Il Ragazzo dall’Altro Mondo Salva sua Madre

Il ragazzo dallaldilà salvò sua madre

Un bambino mi telefonò, supplicandomi di salvare sua madre morente. La donna fu salvata, ma poi scoprii che il piccolo Davide, il bambino che mi aveva chiamato, era stato sepolto un mese prima… Sono un medico. In anni di lavoro, mi sono capitati casi di ogni tipo. Alcuni tristi, altri gioiosi, altri ancora assurdi. Ma uno in particolare, forse il più incredibile, mi è rimasto impresso.

Accadde allinizio della mia carriera, nei primi anni 80. Avevo appena finito luniversità e, per lassegnazione, ero finito in un ambulatorio di paese. Mi aspettavo un edificio decrepito, invece trovai una struttura nuova, appena costruita. Il personale mi accolse con calore. Ero felice! La prima settimana trascorse senza eventi rilevanti, anche se i pazienti arrivavano fino a tarda notte.

Un venerdì, decisi di arrivare prima. Volevo sistemare le carte in pace, senza interruzioni. Mancava ancora unora allapertura, quindi linfermiera Anna non era ancora arrivata. Ma appena iniziai, il telefono squillò.

Risposi e sentii una voce infantile: “Dottor Marco! Mia mamma sta male! Via del Lavoro, numero 11. Venga subito!”

“Cosa ha tua madre?” chiesi.

“Sta morendo!” rispose il bambino, più piano.

“Perché? Cosè successo? Chiami unambulanza!”

“A casa non cè nessuno, solo io. E mia sorella non è ancora tornata,” sussurrò.

La linea cadde.

Indossai il camice in fretta e corsi allindirizzo. In quindici minuti ero lì. La porta era socchiusa. Gridai: “Hanno chiamato un dottore?”

Nessuna risposta.

Entrai e vidi una donna sul letto, riversa, i capelli scuri che le nascondevano il volto. La pelle era gelida, ma sentii un debole polso. Per terra, una boccetta di pillole vuota. Aveva preso una dose letale. Non avevo mai avuto a che fare con un suicidio. Ogni secondo contava. Chiamai il 118 dal telefono sul comodino.

Lambulanza arrivò rapidamente. Dissi che aveva sbagliato le dosi, per evitare che la mandassero in psichiatria. Allepoca, i tentati suicidi erano trattati con durezza.

Mentre la portavano via, i vicini si radunarono.

“Dottore, è morta?” chiese una vecchietta.

“Si riprenderà,” risposi.

La donna sospirò: “Devessere Davide che la chiama. Il suo bambino è annegato. Un mese fa.”

“Ma ha altri figli, no? Un ragazzino e una bambina.”

La vecchia scosse la testa: “No, era figlio unico.”

Allora, chi mi aveva telefonato? E di quale sorella parlava?

Non ebbi tempo di riflettere. Tornai in clinica, dove Anna mi aspettava preoccupata. Le raccontai tutto.

“Conosco quella famiglia,” disse con tristezza. “Si chiama Luisa, una brava donna. Aspettarono anni prima di avere Davide. E poi questa tragedia.”

Poi aggiunge, pensierosa: “Ma una cosa non capisco. Come ha fatto a chiamarci, se il telefono non è ancora stato collegato?”

“Cosa?” Guardai lapparecchio. Non cera alcun filo.

Ero sconvolto. Un bambino morto mi aveva chiamato su un telefono spento? Dovevo farmi visitare io? Eppure, la telefonata cera stata.

Quel pomeriggio andai in ospedale per Luisa. Era cosciente. Suo marito mi strinse la mano: “Grazie, dottore. Senza di lei”

Luisa fissava il vuoto. “Come ha fatto a trovarmi?” chiese con voce spenta.

Le parlai della chiamata. Una lacrima le scivolò: “È stato Davide.”

Le presi la mano: “Suo figlio vuole che viva. Per questo mi ha chiamato. Lotti per lui.”

Accennai alla sorella di cui aveva parlato. Ma lei scosse la testa: “I dottori dicono che non potrò più avere figli.”

Uscii dalla stanza, gli occhi lucidi. Non la rividi.

Quella storia mi tormentò. Anni dopo, durante una visita, bussarono alla mia porta. Davanti a me cerano Luisa e suo marito. Era irriconoscibile: sorridente, radiosa. Una mano sul ventre gonfio, laltra che teneva una bambina di cinque anni.

“Questa è la nostra figlia, Giulia,” disse.

La piccola si nascose tra le sue gonne. Luisa mi ringraziò: “Le sue parole mi salvarono. Dopo la dimissione, adottammo Giulia. Era lì, come se ci aspettasse. Capii perché Davide non mi lasciò morire. Poi… un altro miracolo.” Accarezzò il pancione. “Questa volta non è adozione, dottore. È un figlio nostro. I medici non capiscono come, dicono che è impossibile. Ma io lo so. È lui che ci ha rimessi in cammino. È stato Davide.”
Guardai quel pancione, e per la prima volta dopo tanti anni, sorrisi.
In fondo, certe chiamate non arrivano dal telefono.

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Il Ragazzo dall’Altro Mondo Salva sua Madre
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