Lumore di Massimo Bianchi svanì non appena, parcheggiata lauto, varcò la soglia del condominio. A casa lo aspettava la consueta routine: le pantofole sul tappeto, lodore invitante della cena, la pulizia immacolata, i fiori freschi nel vaso.
Non suscitò alcuna emozione: la moglie era a casa, cosa altro poteva fare una donna di cinquantanni come Ginevra? Preparare focaccine e intrecciare calze. Il discorso delle calze è unesagerazione, ovviamente, ma la sostanza è lì.
Ginevra gli porse un sorriso mentre usciva verso di lui:
Stanco? Ho sfornato delle torte cavolo e mele, proprio come ti piacciono
Poi tacque sotto lo sguardo serio di Massimo. Indossava un comodo completo da casa, i capelli nascosti sotto una sciarpa da cucina, sempre pronta a cucinare.
Abituata a legare i capelli per anni, lavorava da cuoca. Gli occhi leggermente truccati, le labbra lucide. Massimo trovò quel gesto un po volgare, una maniera di colorare la propria vecchiaia.
Forse non doveva essere così brusco, ma rispose:
Trucco a questa età è unassurdità! Non ti si addice.
Le labbra di Ginevra tremarono, rimase in silenzio e non gli allestì la tavola. Fu meglio così. Le torte sotto il panno, il tè pronto luomo avrebbe risolto da solo.
Dopo la doccia e la cena, la gentilezza tornò a scorrere verso di lui, così come i ricordi della giornata. Massimo, avvolto nel suo accogliente vestaglia di spugna, si sistemò nella poltrona che lo aspettava e fece finta di leggere. Come gli aveva detto la nuova collaboratrice:
È un uomo davvero attraente, anche interessante.
Massimo aveva cinquantasei anni e guidava il dipartimento legale di una grande azienda milanese. Sotto di lui cerano un neodiplomato e tre donne quarantenni. Unaltra collega era appena entrata in maternità; al suo posto era stata assunta Assunta.
Al momento della sua assunzione, Massimo era in viaggio di lavoro e quel giorno incontrò la donna per la prima volta.
La invitò nel suo ufficio per presentarsi. Un delicato profumo di fragola le accompagnava, così come la freschezza giovanile. Il volto ovale era incorniciato da riccioli chiari, gli occhi azzurri trasmettevano sicurezza. Le labbra carnose, una lentiggine sul guancia. Davvero ha trentanni? pensò Massimo, ma le avrebbe attribuito anche venticinque.
Divorziata, madre di un bambino di otto anni, Massimo non capì subito il perché, ma pensò: Bene così!.
Parlando con la nuova arrivata, si lasciò andare a qualche battuta, dicendo che ora aveva un capo così vecchio. Assunta fece chiudere gli occhi e rispose con parole che lo colpirono e che, da quel momento, lo turbarono.
La moglie, che aveva smesso di farle scenate, apparve accanto alla poltrona con il consueto tè alla camomilla. Massimo agitò le sopracciglia: «Sempre fuori luogo».
Eppure lo bevve con soddisfazione. Subito pensò: cosa può fare ora una giovane donna bella come Assunta? Il suo cuore fu trafitto da un lungo sonno di gelosia.
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Dopo il lavoro, Assunta entrò in un supermercato. Formaggio, pane, yogurt greco per la cena. Tornata a casa, senza un sorriso, abbracciò automaticamente suo figlio Lorenzo, che era appena scappato fuori.
Il padre lavorava sulla loggia, dove aveva allestito un piccolo laboratorio; la madre si occupava della cena. Dopo aver scaricato la spesa, dichiarò che le pulsava mal di testa e che non doveva essere disturbata. In realtà era solo tristezza.
Assunta, separata da qualche anno dal padre di Lorenzo, rimaneva in una costante ricerca di un ruolo da donna di casa ideale. Tutti i ruoli dignitosi sembravano già occupati da coppie ben stabilite, desiderose di relazioni leggere.
Così, dopo due anni di fiamma, la coppia iniziò a staccarsi. Lui le affittò un appartamento (più per comodità sua), ma non appena sentì lodore della frittura dichiarò che dovevano separarsi e che lei doveva anche perdere il lavoro.
Cercò persino una nuova sistemazione. Assunta tornò a vivere con i genitori e con il figlio. Sua madre la sgridava, mentre il padre sosteneva che il bambino dovesse crescere almeno con la madre, non solo con nonni.
