Luomo in casa
Tatiana camminava lentamente lungo la stradina stretta che attraversava le vigne di Montepulciano. Non le importava nulla del vento che si era portato via il foulard dal collo leggero, rosa pallido come una nuvola dalba, ora volava alto nel cielo, si lasciava scherzare dal maestrale e spariva lontano, sempre più in alto. Poco importava se i sassolini si infilavano nei sandali aprendole dei fastidi ai piedi, o se i tafani, ostinati e ronzanti, le tormentavano la pelle abbronzata e forte.
Tatiana non badava nemmeno alle vicine, che la salutavano curiose, offrendo un bicchiere di latte fresco di capra.
Per lei, quel giorno, il mondo non esisteva più. Era partito con Pietro. E non sarebbe più tornato. Davanti a sé, solo vuota nebbia grigia, densa e senza fine. Come continuare? Come ricominciare?
La frattura era cominciata da tempo, ma ammettere a sé stessa che tutto fosse davvero finito era proprio impossibile.
Tatiana tolse il gancio ed aprì il cancelletto del cortile. La porticina, riottosa, come se sapesse della tristezza della padrona, si spostò poco, cigolando, le molle sembrarono protestare stizzite.
E Pietro doveva proprio oliarle le venne da pensare, serrando le labbra. Pazienza! Faccio da sola. Quando Tommaso crescerà, lo farà lui!
Alla donna ferma sui gradini di legno, che col nervosismo schiacciava malamente il dente di leone emerso fra le pietre, si avvicinò svogliatamente il cane, un bassotto di nome Vento. Le annusò i piedi nudi, borbottò. La padrona sapeva di guai, e a Vento non piaceva mai quellodore. Preferiva quando la casa profumava di risate, degli urletti allegri di Tommaso, il figlio di Tatiana, del calore del forno a legna, del minestrone di verdure fresche e della menta seccata al sole.
Dovè lui? Non è tornato? sembrò chiedere il cane, poggiando la testa pelosa sulle ginocchia di Tatiana e fissandola con occhi rabbuiati di caldo Dove lo hai nascosto?
Lei scrollò le spalle. Il cane sospirò e si accucciò ai suoi piedi. Cosa poteva fare, lui, se non così?
Allora, avete parlato abbastanza? sbucò dallorto una donna in abito rosso sgargiante, che il vitello del vicino detestava a morte, con un secchiello colmo di cetrioli. Ha deciso di restare? E i suoi vestiti dove sono? Arriva? Forza, Tatianina, sei pronta a mettere in tavola? Ho già preparato la cameretta, cambiato le lenzuola. Per le giacche di Pietro cè posto. Fermatevi ancora qualche giorno, poi partirete per Firenze. Ah, Tatiana, corri dagli Scardigli, prendi una bottiglia di vino buono. Qui non abbiamo nulla per rinfrescare la gola. Dai, che aspetti? Muoviti, che abbiamo un sacco di raccolto! Guarda questi cetrioli! Vedi? la donna posò a terra il secchio pesante. I cetrioli luccicavano verdi, freschi, perfetti come gemme raccolte destate, ancora addobbati dal fiore ingiallito. Immediatamente, laria si riempì di un intenso odore dolciastro e acre, amplificato dal sole cocente. Pensavo di fare delle conserve oggi. E delle salamoie, anche! Tira fuori la botte dalla cantina, che io non ce la faccio con queste gambe. Ma ora ci sarà Pietro, finalmente un uomo in casa, il padrone giusto. Tuo padre ci teneva che dopo di lui la casa restasse in mani forti. E continuò a parlare, sistemando le fronde cariche di more su un lato del sentiero.
Tatiana non ascoltava. Non servivano né vino né botte né grandi tavole imbandite, lei e Tommaso avrebbero cenato lo stesso. Ci penso io, mamma. Ce la facciamo da soli! E la casa sarà in ordine, e basta parlare di lui! Basta! concluse con fierezza, sollevando il mento avvolto treccia bruno castana, come fosse una corona. Un filo di grano, chissà come finito lì, si era incastrato tra i suoi capelli; una coccinella le si posò sulla spalla tentando di richiudere le ali leggere.
