Il tempo era già al terzo giorno di neve continua fitta, pesante, come se non dovesse finire. Pippo, il gattino, ricordava ancora di avere avuto un nome, il sapore del latte caldo e le mani soffici della nonna.
Quando era solo un cucciolo, la nonna lo trovò in una scatola di cartone dietro al negozio di Via del Corso. Con un grugnito si arrampicò sul piccolo recinto, si infilò tra i cespugli e sollevò la scatola da cui usciva un flebile miagolio.
Che sventura, sospirò il nonno, curiosando dentro. Chi ti ha lasciato qui, piccolo? Che cosa gli è capitata?
Togliendo dal collo il vecchio fazzoletto di seta, la nonna avvolse il piccolo gattino ancora senza nome. Allinizio pensò fosse una gattina a tre colori, ma una volta a casa capì che era un maschietto piccolo, ma già vivacissimo.
Allora ti chiamerò Pippo, disse sorridendo e andò a scaldare il latte.
Così Pippo divenne il gatto di casa, una piccola ombra che seguiva dappertutto la sua padrona. Lo seguiva ovunque, faceva la guardia come un cane e si agitava in particolare quando sentiva il profumo di una carezza.
Dopo un anno e mezzo, però, la nonna fu portata via da unauto bianca e non fece più ritorno. Una vicina la nutrì ancora per un po, ma presto nella casa arrivarono dei parenti nuovi. Non erano affatto contenti di avere un felino tra loro.
Lasciatelo pure, sbottarono, e buttate Pippo fuori al freddo.
Il povero gattino cominciò a sentire il gelo e la paura. Non aveva mai vissuto in strada: le foglie frusciavano sotto le zampe, i rami scricchiolavano, tutto lo spaventava. Corse via senza guardare dove andava.
Un profumo invitante lo fermò era il profumo di un chiosco di polpette alla carne. Il suo stomaco brontolava e si avvicinò timidamente.
Che cè, piccolo, hai fame? sorrise la commessa. Avvicinati, ti do un pezzetto.
Da quel momento Pip Pip visse mangiando avanzi di polpette, bevendo latte da un bicchiere di plastica e dormendo in una scatola di pollo.
Un giorno il chiosco fu spostato con un camion. Pippo correva disperato, cercando di capire dove fosse finita la donna che lo aveva nutrito per settimane.
Allora si rifugiò tra i cespugli accanto a una panchina, si accartò in un piccolo gomitolo tremante e piagnucolò silenzioso, per il freddo, per la solitudine, per lincertezza del futuro.
Non se ne accorse nemmeno e si addormentò. Sognò di essere di nuovo un grande gatto maestoso, seduto su un ramo alto, accanto a unenorme uccellina bianca, metà colomba, metà uomo.
Come fai a stare qui, Pippo? chiese lUccello, spiegando le sue ali enormi.
Nel sogno il gatto raccontò tutto: la nonna, il chiosco, la fame. LUccello ascoltò fino in fondo e, allimprovviso, scomparve.
Pippo aprì gli occhi: sul muso aveva una piccola piuma bianca. Pensò fosse una piuma dellUccello, ma era solo una fiocca di neve, fredda, e intorno a lui la neve aumentava.
Mialò disperato, ma nessuno rispondeva. Solo la neve cadeva indifferente.
Così continuò a sopravvivere: dormiva nella scatola, mangiava neve, pane lanciato alle piccioni, schivava i cani e si assottigliava sempre di più.
Il tempo della neve non si fermava più al terzo giorno, e i ricordi del caldo della casa della nonna si affievolivano.
Allimprovviso, un latrato lo fece sobbalzare. Pippo corse con tutte le sue forze, si arrampicò su un albero e si fermò su un ramo alto, dove si addormentò di nuovo.
Nel sogno riapparve la stessa Uccellina.
Ti è dura, Pip?
Oh, sì, tanto freddo, fame i cani
Cosa desideri di più?
Vedere la nonna anche solo una volta sussurrò il gatto.
Allora guarda, disse lUccellina.
E Pippo la vide. Viva, proprio lì accanto a lui.
Mamma mia, sei qui! miagolò, quasi implorando. Quanto mi manca senza di te
Figlio mio, rispose la nonna. Che gioia ritrovarti! Vieni da me, tesoro
Stese le mani, ma in quel preciso istante lUccellina lo spinse delicatamente sulla spalla e il gatto cadde.
Sotto lalbero cerano due ragazze. Una con un passeggino, laltra spumeggiante e allegra.
Giulia, attenta! esclamò la ragazza con il bambino, quando Pippo atterrò tra le braccia dellamica.
Guarda un po! rise Giulia. Oggi, secondo loroscopo, la fortuna scende dal cielo! Non pensavo fosse letterale!
Il gatto aprì gli occhi piano piano e mormorò:
Miao
Ciao, gioia mia, sorrise Giulia. Come ti chiami?
Miao, confermò il gatto.
Io avevo un gatto chiamato Pippo disse pensierosa Chiara.
Allora lo chiameremo così, concluse Giulia.
E Pippo pensò: Eccomi, sono proprio Pippo, e miagolò ancora una volta.
Le due donne uscirono insieme dal parco: Chiara per nutrire il figlio, Giulia per portare a casa il nuovo amico peloso.
E Pippo capì: lo stavano aspettando di nuovo. Lo amavano di nuovo. Lo avevano ritrovato.