Ginevra, la moglie di Massimo, da tempo notava che il marito attraversava una crisi di mezza età. Sembrava avere tutto, ma gli mancava qualcosa di fondamentale. Temeva di diventare lunica cosa importante per lui e cercava di alleviare la tensione preparando i suoi piatti preferiti, curandosi sempre, evitando discorsi profondi, anche se ne aveva bisogno.
Provava a coinvolgere il nipote nei momenti al lago, ma Massimo si annoiava, accigliato.
Forse era il desiderio comune di cambiamento che fece scattare la storia damore tra Massimo e Assunta. Solo due settimane dopo il suo ingresso in azienda, lui la invitò a pranzo e la accompagnò a casa.
Toccò la sua mano, lei gli rivolse un volto rosato.
Non voglio lasciarti. Andiamo alla mia casa di campagna? sussurrò Massimo. Assunta annuì, e lauto partì a tutta velocità.
Il venerdì, Massimo finiva il lavoro unora prima, ma solo alle nove di sera la moglie ricevette un messaggio: Domani ne parleremo.
Massimo non immaginava quanto fosse preciso il suo commento su quel futuro confronto apparentemente inutile. Ginevra capiva che, dopo trentadue anni di matrimonio, non si poteva più accendere la fiamma come una volta.
Eppure luomo era così radicato nella loro vita che perderlo significava perdere una parte di sé. Anche se era scontroso, brontolava e a volte si comportava da vero uomo, rimaneva nel suo amato bracciolo, cenava, respirava accanto a lei.
Ginevra, alla ricerca di parole capaci di fermare la distruzione della loro vita (soprattutto la sua), non dormì fino allalba.
Nel disperato tentativo aprì lalbum di nozze, dove si vedevano loro giovani, pieni di speranze. Che bellezza aveva allora! Molti avrebbero voluto chiamarla loro. Luomo doveva ricordare. Sembrava che, se fosse tornato, avrebbe visto frammenti di felicità e capito che non tutto è destinato a essere buttato.
Tuttavia tornò solo la domenica e capì: era finita. Davanti a lui cera un altro Massimo. Ladrenalina lo pervadeva; imbarazzo e vergogna non lo toccavano più.
A differenza della moglie, che temeva il cambiamento, lui lo desiderava e lo accoglieva. Pensava a lungo, parlava con tono che non ammetteva repliche.
Da quel punto Ginevra poté considerarsi libera. Domani avrebbe chiesto il divorzio, da sola. Il figlio e la famiglia dovevano trasferirsi da lei. Per legge, lappartamento di due locali dove viveva la famiglia del figlio era di proprietà di Massimo, ereditato.
Trasferirsi in un trilocale con la madre non avrebbe peggiorato le condizioni dei giovani, e lei avrebbe avuto qualcuno a cui badare. Lauto, naturalmente, rimaneva a lui. Per il weekend di campagna, lasciò a sé il diritto di usarla.
Ginevra si rese conto di quanto fosse patetica e poco attraente, ma non riuscì a trattenere le lacrime. Le parole le uscivano confuse. Implorò di fermarsi, di tornare al ricordo, di pensare alla salute, almeno alla propria Lultima frase scatenò la sua rabbia. Si avvicinò, sussurrò, quasi urlò:
Non trascinarmi nella tua vecchiaia!
Non sarebbe stato giusto affermare che Assunta avesse amato Massimo e accettato la sua proposta di matrimonio nella loro prima notte al rifugio.
Lo status di donna sposata la attrasse; la risposta del giovane amante, che rifiutava di restare con lei, la scaldava.
Stancata di vivere nella casa dove il padre imponeva sguardi severi, bramava un futuro stabile. Massimo poteva offrirglielo, il che non era unopzione pessima, ammetteva.
Nonostante i sessanta, non sembrava un nonno. Era slanciato, giovanile. Capo del dipartimento, intelligente e cortese, anche a letto mostrava attenzione, non egoismo. Non ci sarebbero stati problemi di affitti, denaro o furti. Alcuni dubbi sulletà rimanevano, però.
Un anno dopo, Assunta cominciò a sentirsi delusa. Si sentiva ancora una ragazza, bramava avventure frequenti, non solo una volta lanno. Le attrassero concerti, un parco acquatico, il sole in spiaggia con bikini audaci, serate con le amiche.
Giovanile e temperamentale, riusciva a conciliare tutto con la vita familiare; anche il figlio non le impediva di condurre una vita attiva.
Massimo, invece, mostrava il lato affaticato di un dirigente esperto: risolveva problemi sul lavoro, ma a casa appariva stanco, desideroso di silenzio e rispetto per le sue abitudini. Gli ospiti, il teatro e persino la spiaggia erano benvenuti, ma con moderazione.
