La Signora Lucia
Buongiorno, abita qui Alessio?
Sì E lei chi è?
Lei è sua madre?
Io?! Sono sua moglie! Signorina, cosa vuole?
Lui è allospedale, e non so come sta. Non mi dicono nulla, non posso saperesolo i parenti. Il labbro superiore della sconosciuta tremò. Posso entrare?
Venga pure. Ma non capisco, perché le interessa la salute di mio marito? Chi è lei?
Lucia indicò la cucina. Si accomodi là.
La ragazza si sedette sullorlo della sedia, tirò fuori un fazzoletto dalla tasca e si asciugò il sudore dalla fronte.
La padrona di casa si mise a trafficare ai fornelli, aspettando che lospite parlasse.
Vuoi un po dacqua?
No Sì, grazie.
E allora? Sei venuta per stare zitta o per parlare?
Alessio mi ha promesso che mi avrebbe sposata, aggiunse dopo una pausa, in autunno!
Ah, se è per sposarti, Lucia lavava una pentola, la cosa cambia. Peccato che la poligamia sia vietata dalla legge.
Non sono venuta per scherzare.
E io non scherzo, non ho senso dellumorismo.
Capisce, mi sposerà in autunno. Prima chiederà il divorzio da lei e poi
Mh E perché sei venuta ora? Torna in autunno. Come ti chiami?
Anna Anna.
Io sono Lucia! Anna, e perché non aspetti lestate? Non si vedono più i tuoi piedi da quanto sei grossa. È colpa sua?
Sì, come vede, io e Alessio aspettiamo un bambino. Lui ha detto che dopo il suo compleanno avrebbe chiesto il divorzio.
Ah, ora è chiaro. Questo Alessio, non cambia mai. Come si dice, il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Che vuol dire? Non capisco.
Io invece ho capito subito tutto. Di dove sei?
Vengo da un paesino. Lavoravo in fabbrica.
Sei venuta a conquistare la città, eh? E il mio Alessio non sopporta i bambini che piangono. Quando partorirai?
Due mesi.
Oh, ecco perché scappa. Vuole risparmiare i suoi nervi. Quando è nato il nostro primo, è scappato dai suoi genitori, diceva che non dormiva per il lavoro. E il suo lavoro non è certo pesante, potrebbe farlo dormendo.
Mi può dire come sta?
Perché no? In condizioni stabili, ma gravi. Non spaventarti, gli occhi ti stanno uscendo dalla testa. Sopravviverà.
Cosa devo fare?
E io che ne so? Quando ti sei messa a letto con lui, non mi hai chiesto: «Cosa devo fare?»
Sono al terzo anno di università, studio da lavoratrice. A casa ho mia madre e i miei fratellini. Non ho dove andare. E Alessio mi ha detto che voi due ormai vi comportate come estranei. Sta con lei solo per i figli.
Davvero?! Lucia sentiva che la sua pazienza stava per esaurirsi. Lasciami il tuo numero e lindirizzo, ti chiamerò!
In che senso?
Quando lo dimetteranno, ti avviserò così potrai venire a prenderlo.
Dove?
Da tua madre e dai tuoi fratellini.
Lei non ha spazio.
E adesso dove vivi?
In un dormitorio.
Allora torna lì. Non pensare alla mia casa. Me lha lasciata mia nonna, non si tocca in caso di divorzio. Perché sbatti gli occhi? Non ha diritto su niente.
È ingiusta, noi amiamo.
Allora vivete in una capanna. Ora vai via, finché sono gentile. Sai dovè luscita? Non te la mostro. Lucia gettò nel lavandino la pentola che aveva quasi consumato a furia di strofinarla.
Per tre giorni, Lucia non aveva dormito né mangiato, da quando il suo Alessio era finito in ospedale. Allinizio le prognosi erano pessime, ma poi si era ripreso.
Lucia era stanca, quei giorni in cui suo marito era tra la vita e la morte lavevano sfiancata. La chiamarono per dirle che lavevano spostato in una stanza e che ora toccava a lei occuparsi di lui.
E poi era apparsa questa ragazzina incinta, in cerca di un tetto. Oh, come avrebbe voluto strapparle quei capelli radi e scaraventarla giù dalle scale! Ma era troppo stanca, nel corpo e nellanima.
Camminava a testa bassa, immersa nei pensieri. Che lo volesse o no, doveva andare. Forse per occuparsi di lui, forse per dirgliene quattro. Sì, lo avrebbe rimesso in piedi in un attimo, ma non nel modo che lui si aspettava. Non voleva rovinarle il compleanno.
Anna era seduta sulla panchina davanti al palazzo.
Zia Lucia! Zia Lucia!
Sei ancora qui? Non ti ho detto tutto?
Ma voi andate da Alessio?
E allora?
Portatemi con voi.
Lucia non rispose. Camminarono in silenzio. Sullautobus, Anna le sedette accanto. Lucia si girò verso il finestrino, fingendo di non conoscerla.
In ospedale, la presentò come una nipote.
Aspetta qui. Entro prima io. La moglie diede ordini alla ragazzina e oltrepassò la porta.
