«Puoi restare, se cucini per tutti» disse lui con una smorfia.
«Ecco, la vicina si lamenta di nuovo del rumore» borbottò Vittorio, gettando le chiavi sul mobile. «Dice che ieri la musica andava fino a mezzanotte passata.»
«E non era vero?» chiese Elena, senza alzare gli occhi dalla rivista. «I tuoi amici urlavano canzoni fino allultimo.»
«E allora? Era sabato. Ho il diritto di rilassarmi in casa mia.»
Elena tacque. Discutere col marito dopo la sbronza della sera prima era inutile. Aveva sicuramente il mal di testa e il carattere diventava insopportabile.
«A proposito, stasera arrivano i ragazzi di nuovo» aggiunse Vittorio, dirigendosi verso il bagno. «Guardiamo la partita.»
«Quanti saranno?» chiese Elena, stanca.
«Cinque o sei. Non ho contato.»
Elena chiuse la rivista e guardò lorologio. Le due e mezza. Tra un paio dore, lappartamento si sarebbe trasformato in un bordello. Grida, chiacchiere da ubriachi, fumo di sigarette. E domani mattina, montagne di piatti sporchi e posacenere pieni di mozziconi.
«Vitto, forse stasera possiamo evitare il banchetto?» provò a dire. «Basterebbe un tè.»
Lui uscì dal bagno, asciugandosi la faccia con lasciugamano.
«Ma che dici? Una partita senza stuzzichini? I ragazzi arriveranno affamati dopo il lavoro.»
«E chi cucina?»
Vittorio la guardò come se avesse chiesto lovvio.
«Chi cucina di solito? Sei la padrona di casa.»
«Oggi sono stata in ambulatorio dalla mattina, poi di corsa al supermercato, ho pulito casa» Elena sentì la rabbia bollirle in petto. «Sono stanca, Vitto.»
«Allora riposati unoretta e poi datti da fare. Non ti chiedo niente di complicato. Taglia un po di salame, formaggio, friggi due patatine.»
Elena si alzò dal divano e andò in cucina. Sul tavolo cerano ancora i piatti del pranzo, nel lavello torreggiavano pentole sporche. E a lei toccava sistemare tutto e preparare la tavola per gli amici di suo marito.
«Magari possiamo ordinare qualcosa?» propose dalla cucina. «Una pizza o degli spiedini.»
«Con cosa li paghiamo?» rispose Vittorio. «I soldi crescono sugli alberi? Se cucini tu, costa meno ed è più buono.»
Elena iniziò a lavare i piatti, strofinando con forza ogni piatto. Ventitré anni di matrimonio, e in tutto questo tempo mai una volta suo marito le aveva chiesto se voleva riposarsi o passare una serata con le amiche.
Quando aveva sposato Vitto, le era sembrato un vero uomo. Serio, lavoratore, non beveva troppo. E soprattutto, le aveva promesso che lavrebbe protetta e mai umiliata.
I primi anni era stato così. Vittorio lavorava in cantiere, tornava a casa stanco ma soddisfatto. Elena lavorava in biblioteca, la sera cucinava, puliva, lavava. Vivevano modestamente, ma felici.
Tutto cambiò quando lui ebbe una promozione e diventò capocantiere. Lo stipendio aumentò, arrivarono nuove conoscenze, e con esse nuove abitudini. Prima Vittorio cominciò a fermarsi dopo il lavoro, poi a portare a casa i colleghi. Allinizio di rado, poi sempre più spesso.
«Len, dovè la vodka?» gridò lui dalla stanza.
«Nella credenza, sullo scaffale in alto.»
«Cè solo una bottiglia. Poca roba.»
«Allora vai a comprarne unaltra.»
«Non ho tempo. Vacci tu, tanto stai già cucinando.»
Elena posò il piatto nello scolapiatti e respirò profondamente. Ancora una volta toccava a lei correre al supermercato, spendere i soldi di casa per lalcol degli amici di suo marito.
«Forse possiamo fare a meno degli alcolici?» provò ancora. «Compriamo un paio di birre.»
«Ma che dici!» si indignò Vittorio, spuntando in cucina. «Birra? La partita è decisiva, i ragazzi si sono liberati apposta. Non posso offrirgli della birra.»
Le mise le mani sulle spalle.
«Perché sei così arrabbiata? È solo una serata. Domani riposi.»
«Ogni weekend è solo una serata» disse piano Elena. «O la partita, o il compleanno di qualcuno, o si incontrano così, per caso.»
«I ragazzi lavorano sodo, hanno bisogno di svagarsi. Lo capisci.»
«E io, secondo te, non lavoro?»
Vittorio le tolse le mani e fece un passo indietro.
«Ma dai, chiamare lavoro la biblioteca? Sposti libri tutto il giorno. Non è lavoro, è relax.»
Elena sentì un brivido lungo la schiena. Lui parlava sempre così della sua professione con sufficienza, come se facesse una cosa inutile.
«Quindi, secondo te, il mio lavoro è una vacanza?»
«Be, sì. Stai in silenzio, parli con gente educata. Io invece devo stare in cantiere dalla mattina alla sera, con uomini rozzi.»
Elena tacque. Discutere era inutile. Vittorio non capiva mai che lavorare con le persone era comunque faticoso, che ogni giorno risolveva decine di piccoli problemi, aiutava i lettori, teneva corsi per bambini.
«Va bene» disse alla fine. «Quanti saranno? Di preciso.»
«Te lho detto, cinque o sei. Non so esattamente chi viene.»
«A che ora?»
«La partita inizia alle sei. Quindi arrivano per le cinque e mezza.»
Elena guardò lorologio. Le tre del pomeriggio. Era già tardi, se voleva preparare la tavola per bene.
«Allora dammi i soldi per la spesa. E fammi una lista di cosa comprare.»
Vittorio frugò nelle tasche dei jeans e tirò fuori una banconota stropicciata da venti euro.
«Bastano?»
«Per sei persone? Difficile.»
«Allora aggiungi qualcosa che cè già in casa. Nel freezer cè un sacco di roba.»
Elena prese i soldi e andò a vestirsi. Nel freezer cera carne, ma era per tutta la settimana. E domani sera avrebbe dovuto cucinare di nuovo.
Il supermercato era a dieci minuti a piedi. Elena camminò lentamente, riflettendo sulla sua vita. Quando era diventata la domestica in casa propria? Quando aveva smesso di essere una moglie per essere solo una cuoca e una donna delle pulizie?
Al supermercato riempì il carrello salame, formaggio, verdure per linsalata, patatine, noccioline. Alla cassa, i soldi non bastavano.
«Togli le patatine» chiese alla cassiera.
Dovette togliere anche le noccioline. Venteuro bastavano appena per il necessario.
A casa, Vittorio era sul divano a guardare la TV.
«Sei tornata in fretta» commentò soddisfatto. «Cosa hai preso?»
Elena posò la spesa sul tavolo e iniziò a svuotare le buste. Il tempo stringeva e cera ancora tanto da fare.
Prima sbucciò le patate e le mise a friggere. Poi affettò salame e formaggio, li sistemò su un piatto. Quindi si dedicò allinsalata tagliò le verdure, le condì con maionese.
«Ci sarà qualcosa di caldo?» chiese Vittorio, affacciandosi in cucina.
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