Un momento di debolezza

Un momento di debolezza

Valentina scende in fretta le scale del sottopasso, percorre il sentiero costeggiando lalto cancello in ferro battuto, lasciandosi alle spalle la piccola e silenziosa stazione ferroviaria di Saronno coperta da foglie di acero, il treno locale fermo al binario morto, e le bancarelle dove un paio di commercianti calabresi vendono cetrioli lucidi dal fiore ormai appassito, infilati in buste di plastica, grossi pomodori rossi come gocce di sangue, peperoni verdeggianti, noci di Sorrento ed erbe aromatiche.

Valentina! Buon pomeriggio e salute! Prenda dellaneto fresco per pranzo, mi raccomando, esclama Andro, il venditore, sorridendole e agitando la mano mentre le offre un mazzetto profumato daneto.

Valentina è uninsegnante che trascorre quasi tutta lestate a Saronno, in una piccola casetta di legno con il giardino. Coltiva dalie, margherite, peonie e le sue splendide gigli, da togliere il fiato. E i meli! Piantati ancora dal bisnonno, adesso danno raccolti da fare invidia.

Il marito, Roberto, e il figlio Lorenzo la raggiungono nei fine settimana. Roberto lavora a Milano, mentre Lorenzo, ormai adulto, si annoia a Saronno, viene solo ogni tanto, fa un po di confusione e poi sparisce, però per fortuna non si scorda mai della madre e aiuta al bisogno.

Valentina di solito fa la spesa con il marito: lui rimane in disparte a fumare, mentre lei chiacchiera e scherza con Andro scegliendo ortaggi e frutta. Il suo riso giovane e cristallino fa pensare a una ragazza felice.

Poi Roberto si avvicina, le labbra strette, esamina la merce senza troppa simpatia.

Quanto viene? domanda seccato, scostando il limone che Andro gli porge in omaggio. Andro offre sempre qualcosa di speciale ai suoi clienti, ma Roberto non accetta mai, ha paura che poi gli venga chiesto di pagare.

Quanto mi fa, per tutto questo? ripete.

Valentina distoglie lo sguardo imbarazzata. Non le piace quel modo altezzoso di rivolgersi a un uomo gentile come Andro.

Roberto, lascia stare, pago io, prendi le borse, dai, mormora, arrossendo mentre tira fuori dal taschino il portafoglio e conta qualche euro.

Certo che una donna così bella, con un marito che non la rispetta Non si può vedere! mormora tra sé Andro osservandoli andare via.

Valentina porta una sporta con patate e cetrioli, mentre Roberto si aggiusta sulle spalle la rete con fragole e pomodori che sobbalza sulla schiena.

Così schiaccia tutte le fragole, accidenti! brontola Andro. Ma che modi sono?

Valentina e Roberto sono sposati da più di ventanni, e il loro Lorenzo ormai vive quasi per conto suo, rimanendo a casa solo quando gli conviene.

Tra Roberto e Valentina le giornate scorrono tranquille, spesso monotone, prevedibili. Lei rincasa presto, si mette a sistemare qualcosa, poi prepara la cena per i suoi uomini che mangiano silenziosi. Se il piatto è buono, Lorenzo annuisce, Roberto mugugna un grazie, ma se qualcosa non va, Lorenzo sospira e Roberto allontana il piatto.

Valentina, io questa roba non la mangio. Buttala dice secco, poi, vedendo il broncio della moglie, aggiunge più piano: Dai, capita a tutti! Ti hanno rifilato della carne andata, gente del mercato, tutti fannulloni. Buttala via, su.

E accenna perfino una carezza sulla schiena per consolarla. Valentina sospira e poi sorride.

Va bene, scusami. Vuoi che ti faccia due uova al tegamino?

Sì, e portale in salotto. Vado a vedere la partita, oggi ho la schiena a pezzi, si accomoda sul divano.

A Valentina non pesa servirlo lì. Lo ama ancora, non come una volta, si è raffreddata, calmata, ma gli vuole bene. O forse si è solo abituata allidea: il loro tempo è passato, ora tocca al figlio vivere davvero. La loro, se cè stata, ormai è alle spalle.

Oggi Valentina ha chiesto un permesso a scuola, ha trovato una collega che la sostituisse e ha preso il primo treno per Saronno: la vicina, signora Antonietta, le aveva telefonato agitata che un tubo del giardino aveva iniziato a perdere acqua e nessuno riusciva a chiuderlo.

