Anna non ha mai riposto fiducia nel suo maritoUna notte, trovò una chiave misteriosa nascosta nella tasca del suo cappotto, confermando i suoi sospetti più profondi.

Ciao, ti racconto un po della vita di Ginevra, perché è una storia che mi ha colpito. Da giovane non si fidava mai del marito, così doveva contare solo su sé stessa. Era il modo in cui era andata a finire la loro vita di coppia.
Lorenzo, il marito, era bello come un campo di papaveri in fiore e, oltre a quello, era sempre il cuore della festa. Beveva moderatamente, non fumava, e non era uno di quelli che si lancia subito in calcio, pesca o caccia. In pratica, un ragazzo buono, quasi da principe.
Grazie a tutti questi suoi pregi, Ginevra sospettava che Lorenzo trovasse conforto fuori dalle quattro mura di casa. Certo, non si trovano uomini così, con il fuoco dentro, tutti i giorni. E le cacciatrici inevitabilmente comparivano
Lunica cosa che la calmava un po era lamore che Lorenzo provava per il loro figlioletto. Lorenzo era pazzo di Stefano. Trascorreva ogni attimo libero con lui, così Ginevra pensava che quellamore paterno fosse più che sufficiente a tenere insieme la famiglia.

A scuola la prendevano in giro chiamandola Cicciolina per i suoi capelli rossi fuoco e le lentiggini sparpagliate sul viso. La mamma, una vera bellezza, le diceva fin da piccola: Ginevra, sei come il cigno bruno. Scusa il paragone, ma è una verità amara. E chi ti dirà la verità in faccia? Solo la madre. Il matrimonio è poco probabile, quindi dovrai fare affidamento solo su te stessa. Studia bene, poi costruisci una carriera. Se qualche uomo buono si presenterà, non fuggire. Sii una moglie obbediente.
Quelle parole le sono rimaste impresse per tutta la vita.

Finì il liceo con la medaglia doro e partì per luniversità, dove incontrò il futuro marito. Ginevra non capiva perché un tipo così ambizioso la trovasse interessante. Lorenzo le confessò più tardi che era lunica ragazza a cui non aveva avuto paura di avvicinarsi. Ginevra non usava trucco, non si vestiva in modo sgargiante, non era una cortigiana. Quando capì che quel ragazzo stava seriamente corteggiandola, decise di prendere liniziativa. Non lasciarmi sfuggire questo regalo del destino! propose di sposarsi. Lorenzo rimase inizialmente sbalordito da una proposta così audace, ma Ginevra gli promise di essere una sposa dolce, umile e fedele. Lamore arriverà col tempo, lo rassicurava. Dopo qualche esitazione, Lorenzo accettò, anche grazie alla mamma sua, Giulia.

Quando Lorenzo portò per la prima volta Ginevra a casa sua, la madre Giulia lo guardò con uno sguardo critico e pungente. Che figliaio, rosso come il tramonto, piena di lentiggini. Che disastro per i miei nipotini! Vorrei dei nipoti belli, non di questi cicciolini. Il primo incontro non andò per il meglio.

Ginevra notò subito il malcontento della suocera. Dentro di sé sapeva che un marito bello poteva ostacolare la felicità della famiglia, ma non voleva perdere la sua occasione. Decise di andare da sola a casa della madre di Lorenzo. Doveva salvare il futuro matrimonio! La mamma di Lorenzo, vedendola, le offrì un tè. Questa volta Ginevra parve persino carina. Mi sto abituando, pensò Giulia, sorpresa. Ginevra promise di essere una moglie fedele e docile per tutta la vita. Quella promessa fu il biglietto che bilancì i difetti esteriori della futura nuora.

