Di cosa sogna il papà?

Caro diario,

Tutta la vita ho sognato un figlio maschio. Avevo persino scelto il nome: Timoteo. Ma il destino ha voluto che in casa crescessero tre femmine…

Mia moglie Elena non si è mai persa d’animo. “Guarda che bellezze che abbiamo!” ripeteva. Sorridevo e annuivo. Certo, amavo da morire le mie piccole birichine. Però, a volte, sentivo una puntura d’invidia quando vedevo il vicino, il signor Rossi, giocare a pallone con i suoi due ragazzi.

“Dai, Sergio! La tua Ludovica fa karate. Picchia meglio di qualsiasi maschietto!” mi diceva l’amico Marco. Ridevo. Ludovica, a dieci anni, era una vera guerriera. E le sue sorelle, le gemelle Sofia e Beatrice di sette, non scherzavano affatto.

Ma il sogno del maschietto non mi lasciava mai.

Dall’altro lato, le mie figlie avevano una loro ossessione: un animale domestico.

“Neanche per sogno. Non sopporterei una bestia che abbaia sempre in casa,” rispondevo ai loro tentativi di convincermi a prendere un cane.

“Il gatto rovinerà la tappezzeria. I criceti puzzano. Il pappagallo è troppo rumoroso,” rifiutavo ogni proposta.

Le bambine si imbronciavano, quasi si offendevano.

“Ludovica, la tua amica Giulia ha due cani in casa e non succede niente!” sussurrava Sofia. Ma io ero irremovibile.

“Troveremo qualcosa,” le consolava Beatrice, che non si arrendeva mai.

Si avvicinava il mio compleanno. Le ragazze erano riunite nella stanza di Ludovica a litigare su cosa regalarmi.

“Un thermos? Un set da barba?”

“Ma no, è troppo banale!”

“Pensa da sola, allora, se sei così furba! Noi facciamo un biglietto! Mancano solo due giorni alla festa!”

“Ma che, asilo nido? Il regalo deve essere una sorpresa memorabile! Lo dice la mamma.”

La discussione andava avanti da mezz’ora e stava per degenerare in rissa, quando squillò il telefono.

“Ludovica, avete portato giù la spazzatura?” chiese la mamma.

“Certo… l’abbiamo fatta. Tu torni a casa?” mentì senza battere ciglio. E, accertatasi che la mamma sarebbe arrivata tardi, si preparò in fretta.

“Veniamo con te!” la sostennero le gemelle.

“Ma come, con un solo sacchetto usciamo in tre?” sbuffò Ludovica.

Pochi minuti dopo, tutta la compagnia era fuori dal portone.

“Sentite? Laggiù, vicino ai cassonetti,” sussurrò Beatrice.

Le sorelle si immobilizzarono e annuirono. Avvicinandosi, capirono che dai bidoni proveniva un lamento pietoso. Miagolii.

“Non avranno mica cacciato un gatto lì dentro?” mormorò Ludovica.

Sofia scrollò le spalle e cominciò a tirare fuori i sacchetti che ingombravano il cassonetto.

Le gemelle, con una smorfia, l’aiutarono. Come se avesse capito che la salvezza era vicina, il gatto emise un urlo disperato.

“Spero non ci salti addosso. E perché non esce da solo? Sarà incastrato?” grugnì Ludovica sporgendosi oltre il bordo.

Dall’altra parte lavoravano sodo Sofia e Beatrice.

Dopo qualche minuto, la risposta arrivò: “Ma sono impazziti questi adulti. Chiuderlo in un sacchetto e buttarlo!” si indignò Ludovica mentre scioglieva il nodo del polietilene frusciante. Dentro c’era un gatto rosso spaventato.

“Che bello, che dolce! Come si può gettare via un poveretto?” sospirò Beatrice.

Il gatto le saltò subito in braccio e si strinse, tremante.