Ma Tatiana non aveva tempo per le dolcezze, che le ferivano solo il cuore. Poteva farne a meno.
Tatiana, ma come da sole? Alla donna, qui, serve dare potere, sì, ma luomo altrimenti scappa! sbottò la madre, Avdotta.
Dovè Tommaso? tagliò corto la figlia, ignorando le lezioni materne.
Dorme, il mio galletto. Ha passato tutto il giorno a dipingere laeroplanino. Sono dovuta andare pure dal maestro Egidio, che mancavano i colori. Le scatoline sono piccole, ma laereo quello sì che è grande! Avdotta sorrise al ricordo di come il nipote, mentre Tatiana aspettava il marito alla stazione, fosse tutto preso dai pezzi di legno, levigava con carta vetrata la sagoma, controllava fossero salde tutte le parti. Il barattolo di colla che il nonno Ignazio gli aveva regalato restava lì, accanto a lui, orgoglioso. Ed era stato un pianto, quando i colori erano invece secchi: Non piangere! Andiamo dal pittore, lui ne ha quanta ne vuoi!
Non vado. Maestro Egidio ci ha cacciato dallorto, non era suo, ma della villa protestò Tommaso, gonfiando le guance.
Stai pure senza colori, allora! brontolò la nonna. Per rubare mele ci siete subito, voi, eh? Le vostre sono acerbe, vero?
Non sono acerbe! Tommaso detestava litigi. Andiamo Andiamo dalla pittore, nonna!
Eh, se lo vuoi, allora andiamo. Ma chiudi la porta, che se entrano le galline sospirò Avdotta. Quanta fatica con te! Ma ora che cè tuo padre Un uomo in casa, Tommaso, è oro! Come vincere la lotteria! Non capisci disse, alzando la voce. Aspetti tuo padre?
Tommaso saltellava avanti, evitando le pietre emerse nella terra. Lo aspetto, sì! Devo finire prima che ritorni! annuì, accelerando il passo.
Nello studio di Egidio, odore dolio di lino e aria pesante. Tele appoggiate alle pareti, fasci di luce sulla veranda. Il pittore masticava svogliatamente un pennello, la testa piena di pensieri.
Maestro Egidio, disturbi? salì Avdotta. Buonasera, come va?
Ah? Siete voi Sì, tutto bene credo.
E questa meraviglia chi lha dipinta? Avdotta si chinò alla tela, ma Egidio la coprì subito.
Non ancora, Avdotta. Quando sarà pronta la farò vedere. Che volevate? E il giovane non eri tu che rubavi le mele? lanciò unocchiata severa a Tommaso, che abbassò lo sguardo.
Perdonalo! Farò le ciambelline più buone che hai mai assaggiato! Avdotta difese il nipote. Servirebbero dei colori, pochi. Il bambino aspetta il padre, ha costruito un aereo con Andrea che lavora nei campi Lo aiuti?
Avdotta riusciva sempre ad ammaliare gli uomini, anche se semplice donna di paese; sapeva quando sospirare, quando sgridare e quando ammiccare.
Egidio chinò la testa, sconfitto dal fascino istintivo. Va bene! Ecco i colori, Tommaso. Ma la prossima volta chiedi! Odio i ladri, da piccolo ho visto la nostra casa svuotata, mia madre ci rimise la salute per il dolore. Non rubate, capito? Glissò, passando qualche tubetto. Intingi nelolio il pennello, poi pulisci il resto. Quando hai dipinto, passi qui: metteremo la vernice sullaeroplanino. Ne hai mai visto uno da vicino? chiese, sorridendo al bambino.
Solo i militari, da lontano strinse Tommaso le spalle.
E allora devi vederne uno vero, da vicino! rise Egidio.
Ma suo padre lavora nella chimica, non sugli aerei aggiunse Avdotta.