Non rifiutava lintimità, ma la richiedeva subito, già verso le nove di sera.
Il suo stomaco debole non sopportava fritti, salsicce o cibi pronti. La ex moglie gli preparava piatti tradizionali; a volte gli mancavano.
Assunta cucinava per il figlio, ignorando come le polpette di maiale potessero farle male.
Non teneva traccia delle pillole, pensando che un uomo adulto potesse comprarle e ricordarsi quando prenderle. Così, parte della sua vita trascorreva senza di lui.
Portava il figlio con sé, condivideva interessi e si univa alle amiche. Stranamente, letà di Massimo sembrava spingerla a vivere più velocemente.
Entrambi avevano smesso di lavorare insieme; la direzione lo considerava poco etico, così Assunta passò a uno studio notarile. Tirò un sospiro di sollievo: non doveva più stare sotto gli occhi di un uomo che le ricordava il padre.
Il rispetto era il sentimento che Assunta provava per Massimo. Forse poco, forse abbastanza, per essere felici?
Il sessantesimo compleanno di Massimo si avvicinava; voleva una festa grandiosa. Ma lui prenotò un tavolo in un ristorante di quartiere, dove era solito andare. Sembrava annoiato, ma era naturale alla sua età. Assunta non si preoccupò.
Celebrarono lanniversario con colleghi e vecchie coppie, ma invitare gli amici di Ginevra era scomodo. La famiglia era lontana, e non trovò comprensione nel matrimonio con una donna più giovane.
Il figlio non era più suo; aveva rinunciato. Ma il padre aveva diritto di decidere della sua vita? Aveva pensato che disporre significasse qualcosaltro.
Il primo anno con Assunta fu come un luna di miele. Amava uscire con lei, sorridere, incoraggiarla a spendere (senza eccessi) e a fare fitness. Sopportava concerti rumorosi e film sfrenati. In quel periodo, fece di lei e del figlio i titolari dellappartamento. Poi, qualche tempo dopo, cedette una parte della sua vecchia casa alla ex moglie.
Assunta, dietro le spalle di Massimo, chiese a Ginevra di cedere la sua metà della casa. Minacciò di venderla a speculatori. Con i soldi di Massimo, comprò la sua villa di campagna, giustificando che cera un fiume e un bosco, ideale per il bambino. Così tutta lestate la famiglia di Assunta viveva lì, e Massimo non amava particolarmente il figlio rumoroso della giovane moglie; si era sposato per amore, non per crescere un erede.
Lex famiglia si irritò. Con i soldi vendettero il loro trilocale e si separarono. Il figlio trovò un bilocale, Ginevra si trasferì in uno studio. A Massimo non interessava più come vivessero.
Il giorno dei sessanta anni arrivò. Centinaia di persone gli auguravano salute, felicità e amore, ma lui non sentiva più lentusiasmo di un tempo. Con gli anni, la stessa insoddisfazione lo accompagnava.
Amava la nuova moglie, ma non riusciva a stare al passo con lei. Non riusciva a dominarla, a prenderla sotto il suo controllo. Lei sorrideva e viveva a modo suo. Non si concedeva eccessi; la sua irritazione aveva un senso.
Che bello se avessi il suo spirito nella mia vecchia moglie! pensò, immaginando una Ginevra che gli portasse il tè alla camomilla, lo coprisse con una coperta quando si addormentava, passeggiasse lentamente col lui al parco, sussurrasse la sera in cucina. Ma Assunta non sopportava i suoi discorsi lunghi e, alla fine, si annoiava nel letto. La sua agitazione lo disturbava.
Massimo si pentì di aver chiesto il divorzio. Gli uomini saggi trasformano le amanti in festa, ma lui le aveva trasformate in moglie!
Assunta, con il suo temperamento, sarebbe rimasta una giovane cavalla per almeno dieci anni, ma anche oltre i quarantanni sembrerebbe più giovane. È una fossa che può solo approfondirsi. Se avrà fortuna, finirà la sua vita in un attimo. Se no
Questi pensieri non festivi lo colpirono alla tempia con un dolore sordo, accelerarono il battito del cuore. Guardò Assunta tra i ballerini, bella, con gli occhi scintillanti. Felicità, naturalmente,Alla fine, Massimo comprese che la vera felicità non si trova nel cambiare chi siamo, ma nellaccettare con gratitudine le sfumature della nostra vita.