“Che combinate, voi piccole delinquenti? Avete sparso tutta l’immondizia per strada! Vi denuncio ai vostri genitori. Sì, vi siete trovate un passatempo mentre papà e mamma sono fuori!” strillò la signora Marta nel cortile.

Discutere con quella donna severa era inutile. Nonostante l’età, si avvicinava minacciosa.

“Via di corsa,” ordinò Ludovica.

Le sorelle filarono verso l’ingresso, inseguite dalle grida furibonde della signora.

“Uff, ce l’abbiamo fatta,” ansimò Sofia chiudendo la porta.

“Scommetto che farà la spia. Vi ricordate quando rompemmo il vetro delle scale? Lei era lì e lo riferì a papà la sera stessa.” ridacchiò Ludovica.

Intanto tornavo a casa dal lavoro. Di ottimo umore. Weekend e compleanno in arrivo. Da bambino amavo questa festa ed ero felice di passarla in famiglia.

All’improvviso, una zingara mi comparve accanto. “Un regalo inaspettato ti aspetta, caro! Sarai contento, riderai!” disse, toccandomi la mano, e subito si allontanò.

“Strane queste cartomanti. Una volta chiedevano di vedere la mano per una moneta,” pensai tra me, senza dare peso alle sue parole, e mi affrettai verso casa…

A casa, intanto, fervore di discussioni.

“La mamma che cosa regala? Lo sapete?” chiese Ludovica alle sorelle, che scrollarono le spalle.

“Gliel’ho chiesto, ma ha detto che è una sorpresa. Lo scopriremo quando sarà il momento,” rispose Sofia.

Strano, perché di solito la mamma preparava il festeggiamento insieme a loro.

“L’ho vista mettere qualcosa in una busta regalo. Forse un viaggio in una spa? Vi ricordate che sognano una vacanza insieme?” disse Beatrice pensierosa.

“Può darsi. Ma la nostra sorpresa non sarà da meno. Resterà impressa a lungo e papà non se l’aspetterà,” ridacchiò Ludovica.

“Purché non la scopra prima del tempo,” mise un dito sulle labbra Sofia.

Suonò il campanello. Le ragazze corsero ad aprire. Sulla soglia c’eravamo io ed Elena.

“Oggi siete troppo silenziose. Confessate subito: che cosa avete combinato stavolta?” chiese Elena scrutando le figlie.

Le gemelle assicurarono che tutto era a posto.

“Abbiamo pure portato giù la spazzatura!” annunciò Ludovica.

“Bene. E perché in bagno è così bagnato?” chiese la mamma avvicinandosi al lavandino.

Le ragazze si scambiarono occhiate.

“Scusa mamma, volevo lavare una maglietta. L’ho macchiata,” abbassò gli occhi Beatrice.

“Non c’è un giorno senza avventure!” rise io. Ero di ottimo umore.

Le bambine si ritirarono nelle loro camere e andarono a letto senza protestare.

“Cresce la squadra… Guarda come sono ubbidienti. Devono prepararmi una sorpresa,” dissi baciando mia moglie.

“Più come la calma prima della tempesta,” mormorò Elena, che conosceva bene le sue figlie…

Ci eravamo appena addormentati quando dalla camera di Ludovica arrivò un rumore.

“Mi è parso di sentire un miagolio,” sussurrai assonnato.

Entrammo nella stanza. Ludovica era seduta con Sofia.

“Ho fatto un brutto sogno, ma ora va bene. Dormo con Ludovica, va bene?” sussurrò la bambina.

“Certo, amore. Sicura di non aver bisogno di noi?” chiese Elena.

Le sorelle annuirono, e il resto della notte fu tranquillo…

La vigilia del mio compleanno dormii male. Sognai la zingara dai capelli rossi: miagolava e mi fissava con occhi verdi luminosi.

Infine aprii gli occhi. E mi paralizzai. Sul mio petto sedeva una creatura rossa e mi perforava con lo sguardo.

“Miao,” mi salutò il mostro.

