Tra noi non ci sono segreti

Erika! Dai, muoviti, o perderemo linizio del film! Dovevi anche prendere i pop-corn la chiamò lamica Silvia, impaziente.

Eh? Erika si voltò di scatto, sentendo il cuore accelerare.

Che hai? Sbrigati! I ragazzi ci aspettano! insisté Silvia, un po irritata.

Silvia, ascolta Non mi sento bene. Vai tu, io torno in studentato rispose Erika, la voce tremula.

Vuoi che chiami unambulanza? Sei pallidissima si preoccupò Silvia.

No, no Scusami con Marco, okay? cercò di calmarsi, senza riuscirci.

Va bene. Riposati. Forse è lo stress degli esami suggerì Silvia.

Sì, forse sorrise debolmente Erika.

Silvia se ne andò, voltandosi più volte. Erika si sedette su una panchina, bevve un sorso dacqua dalla bottiglia e si asciugò il viso. Si sentì subito meglio.

Non aveva confessato allamica il vero motivo del suo turbamento. Non erano gli esami. Pochi minuti prima, una donna incinta con un passeggino e due bambini le era passata accanto. Silvia non ci aveva fatto caso, ma Erika Si strofinò le guance e la mente volò indietro di dieci anni.

Erika, cosa fai con quei piatti? Sbrigati! Devi ancora comprare i pannolini! gridò la madre entrando in cucina.

Erika lasciò cadere un piatto, che si sfracellò nel lavandino. Dalla stanza arrivò il pianto disperato del piccolo Luca, di appena un mese.

Ma sei incapace! Ora vai a calmarlo! Lavevo appena addormentato! urlò la madre.

Subito mormorò Erika, andando verso la culla.

Era la figlia maggiore in una famiglia dove il padre se nera andato prima che compisse due anni. La madre cambiava compagni e ne aveva un figlio con ognuno. Su Erika ricadevano tutte le faccende e la cura dei fratellini: Sofia, Matteo, Ginevra e Luca.

Si è calmato? chiese Nadia, aprendo un barattolo di marmellata.

Sì rispose Erika piano, tornando ai piatti.

Lascia stare, vai a comprare i pannolini. Li finisci stasera, quando torni da scuola ordinò Nadia.

Mamma, farò tardi. La professoressa si arrabbia protestò Erika.

Che sarà mai! Io saltavo la scuola e sono qui, viva e vegeta! replicò la madre.

Uscita dal negozio con i pannolini, Erika incrociò delle compagne che mangiavano un gelato.

Oh, guarda chi cè! La nostra “mammina”! rise una di loro.

Quel soprannome le era rimasto da quando spingeva il passeggino dei fratelli. Vorrebbe essere come le altre: uscire, andare al cinema, leggere libri e parlare di ragazzi, invece che fare la babysitter. Non odiava i fratelli, ma la madre sì

A diciotto anni, Erika sognava la libertà: luniversità, trasferirsi a Milano. Dopo il congedo per Luca, Nadia aveva ripreso a lavorare.

Una mattina di maggio, Erika trovò la madre pallida in cucina.

Stai male? chiese preoccupata.

Sì. Non riesco a guardare il cibo rispose Nadia, la voce roca.

Che succede? tremò Erika.

Ma dai, non capisci? Sono incinta. Io e Sandro aspettiamo un bambino annunciò la madre.

Perché? Hai quarantanni balbettò Erika.

Pensi che lo voglia io? Sandro insiste. E tra laltro si trasferisce qui. Dovremo stare stretti. Ora fammi una frittata concluse Nadia.

Erika decise: sarebbe andata via. Ad agosto superò gli esami e partì tra le urla.

In città cominciò una nuova vita. Lavorò part-time, si fece amiche. Si promise di non avere mai figli e vivere per sé.

***

Signorina! Mi sente? la riportò alla realtà una voce maschile.

Scusi, ero distratta

Sta male?

No, solo stanca Forse ho dormito poco.

Allora prendiamo un caffè insieme? Cè un bar carino qui vicino propose gentile il ragazzo.

Accettò. Si chiamava Alessandro. Si piacquero subito e cominciarono a uscire. Ma più il loro rapporto andava avanti, più Erika sprofondava in unangoscia inspiegabile. Forse voleva sposarsi, ma solo il pensiero dei figli la terrorizzava.

Una sera, Alessandro la invitò a cena e accennò a un discorso serio. Erika intuì che le avrebbe chiesto di sposarlo e già aveva deciso di rifiutare.

A tavola, aprì un vellutino rosso con un anello di fidanzamento.

Erika, ti amo e voglio che tu sia mia moglie. Ma prima di dirti di sì, devo confessarti una cosa cominciò lui.

E cioè? chiese lei, con le lacrime agli occhi.

Non posso avere figli. È certo. Se accetti, voglio che tra noi non ci siano segreti. E non vorrei mai adottare la sua voce tremò.

Accetto rispose Erika, lasciando scorrere le lacrime.

Sei sicura?

Assolutamente. Anchio ho una storia da raccontarti, ma non ora. Sappi solo che non voglio figli. Mai.

Si sposarono e si trasferirono in unaltra città. La madre e i fratelli non sanno neppure dove vivano. Erika ha tagliato ogni legame e ora è felice con il marito.

Finalmente ha trovato la sua felicità. A qualcuno può sembrare strana, ma ognuno ha la sua. Nella loro casa regnano pace e serenità. Lui lavora in unazienda importante, lei ha aperto una piccola galleria darte, il suo sogno.

La sera, spesso bevono il tè in terrazza, chiacchierando. La loro vita è semplice, senza drammi. E anche se alcuni non li capiscono, Erika sa di aver fatto la scelta giusta.

A volte ripensa alla sua infanzia, ma quei ricordi non fanno più male. Sono solo il passato che lha portata qui, tra le braccia di Alessandro. E mentre lo guarda sorridere, capisce: è esattamente dove doveva essere.

La felicità non ha una forma unica, ma si adatta al cuore di chi la cerca.

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