A me a malapena bastano per le medicine e laffitto.
Fiorenza sapeva che pensionata non significava davvero senza soldi. Guglielmina spendeva anche per parrucchieri, viaggi al mare e soggiorni in cliniche termali.
Una sera, Sergio tornò a casa pensieroso: La mamma ha chiamato, vuole un robot aspirapolvere, modello Xiaomi con lidar e autodifesa. Fiorenza sgranò gli occhi: Quarantotto mila euro! Sergio ribatté: Il nostro budget per regali questo mese è di dieci euro, dovevo comprare a Dario una giacca invernale e fare il tagliando alla macchina. Fiorenza: Perfino per il suo settantesimo vuole spendere tanto? Dovè la logica?
Dopo una lunga discussione, Fiorenza propose: Andiamo al compleanno e facciamo un regalo che possiamo permetterci, ma che sia davvero utile. Sergio, con un lampo di speranza, chiese: Una scopa? Fiorenza: Quasi. Io mi occuperò di tutto, ma prometti di sostenermi e di non intrometterti. Sergio acconsentì, sollevato di non dover scegliere da solo.
La settimana successiva Guglielmina iniziò a spargere la voce tra parenti e amiche: Stiamo preparando un regalo da re per il mio settantesimo! Fiorenza, tra un impasto di pizza e una chiamata al lavoro, avvolse una grande scatola in carta dorata, con un nastro rosso enorme.
Il giorno X si tenne in un piccolo ristorante di Trastevere, con circa quindici invitati. La tavola traboccava di antipasti, stuzzichini e vino, perché a Guglielmina non sembrava mancare il denaro per una buona festa.
Quando Sergio portò la scatola, tutti gli occhi si puntarono su di lui. Buon compleanno, mamma! gli diede un bacio e le porse un mazzo di rose. Fiorenza, con un sorriso forzato, aggiunse: Auguri, Guglielmina, che sorpresa!
La suocera aprì la confezione con grande attesa. Sotto la carta dorata non cera un robot, ma una semplice scatola di cartone. Dalla quale ne uscì una scopa elettrica di ultima generazione, con manico telescopico, microfibra verde lime e un secchio con sistema di strizzatura, più una bottiglia di detergente Mister Pulito.
Un silenzio tombale calò nella sala. Guglielmina rimase con la scopa in mano, gli occhi sgranati. Questo è il regalo per il mio 75° compleanno? Una scopa da venti euro? Fiorenza intervenne alta e chiara:
Mamma, sappiamo che ti lamenti di non riuscire più a piegarti, il tuo dorso ti fa male. Per questo ti abbiamo scelto la scopa più moderna sul mercato: gira a 360°, arriva sotto ogni divano, il secchio ti permette di strizzare senza toccare lacqua. È pratica, non richiede elettricità, non ti farà spendere una fortuna. Il vero regalo è il nostro pensiero, la volontà di aiutarti nella tua vita quotidiana.
Guglielmina sbuffò, gettò la scopa sul tavolo, e gridò: Volevo un robot aspirapolvere! Mi avete umiliato davanti a tutti!
Sergio, più calmo, rispose: Mamma, non possiamo permetterci cinquantamila euro ora. Abbiamo il mutuo, Dario ha bisogno di una giacca, non possiamo svuotare i conti per un elettrodomestico.
Guglielmina ribatté: E voi pensate di volare alle Maldive, di comprare auto di lusso, ma a me non date nemmeno una scopa decente!
Fiorenza, con voce gelida, replicò: Hai dato al tuo unico nipote una cioccolata da cinquanta centesimi e ci hai detto che limportante è il pensiero. Ora noi ti offriamo una scopa perché è quello che hai chiesto: aiuto nelle faccende domestiche. È lo stesso principio, ma al contrario.
Gli ospiti guardarono la scena, incapaci di capire chi avesse ragione. Alla fine, Guglielmina, furiosa, ordinò a tutti di uscire, lanciando la scopa verso la porta. Sergio prese Fiorenza e Dario per mano e se ne andarono, lasciando dietro di sé una frase che non smetteva di riecheggiare: Non ci serve una scopa da cinquanta euro, serve rispetto!
Fuori, sotto il cielo di Roma, Sergio sospirò: Lena, è stato duro, ma almeno siamo stati onesti. Fiorenza rispose: Sì, è stato una serata amara, ma ora possiamo andare a prendere una pizza gigante e un gelato. Dario, con gli occhi lucidi, chiese: Possiamo davvero prendere il gelato?
Così, quella notte, ci siamo chiusi in una pizzeria, abbiamo ordinato la pizza più grande, due milkshake e una tavoletta di cioccolato artigianale, e abbiamo riso di tutto.
Il giorno dopo Guglielmina, ormai più calma, chiamò: Sergio, cè una perdita al rubinetto, vieni a sistemarla? E per favore, prepara una torta, mi mancano le tue crostate. Sergio accettò, ma con una condizione: Solo se non ci saranno altre richieste assurde. Guglielmina, un po imbarazzata, rispose: Va bene, la scopa è buona, la uso, grazie.
E così, con una scopa nuova, un po di cioccolata e tante pazzie, abbiamo capito che nelle famiglie, come nelle strade di Roma, bisogna rispettare il traffico in entrambe le direzioni: non basta solo il pensiero, serve anche un po di concretezza.