Allora, avanti, abbiamo cose da fare. Grazie, Egidio. Le ciambelline arrivano stasera! concluse la donna, tirandosi dietro Tommaso.
Che tutto vada bene pensava tra sé Avdotta, tornando verso casa che Pietro li prenda davvero con sé. Sarebbe giusto che la famiglia restasse unita
Tatiana aveva conosciuto Pietro ad una mostra a Firenze, dove si era recata con le compagne dopo gli esami. Un allegro gruppo che rideva e mangiava gelato tra i viali della città. Pietro camminava con aria assorta, il progetto che gli avevano appena affidato pesava come una corona sulla testa. Era a capo di tutto, finalmente.
Fu allora che Tatiana, voltandosi indietro, gli finì addosso, calpestandogli il piede. Si guardarono. Scusa! Ti fa male?
Lui non sentiva più nulla, era assorto. Forse no Ma tu hai una goccia di gelato sulla guancia
Tatiana arrossì e scappò. Cominciò tutto così. Lei si innamorò subito, lui chissà, forse sì, forse no. Lamore è chimica, spiegava lui alla madre. Ma tutte le reazioni hanno una scadenza
Tatiana sposò lo studioso promettente dopo un anno dal primo incontro. Lei studiava, lui lavorava già. Avdotta venne al matrimonio a Firenze, rimase impressionata dalla famiglia di lui, dal ristorante elegante. Tutti così raffinati, nessuno che sputi a terra raccontava alle amiche sedute attorno al samovar elettrico nella cucina di casa . Gente di un altro mondo, sempre con le parole giuste.
E Tatiana ora sarà diventata come loro? chiedeva una vicina.
No, è rimasta come noi, sorridente, amichevole. Solo un po più raffinata nei gusti.
Se ne parlò per mesi in paese. Tatiana aveva fatto strada. Da sola. Felice, o almeno sembrava così.
Ma la felicità durò poco. Tatiana rimase incinta, fu una gravidanza difficile, Tommaso nacque fragile.
E ereditario, o cosa è andato storto? pressava Pietro ai medici, sempre più spazientito dallassenza della moglie a letto, dalle grida notturne del piccolo, dalle coperte stese per la casa. Di chi sarebbe la colpa? chiedeva, e la dottoressa lo guardava sgomenta.
Per Pietro, Tatiana aveva sempre torto. Anche perché aveva scelto di prendersi cura del figlio invece di continuare subito luniversità. Perché non ti iscrivi da non frequentante? Le mogli dei miei colleghi riescono a lavorare, studiare e crescere figli, e tu no? Piantala coi pianti! Mi hai stancato.
I suoceri aiutavano, ma avevano il lavoro; Tatiana non si lamentava mai, si occupava sola di tutto, ma la stanchezza sempre uguale la logorava.
Vado dalla mamma a Montepulciano, il dottore dice che Tommaso ha bisogno di aria buona annunciò una mattina.
E luniversità? Non finirai mai? lui piagnucolò, ma accettò. Purché nessuno pensasse che lui avesse cacciato moglie e figlio.
Così, Tatiana tornò nella vecchia casa dalle scale cigolanti. Dai, dai! Na-na! sembravano dire mentre Avdotta saliva lentamente.
Quando Pietro veniva in visita, lasciava soldi e scappava. Devo pensare a mia madre: ha il cuore debole. Tu capisci
Tatiana sapeva, e anche Avdotta capiva, ma Pietro correva solo da Tonia, la nuova compagna. Là, era accolto senza pretese, già in riva al letto.
Laria di Montepulciano, o forse lamore della nonna, fece bene a Tommaso, che crebbe forte e precoce, recitava poesie, cantava davanti alle zie.
Solo allora Pietro cominciò a notarlo davvero. Che forza, mio figlio che diverte tutti al pranzo! Invidia per gli altri!
Ma la riunificazione a Firenze non arrivava mai.
E presto. Fagli passare qualche inverno ancora da tua madre, diceva Pietro.