Giulia era una donna sola. Il marito laveva abbandonata anni fa per una nuova fiamma, e solo dopo un anno tornò, esausto e logoro. La famiglia del traditore non lo accolse. Da allora Giulia si chiedeva continuamente se doveva perdonare lerede del tradimento o portare con sé il peso del tradimento. Crescere un figlio da sola non era facile, così decise di sostenere la scelta del figlio. Capì che Ginevra avrebbe raggiunto Lorenzo da qualsiasi strada, anche le più accidentate. Diede benedizione al loro matrimonio.

Un anno dopo nacque Stefano, una miniatura di Lorenzo, e Giulia ne fu felicissima. Lorenzo volava sopra il figlio come una farfalla impazzita; Stefano divenne il suo unico motivo di vita. Ma lamore per la moglie non decollava. Ginevra non provava alcuna passione per Lorenzo. La loro vita era tranquilla: Ginevra lavava e stirava le camicie, cucinava, lo baciava sulla guancia prima di dormire. Lorenzo dava tutto lo stipendio a Ginevra, le regalava fiori per il compleanno, la salutava con un bacio al mattino e correva al lavoro. Sembrava più un rituale che un vero amore. La coppia aspettava quel sentimento che, secondo i libri e gli amici, doveva esistere. Dopo cinque anni, Lorenzo lo trovò ma non nella sua casa.

Era una ragazza di bellezza celestiale, chiamata Beatrice. Tutto di lei era soprannaturale e ipnotico. Lorenzo non riuscì a resistere al suo fascino; Beatrice ricambiò. Per sei mesi si incontrarono al bar, sulla panchina del parco, negli appartamenti degli amici. Tutto questo segreto logorava Lorenzo, che iniziava a mentire sempre più alla moglie. Stefano vedeva un papà irritato, non più sorridente. Ma rinunciare a Beatrice era impossibile. O ti sposi con me, o rimaniamo solo amici. Non mi fermerò in relazioni vecchie, impose Beatrice.

Lorenzo era in crisi. Non voleva perdere Beatrice, ma Stefano era anche lui prezioso. Non pensava più a Ginevra, come se non esistesse più un ostacolo. Quando Stefano aveva cinque anni, Lorenzo fece le valigie e se ne andò.

Ginevra, allora, ricordò le parole della madre. Da bambina quelle frasi le sembravano crudeli, ma ora capì che il vaccino materno contro le avversità della vita lavrebbe salvata. Non sarebbero state le drammatiche cadute nel fiume né i tre ruscelli di pianto; era pronta a stare in piedi da sola.

Quella storia la ha trafitta nel profondo, ma la vita è una rondine libera: dove vuole, si posa. Ginevra dovette bere lultimo sorso della moglie tradita. Prima di andare via, disse a Lorenzo: Se ti ritorni, la porta è sempre aperta. Ma non tardare. Stefano ti ama tantissimo. Non farlo soffrire.

Lorenzo vagò per sei mesi tra figlio e Beatrice. Ginevra conservava con cura lo spazzolino del marito, in un bicchiere in bagno. Ogni volta che Lorenzo entrava a lavarsi le mani, lo spazzolino gli lanciava uno sguardo triste, quasi una condanna silenziosa. Un giorno lo mise in tasca, pensando di buttarlo, ma al ritorno trovò un nuovo spazzolino nello stesso bicchiere.

In cucina lo aspettava sempre la tazza preferita di caffè, e al corridoio i pantofole aspettavano il loro padrone. Quegli oggetti domestici graffiavano lanima di Lorenzo. Voleva solo correre via con il figlio e liberarsi da quella casa. Non riusciva a spiegarsi perché avesse lasciato tutto; una forza sconosciuta lo spingeva verso Beatrice. Come fare senza ferire i propri? Nessuno gli rispondeva.

Ginevra poteva chiudere la porta a Lorenzo, maledirlo, ma rimaneva in silenzio. Ogni volta che lui andava via, dopo aver giocato con Stefano, ella gli diceva: Torna, Lorenzo. Non dimenticare di noi.

Beatrice lo accoglieva esausto, ma non sopportava tutto questo trambusto intorno a Stefano. Lo avvertiva: Se ti lascerò, è solo per colpa di tuo figlio. Lo ami più di me. Così la storia si ripeteva anno dopo anno.

