Con chi stai messaggiando? chiese, incuriosita, **Ginevra** scrutando lo schermo del computer oltre la spalla di **Luca**.
Oh! si irrigidì lui, chiudendo di fretta il social network. Che fai di nascosto? Mi stai spiando?
Non ci ho pensato, ma perché ti sei così agitato? Era **Lidia**? insinuò.
Chi è Lidia?
Lidia Zambrini, tua compagna di classe. Quella per cui correvi a inseguirla al liceo.
E allora? Ti sembra di averla vista? Ci sono così tante persone simili al mondo. Io non ricordo. Ti conviene scaldare la cena invece di stare lì come un faro accanto a me!
**Ginevra** lasciò perdere le domande e si diresse verso la cucina, stringendo le labbra.
«Non ricorda ahah» bisbigliò a sé stessa.
**Luca** mentì, ma non convincentemente. Come poteva dimenticare? Fin dal primo giorno di scuola era stato pazzo per **Lidia**; la fissava, la seguiva a ogni passo. Anche dopo il matrimonio con **Ginevra** conservava una fotografia sbiadita di lei, e quando **Ginevra** scoprì quel frammento di ricordo lo strappò in mille pezzi, impedendogli di ricomporlo.
Lui si imbatté in un ripostiglio segreto, dove trovò solo ritagli sparsi. Un altro avrebbe silenziato quel pensiero, ma **Luca** sbraitava contro i mobili.
La lite fu così furiosa che **Ginevra** se ne andò dai genitori, quasi separandosi da **Luca**. Poi scoprì di essere incinta, lo perdonò quando lui fece un passo indietro e tornò a chiedere riconciliazione. Da quel momento non parlarono più di quel vecchio sogno.
Anni dopo, quando i social cominciarono a spopolare, tutti corsero a cercare amici di infanzia e compagni di classe. Così **Luca** finì in rete, immerso nellinfinito del web.
Da quel giorno, **Ginevra** notò che il marito si era tuffato completamente nel virtuale. **Luca** parlava spesso con qualcuno, rideva, rispondeva ai messaggi, evitando le domande di **Ginevra**: «Con chi ti scambi? Bloccò pc e cellulare con password, rimaneva più a lungo al lavoro. **Ginevra** era al limite.
Mamma, che succede? Ora tutti sono su internet. Vuoi che ti iscriva?
No, basta un lunatico in più in casa, che altrimenti non fa altro che stare davanti al computer.
**Ginevra** provò di tutto: tagliò cavi, non pagò la connessione, spense le luci, sperando di strappare **Luca** dal blu schermo. Nullaltro. Lui la sfottò, le girò la testa, poi, furioso, chiuse la porta sbattendo.
«Basta!» pensò **Ginevra**, rientrando a casa dopo il lavoro. «Non può andare così o scegliamo: io e il figlio, o internet!»
Entrò nella casa, il buio avvolgeva tutto. **Alessio**, il piccolo, era in vacanza dalla nonna; **Luca** era accovacciato sul divano. Era la prima volta in mesi che non lo vedeva dietro al monitor. Allinizio sorrise, ma subito il sogno si deformò.
E perché siamo al buio? disse, gettando le scarpe allingresso con ironia.
Non ho tempo per le battute, **Ginevra**. Basta sarcasmo! Non vedi che sto male?
A chi è facile ora? sorrise lei. Vuoi cenare?
Sono sazio fino al collo!
Finalmente qualcosa di nuovo!
Sono gravemente ammalato! balbettò **Luca**, tremante.
Come?
Ho passato una visita medica ecco! porse a **Ginevra** un foglio stropicciato.
**Ginevra** lesse il referto, le lacrime le rigarono gli occhi.
Ma quando?
Ho deciso, **Ginevra**, devi capirmi bene
Di cosa parli?
Dellappartamento
Cosa centra?
È tuo, è di **Alessio**, è la casa della suocera. Ma mia madre mi ha regalato un altro appartamento, e io sono il proprietario assoluto, quindi decido io
Sì, certo, se cè possibilità, lo interruppe **Ginevra**, vendiamolo per le cure, finché non sconfiggiamo la malattia.
**Ginevra**, non capisci! Non cè più nulla da fare, darò lappartamento a **Lidia** le serve! gridò, cercando di imprimere la volontà.
Cosa? la voce di **Ginevra** tremò, le lacrime seccate.
Hai sentito! balzò **Luca** dal divano, pronto allattacco. Considera questo il mio ultimo volere! Sono il padrone, solo io decido!
**Lidia**? Quella stessa **Lidia**, di cui eri pazzo al liceo? **Ginevra** faticò a credere a ciò che vedeva. Ora capiva con chi **Luca** conversava online, chi nascondeva dal marito.