Ma è già grande. In città avrebbe musei, cinema, parchi! E io io ti porto sempre nel cuore, Pietro sospirava Tatiana, non troppo convinta nemmeno lei della sua illusione.
E luniversità? Non ti mancano ancora tre anni?
Sì, mi iscriverò ad ottobre. Tommaso andrà allasilo e io troverò lavoro
NO! quasi urlò Pietro. Tatiana tremò. No, lasilo è un covo di microbi.
Allora tua madre si occuperà di lui?
Non può, ha il cuore debole. Meglio che tu rimanga qui qualche anno e finisca gli studi da lontano.
Lui aveva pensato a tutto e ora che si era conquistato un piccolo appartamento nuovo grazie al lavoro, sapeva come allestire la vita con Tonia, intanto la moglie rimaneva nel Val dOrcia Sapeva che avrebbe convinto tutti, anche il padre, a non fare domande.
A Pietro tornava il sorriso viaggiando in treno verso la città: Tatiana e Tonia, nomi simili, niente rischio di confondersi. Tatiana era diventata ancora più bella, più piena e poi, i figli sono più sani nella campagna!
Tatiana mandava giù il rospo forse Pietro aveva ragione. Limportante era che Tommaso stesse bene. Forse, insistere non serviva più. Quella sera, Pietro annunciò di dover partire per una missione di lavoro. Tatiana non si sentì di preoccuparsene affatto.
Il lavoro, il figlio, i campi, lo studio di Pietro poteva anche dimenticarsi.
Ma durante lassenza inaspettata arrivò il suocero, Andrea.
Salve! Che sorpresa! Tatiana lo accolse spalancando il cancello.
Beh, il nipote cresce gli ho portato un regalino, qualche giocattolo, qualcosa da mangiare Andrea distolse gli occhi, imbarazzato dalla sua stessa voce, incerto.
Avdotta lo ricevette senza particolare entusiasmo: aveva pane da impastare, galline malate, tante cose in ballo Su Tommaso, prendi i regali di nonno!
Ma Tommaso, timido, si discostò. Che è, ti sei dimenticato di nonno?
Beviamoci sopra? propose Avdotta, già versando alcolici in tre bicchierini.
E io? protestò Tommaso.
Quando sarai uomo, anche a te. Ora, un po di spremuta! rise la nonna.
Andrea avrebbe voluto accarezzarlo, il nipote, ma lui si ritrasse.
Il pranzo fu silenzioso e strano, nessuno sapeva cosa dire. Tatiana si domandava perché fosse venuto.
Dopo poco, il suocero riprese la via del ritorno. Non volete restare almeno questa notte? lo salutò senza troppo pathos Avdotta.
Andrea aveva altro in mente, ma lasciò perdere: Non sono affari miei, si arrangino
Chiaramente, qualcosa di irreparabile era accaduto. Ma Tatiana era forte e, appena ricevette la convocazione per gli esami universitari fissati per la settimana successiva, chiese Rimarrai con Tommaso, mamma? Certo che rimango! Ma dove starai tu in città?
In nessun posto. Mi fanno dare esami tutti in un giorno solo. E poi torno.
Ma hai la casa di tuo marito, vai da lui! si stupì Avdotta.
Non ho più le chiavi. Pietro le ha cambiate. Tutto, mamma. E basta! sorrise forzatamente, trattenendo le lacrime.
Oh cielo, Tatiana! State divorziando? Pietro ha unaltra?
Lho visto con i miei occhi, mamma. E la casa è ormai cosa sua. A noi non serve più.
Avdotta non insistette più, ma telefonò a Pietro sul lavoro causando uno scandalo in laboratorio, minacce di licenziamento. Tatiana lo seppe e ammonì la madre: Non rovinare le rovine, mamma. Se la botte è bucata, la butti via
Ma una donna da sola piangeva Avdotta. Devi lottare per lui, ci vuole un uomo in casa!
Il mio uomo è Tommaso. Gli altri non servono. E basta.