“Aaaah!” scappai.

Elena si alzò di scatto, confusa.

“Che, che cos’è?” balbettai fissando il gatto rosso che già si sistemava ai miei piedi.

Elena sbatteva le palpebre sbalordita.

“Oh, papà! Hai già visto la nostra sorpresa!” entrò Ludovica cercando di sembrare allegra.

Dietro di lei le gemelle.

“Buon compleanno, papà! Abbiamo voluto farti un regalo memorabile. Lui è Pallino. È buono, tranquillo e educato. Sta già da due giorni in casa e non te ne sei accorto. I divani e la carta da parati sono intatti,” dissero in coro Sofia e Beatrice.

Elena scoppiò a ridere vedendomi boccheggiare.

“Non preoccuparti, papà. La mamma ti regala un viaggio in una spa, così vi riposate lontano da noi. Ci arrangiamo da sole,” sbottò Ludovica.

“Che viaggio? Ragazze, un attimo,” Elena guardò le figlie stupita.

“Ma il tuo regalo nella busta non era un soggiorno? L’ho visto,” intervenne Beatrice.

Elena rise nervosa. “Sembra che in questa casa non si possa nascondere niente,” disse infine.

“E io che ci faccio con questa bestia?” chiesi confuso, osservando il gatto che mi faceva le fusa ai piedi.

“Senti, papà, è successo per caso. Siamo uscite in cortile e l’abbiamo trovato in un sacchetto… dentro il cassonetto. Poi è arrivata la signora Marta. Gridava come al solito. Insomma, lo sai com’è,” iniziò Ludovica.

“Ci siamo spaventate e siamo corse a casa,” aggiunse Sofia autorevole.

“È successo tutto da solo, e il gatto è finito qui. Ma non possiamo mica ributtarlo nella spazzatura? L’abbiamo lavato e sistemato. È molto tranquillo e paziente,” disse Beatrice con le lacrime agli occhi.

Sospirai. Mi tornarono in mente le parole della zingara.

“Beh… Che regalo, davvero,” mormorai guardando l’intera combriccola.

“Caro, forse le bambine hanno ragione. Il gatto è così sfortunato. Ha sofferto, e sembra affettuoso,” intervenne Elena a favore delle figlie.

Sospirai ancora, riflettendo.

“E ci prenderà i topi, ne sono certa!” sbottò Sofia.

“Ma non abbiamo mai avuto topi,” dissi sconsolato.

“Non si sa mai, l’altro giorno ho sentito un fruscio dietro la parete,” appoggiò Beatrice.

“Va bene, birbanti. Vedremo come vi comporterete. E anche Pallino,” risi.

“Perché Pallino?” chiese Elena.

“Dovreste sentire come fa le fusa buffe quando lo accarezzano sulla pancia,” sorrisero le gemelle.

“Comunque, cos’era il regalo nella busta?” chiese ancora Beatrice.

Elena arrossì lievemente. Poi mi porse una scatola con dentro una busta.

“Non ci credo!” esclamai guardando il contenuto.

Non riuscii a trattenere le lacrime.

***

“Certo, un fratellino è meraviglioso. Ma secondo me Pallino ha fatto colpo su papà,” sussurrò Beatrice alla sorella quella sera a letto.

“Il nostro Pallino è un traditore. Due giorni ha dormito con noi, e stanotte si è trasferito dai genitori,” brontolò Sofia.

“Ma dai. È pur sempre il gatto di papà,” ridacchiò Beatrice.

Io giacevo felice nel letto e ascoltavo le fusa di Pallino.

“Che suono rilassante. Perché non abbiamo preso un gatto prima? Non capisco,” sussurrai stringendo mia moglie.

“Goditi la quiete. Presto in questa casa non si dormirà più,” rise Elena.

“Sai, non riesco a credere che avremo un figlio maschio! Grazie, amore, questo è il regalo più bello!” dissi sorridendo e chiusi gli occhi dalla felicità.

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