Al mattino, la sua valigia era già in corridoio.
Vale… cominciò Giovanni.
Basta lo interruppe lei. Hai fatto la tua scelta. Ora faccio la mia.
La porta sbatté. Giovanni rimase solo.
Seduto al tavolo della cucina, Giovanni stuzzicava con la forchetta un piatto di pasta ormai fredda. Le sette e mezza. Valentina era in ritardo di quasi due ore.
La televisione nellangolo borbottava di qualche nuovo scandalo politico, ma lui non ascoltava.
Lo sguardo scivolava sui dettagli di sempre: le tende gialle con i papaveri che Valentina aveva appeso cinque anni prima, le sue pantofole accanto al frigorifero, il suo cardigan di lana appeso alla sedia.
Tutto al suo posto. Mancava solo lei.
La porta del corridoio scattò. Finalmente.
Gianni, perdonami! una voce stanca. Mio padre si è sentito male, abbiamo chiamato lambulanza.
Giovanni aggrottò le sopracciglia. Di nuovo quei vecchi.
Valentina irruppe in cucina spettinata, gli occhi rossi di pianto.
Cosa ha? chiese lui, senza alzare lo sguardo dal piatto.
La pressione alle stelle. Il medico dice che dobbiamo controllarlo sempre… Valentina si lasciò cadere sulla sedia. Mia madre era persa, non sapeva cosa fare.
Non hanno un telefono? Non sanno chiamare unambulanza da soli?
Valentina trasalì, come se lavesse colpita.
Gianni, hanno più di settantanni. Avevano paura. E sono la mia famiglia…
E io, non sono la tua famiglia? Giovanni posò la forchetta e la fissò. Casa vuota, la cena fredda.
Torno dal lavoro e tu…
Scusa sussurrò lei, raggiungendo i fornelli. Adesso riscaldo tutto.
Ma lirritazione era già una marea calda nel petto. Una volta lo aspettava alla porta. Gli portava le pantofole, gli chiedeva della giornata.
Adesso erano sempre quei genitori.
Valentina rimestava in silenzio ai fornelli. Le spalle curve, le mani che tremavano mentre spostava le pentole.
Giovanni guardava la sua nuca e ricordava quando si voltava verso di lui sorridendo.
Quando era stato? Un mese fa? Due?
Sai disse, con voce più morbida forse hanno davvero bisogno di una badante. Hanno una pensione decente.
Valentina si bloccò, il mestolo in mano.
Decente? Gianni, mio padre prende milleduecento euro, mia madre novecento. E quasi la metà va in medicine e bollette.
Novecento? si stupì lui. Ma ha lavorato tutta la vita.
In una scuola di campagna. Valentina si voltò. Gianni, lo sai.
Lui non lo sapeva. Non si era mai interessato alle finanze dei suoceri.
I suoi genitori erano morti dieci anni prima, lasciandogli un bilocale che aveva venduto subito. I suoi suoceri li vedeva solo a Natale.
Allora potrebbero assumere qualcuno a ore propose. Per pulire, cucinare.
Con cosa? la voce di lei si fece acuta. Hai sentito cosa ho detto? Duemilacento euro in due!
Giovanni scrollò le spalle. Non gli era mai venuto in mente di calcolare le spese degli altri.
Lui e Valentina stavano bene il suo stipendio da ingegnere più i suoi guadagni da insegnante privata di inglese.
Vivevano sereni, senza sprechi ma senza privazioni.
Fuori era ormai buio. Valentina gli posò davanti il piatto riscaldato e si sedette accanto. Non cenò appoggiò il mento sulla mano e fissò il tavolo.
Vale la chiamò. Non mi oppongo ad aiutare. Ma sai che non puoi abbandonare la famiglia.
Quale famiglia? lo guardò. Noi due siamo una famiglia?
La domanda restò sospesa.
Giovanni masticò la pasta e rifletté. Famiglia… Forse sì. Anche se non avevano figli. Valentina non poteva, e ladozione non lavevano mai presa in considerazione.