Quando Tatiana tornò dagli esami che superò a pieni voti sul marciapiede, tra la folla, scorse Pietro. Lui camminava con una giovane al fianco che rideva gli si appoggiava sfrontata. Tatiana sentì le guance bruciarle, distolse lo sguardo, fuggì a occhi chiusi dal loro abbraccio.
La ferita infuriava dentro. Ma si impara dalla sofferenza, diceva il nonno Ignazio. Il dolore è un buon maestro, ti indica la strada.
I giorni passavano. Tommaso, cresciuto vivace, aiutava la madre in ogni cosa. Ed era proprio lui il piccolo uomo di casa.
Una sera, Avdotta preparò le ciambelline. Tommaso, portale al maestro Egidio per ringraziarlo dei colori.
Tommaso stava già per rifiutare, ma la nonna lo convinse e uscì con la madre verso lorto del pittore.
Grazie del pensiero! Egidio sorrise. Venite a bere un tè, almeno. Ho una sorpresa per Tommaso: domani andiamo insieme allaeroporto qui vicino. Voglio fargli vedere davvero come sono fatti gli aerei.
E così fu il piccolo a scoprire, con un autentico pilota, il rombo di quegli uccelli dacciaio, lebrezza, la fierezza di non essere solo spettatore ma futuro protagonista.
Tornando, Tatiana rimase a parlare con Egidio. Tutto passa, Tatiana! Sempre arriva qualcosa di nuovo, credimi!
Lei annuì, guardando Tommaso correre sul prato. E il sole, allungando le ombre doro tra i filari, scioglieva finalmente il gelo che avevano lasciato gli uomini che non erano rimasti.
Mamma, coshai con la radio? rimbombò la voce di Tommaso adulto, ormai uomo, quasi una presenza imponente nellangolo cucina, alto, secco, appena sveglio.
La radio non va. Ma tu, quandhai rientrato, eh figliolo? lo guardò Tatiana, sorridendo.
Era spenta perché era staccata, mamma. Ecco, ora funziona! la radio rintronò la voce: La roccia degli usignoli.
Canti bene! Tatiana rise, baciando il figlio e stirandogli i capelli ribelli. Siediti, ho fatto le frittelle di ricotta. Vuoi della panna?
Certo, mamma. Scrivimi cosa ti serve dal ferramenta, già che esco stamattina Ah, ieri ha chiamato pure quel Denis, il pilota Mamma, ti devo chiedere, ma tu e quello
Niente di quello, Tommaso! Tatiana arrossì. Sì, ci vediamo, ma
Ma dai, ti si illumina il volto quando parla con te. È luomo dei tuoi sogni? rise lui, spalmando la panna sulle labbra.
Luomo dei miei sogni sei tu, sempre tu! rise Tatiana. Ora vai, che ti sporchi tutto.
Allora Denis farà la mensola, io non ho tempo; devo vedere pure Svetlana Amore, perché lamore è così complicato, mamma? si mise le mani nei capelli e corse a lavarsi.
Perché le cose che valgono non sono mai semplici, Tommaso. E quando le hai, impari a custodirle! gridò lei dietro al figlio, il suo vero uomo di casa.
La mensola la farà Denis; Tommaso è impegnato con luniversità, e forse, un giorno, Tatiana dovrà cedere anche lui a unaltra donna. Così, i figli cresciuti bene migrano verso nuove case, diventando i pilastri delle famiglie che costruiscono.
E Pietro? Pietro era rimasto con Tonia. Lei aspettava un bambino, e lui aveva divorziato in fretta per sposarla. Tonia, ex assistente di laboratorio, si era rivelata figlia di una madre arpia, Chicca. Lei non lo mollava un secondo, gestiva ogni entrata come unimpresaria navigata: cappotti nuovi ogni inverno, stivaletti sempre alla moda, abiti cuciti su misura.
Limportante è luomo coi soldi in casa, Tonia, diceva Chicca. Il resto, ci pensiamo noi.
Parole doro, mamma! concordava Tonia, chiudendo la porta in faccia a Pietro. Ora basta, Pietro. Dopo mangi. Non scocciarmi! Tutto qui.