Come non ci riesci, zia Toni?! Il rubinetto è accanto al cancello, quello col volantino rosso. Dai, cerca meglio, io sono al lavoro! Valentina sibila al cellulare, guardando nervosa le colleghe in sala insegnanti.

No, Valentina, non posso. Vieni tu, è casa tua. E poi Non funziona, punto e basta. E lhai lasciata la finestra aperta, non vorrei fossero entrati i ladri! e chiude la chiamata.

Valentina prova a contattare Roberto ma niente, tiene ancora altre due lezioni, convince unamica a darle il cambio e si precipita in stazione.

Che pace in questa Saronno ormai ottobre, pensa, incantata. I villeggianti sono tornati in città, niente radio che gracchiano, niente risa nei gazebo, solo qualche martello martella lontano e qualcuno brucia foglie secche: odore acre, ma piacevole. Valentina si ferma un attimo ad ammirare le bacche rosse del sorbo e i piccoli cinorrodi di rosa canina, come granatine rugose. Poi riprende il passo: già da qui si intravede la sua casetta celeste con le persiane intagliate, la botte dacqua nel cortile. E la finestra della cucina, davvero aperta come le ha detto la vicina: la tendina svolazza allegra nel vento blu.

Avrò dimenticato, nella fretta della partenza pensa Valentina, sforzandosi di ricordare dove avrà messo le chiavi inglesi. Se il rubinetto non si chiude, toccherà sistemarlo in fretta. O spegnere tutto, ma poi che ne sarà della serra? Roberto ha installato lirrigazione automatica, ci vuole sempre un filo dacqua

Quando giunge al cancello, rimane sorpresa: nellautorimessa spalancata cè lauto del marito. Sta per chiamarlo, ma si blocca; solleva i piedi in punta come appoggiandosi sulla soglia del dubbio, guarda dentro al giardino, poi sbianca, aggrotta la fronte, stringe le labbra, si volta di scatto e se ne va via veloce. Forse qualcuno la chiama, ma non si gira, non ricorda neanche bene come sia arrivata in stazione, comprato il biglietto per Milano, immersa nei pensieri, trascinata come da una corrente. Cè chi le parla, ma lei non sente, ora non può.

Mamma! Mamma, sono tornato! Lorenzo entra nellingresso di casa, getta le chiavi sul mobiletto, arriccia il sacchetto della spesa. Mamma, ho preso tutto! Metto tutto in frigo?

Dalla stanza da bagno arriva il rumore della lavatrice e lo scroscio dellacqua. Valentina, appena rientrata, si è chiusa lì appena ha sentito la chiave girare nella serratura: Lorenzo non deve vederla così.

Si osserva allo specchio, si china sul lavandino, si sciacqua il viso con acqua fredda e profumata di cloro, si asciuga piano.

Lorenzo, tesoro, oggi sono uscita prima, sono passata dalla parrucchiera, poi sono venuta a casa Hai fame? Ti riscaldo qualcosa. Hai preso il pane? E

Parla veloce, ride addirittura, vira lo sguardo, mentre il figlio la fissa con insistenza, curioso. Lorenzo la sente sempre, anche se lei prova a scherzare, a parlare del più e del meno. Lui capisce quando la madre ha qualcosa che le tormenta il cuore, e la abbraccia forte, forte

Basta che non capisca adesso. Come glielo dovrebbe dire?! No, non lo dirà e basta.

Sì, ho preso il pane, è lì sul tavolo. Mamma, che cè? Lorenzo la guarda in quel modo.

Niente. Sono solo rientrata prima, mi sono lavata. Aspetta, adesso ti preparo da mangiare! Dai! Valentina gli scompiglia i capelli cercando di abbracciarlo. Lui si abbassa docilmente.

Profuma di sapone e un po di profumo, ma gli occhi sono così tristi.

Laneto buono, sembra proprio quello di Andro! sgranocchia contento Lorenzo mentre osserva la mamma togliersi il grembiule e sedersi davanti a lui sistemandosi i capelli, un gesto familiare.

Ma che dici, è tutto uguale, ride Valentina. Dai, mangia, le polpette si raffreddano! Mangia!

Papà quando torna? Gli devo parlare del motorino. Il nostro vicino, Nicola, mi passa il suo: vorrei discuterne con papà, dice Lorenzo.

Papà? Non so. È in ufficio Arriverà tardi, risponde distratta, si alza per mettere a bollire il bollitore, ma dun tratto le gira la testa. Le capita spesso adesso, forse è la pressione.

