Dove vai a questora, Enrico? chiese Isabella, osservando il marito che si affrettava ad abbottonarsi la camicia.
Le lancette segnavano le sette e mezza di sera. Enrico non degnò nemmeno uno sguardo alla moglie, continuando a prepararsi.
Cè un progetto urgente al lavoro. Mi hanno chiamato demergenza rispose a denti stretti, afferrando la giacca dallattaccapanni. Non aspettarmi, vai a dormire.
Ultimamente, queste chiamate improvvise erano sempre più frequenti. Dentro di lei, un sospetto scomodo si faceva strada, ma Isabella cercava di ignorarlo.
Ancora? È la terza volta questa settimana disse, trattenendo laccusa nella voce.
Che vuoi che faccia? È il mio lavoro Enrico finalmente la guardò, ma i suoi occhi erano vuoti, distanti. Cercherò di non tardare troppo.
La porta dingresso si chiuse con un secco click. Isabella rimase immobile per qualche secondo, fissando lingresso vuoto, poi si voltò lentamente.
Mamma, dove è andato papà? dalla cameretta uscì Sofia, la loro figlia di sette anni. Teneva in mano un gioco da tavola. Aveva promesso di giocare con me stasera.
Isabella si accovacciò, accarezzando la spalla della bambina. Gli occhi di Sofia luccicavano per la delusione.
Il papà è molto impegnato al lavoro, tesoro. Ha un progetto importante da finire disse, cercando di sembrare convincente, anche se ormai non ci credeva più nemmeno lei.
Sofia sospirò, abbassò le spalle e tornò lentamente in camera. Isabella la seguì con lo sguardo, poi si diresse in cucina.
Decise di preparare i biscotti alla cannella, i preferiti di Sofia, per tirarle su il morale. Mentre impastava, i suoi pensieri vagavano lontano.
Tutti i segnali cerano: le assenze sempre più lunghe, la distanza, il freddo tra di loro. Enrico non la abbracciava più al mattino, non la baciava prima di uscire. Le loro conversazioni si erano ridotte alle faccende domestiche e ai racconti di scuola di Sofia.
A cena, la bambina si rianimò un po, divorando i biscotti ancora tiepidi e raccontando delle novità in classe. Isabella annuiva, faceva domande, ma la sua mente era altrove. Dopo cena, mise a letto Sofia, le lesse un capitolo di un libro e le diede un bacio sulla fronte.
Tornata in cucina, iniziò a lavare i piatti. Lacqua calda le scorreva tra le dita, mentre una domanda le martellava la testa: doveva affrontare Enrico? Costringerlo a confessare? Dentro di lei, un nodo doloroso si stringeva al pensiero che probabilmente avesse unaltra. Ma che ne sarebbe stato di Sofia, se avessero divorziato? La bambina adorava suo padre, aspettava sempre il suo affetto. Isabella asciugò un piatto e lo posò sullo scolapiatti. Daltra parte, vivere con un uomo che la tradiva diventava sempre più insopportabile.
Passarono altre due settimane. Enrico diventò ancora più nervoso, sobbalzava al suono del telefono, nascondeva lo schermo se lei entrava nella stanza.
Poi, un sabato, rimase a casa. Erano seduti sul divano a guardare la TV. Sofia faceva i compiti in camera. Un squillo improvviso ruppe il silenzio: un numero sconosciuto sul telefono di Isabella.
Pronto?
Buongiorno, parlo con Isabella? una voce femminile sconosciuta.
Sì, sono io. Con chi parlo? Isabella corrugò la fronte.
Sono Luisa, la madre di Giulia. Devo parlarle di una cosa molto importante.
Mi scusi, ma credo si sbagli. Non capisco
La donna sospirò, seccata.
Non mi sbaglio. Sto parlando con la moglie di Enrico, giusto?
Isabella si irrigidì. Con la coda dellocchio vide Enrico voltarsi verso di lei.
Sì, esatto rispose lentamente.
Attivò il vivavoce e posò il telefono sul tavolino.
Bene. Sono la madre della ragazza con cui suo marito si vede da un anno disse Luisa, come se stesse parlando del tempo. Mia figlia ha solo ventanni, e Enrico è il suo primo uomo. Lo adora, lo idolatra! La prego, lasci libero suo marito e smetta di rovinare la vita a mia figlia! Sono tempi moderni, no?
Isabella alzò lentamente lo sguardo su Enrico. Il volto del marito era diventato bianco, la bocca semiaperta.
Giulia piange tutte le notti continuò Luisa. Non può vivere apertamente il suo amore. Hanno un sentimento così puro! Lei deve farsi da parte! Non si rende conto che non si può forzare lamore?
Isabella tossì, cercando di mantenere la calma. Dentro di lei ribolliva, ma la sua voce rimase ferma.
Grazie per linformazione, signora Luisa. Valuterò e le farò sapere.
Chiuse la chiamata e si voltò verso Enrico, che si stringeva al bracciolo del divano.