Le amiche di Ginevra le sussurravano: Dai, sposati! Che aspetti? Il tuo papà è qui, non solo nei giorni di festa, ma tutti i giorni! Sei ancora giovane, dimentica Lorenzo! Ma Ginevra ascoltava, sospirava e taceva. Con il tempo le amiche smisero di insistere; tutti accettarono che fosse sola.

Il tempo passava inesorabile. Lorenzo smise di vedere Stefano. Ora padre e figlio si incontravano su un terreno neutro. Stefano finì il liceo, e Ginevra capì che Lorenzo non sarebbe più tornato, ormai dodici anni erano trascorsi. Decise di chiudere quel capitolo e di non aspettare più. Con energia ancora viva, decise di fare un viaggio in un luogo caldo. Lì provò un breve amore estivo, senza impegni, solo un focolare di panchine.

Nove mesi dopo, Stefano ebbe una sorellina, Maria. Tutte le amiche di Ginevra rimasero sorprese dalla sua decisione. Si radunarono al reparto maternità, aspettando Ginevra con il neonato. La giovane mamma uscì stanca ma felice, con un piccolo involucro avvolto da nastri rosa. Ciao ragazze! Amate e coccolate la mia Maria! sorrise Ginevra.

Una delle amiche, un po pungente, chiese: E il cognome, come la chiameremo?
Ginevra rispose: Prima di tutto il cognome ci tocca conquistare!

Nessuna cazzata delle amiche poté offuscare la gioia di Ginevra. La sua vita ruotava ora attorno a Maria. Stefano divenne il suo primo aiuto, amava la sorellina. Non faceva domande scomode sul papà. Se sua madre era felice, il resto non contava.

Quando Maria andò alla scuola materna, a tre anni, i compagni le fecero capire che anche loro avevano papà. Da allora Maria chiamava papà Stefano. Era divertente e un po amaro.

Una sera, la campanella di casa di Ginevra suonò timidamente. Maria corse verso la porta: È papà! Ginevra guardò dal buco della serratura e vide Lorenzo! Aprì di scatto.
Posso entrare, Ginevra? chiese, passo incerto.
Entra pure, rispose, nascondendo lo stupore.

Lorenzo posò due sacchi carichi, tolse lo zaino. Maria lo abbracciò: Mamma, è il mio papà, vero? Ginevra, con le lacrime agli occhi, gli rispose: Sì, tesoro, è tuo papà.

Lorenzo prese la bambina in braccio, baciò il nasino lentiginoso, accarezzò i ricci dorati: Ciao, mio rossetto! Poi si avvicinò a Ginevra e la baciò appassionatamente.
Grazie di tutto, Ginevra! Mi perdonerai? implorò, inginocchiandosi. Ginevra afferrò il suo gomito, impedendogli di cadere a terra.
Ciao, mio dolce amaro! Sono passati 17 anni, ma non porto rancore. Guardaci, ci serve un papà sussurrò, sollevando un sospiro di sollievo.

Stefano, con gli occhi spalancati per lo shock, osservava in silenzio.

Qualche settimana dopo, Ginevra, ancora scossa, chiamò unamica curiosa e disse: Vuoi sapere il cognome di mia figlia? È Vittoria Lorenzo! e senza mezzi termini aggiunse.

Ecco, quella è la storia di Ginevra, Lorenzo, Stefano e la piccola Maria, raccontata così, come se te la stessi confidando a voce. Spero ti sia piaciuta. Un abbraccio.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

three × 1 =

Anna non ha mai riposto fiducia nel suo maritoUna notte, trovò una chiave misteriosa nascosta nella tasca del suo cappotto, confermando i suoi sospetti più profondi.
Ho scoperto di essere incinta e mi sono precipitata a rendere felice mio marito. Ho aperto la porta del mio ufficio, e lì c’era…