Mamma, stai svenendo?! il ragazzo la prende per le spalle e la fa sedere. Questi problemi ti stanno esaurendo! Non puoi andare avanti così! Stanotte sei andata a dormire alle tre, lo so, ho sentito. Me lo hai sempre detto tu: bisogna dormire! E adesso? Chi te lo fa fare, tutte quelle correzioni, quelle valutazioni?

Lorenzo rimprovera la madre come faceva nonna Pia, la mamma della mamma, quando veniva in visita e trovava una Valentina stanca morta, reduce da doppio turno a scuola. Pia sgridava tutti, anche Lorenzo che prendeva sgridate per una macchia sulla maglia. Pia non cè più, ma la sua voce resta nella testa del nipote

Ma io sto mangiando, Lorenzo, scherzi? Grazie per il tè. Senti, magari a Capodanno ce ne andiamo da qualche parte Che dici?

Il ragazzo si blocca, a metà gesto col cucchiaio.

Ma come? Andiamo sempre alla casa in campagna, ormai è la nostra tradizione, si sta bene, riempiendosi la bocca di cioccolatini, perché Lorenzo è golosissimo.

Nonna Pia lo sgridava, la nonna paterna invece gli portava dolci sacchi interi, e le loro rivalità familiari proseguivano tra silenzi e sospiri dei nonni maschi. Che fare, se cè un nipote unico?

Non voglio più andare in campagna. Sempre la stessa storia. Ho trovato un agriturismo, caldo, accogliente… sorride amara Valentina, sorseggiando il tè.

A Lorenzo ha sempre rilassato vedere la mamma bere il tè. Cè qualcosa di rassicurante: lei, nella vestaglia leggera, le pantofole coi fiori, la tazza col bordo blu e oro Le mani snelle e curate che avvicinano la tazzina alle labbra, un sorso, un sorriso. Se è così, anche Lorenzo sta bene.

Oggi però no.

Dai, vai, ci penso io qui. Riposati! Valentina si agita a riordinare la tavola, quasi spingendo Lorenzo in camera a forza.

Lui non sente che qualcuno bussa alla porta, che la madre discute, forse anche litiga con un ospite. Lorenzo si addormenta subito.

Roberto rientra verso le nove di sera. Chiude la porta sbattendo, si toglie le scarpe, si stiracchia davanti allo specchio.

Vale! Lorenzo! Cè nessuno? Sono a casa! Nessuno che viene a salutare? sbotta avviandosi in cucina, dove vede la luce accesa. Valentina sta preparando la minestra.

Ciao, saluta ruvido sedendosi a tavola, Si cena?

Valentina sobbalza, abbassa il gas.

Ciao. Come mai così tardi? Ti ho cercato…

Eh, riunione in ufficio, mi hanno trattenuto. Poi il capo mi ha tenuto unora nel suo studio, non voleva firmare i documenti. Come fa certa gente a stare a quei posti? sbotta Roberto e si serve da mangiare.

E chi dovrebbe starci secondo te? chiede Valentina.

Lui si strozza, come se la risposta fosse ovvia.

Ma cosa dici, Vale?

Nulla. Oggi sono stata in campagna, Roberto.

E allora? Ci siamo stati domenica insieme, hai dimenticato qualcosa? Io non ci vado, ho lavoro, replica tagliente.

Non domenica. Oggi. Ho visto te e quella donna. Roberto, ma non ti vergogni? Valentina si volta, stanca, lo fissa. Quella casa era dei miei, dei miei nonni, e tu… Ma come ti sei permesso? Proprio lì! Non avevi un altro posto? afferra uno strofinaccio, pare che voglia schiaffeggiarlo, lui indietreggia, poi semplicemente pulisce il tavolo. Devi andare via da qui. Stasera stessa.

Roberto la guarda incredulo, cerca di capire come abbia fatto a scoprirlo, oggi, in settimana. Aveva addirittura preso le chiavi dalla borsa di lei, aveva chiamato Nadia, dato appuntamento, portato le sue cose Nadia non conosceva nemmeno Saronno! E quella casa ormai è sua, non di Valentina. Chi ha lavorato lì, chi ha piantato gli alberi, rifatto i pavimenti? Sempre lui!

Ma perché lei era lì proprio oggi E adesso lo caccia così? Dove dovrebbe andare?!

Ma che stai dicendo, Vale?! Perché devo andare via? Che hai visto?! urla sbattendo il pugno sul tavolo.

Ho visto abbastanza. Si vede tutto dal cancello. Ora finisci di mangiare, fai le valigie, saluta tuo figlio e vai. E glielo spieghi tu, a Lorenzo, perché te ne vai.

