Ho sopportato le angherie di mia suocera per 20 anni, ma le sue ultime parole mi hanno lasciato sconvolta

La sofferenza durata vent’anni sotto il giogo della suocera finì quando pronunziò quelle parole che mi gelarono il sangue.

«Non avresti dovuto urlarle contro così, Alessia. È anziana ormai» disse Marco posando la tazzina sul tavolo con uno sguardo colpevole.

«Anziana? E quando mi rendeva la vita impossibile, era giovane?» Alessia si voltò di scatto dalla finestra. «Vent’anni, Marco! Ventanni che sopporto le sue provocazioni!»

«Ma ora è malata…»

«Malata!» sbuffò lei. «Malata quando le conviene. Ma quando deve offendere la vicina Teresa o tormentarmi, allora è più in salute di tutti noi.»

Marco bevve il caffè in silenzio. Era stanco di queste liti infinite tra sua moglie e sua madre. Sempre la stessa storia. Sua madre diceva qualcosa, Alessia esplodeva, poi porte sbattute, parole che ferivano.

«E cosa ti ha detto esattamente?» chiese, anche se sapeva che era meglio non chiedere.

Alessia chiuse gli occhi, come per raccogliere le forze.

«Ha detto che sono una pessima padrona di casa. Che la minestra è insipida, che la casa è sporca, che i bambini sono viziati. Poi ha aggiunto che dovrei imparare da Silvia, la moglie di tuo fratello. Quella sì che sa cucinare e tenere tutto in ordine.»

«Mamma è solo… abituata a controllare tutto.»

«Abituata!» la voce di Alessia si spezzò in un grido. «E io no? Non sono abituata a cucinare dopo il lavoro, a lavare, a pulire? Non sono abituata a sentirmi dire ogni giorno che non valgo niente?»

Marco si alzò, cercò di abbracciarla, ma lei si scostò.

«Sai cosmi ha detto prima di andarsene?» Alessia si asciugò gli occhi con la manica della vestaglia. «Che quando non ci sarai più tu, resterò comunque sola. Perché nessuno vorrà mai una come me.»

Marco rimase immobile, le braccia tese.

«Non può aver detto così…»

«Lha detto! Parola per parola! E poi ha sbattuto la porta con tanta forza che è caduto lintonaco.»

Nel corridoio si sentirono passi. La porta cigolò piano e nella cucina entrò Vittoria, dieci anni.

«Mamma, la nonna è andata via? Non mi ha detto niente» la bambina si avvicinò, abbracciandole la vita.

«Se nè andata, piccola. A casa sua» Alessia le accarezzò i capelli.

«Perché litigate sempre? Mi fa paura quando urlate.»

Alessia si chinò, guardandola negli occhi.

«Perdonaci, amore. A volte i grandi non sanno parlarsi. Ma non significa che non ci vogliamo bene.»

«La nonna non ti vuole bene» disse Vittoria, improvvisa. «È sempre arrabbiata con te. E mi dispiace per te.»

Alessia strinse la figlia forte. Le lacrime ricominciarono a scendere.

«Vai a fare i compiti, Vittoria. Io e papà dobbiamo parlare ancora.»

Quando la bambina uscì, Marco si sedette accanto a lei.

«Alessia, parlerò con mamma. Le farò capire…»

«Cosa le farai capire?» chiese lei, stanca. «Lo fai da ventanni. Non serve a niente.»

«Allora cosa possiamo fare?»

Alessia rimase a lungo in silenzio, osservando le sue mani. Quelle mani avevano lavato piatti, stirato, lavorato in negozio per otto ore al giorno, poi ancora a casa fino a tardi. E sua suocera diceva che era una cattiva padrona.

«Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?» chiese allimprovviso.

Marco la guardò, sorpreso.

«Certo. Al ballo della Casa del Popolo. Avevi un vestito blu.»

«Azzurro» lo corresse lei con un sorriso triste. «Pensavo che fossi il ragazzo più bello del mondo. E tua madre mi ha odiata fin dal primo giorno.»

«Era solo preoccupata per il matrimonio…»

«Basta giustificarla, Marco!» Alessia scattò in piedi. «Mi ha odiata perché non venivo da una famiglia ricca. Perché i miei avevano un bilocale e mio padre faceva lidraulico, non lingegnere come il tuo.»

«Ma è passato tanto tempo…»

«Tanto? E il nostro matrimonio? Tua madre ha passato la serata con la faccia storta. E quando ci siamo trasferiti da lei, la prima cosa che mi ha detto è stata che in casa sua valevano le sue regole.»

Alessia si alzò, accese il fornello per lacqua.

«Ventanni, Marco. Ventanni che cerco di compiacerla. Cucino come piace a lei, pulisco come vuole lei, educo i bambini come dice lei. E in cambio cosa ottengo?»

«Ti apprezza…»

«Mi apprezza?» rise amaramente. «Mi tollera. È diverso.»

Lacqua bollì. Alessia preparò il tè, si risedette.

«Sai cosa sogno?» sussurrò. «Alzarmi la mattina senza pensare se la colazione le piacerà. Tornare dal lavoro senza temere che trovi polvere sugli scaffali. Comprare un dolce ai bambini senza sentirmi dire che gli rovino lo stomaco.»

«Alessia…»

«No, lascia che finisca. Io sogno una casa nostra. Dove nessuno critica ogni mio passo. Dove i bambini non sentono sempre litigare.»

Marco le prese la mano.

«Ma mamma è sola. Chi si prenderà cura di lei?»

«E di me chi si prenderà cura?» la voce di Alessia tremò di rancore. «Quando ho avuto la polmonite, tua madre non mi ha portato neanche un tè. Però pretendeva che cucinassi, perché la sua minestra non le andava bene.»

«Ma era cinque anni fa…»

«E quattro anni fa, quando ho avuto loperazione. E tre anni fa, quando mi sono rotta il braccio. Sempre, Marco! Io sono sempre colpevole di non poter fare tutto.»

Suonarono alla porta. Marco andò ad aprire e tornò con la vicina, zia Pina.

«Ciao, Alessia!» disse sedendosi, rifiutando il tè. «Passavo di qui e ho pensato di fermarmi. Ho visto che la signora Gabriella è tornata a casa sconvolta.»

«Sconvolta» borbottò Alessia.

«Non arrabbiarti con lei, piccola. È anziana, malaticcia. Alla sua età il carattere peggiora.»

«Zia Pina, sapete cosa mi ha detto oggi?»

«Cosa?»

Alessia ripeté le parole della suocera. Zia Pina scosse la testa.

«Ma dai, Alessia! La signora Gabriella lha detto per rabbia. Sa benissimo che senza di te sarebbe perduta.»

«Lo sa?» Alessia sbatté le palpebre. «Se lo sa, perché non mi apprezza?»

«Ti apprezza, solo non sa mostrarlo. Sai quante volte mi ha vantato che Marco ha trovato una brava moglie? Che sai accudire i bambini, che tieni la casa in ordine?»

Alessia la guardò sorpresa.

«Davvero?»

«Certo! Dice che i nipotini li cresci bene, che cucini divinamente. È solo orgogliosa, non può ammetterlo davanti a te.»

«Allora perché continua a criticarmi?»

Zia Pina sospirò, guardò Marco, poi Alessia.

«Alessia, sei una donna intelligente. La signora Gabriella è stata la padrona di casa

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Ho sopportato le angherie di mia suocera per 20 anni, ma le sue ultime parole mi hanno lasciato sconvolta
– Lorenzo, non voglio farti del male o ferirti, tesoro… – Non sono gentile con te!