Allora, Enrico? Cosa hai da dire?
Isabella, è è una bugia! Una montatura! balzò in piedi, gesticolando. Non conosco nessuna Giulia!
Il telefono di Isabella emise un bip: un messaggio. Aprì la chat e vide alcune foto. Enrico abbracciava una bionda giovane, la baciava, seduti a un bar, le mani intrecciate.
Luisa mi ha mandato le prove del vostro amore. Guarda bene gli mostrò lo schermo.
Il volto di Enrico si contorse di rabbia, arrossì.
Sì! È vero! urlò. Ho una storia con Giulia! Ci siamo conosciuti a una conferenza, e tutto è iniziato! E tu cosa ti aspettavi?
Isabella si alzò lentamente dal divano. Le sopracciglia si sollevarono per lo stupore.
E io cosa centro? Sono stata io a spingerti tra le sue braccia?
Sì! È tutta colpa tua! Enrico agitò le braccia, il volto in fiamme. Non mi dai più attenzioni! Non mi ami più, non ti preoccupi di me! Quandè lultima volta che mi hai chiesto comera andata la mia giornata? Che hai cucinato qualcosa che mi piace? Che mi hai sorriso?
Isabella non credeva alle sue orecchie. Enrico continuò, sempre più agitato:
Se mi avessi dedicato più tempo, se avessi parlato con me, se mi avessi coccolato, non avrei mai guardato unaltra! Ma tu sei persa nel lavoro, nelle faccende di casa! Per te contano più le pulizie che io! Ci siamo allontanati.
Aspetta un attimo Isabella alzò una mano. Ma non dovrebbe funzionare in entrambi i sensi? Anche tu sei freddo con me da anni, e non mi coccoli. Ma io non sono corsa tra le braccia di un altro!
È diverso! esplose Enrico. Io lavoro! Guadagno per la famiglia! Mi spacco la schiena! Ma mantenere vivo il rapporto è compito della moglie! Tu devi essere il mio sostegno, non io!
Isabella arretrò di un passo, gli occhi sgranati.
Dove sta scritto? In quale legge? Mostrami questo codice fantastico! scosse la testa. E io, se non te ne sei accorto, lavoro anchio! Ho un full time! Poi torno a casa e mi occupo di nostra figlia, cucino, pulisco! E dovrei pure coccolarti come un neonato?
Enrico aprì la bocca, poi la richiuse. Non trovò una risposta. Per lunghi secondi, regnò il silenzio.
Isabella annuì, prendendo una decisione.
Sai una cosa? Sospettavo da tempo del tradimento. Vedevo tutti i segnali. E ora che le carte sono scoperte, posso chiedere il divorzio con la coscienza pulita. Sii felice con la tua Giulia. Non ti ostacolerò.
No! Enrico le si avvicinò, cercando di afferrarle le mani, ma Isabella si ritrasse. Niente divorzio! Perdonami! Con Giulia è solo una storia, niente di serio! Un errore.
Perdonarti? Un errore? Isabella rise, incredula. Ma mi prendi in giro?
Ti prego, parliamone con calma cambiò tono, supplichevole. Non posso lasciare la famiglia! È impossibile.
Perché? Isabella lo scrutò.
Dove andrei? Sotto i ponti? sbottò, poi si morse la lingua.
A Isabella cadde il velo dagli occhi. Tutto improvvisamente ebbe senso.
Ah, ecco rise amaramente. Non tacevi per paura di ferirmi. Avevi paura di finire per strada!
Enrico tacque, gli occhi bassi. Il suo silenzio parlò più di mille parole.
Prendi le tue cose tagliò corto Isabella. Subito.
Si diresse verso Sofia, che era uscita dalla stanza sentendo le urla. La strinse a sé.
Vieni, piccola, ti aiuto con i compiti disse dolcemente, portandola in camera.
Passò lora successiva con la figlia, spiegando problemi, controllando esercizi. Sofia la guardava con domande negli occhi, ma Isabella le sorrise rassicurante. Dietro la porta, si sentivano rumori attutiti: Enrico che preparava le valigie.
Quando Isabella uscì, Enrico era nellingresso con due borse. Sembrava una caricatura di se stesso: camicia sgualcita, capelli arruffati, sguardo spento.
Isabella, dammi unaltra possibilità supplicò. Sistemerò tutto, te lo giuro! Lascerò Giulia, ricominceremo da capo!
Isabella aprì la porta e indicò luscita con un gesto.
Sì, certo. Vai da Giulia, che ti consoli, Enrico. Se per lei hai tradito me e tua figlia!
Enrico varcò la soglia. Isabella sbatté la porta e girò la chiave. Si appoggiò con la schiena al legno, chiudendo gli occhi. Dentro di lei cera vuoto, ma da qualche parte, in fondo, nasceva un senso di sollievo. Non avrebbe più tollerato un traditore nella sua casa. Mai più.