Valentina si volta verso la finestra; fuori il buio riflette il volto sconvolto del marito, che si gingilla col piatto senza parole.

E allora? Sì, cero con una donna. Embé? Vale, è stata una sciocchezza, lo capisci? Un momento di debolezza! Ho dato a Nadia dei bulbi di gladiolo, nientaltro!

Ho visto bene, come li davi quei bulbi conosco quelle mosse, Valentina sorride amara. Nadia, dici E che ha più di me? Così tutto a modo tuo: anche la residenza qui, il silenzio per non disturbarti, la tua amata mamma che viene il sabato a criticarmi. Vuoi che le dica il vero motivo per cui sei così pallido? Le piacerà sapere tutto? Vuoi che le dica di prepararsi per una nuova nuora? Tanto quella lì a trovarti in ospedale col brodo non ci viene, neanche a fasciarti le gambe. Come hai potuto umiliarmi e portarla nel nostro mondo?! Ti detesto!

Scaglia a terra un piatto, che si rompe. Le piace vedere Roberto che si ritrae dal rumore, terrorizzato.

Vale! Vale, ma che fai? Roberto si avvicina, le tende le mani, vuole abbracciarla, lei si scosta. Vale, lascia stare. A volte… ho bisogno anchio di attenzioni. Ma ti amo solo io, lo capisci? Nadia è una sciocca, non sa essere donna davvero. Ho sbagliato, punto e basta! E poi cucina malissimo, mi ha fatto venire il mal di stomaco! La farò pure licenziare, ti giuro! Ti amo, questa è la verità. Versami almeno il tè!

Prende una tazza blu con il bordo dorato e la porge, ma proprio in quellistante qualcuno lo spinge da dietro, colpendolo con i pugni e piangendo.

La tazza gli cade di mano e si frantuma. Dietro di lui cè Nadia, stravolta, il trucco sciolto sulle guance, furibonda.

Tu cosa ci fai qui?! balbetta Roberto facendo un passo indietro.

Sì, Sì, vale, aggiunge Valentina. Lei è qui per portarti via. Me lha detto, vuole il tuo amore, perché io per te sono un peso, e con lei invece sarai felice! E allora vai pure, ti lascio andare. Andatevene!

Nadia urla ancora, graffia Roberto, fanno cadere le sedie e Lorenzo, arrivato di corsa con il vicino, zio Alessio, aiuta a buttarli fuori. Lorenzo riempie una vecchia borsa coi vestiti del padre e la getta sulle scale.

Di Nadia ormai neanche lombra; è già corsa dallamica a piangere. Roberto si mette ordinatamente ad aspettare.

Dammi le chiavi dellauto! ordina a Lorenzo.

Vai a piedi, ormai sei giovane, no? replica secco il figlio e gli sbatte la porta in faccia.

Poi si accascia accanto alla madre, che piange in silenzio, le gambe allungate come una bambola, le lacrime che bagnano le sue mani.

Mamma! Ma dai Sei la miglior mamma che esista, lo sai? Ti voglio bene. Non ti lascerò mai, mamma! Non piangere, su. Come faccio a saperlo, che era qui quella donna?

Nadia è uscita dalla casa di campagna prima di loro: ha visto Valentina dal cancello, il volto spaesato, invecchiato dal dolore, e si è detta che sarebbe stato facile portarle via luomo. Roberto la ama, lo dice sempre è così affettuoso! Presto sarà anche promosso Bisogna però fare le cose per bene, essere gentili con Valentina.

Recuperato lindirizzo, Nadia si presenta in casa: emozionata, in ghingheri, con una torta appena presa in pasticceria. Si infila nellandrone con un vecchietto, suona il campanello

Ma davanti a Valentina è impacciata, si sente inadeguata, un po bambina. Valentina la riceve con mestiere, racconta che la casa è carina, i biscotti sono buoni, e poi le dice: Prendilo pure, mica è una capra da legare al palo. Però non fa in tempo a spiegare meglio, perché rientra Roberto e la invita ad aspettare un attimo in salotto

Mamma… ma perché piangi? mormora Lorenzo, annusando i capelli della madre come un animale affettuoso.

Lorè, ascolta io, cioè noi, aspettiamo un bambino. Ho appena scoperto di essere incinta. Tuo padre ci ha lasciato, e non so come andrà, ma io questo figlio lo voglio. Lo amo già. Ti prego, resta con me, almeno fino a quando non nascerà Non so come andare avanti, ma troverò la forza, promesso. Devi solo restare ancora un po. Scusa, Lorenzo Valentina sa bene che non bisognerebbe mai caricare un figlio delle proprie sofferenze, ma ora non le resta nessun altro al mondo.

