Mi hai rovinato la vita! gridò la figlia sbattendo la porta.
Mamma, ti ricordi quando mi mettevi a dormire da piccola? chiese piano Chiara, sfogliando vecchie foto sul tavolo della cucina.
Valentina alzò lo sguardo dalla pentola di minestrone e la fissò sorpresa. Da tempo sua figlia non le faceva domande così dolci. Di solito tra loro cerano solo discussioni.
Certo che mi ricordo. Volevi sempre che ti leggessi la storia dei tre porcellini. La stessa ogni sera sorrise la donna asciugandosi le mani con lo strofinaccio. Poi pretendevi che restassi seduta accanto finché non ti addormentavi. Dicevi che avevi paura senza di me.
Chiara annuì, continuando a guardare le foto. In una di esse, a cinque anni, era seduta in grembo alla madre con un libro in mano. Entrambe sorridevano.
Non ti sei mai stancata di tutto questo?
Di cosa, tesoro?
Di me. Di dover fare sempre le stesse cose ogni giorno. Lavoro, casa, poi io con i miei capricci.
Valentina si avvicinò e si sedette accanto a lei. Chiara sembrava stanca, con le occhiaie scure. Dopo il divorzio era cambiata, dimagrita, invecchiata. E il carattere era peggiorato, diventata nervosa e aggressiva.
Mai rispose piano la madre. Sei stata il senso della mia vita. Soprattutto dopo che papà se nè andato.
Ah, il nostro caro papà fece Chiara con un sorriso amaro. Scappato con la sua segretaria quando avevo sette anni. Ricordo che piangevi in cucina di notte. Credevi che non ti sentissi.
Cercavo di non fartelo vedere.
Lo so. Ma non ero sorda. E vedevo quanto era dura per te. Come lavoravi come una matta per vestirmi, comprarmi le scarpe, mandarmi a lezione di pianoforte. Ricordo le tue calze rammendate e come rinunciavi alla carne a cena, dicendo che non ti andava. Poi mangiavi gli avanzi del mio piatto.
Valentina distolse lo sguardo, imbarazzata. Era stranito sentirselo dire dalla figlia adulta.
Non parliamone, Chiaretta. È normale. Qualsiasi madre avrebbe fatto lo stesso.
Qualsiasi? Chiara posò le foto e la guardò dritto negli occhi. Sai cosa mi ha raccontato Elena Rossi laltro giorno? Ti ricordi Elena, la mia compagna di scuola?
Sì, quella rossa. E cosa ti ha detto?
Dice che mi invidiava. Ti rendi conto? Credeva che avessi la mamma migliore del mondo. Venivi sempre ai colloqui ben vestita, pettinata, parlavi con i professori, controllavi i miei quaderni. Mentre sua madre Elena mi ha detto che beveva e usciva con uomini. Non andava mai alle riunioni, non le chiedeva mai come andava a scuola.
Poverina sospirò Valentina. La ricordo, era sempre così triste.
E io invece pensavo che fosse fortunata ammise Chiara. Che almeno sua madre non le controllasse ogni passo.
La donna trasalì, come se avesse ricevuto uno schiaffo.
Cosa vuoi dire?
Mamma, non te la prendere, ma a volte mi sentivo soffocare dalla tua protezione. Ricordi quando in terza media volevo andare in gita a Firenze con la classe? E tu hai detto che era pericoloso, che potevo perdermi. Non mi hai lasciato partire.
Era lontano! E poi non avevamo molti soldi.
E quando in quarta superiore volevo andare alla festa di compleanno di Martina? Anche lì, niente permesso. Dicevi che le brave ragazze stanno a casa, non vanno in discoteca.
Valentina aggrottò le sopracciglia. Ricordava bene quella sera. Chiara aveva fatto una scenata, urlava che non la capiva, che viveva come in prigione. Poi si era chiusa in camera per tre giorni senza parlarle.
Pensavo alla tua reputazione! Nel nostro quartiere ci sono sempre lingue lunghe e pettegole. Se avessero detto che la Chiara va in discoteca, mi sarei vergognata.
