Ricordo ancora quella sera destate, quando la telefonata di mia nuora mi fece battere il cuore come un tamburo di festa. Guglielmina Bianchi, la signora che tutti chiamavano la nonna, teneva il cellulare a pochi centimetri dallorecchio, così da sentire ogni accento della voce di Ginevra Rossi senza dover alzare il volume.
Ginevra, i tuoi programmi sono affari tuoi sbottò la nonna. Tu non hai chiesto il mio parere e ora ti rivolgi a me così?
Ma sei tu stessa a insistere perché portiamo il piccolo Sasà da te! interruppe Ginevra non capisco più il tuo modo di fare. Non riesci nemmeno a ospitare tuo nipote per una notte, né a trasportarlo al nostro agriturismo. Non ti è mai capitato di portare delle ciliegie, al contrario ti limiti a caricare scatole! E perché dovrei avere una nonna così quando ho una madre normale?
Guglielmina strinse il cuore con la mano libera, respirò a stento, e capì il sottinteso: o mi porti il nipote, o non lo vedrai più. Una minaccia sottile, ma ben chiara. Ginevra aveva ragione su alcuni fatti, ma capovolgeva la situazione a suo piacimento.
Allinizio la casa di campagna, che un tempo Guglielmina sognava di regalare a suo nipote, non aveva comfort moderni: il bagno era fuori, la doccia solo destate, il barbecue di legno dove lui e il suo primo marito arrostivano la carne, e gli sgabelli di plastica. Era modesto, ma per Guglielmina bastava per sentirsi a casa.
Quando Andrea, il figlio, annunciò che voleva venire al weekend con la sua compagna, Guglielmina si preoccupò. Ginevra era già nota: bella, curata, sicura, ma con una punta di viziata che la faceva guardare gli altri dallalto, come chi giudica da una torre. Alla prima visita, la futura nuora girò la casa come un ispettore, e Guglielmina, seppur infastidita, le mostrò la collezione di statuette e gli album di famiglia.
Andrea, è una buona idea ma sei sicuro che a Ginevra piacerà? disse Guglielmina con cautela Tu sei cresciuto qui, tu conosci questo posto. Ginevra, invece, non è abituata a queste cose.
Andrea rispose che avrebbe spiegato tutto a Ginevra, che aveva già detto di volersi rilassare in natura. Guglielmina sospirò, ma non contraddisse: avrebbe potuto sembrare che non volesse accoglierli, e così decise di prepararsi.
Per due giorni interi si dedicò alle pulizie, sfornò crostate, tirò fuori dal fondo della cantina i prodotti riservati alle occasioni speciali. Il suo cuore tremava, ma lattesa della gioia di incontrare il nipotino oscurava ogni pensiero negativo.
Appena arrivarono, però, tutto andò storto. Ginevra scese dallauto con un vestito bianco e tacchi alti, guardò il bagno esterno e alzò le sopracciglia in disprezzo.
È questo il bagno? chiese, puntando il dito.
Sì è fuori, ma pulito, come quello di tutti. rispose Guglielmina con un sorriso teso.
Ununione con la natura replicò Ginevra, sarcastica.
Le lamentele continuarono.
È come tornare alletà della pietra, si lamentò a Andrea. Ti sei mai lavato con un secchio da bambino? Qui ci sono così tante zanzare che non ti azzardare a uscire! E lodore è terribile.
Sono solo le galline dei vicini, sbuffò Andrea.
Le urla di Ginevra riempivano laria, e Guglielmina si sentì una semplice ospite in casa sua. Non era stato lei a invitare Ginevra, aveva preparato tutto con cura, eppure riceveva uninsulto in faccia.
Pensò: Forse si abituerà. Visto che la nuora e il figlio abitavano a più di cento chilometri di distanza, avevano pianificato di restare tutto il weekend. Ma Ginevra non resistette nemmeno un giorno. Quando unaltra zanzara la pungì, si diresse verso lauto:
Basta! O mi riporti a casa oppure chiamo un taxi. Qui non si può vivere! sbottò.
Andrea non rispose, si limitò a salutare frettolosamente sua madre e a scendere dallauto.
