Il Nuovo Marito

Un nuovo marito

Le cose accadono, ma Cinzia non ama raccontare il suo racconto damore.

Cinzia aveva quarantasei anni quando il marito la lasciò per unaltra. La vicenda era banale al punto di farle digrignare i denti: la nuova fiamma aveva dieci anni in meno. Per quattro lunghi anni visse nella più cupa depressione, ma col tempo il dolore si attenuò, suo figlio diventò papà, e Cinzia comprò una casetta in campagna sul Lago di Como così che il nipotino potesse venire destate a respirare aria fresca. Un pomeriggio, distratta dal suo dolore, iniziò a piantare pomodori e peperoni nel suo orto, e adottò un bassotto di nome Briciola. Non perdonò mai il marito, ma alla fine lo dimenticò. Dopo i cinquanta capì che non era impossibile conoscere qualcuno, ma non sapeva con chi né dove.

Lavorava come infermiera in una consultazione pediatrica a Milano, dove non si incontrano molti pretendenti. Le amiche le consigliarono di dare unocchiata a qualche vicino di casa, ma Cinzia scacciò lidea: tutti erano sposati, che uomo andar avrebbe fatto da solo al suo campetto. Decise allora che il suo destino femminile era quello di rimanere sola.

Quando compì cinquantadue anni, il suo ex marito morì improvvisamente di un infarto, in un attimo. Cinzia rimase sorpresa nel non provare alcuna emozione, se non una punta di pietà per il figlio, per cui era stato un colpo duro. Andò al funerale più per rispetto al figlio che per volontà propria.

Seduta al tavolo del commemorativo, incrociò lo sguardo di un uomo. Che bello, pensò, ma subito si rimproverò: Non è il momento, è il funerale del tuo ex. Finì per fissare il piatto, per non guardare quelluomo gradevole. Dopo circa cinque minuti sentì una voce accanto a sé:

Posso?

Alzò gli occhi e vide lo stesso uomo avvicinarsi con il suo piatto, spostare la sedia e sedersi accanto a lei.

Scusi se la disturbo così, sorrise, ma non vedevo da tempo occhi così gentili. Mi chiamo Luca.

Cinzia, riuscì a balbettare.

Luca si rivelò un conversatore piacevole e, soprattutto, sul suo dito non cera alcun anello. Sei impazzita, vecchia, pensò, ma non poteva fare a meno di trovarlo affascinante. Alla fine della chiacchierata, Luca chiese:

Come è legata al defunto?

Come moglie, rispose Cinzia, un po secca.

Luca la osservò dubbioso e disse:

Credevo che la moglie fosse lì, indicando una giovane vedova pallida, con gli occhi lucidi per il pianto.

È la seconda, spiegò Cinzia. Io sono stata la prima.

Luca rise e commentò:

Credo che questa sarà una storia divertente

E così fu. Luca amava raccontare a chiunque che era andato al funerale di un collega e aveva rubato la prima moglie del defunto. Cinzia, al contrario, arrossiva e doveva precisare che il marito non era più suo, ma era stato, comunque, il suo ex. Quando la gente iniziò a capire il senso della loro conoscenza, già avevano il solito giudizio: Solo a lei non pensare. Ma il vero punto non era quello. Il vero punto fu che si innamorò davvero e, per la prima volta, poté ringraziare il suo primo marito per averle aperto la porta a una nuova felicità.

In fondo, la vita insegna che ogni fine nasconde un nuovo inizio: basta aprire il cuore e lasciar fiorire il futuro.

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Il Nuovo Marito
«Mamma, siamo noi, i tuoi figli… Mamma…» Lei li guardò negli occhi. Anna e Roberto avevano vissuto nella povertà per tutta la vita. La donna aveva ormai perso la speranza di un’esistenza felice e prospera. Da giovane, era innamorata e sognava un futuro luminoso per loro. Ma la vita non era andata come immaginava. Roberto lavorava duramente e guadagnava poco. In più, Anna era rimasta incinta: erano nati tre figli, uno dopo l’altro. Anna non lavorava più da tempo. Solo lo stipendio del marito non bastava. I bambini crescevano: avevano bisogno di vestiti e scarpe. Tutto lo stipendio serviva per il cibo, più le bollette e le altre spese. Dodici anni vissuti così lasciarono un segno profondo sulla famiglia. Roberto iniziò a bere. Portava a casa tutto lo stipendio, ma ogni giorno rincasava ubriaco. Anna perse fiducia nell’uomo a causa di quella vita. Un giorno, il marito tornò a casa ubriaco con una bottiglia di grappa in mano. Anna non resistette più, gliela strappò e bevve lei stessa. Da quel momento, anche lei iniziò a bere. Col tempo cominciò a sentirsi meglio: tutti i suoi problemi sembravano svanire e lei diventò persino più allegra. Da quel giorno, quasi ogni sera, aspettava che il marito le portasse da bere. E così iniziarono a bere insieme. Anna si dimenticò dei suoi figli. La gente del paese si chiedeva come una persona potesse cambiare tanto per colpa dell’alcol. I ragazzi finirono presto a chiedere cibo in giro. Un giorno una vicina, ormai esasperata, le disse: – Anna, meglio portarli in orfanotrofio che lasciarli morire di fame. Quanto puoi ancora bere fingendo di non avere figli? Quelle parole Anna non le dimenticò più. Il pensiero la tormentava. In fondo, sarebbe stato meglio se i figli non girassero tra i piedi. Dopo un po’, Anna e Roberto finirono per abbandonarli davvero. Così i ragazzi finirono in orfanotrofio. Piangevano aspettando la mamma e il papà, ma nessuno andava a prenderli. Anna e Roberto nemmeno si ricordavano di loro. Passarono alcuni anni in quel modo. Uno dopo l’altro, i ragazzi uscirono dall’orfanotrofio. Ricevettero piccoli appartamenti. Ma almeno avevano un tetto. Tutti trovarono lavoro. Si aiutarono sempre a vicenda. Non parlavano dei genitori, ma il desiderio di rivederli e chiedere “perché” non li abbandonava mai. Un giorno si riunirono e presero la macchina per andare verso la casa dove avevano vissuto. Lungo la strada incontrarono la madre, che a fatica tornava a casa. Passò loro davanti senza nemmeno riconoscerli. – Mamma, siamo noi, i tuoi figli… Mamma… Lei li guardò con occhi spenti. Poi li riconobbe. Iniziò a piangere e a chiedere perdono. Ma come poteva essere perdonata? I figli restavano in piedi senza sapere cosa dire. Poi decisero che, chiunque fosse stata, restava la loro mamma. E la perdonarono.