Avevano vissuto così, in due tranquilli, ordinari.
Certo che siamo una famiglia disse alla fine.
Le settimane seguenti furono solo tensione.
Valentina spariva dai genitori ogni due giorni. Li accompagnava dal dottore, comprava medicine, puliva.
Giovanni tornava a casa in un appartamento vuoto.
Piatti nel lavello, letto disfatto, nel frigo gli avanzi della sera prima.
Non ce la faccio più disse una sera. La casa è allo sbando.
Cosa esattamente è allo sbando? chiese stanca Valentina. Era appena rientrata, un sacco di biancheria sporca in mano. Hai dimenticato come si cucina? O come si lavano i piatti?
Non è questo il punto.
Allora qual è?
Giovanni non seppe rispondere. Non era il disordine. Era che lui era abituato a essere al centro della sua attenzione. E ora quel centro si era spostato.
Non sono bambini provò. Come facevano prima senza di te?
Mia madre è caduta nella vasca da bagno ieri. È rimasta a terra due ore finché non sono arrivata. Valentina gettò il sacco per terra. Cosa avrei dovuto fare, secondo te? Abbandonarli?
Assumere una badante!
Con cosa? urlò. Con cosa?
Si urlarono addosso per la prima volta in quindici anni di matrimonio.
Valentina piangeva, le lacrime sulle guance. Giovanni sentiva tutto ribaltarsi dentro.
Gianni, capisci cosa stai dicendo? la voce di lei tremava di rabbia. Sono i miei genitori! Mio padre! Mia madre!
E io cosa sono? esplose lui. Un coinquilino? Un vicino di casa?
Sei mio marito! Ma loro…
Ma loro contano di più! la interruppe. Ho capito! Per quindici anni è andato tutto bene, e ora ti ricordi del dovere filiale!
Valentina indietreggiò, come se lavesse colpita.
Come puoi dire così? Gianni, sono anziani, malati…
E io ho trentanni? ringhiò. Sono stanco anchio!
Voglio tornare a casa e trovarti qui, non saperti chissà dove!
Quindi, secondo te, dovrei abbandonarli? Lasciarli morire soli?
Non ho detto “morire”! Ma devono arrangiarsi! Hanno dei soldi, assumano qualcuno!
Quali soldi? gridò Valentina. Sai quanto costa una badante? Venticinque euro allora! E quello è il minimo!
Giovanni si confuse. Non aveva mai calcolato il costo di una badante.
Beh… borbottò. Magari non tutti i giorni… Unora al giorno…
Unora? Valentina rise, isterica. Gianni, ti senti? Pulire, cucinare, lavare, stirare in unora? È impossibile!
Non ce la faccio più! urlò Giovanni, sbattendo il pugno sul tavolo. Non sopporto di vederti andare via! Ogni giorno!
Ogni santo giorno sei lì, non qui!
Le parole gli sfuggirono, e capì era quello il punto. Non il disordine, non la cena, non i piatti sporchi.
La paura di perderla. La paura di restare solo.
Valentina lo fissò, gli occhi dilatati.
Quindi non è una questione di soldi disse piano. È che mi sei geloso dei miei stessi genitori.
Non è gelosia! sbottò, anche se sapeva che aveva ragione. Voglio solo che tu sia mia moglie, non la loro badante!
E se fossero vivi i tuoi genitori? chiese Valentina. Li avresti abbandonati?
Giovanni aprì e chiuse la bocca.
I suoi genitori… Se fossero arrivati a quelletà, forse avrebbe aiutato anche lui. Forse.
Ma era diverso!
I miei genitori sono morti… cominciò.
I miei no! lo interruppe.
Allora decido io disse piano. Non vai più da loro.
E se vuoi aiutarli con i soldi massimo ottanta euro al mese. Basta per una badante un paio di volte.
Cosa?
Non ci vai più. E non più di ottanta euro. Basta. Ti proibisco di andare.
Valentina era ferma in mezzo alla cucina piccola, spettinata, il viso rigato di lacrime. Lo guardava come se lo vedesse per la prima volta.