Saresti *tu* a vergognarti ripeté Chiara. Capisci? Non io, tu. Pensavi sempre a cosa avrebbero detto gli altri, mai a cosa volevo io.
Chiara! sbottò la madre. Come puoi dirmi una cosa del genere? Ho pensato solo a te per tutta la vita!
Sì, ma a modo tuo. Decidevi tu cosa mi serviva, cosa era giusto o sbagliato. Ricordi quando mi obbligavi a suonare il pianoforte? Odiavo quelle lezioni, ma tu dicevi che mi sarebbero servite. Tre anni di torture!
E infatti ti sono servite! Adesso suoni bene, spesso suoni qualcosa a casa.
Suono per abitudine. Io volevo fare pallavolo, iscrivermi in palestra. Ma tu dicevi che non era da femmine, che potevo farmi male.
Valentina si alzò e si avvicinò alla finestra. Le pesava il cuore. Quindi sua figlia aveva covato rancore per anni? E lei credeva di fare tutto per il meglio.
Chiaretta, volevo solo proteggerti dagli errori. Che la tua vita fosse migliore della mia.
Lo so, mamma. E capisco da dove viene tutto questo. Avevi paura che facessi sciocchezze, come tanti adolescenti. Che frequentassi brutte compagnie o mi sposassi troppo presto. Per questo mi tenevi sotto una campana di vetro.
Esatto. E secondo te è sbagliato?
Chiara tacque un attimo, poi disse piano:
Ti ricordi di Marco Bianchi? Quello della classe parallela.
Il biondo alto che ti passava i bigliettini?
Proprio lui. Ci piacevamo. Marco mi invitava al cinema, al pattinaggio. E tu ogni volta trovavi una scusa perché non potessi uscire con lui. Compiti, faccende di casa, mal di gola improvviso.
Era troppo presto per frequentare i ragazzi!
Avevo sedici anni, mamma! E tu mi trattavi come se ne avessi dieci. Alla fine Marco ha iniziato a uscire con Sara. Si sono sposati, lo sai?
E allora? Vuol dire che non era destino.
O forse sì sorrise triste Chiara. Se mi avessi dato più fiducia, lasciato scegliere, la mia vita sarebbe stata diversa.
Valentina si voltò verso di lei.
Quindi dici che sono io la colpa di tutti i tuoi fallimenti? Del fatto che il tuo matrimonio è finito, che hai divorziato da Luca?
Non è colpa tua. Però Mamma, non sapevo come gestire una relazione! Nessuno me lha insegnato. Tu mi dicevi sempre che gli uomini sono tutti traditori e alcolizzati. Che meglio sola che male accompagnata.
Perché non volevo che ripetessi la mia storia!
E io avevo paura di fidarmi di Luca. Cercavo sempre il tradimento, aspettavo il colpo basso. Alla fine ho rovinato tutto con la mia paranoia. Tu mi hai insegnato a non fidarmi mai, a temere tutto.
Le due donne tacquero. Il minestrone sul fuoco stava attaccando, ma Valentina non se ne accorgeva. Pensava alle parole della figlia, e il cuore le si stringeva.
Quindi con tutte le mie premure ti ho rovinato la vita?
Chiara le si avvicinò e le mise un braccio sulle spalle.
Non rovinata. Solo mi hai protetta troppo. Sono cresciuta insicura, paurosa. Cerco sempre lapprovazione degli altri, non so decidere da sola. Al lavoro ne approfittano, mi danno i compiti più ingrati perché sanno che Chiara non si ribellerà.
Credevo che fossi solo una brava ragazza, ubbidiente
Ubbidiente sì. Ma per paura, non per bontà. Temo di deludere, di fare brutta figura. Anche quando Luca mi urlava per motivi stupidi, stavo zitta. Pensavo fosse normale, che fosse colpa mia.
Valentina sospirò e spense il fuoco.
Chiara, non lo sapevo Credevo di proteggerti.
Lo so, mamma. Non ti sto accusando. Ma voglio capire come andare avanti. Ho trentadue anni e mi sento ancora una bambina che non sa come funziona il mondo.
Potresti provare con uno psicologo? Dicono che aiutino a capirsi.