Lorenzo sgrana gli occhi, poi sorride piano.

Quindi avrò un fratellino? chiede.

Perché per forza fratellino?! Magari una sorellina Ho sempre voluto una bimba. Non ti dispiace, vero, se sarà una femmina? sussurra Valentina.

Altro che dispiacere! Sarà felicissimo, perché tutti i suoi amici hanno un fratello o una sorella, e così sarà anche lui

Valentina viene dimessa dallospedale a fine maggio. Lorenzo si è messo la giacca, si è pure tagliato i capelli, tiene in mano i fiori aspettandola impaziente. È pronto ad accompagnare a casa mamma e la sorellina.

Quando Valentina esce con passo lento e la neonata tra le braccia, consegna in fretta i fiori a uninfermiera e si avvicina esitante.

Mamma, ti voglio bene! esclama fissando il fagottino che si agita tra le lenzuola. La bimba lo osserva, lui la guarda, nasce un mondo nuovo. E tra Varinia e Lorenzo inizia un amore esplosivo, chiassoso, unico, con bisticci e risate, fratello e sorella inseparabili. Se un amore si è spento, un altro è pronto a nascere.

Anche io, amore mio. Prendi Varinia, vuoi? propone Valentina.

Lorenzo scuote la testa, esitante, poi trova il coraggio, la prende e le fa locchiolino. Lei si gira dallaltra parte.

Non le piaccio, mamma…

Macché, è solo timida! Dai, andiamo a casa?

A casa li aspetta la nonna, Donna Daria. Ha aiutato Lorenzo nei preparativi, ha riempito la cucina di cibo e spera in silenzio che la nuora non la cacci.

Valentina non lo fa. Varinia ha diritto alla nonna. Il resto si vedrà

Roberto, dopo il divorzio, si ripresenta alcune volte chiedendo di tornare. Poi si trasferisce a Firenze, manda gli alimenti, ma non vede mai la bambina, Lorenzo lo scaccia sgarbatamente. Roberto non insiste, ormai pensa solo a sé. Se starà male, Valentina accorrerà, pensa. In fondo lo ama ancora, è certa. Quando crescerà Varinia, forse lo riprenderanno, un uomo serve in famiglia

Tornerò, per forza, si promette ogni anno a Capodanno. Ma ancora non è successoValentina posa il piccolo cappellino di cotone sulla fronte della figlia, mentre Lorenzo le porge goffamente una copertina, cercando di sistemarla meglio nel passeggino. Il sole scalda il vialetto, la brezza di maggio profuma di siepi e gelsomini. Sono in tre, camminano piano verso casa. La strada, ora, sembra meno vuota del solito.

Varinia dorme nel suo guscio di lana celeste, il visino arrotondato, la bocca socchiusa: la promessa di una forza dolcissima, che non ha ancora parola né storia, ma già consola.

La nonna Daria li attende con la porta aperta, una zuppa profumata sul fuoco, tovaglie nuove, la stessa casa di una volta ma diversa, piena di nuova vita. Da qualche parte, un pianto di bimbo risuona, poi una piccola risata: Varinia si è svegliata, si agita, e Lorenzo la solleva in braccio, incerto, ridendo come un bambino anche lui.

Valentina si ferma sulla soglia, osserva quei due: il figlio, adesso uomo, che canta piano una ninnananna inventata, e la bimba che si quieta subito, trovando nei suoi occhi scuri la sicurezza che serve al mondo per andare avanti. Sorridendo, Valentina sente la stanchezza dissolversi, come quando la pioggia scioglie la polvere dai fiori.

Sospira, prende la mano di Lorenzo e la stringe forte.

Fidati, amore mio, ora ce la faremo, sussurra.

Fuori, i meli sono già in fiore. Qualcuno sussurra il suo nome la voce della primavera, forse, o solo il vento tra i rami. E Valentina osa sperare, con il cuore sgombro e luminoso, come se ogni futuro anche il più incerto fosse già scritto, in quellabbraccio che non finirà.

E mentre una nuova notte si posa gentile sulla casa, Valentina lo sa: ci sono cadute, smarrimenti e perdite, ma anche incredibili rinascite. E nellora silenziosa che prepara il mattino, lei veglia, accarezza la fronte dei suoi figli, e sa, finalmente, che nessuno sarà più solo. Mai più.

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