Mi proibisci ripeté lentamente. A me. Una donna di quarantanni. Mi proibisci di aiutare i miei genitori che stanno morendo.
Vale…
Ottanta euro al mese continuò, senza ascoltarlo. Sono due visite di una badante. Unora ciascuna.
Quattro ore di aiuto al mese. Il resto del tempo, lasciamo che crepino di fame? Nel luridume?
Tacque. Si asciugò le lacrime e lo fissò a lungo. Poi si girò e uscì dalla cucina.
Al mattino, la sua valigia era già in corridoio.
Vale… cominciò Giovanni.
Basta lo interruppe. Hai fatto la tua scelta. Ora faccio la mia.
La porta sbatté. Giovanni rimase solo.
I primi giorni sembrarono quasi piacevoli. Nessuno che lo rimproverasse per i calzini sparsi. Poteva guardare il calcio fino a tardi, mangiare dalla pentola. Libertà.
Ma dopo una settimana, capì che non sarebbe durata. Giovanni trovò una donna delle pulizie tramite un annuncio.
Una donna sulla quarantina, Lucia, veniva due volte a settimana. Lavava, stirava, cucinava per i giorni successivi. Costava cinquecento euro al mese.
E sua moglie dovè? chiese una volta.
Ci siamo lasciati rispose secco.
Lucia fece un clic di compassione e si rimise a strofinare il lavandino.
Di Valentina, Giovanni seppe solo a pezzi. La vicina gli disse di averla vista in ospedale con un uomo anziano suo padre, probabilmente.
Un collega accennò di averla incontrata a teatro con un tipo dallaria intellettuale.
Poi Valentina chiese il divorzio.
La notizia che la ex moglie si era risposata, Giovanni lebbe dalla stessa vicina.
Glielo disse con malcelata soddisfazione:
La sua Valentina si è risposata. Con un dottore. Si dice vedovo, con figli.
Giovanni annuì e chiuse la porta. Si sedette sul divano e fissò a lungo il soffitto.
Quindi si era trovata una nuova famiglia. Con figli. Si chiese come se la cavasse.
Gli anni passarono senza che se ne accorgesse. Lucia veniva puntuale. Giovanni lavorava, guardava la TV, ogni tanto usciva con gli amici. La vita si era assestata.
Fino al giorno in cui compì sessantanni. Lavorare era diventato difficile mal di schiena, pressione alta. Giovanni andò in pensione.
Presentò i documenti, ottenne i certificati. La pensione era meno del previsto milleduecento euro.
Con le bollette salite a trecento, rimaneva poco.
La prima cosa a cui rinunciare fu la donna delle pulizie.
Rimase solo. A sessantanni, ricominciò a lavare e cucinare. Le mani non obbedivano, la schiena doleva dopo aver lavato i pavimenti.
Quello che Valentina faceva senza sforzo, ora gli rubava mezza giornata.
Dopo sei mesi, capì che doveva cambiare qualcosa. E allora decise di chiamare.
Pronto? la voce che conosceva gli sembrò estranea.
Vale… Sono Gianni.
Pausa.
Cosa vuoi?
Parlare.
Le parole non uscivano. Giovanni si agitò, il telefono in mano.
Ho… capito di aver sbagliato. Scusami.
E?
Voglio rimediare.
Valentina rise.
Rimediare? Gianni, sono passati dieci anni. Dieci anni!
Lo so, ma…
Tutto ha un prezzo lo interruppe. E capire bisognava farlo al momento giusto.
Il segnale si interruppe. Giovanni riagganciò lentamente.
Quella sera era seduto nella stessa cucina, allo stesso tavolo. Le tende gialle erano sbiadite, il cardigan di Valentina da tempo sparito. Solo le sue pantofole accanto al frigorifero consumate, vecchie.
Fuori, si accesero i lampioni. Nelle case vicine, le finestre erano illuminate lì vivevano famiglie, lì qualcuno aspettava qualcuno per cena.
E lui era rimasto solo.