Alessio era solo. Nessun altro paziente nella stanza. Una gamba ingessata.
Entrò la moglie. Lo fissò. Lui si svegliò al suo sguardo, sorrise, ma Lucia non era allegra. Aveva un nodo alla gola.
Lui la guardava con occhi da cagnolino. Un uomo malconcio. Graffiato, pieno di lividi, la gamba nel gesso.
Buongiorno, Alessio.
Lucia, che bello che sei venuta. Ti aspettavo.
Ah, sì? Chi avrebbe dubitato?!
Tirò fuori dal sacchetto del cibo fatto in casa e lo mise sul comodino. Le guance e le orecchie le bruciavano, sudava.
Patate calde con polpette, come piacciono a te. Mangia prima che si freddino. La voce le tremava.
Lucia, perché sei così rossa? Non sarai malata?
Peggio! Io ti ho aspettato dallesercito, Alessio. Non ho ascoltato i miei genitori e ti ho sposato. Ti ricordi quando vivevamo di pasta? E i nostri figli, le notti insonni Come hai potuto dimenticare?
Chi dimentica queste cose? Lucia, ma che dici? Non è il momento. Abbiamo superato tutto.
Tutto, ma non tutto, Alessio. Un groppo le serrò la gola.
Lucia, ma che cè?
Questo, Alessio. Non me laspettavo da te. Mi hai piantato un coltello nella schiena e mi hai trafitto il cuore.
Lucia, perdona questo stupido. Non lho fatto apposta. Giuro, guidavo piano, come mi dicevi sempre.
Come hai potuto, Alessio? Scosse la testa.
Lucia, compreremo unaltra macchina, appena mi riprendo.
Che macchina! Pensi che mi importi di quella? Gettò sul comodino una busta di arance.
Allora cosè? Perché sono conciato male?
Non preoccuparti dellaspetto. Prima del matrimonio tutto guarisce, cioè per lautunno sarai come nuovo.
Lucia, di cosa parli?
Di niente, o meglio di qualcuna! Di Anna, non so il cognome.
Quale Anna? Lui era sbalordito.
Quella, Alessio, che aspetta un bambino da te.
Che bambino? Lucia, ti sei battuta la testa?
Io?! Lui si è trovato una ragazzina, le ha fatto un figlio, e sono io la pazza? Finalmente Lucia lasciò uscire le lacrime.
Lucia, chiamiamo un dottore? Sono i nervi. Alessio cercò di sollevarsi.
Io ho i nervi? E io lho portata con me. Ora chiamo la tua Anna senza vergogna. Vuole vivere nella mia casa con te, dopo che ti sarai divorziato in autunno, dopo il mio compleanno.
I capelli di Alessio si rizzarono, gli occhi gli uscivano dalle orbite. Rimase senza parole.
Che cè, colto in flagrante? Lucia si alzò. Aprì la porta e gridò: Anna, entra!
La ragazza entrò. Con la pancia in fuori e una mano sui reni, scrutò la stanza. Il suo sguardo si fermò su Alessio. Anna impallidì.
Dovè il mio Alessio?
E questo chi è?
Zia Lucia, state scherzando? Questo pelato non è il mio Alessio.
Cioè?
Il mio è giovane e bello. Ho una foto. Anna tirò fuori il telefono. Eccoci insieme.
Quindi sei venuta per lAlessio sbagliato? Lucia sorrise.
Guardando la faccia del marito, quasi colto da infarto, e quella di Anna, Lucia scoppiò a ridere. Si lasciò cadere sul letto libero, tenendosi la pancia e ridendo fino alle lacrime.
Dove vai? Fermò la ragazza, imbarazzata. Spiegami tutto.
E così Lucia scoprì come Anna fosse finita lì. Il suo Alessio le aveva dato lindirizzo sbagliato. Chi avrebbe mai pensato che ci vivesse un altro Alessio?
Lucia chiamò tutti i suoi contatti e alla fine trovò il vero responsabile. Non era finito in ospedale. Aveva chiesto a un amico di dire ad Anna che era grave dopo un incidente, per sbarazzarsi di lei. E certo non aveva intenzione di divorziare, né in autunno né in inverno.
Se il destino le aveva unite, cera un motivo. Lucia era una donna di cuore. Non rimase indifferente alla vita di Anna. La aiutò a trovare una casa, la portò a casa dallospedale, e fece in modo che il padre pagasse gli alimenti, così la prossima volta ci avrebbe pensato due volte prima di ingannare una ragazza.
Il padre irresponsabile non si occupa del figlio, ma paga regolarmente. Sa che Lucia sa dove trovarlo. Lei ricorda bene chi ha dato il suo indirizzo a caso, e non vuole immaginare cosa sarebbe successo se avesse cacciato il suo Alessio senza pensarci.
Era meglio che avesse portato Anna in ospedale. Anna è grata a Lucia, la chiama: «Mamma Lucia, il mio angelo custode!»
E quando il figlio di Anna crebbe, Lucia la presentò a un bravuomo, la sposarono, e alla festa Lucia fu lospite più felice.
Così, Mamma Lucia non perse la sua felicità e ne regalò anche ad altri.