Ci vado da sei mesi ammise Chiara. Dice che ho una bassa autostima e dipendenza affettiva. Mi consiglia di passare più tempo da sola, imparare a decidere per me stessa.
Ti sta aiutando?
Per ora è difficile. Ma ci provo. La scorsa settimana sono andata in vacanza da sola per la prima volta. In Sicilia. Ti rendi conto? Io che avevo paura anche solo di andare in un altro quartiere, sono volata fino allaltra parte dItalia!
Nei suoi occhi brillava una luce che Valentina non vedeva da tempo.
Comè andata? Non avevi paura?
Allinizio tantissimo! Ero abituata ad averti sempre accanto, a te che decidevi tutto. Invece lì, libertà totale. Allinizio mi sono sentita persa. Poi mi sono sciolta. Sai che felicità scegliere da sola dove mangiare, cosa visitare, a che ora svegliarsi?
Valentina sorrise, anche se le lacrime le annebbiavano la vista.
Sono contenta per te, piccola.
Lì in Sicilia ho riflettuto molto. Su di noi, sulla nostra vita. E ho capito che non voglio più tenerti rancore. Hai fatto quello che potevi. Sei cresciuta in una famiglia rigida, dove nessuno chiedeva ai bambini cosa volessero. La nonna era ancora più severa di te.
Altroché! concordò la madre. Ricordo come mi controllava. Non potevo muovermi senza permesso.
Quindi tu semplicemente non sapevi fare diversamente. Io invece ora lo so. E voglio imparare a vivere in un altro modo.
Valentina abbracciò la figlia.
Perdonami, Chiaretta, se ho sbagliato.
Non servono scuse, mamma. Dobbiamo solo accettare il passato e andare avanti. E vorrei tanto riavvicinarmi a te. Ma da adulte, alla pari.
E io non sarò dintralcio?
Non lo sarai, se impari a lasciarmi andare. Niente dieci chiamate al giorno, niente domande su chi incontro o a che ora torno. Fidati di me.
Ci proverò promise la madre. Anche se sarà difficile. È una abitudine.
E per me sarà difficile abituarmi a meno protezione. Ma dobbiamo farlo. Altrimenti passerò la vita ad aver paura della mia ombra.
Chiara riprese in mano le foto e sorrise.
Sai cosaltro ho capito in vacanza? Che voglio un figlio. E non ho bisogno di sposarmi per questo. Posso farcela da sola.
Valentina quasi si strozzò:
Come da sola? E e il padre?
Troverò luomo giusto. Oggigiorno le donne fanno così. Basta che abbia buoni geni rise Chiara. Mamma, non agitarti! Sono adulta, ho diritto di scegliere.
Ma cosa dirà la gente?!
E chi se ne frega. È la mia vita, il mio bambino. E non ripeterò i tuoi errori. Lo crescerò libero, sicuro di sé.
Chiara, sei seria?
Totalmente. Ho già trovato un medico, mi sono informata. Dice che non ci sono problemi, ho letà giusta.
Valentina si sedette sulla sedia, cercando di assimilare la notizia.
Io potrò vedere mio nipote?
Certo che sì! Sarai la nonna. Solo niente consigli su come crescerlo. Daccordo?
Ci proverò sorrise debolmente la donna.
Chiara la abbracciò.
Sai, mamma, ti voglio tanto bene. E ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me. Solo adesso voglio vivere con la mia testa. Ti sta bene?
Sì, piccola. Dovrò solo abituarmi.
Ci abitueremo entrambe. Limportante è che finalmente abbiamo parlato con sincerità. Stavo iniziando a pensare che sarei rimasta arrabbiata per sempre.
Valentina strinse la figlia a sé. Quanto era complicata la vita! Credeva di averle dato il meglio, e invece le aveva fatto del male. Ma non era troppo tardi per rimediare. Limportante era imparare a lasciarla andare.
Il minestrone si è attaccato si accorse infine.
Non importa rise Chiara. Ordiniamo una pizza. Offro io. Dai, mamma, facciamo festa stasera. Per celebrare la nostra pace.
Ottima idea concordò Valentina, e per la prima volta dopo tanto tempo si sentì davvero felice.






