E i miei allora, sono meno dei tuoi?

**Diario di un Padre Esasperato**

Ma scherzi? Ha la varicella? Siete impazziti? Io sono incinta!
Tranquilla, è il terzo giorno che non ha più febbre. Il pediatra ha detto che non è più contagiosa.

Elisa era ferma sulla soglia del salone. Fece due passi indietro, allontanandosi da quel mini-ospedale. Erano arrivati dalla suocera solo cinque minuti prima, ma già le veniva voglia di scappare.

Sul divano cera Teresa, che sorrideva come se nulla fosse. Accanto a lei, sul pavimento, giocherellava la nipotina di quattro anni, Carlotta, in pigiama con gli unicorni. La figlia della cognata era tutta macchiolinata come un leopardo, solo che verde.

Non dovrei preoccuparmi? Sai che non ho mai avuto la varicella? Sai che per il bambino è pericoloso? Perché nessuno me lha detto prima? Elisa si precipitò verso luscita.
Dai, Elisa, ormai siete qui disse Teresa con tono pacificatore, come se dovesse calmare la nuora. Restate.
Se lo avessi saputo, non ci avremmo mai messo piede! sbottò Elisa, infilando gli stivali.

La giacca la mise già fuori dalla porta. Non voleva rimanere lì un secondo di più. Non aveva bisogno di sorprese allottavo mese. Anche suo marito la seguì in fretta.

Per tutto il viaggio di ritorno, Elisa si rimproverò. Sapeva come quelle parenti trattassero la salute. Lo sapeva, eppure ci era andata lo stesso.

La prima volta che la cognata laveva stupita era quando aveva portato la figlia malata a trovarla. Allora Elisa aveva cercato di non darci troppo peso: per fortuna non era incinta. Ma non le era piaciuto.

Ancora meno le era piaciuto quando, due giorni dopo, si era ammalata anche lei. Lavorava da casa, quindi era chiaro da chi avesse preso il virus. Colpa della febbre, aveva perso una scadenza e il capo laveva sgridata. Era un periodo pieno di ordini, e la sua malattia era arrivata nel momento peggiore. Aveva dovuto lavorare comunque, malata comera.

Scusa aveva detto Laura alzando le spalle quando Elisa glielo aveva raccontato. Chi poteva sapere che avevi un sistema immunitario così debole?

Laura parlava come se non avesse colpe. Come se il problema fosse Elisa. E questo la faceva infuriare più di tutto.

Laura era negligente non solo con lei, ma con tutti. Spesso portava Carlotta allasilo malata.

Sono bambini. Se la mia tossisce, vuol dire che sono tutti malati! Io devo lavorare, non posso stare sempre a casa si era difesa quando leducatrice laveva rimproverata.

Ma Laura non imparava mai. Perché avrebbe dovuto? A lei non importava. A soffrire erano gli altri.

Fortunatamente, Elisa non prese la varicella, e Gabriele nacque sano. Ma capì una cosa: doveva proteggere se stessa e suo figlio da quella famiglia, altrimenti gli avrebbero rovinato la vita. Così per sbaglio sbagliò la data delle dimissioni, e in casa lasciò entrare solo sua madre.

Elisa, come sta Gabriele? Tutto bene? Quando possiamo conoscere il nipotino? chiedeva Teresa con voce preoccupata.
Oh, non so. Il pediatra ha detto di tenersi in quarantena. Ha le difese basse rispondeva nervosa Elisa. Non lo portiamo neanche fuori, figuriamoci gli ospiti.

Elisa inventava scuse su scuse per evitare gli incontri. Fingeva di essere strana, raccontava frottole, si lamentava di non sentirsi bene. Qualsiasi cosa pur di tenere lontana Carlotta, sempre malata.

Ma poi Laura si presentò a casa sua. Elisa aprì la porta di riflesso, e non ci fu più modo di fermare linvasione. Carlotta, sorridente ma col naso che colava, corse in camera del piccolo.

Siamo passate per un tè annunciò la cognata sorridendo. Carlotta voleva vedere il fratellino. Sono bambini, amano giocare con i più piccoli.

Elisa alzò un sopracciglio. Le veniva voglia di cacciarle entrambe, ma sapeva che non poteva. Anche se listinto materno le urlava il contrario.

Carlotta è di nuovo malata? chiese Elisa incrociando le braccia, mostrando chiaramente il suo disappunto.
Beh, i bambini si ammalano sempre esitò Laura. Non è niente di grave. Solo allergia. E poi devono ammalarsi, così si rafforzano.
Sì, certo commentò Elisa con sarcasmo.

Anche se dopo mezzora riuscì a mandarle via con la scusa che dovevano andare a prendere papà dal lavoro, Gabriele non si salvò. Due giorni dopo, la febbre schizzò a quasi quaranta, con convulsioni. Quella notte fu un incubo. Elisa si incolpò: avrebbe potuto chiuderle la porta in faccia.

Alla fine, Elisa cedette.

Basta. È lultima volta. Niente più Carlotte raffreddate in casa mia disse a suo marito.
Elisa, ma Carlotta non centra provò a smussare lui. È solo una bambina.
Lo so. Ma solo a vederla mi viene il nervoso. Non è una bambina, è uninfezione con le gambe. Ogni volta che la vediamo, succede qualcosa. Finita.

Lui tacque. Elisa capì che non gli piaceva, ma non le importava. Non le piaceva nemmeno a lei stare male e tremare per Gabriele.

Ma tagliare completamente i ponti era impossibile. Potevano saltare il Natale dalla suocera, fingere di essere fuori per l8 marzo, ma vietare i compleanni al nipotino era complicato.

Ho invitato mamma e Laura le disse suo marito il giorno prima, cautamente. Arriveranno verso le cinque.

Elisa stava lavando i piatti. Si bloccò con la spugna in mano. Lo fulminò con lo sguardo.

Te lho detto! Niente inviti!
Elisa, basta. Non sono estranee. Ho chiesto se Carlotta stava bene. Laura ha detto di sì. E poi, come faccio a dirle di no? Tua madre arriva domani! E le mie sono peggio delle tue? Sono appestate?

Elisa serrò le labbra, ma non rispose. Quelle cose andavano discusse, ma per quella volta avrebbe ceduto. Forse stavolta sarebbe andata diversamente?

Ma no.

Carlotta non tossiva, ma era stranamente silenziosa, lontana dagli altri. Non era il suo solito.

Carlotta sta davvero bene? chiese Elisa a Laura sottovoce.
Beh, stamattina le faceva male la gola. Ma le ho dato una pastiglia, ora sta meglio rispose tranquilla la cognata.

Elisa inspirò profondamente per non urlare e cacciarle. Ma non riuscì a trattenersi.

Laura, ci hai stufato con tua figlia malata. Ogni volta che venite, finiamo dal dottore.
Oh! Lascialo ammalare replicò spensierata Laura. Tanto poi si ammalerà allasilo. Almeno si abitua.

Elisa la guardò come un alieno.

Quindi dovrei ringraziarti?
Non ringraziarmi. Ma Elisa, esageri. Gabriele lo vizzi troppo. I bambini si ammalano, è normale.
Io non la penso così. Tutti si ammalano, sì. Ma non è che dobbiamo andare in giro a scambiarci germi per divertimento.

La festa era rovinata. Nessuno lasciò la tavola, ma lamaro rim

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E i miei allora, sono meno dei tuoi?
Olia, sono davvero chili di troppo i tuoi?