Non immaginavo fosse così difficile per lei mormorò, imbarazzato.
Guglielmina cercò di attribuire tutto alla differenza di abitudini, ma il suo cuore era affranto. Dopo sei anni, Ginevra e Andrea si sposarono, nacque il piccolo Sasà, ma il rapporto con la nuora rimase freddo. Guglielmina sperava ancora di vedere il nipote, nonostante vivessero in città diverse.
Un giorno propose:
Ginevra, porta Sasà da me. Ho il giardino, il fiume vicino, aria fresca, vitamine a volontà.
Dove? In questa sanità da baracca? Meglio che resti a casa, sbuffò la nuora. Le vitamine le potete dare voi, magari una volta allestate, come quando vantavate di non avere più ciliegie da piantare.
Guglielmina non rispose, sapendo che trasportare un cesto di ciliegie sotto il sole torrido non era una buona idea. La vita, però, era cambiata. Ora trascorreva metà del tempo in ospedale, tra flebo e code alle cure mediche. Il medico le aveva vietato di uscire al caldo e di sollevare pesi.
Prendetevi cura di voi, gli disse il dottore. Con il cuore così, è meglio stare al chiuso, senza sforzi.
Andrea non la visitò più nemmeno quando era ricoverata; si limitavano a telefonare, senza più parole. Lunica a stare al suo fianco era lamica di vecchia data, Valeria Valy Ferri, che le aveva prestato qualche soldo quando le spese per la casa di campagna erano proibite.
Valy propose:
Ascolta, potrei parlare con loro. Vogliono andare al mare questestate, ma il budget è scarso. Posso aiutarli, così anche tu avrai un po di sollievo.
Guglielmina accettò, grata per ogni piccolo aiuto. Quando finalmente la salute le permise di alzarsi, Ginevra rifiutò ancora di portare Sasà in campagna, sostenendo che la struttura era insalubre.
Già un anno fa ti lho proposto! esclamò Guglielmina. Ora non posso più andare al mio agriturismo, ho avuto lintervento due mesi fa.
Due mesi? rispose Ginevra, beffarda. Tra due mesi la gente correrà maratone! Tu sei in pensione, io devo ancora lavorare! Portate il bambino a casa vostra, se proprio volete.
Guglielmina, esausta, chiuse la linea. Sentiva che la discussione era un circolo vizioso che la prosciugava. Nessuno sarebbe venuto a prendersi cura di lei, e la sua voce si perdeva nelleco del silenzio.
Quel pomeriggio Andrea chiamò, chiedendo scusa per il comportamento di Ginevra e supplicando di poter prendere Sasà. Guglielmina, con gli occhi pieni di lacrime, domandò:
Hai detto a Ginevra che mi hanno operata? Come hai potuto decidere di appesantirmi così, senza chiedermi?
Andrea balbettò:
Ho detto che eri ammalata non sapevo fosse così grave.
Le parole lo affondarono come un sasso. Andrea non sembrava curarsi dei suoi limiti, né del fatto che non poteva più salire al secondo piano senza affanno.
Il silenzio si fece lungo tre giorni, poi quattro, e nemmeno il figlio scriveva più la sera. Valy, però, non si dimenticò di lei:
Vuoi venire da me? Possiamo prendere un tè, aprire la scatola di pasticcini che ti ho portato.
Guglielmina accettò, sentendo il cuore graffiato ma desiderosa di non essere sola. Tra una tazza di tè e i dolci, confidò tutto a Valy.
È una vita che continua, anche se gli altri si allontanano. Hai ancora me, e forse, un giorno, troverai qualcuno con cui condividere le sere. La salute è un bene prezioso, devi custodirla.
Guglielmina annuì, sapendo che, nonostante i dolori e le delusioni, aveva seguito il suo cuore. Non avrebbe più piegato la sua vita al volere altrui, né sacrificato la salute per una cena di ciliegie. La sua storia, con alti e bassi, continuava, anche senza la nuora o il figlio. E così, tra il ricordo di un agriturismo di campagna e il profumo di un tè condiviso, la vecchia Guglielmina trovò la pace di chi ha imparato a vivere con ciò che resta.