Sì, a lei! Non è indifferente. Chissà che destino avremmo avuto se non si fosse trasferita con i genitori in unaltra città
**Ginevra** rimase pietrificata per un attimo, poi, con tono gelido, disse:
Se hai già deciso lascia che **Lidia** ti insegua, a me non importa più nulla. Raccolsi le cose, chiamai un taxi e mi volai verso la casa di mia madre, in periferia.
**Luca** non si aspettava una reazione così. Pensava che, saputo il suo destino, **Ginevra** avrebbe accettato e rimasto al suo fianco fino alla fine.
Per tre mesi **Ginevra** visse in modalità automatica, come se le parole di **Luca** avessero rubato e schiacciato la sua anima. **Alessio**, nonostante gli avvertimenti di **Ginevra**, andava più volte a trovare il padre.
Mamma, immagina! Papà piange, non si rialza, e quella zia vaga per casa facendo gli acquisti. raccontò **Alessio** a sua madre dopo unaltra visita.
Il dottore voleva trasferirlo in una struttura di cura. Il padre, sentendolo, si è rintanato, verde dinvidia. Si sono scontrati come un gatto e un cane, e **Alessio** è scappato via.
Se ha cucinato la sua zuppa, che ora la sparpagli! Che io non lo rimpianga e non andare da lui, non ti serve nulla!
**Ginevra** cercò di dimenticare **Luca**. Per distrarsi uscì con le amiche a cena in un ristorante.
Finché **Luca** era al suo fianco, la sua vita era solo lavorocasa. Ora, per la prima volta, poté uscire, ballare, cantare, piangere un po con le amiche, parlare del proprio destino femminile. Scoprì che ognuna ha i propri coriandoli nella casetta, ma la vita è così. Non può esserci sempre calma.
Tornò a casa molto tardi, dopo mezzanotte. Mamma e figlio erano avvisati, quindi andavano a dormire, non laspettando.
Scese dal taxi, laria fresca di una notte destate, la luce di un lampione che, perciocché, era spenta lanno prima di fronte alla sua porta. Camminò verso il balcone, canticchiando una melodia.
**Ginevra**, ti ho aspettata! una voce echeggiò nelloscurità.
**Ginevra** voltò lo sguardo e vide **Luca** seduto su un tronco al portico, quasi invisibile dietro il cancello. Indossava pantaloni bianchi e una camicia a maniche corte, entrambi abbinati. Era immobile.
Ahhh! strillò **Ginevra**, il cuore saltò. Pensò subito a un fantasma che le aveva legato le ali.
**Ginevra**, scusa! Non volevo spaventarti!
Il suo cuore si stretto, capì che non era unallucinazione, ma **Luca** stesso, tornato come sposo. Il suo stupore svanì, il sangue le tornò a pulsare.
Che diavolo, perché ti sei fermato? sbottò **Ginevra**, afferrandogli la mano. Hai quasi regalato la mia anima! Vai via, non voglio più vederti! continuò, senza sosta, picchiando **Luca** con la sua borsa.
Madre e **Alessio** si turbarono, uscirono di corsa. **Ginevra** lo afferrò per i capelli, lo colpì ancora.
**Luca**, con la voce di un agnello, implorò:
Non è colpa mia, un demone mi ha ingannato. Io amo te e **Alessio**, ma ho cacciato questa truffatrice.
**Ginevra** lo lasciò andare.
Allora **Luca** confessò di non essere malato; era solo un errore di diagnosi, lapparecchio era rotto. Quel giorno altri tre pazienti avevano lo stesso referto. Aveva mostrato **Lidia** come moglie, forse lei stessa aveva fatto finta.
Scusa, scusa pregò **Luca** inginocchiato davanti a **Ginevra**. Ho capito, ho realizzato tutto
**Ginevra** non tornò subito da lui; voleva pensare. **Luca**, da padre modello, trascorreva tutto il tempo libero con **Alessio**, e la moglie osservava questi cambiamenti.
Mia madre aveva sistemato il giardino per lautunno, cosa che non faceva da quindici anni di matrimonio, non aveva mai raccolto una pala. Nei finesettimana andava al mercato a vendere patate con la suocera, cosa mai avvenuta prima.
E **Lidia**! Che lezione! Nessuno poteva insegnarle meglio. Il marito di seta aveva imparato, e ora doveva pagare il prezzo.
**Luca** aveva interrotto per sempre i contatti con i compagni di scuola. Lunica cosa rimasta era chiedere il perdono a **Ginevra**.
Anche ha redatto una donazione dellappartamento a **Ginevra**, segno della sua folle passione. Lei è indecisa se tornare da lui
Ha accettato la donazione, lasciandola sul tavolo. Non chiede più nulla. Dopotutto, il figlio è loro, non è vero?
Niente più! concluse il racconto, uneco nella profondità dellanima.







