NessuninoE così, Nessunino, con il suo sorriso silenzioso, scomparve tra i vicoli di Venezia, lasciando dietro di sé una leggenda che ancora oggi i bambini raccontano sotto la luna.

Capiscila, questa vecchia non è nessuno per noi! strillò Evelina, tentando di convincere la figlia della sua ragione. Ginevra si contorse, a un passo dal pianto, ma poi alzò la testa: Allora è lei la sola Nessuna che ho al mondo, e così sarà per sempre!.

**Nessuna**
Così accadde che, in una numerosa famiglia di contadini di Colle di Val dElsa, tutti i figli maschi si sposarono, mentre la più piccola, Malvina la più tranquilla e docile rimase senza sposo. Il suo futuro marito non nacque mai, o se lo fece, si perse nei campi dAbruzzo. Probabilmente non esiste, mormorava la madre, Livia, con un velo di rammarico. Malvina rimase di supporto per i genitori, finché i nipoti, ormai urbani, non fecero più ritorno a casa.

Il primo a bussare fu Vito, figlio della sorella maggiore, con un inchino basso e una richiesta urgente: Zia Malvina, vieni a badare a mia figlia. Non accettiamo lasilo e la mamma deve tornare a lavorare. Malvina, ormai donna adulta, si trovava a un bivio: i genitori invecchiavano, le città la spaventavano. Ma Vito implorava, promettendo di non trascurare i nonni. In passato era sempre tornato per piantare patate, riparare il tetto, fare la spesa.

I genitori consigliarono a Malvina di partire. Forse in città incontrerai un uomo, anche se non sei più una novella, suggerì il padre, nonostante gli anni trascorsi. Nessuno sapeva che i genitori avevano già deciso di non rimanere soli quando la figlia se ne andasse. Così Malvina, la donna di campagna, divenne balia. Vito, riflettendo, trovò lavoro per la zia in una piccola ditta di artigianato e la sua esperienza proseguì.

La figlia maggiore di Vito andò a scuola, laltra arrivò subito dopo. I genitori di Malvina morirono; lei continuava a badare non ai figli di Vito, ma a un altro nipote. Come un vessillo di dedizione, veniva passata di mano in mano nella famiglia, accompagnando bambini dallasilo alla scuola. Sembrava una presenza superflua, ma nessuno la voleva più. Gli stessi nipoti cominciarono a rimpiangere la sua presenza: Grazie, Vito!.

Pochi anni prima che la zia cominciasse a gravare sulla casa di campagna un bosco di funghi, un fiume che scorreva vicino i figli di Malvina vendettero la proprietà a un ottimo prezzo. Vito allora disse: Compagni, mettiamoci tutti una stanza per la zia. Non può più vivere sotto un cespuglio!.

Gli eredi protestarono, ma accettarono. Le mogli chiesero: Se morirà, chi erediterà quella piccola casa? La questione dellalloggio era sempre un nodo. Vito, dal cuore puro, rispose: Chi la serve, la prende, o la lascia a Malvina come vuole. Vito non visse fino a cinquantanni: morì di gastrite, poi di cancro.

Con la sua scomparsa, la famiglia dimenticò la zia Malvina. I nipoti avevano cresciuti i propri figli, non avevano più bisogno di una balia. Malvina, ormai sulla soglia dei settanta, si trasferì nella sua piccola casa. Portò con sé solo un tavolo, un armadio e un lettino pieghevole. Lì, abitava in una stanza spoglia, ma la nostalgia per i bimbi lo riempiva.

Un giorno, in coda alla cassa di un supermercato, una giovane donna le si avvicinò: Scusi, badate ai bambini? Mia figlia (una bambina pallida accanto) ha appena subito unoperazione al cuore, non può andare allasilo. Cerco la balia più buona, con vitto e alloggio. Malvina si chinò verso la piccola, che con occhi luminosi sussurrò: Vieni, ti racconterò delle fiabe. E così nacque una nuova rapporto.

Ginevra, ora quattro anni più grande, divenne un piacere da crescere. La vecchia e la piccola diventarono amiche intime. Condividevano una stanza ampia e luminosa. I genitori della bambina lavoravano tanto; la bambina trascorreva gran parte del tempo con Càscia-Malvina, come la chiamava affettuosamente, senza protestare. Ginevra doveva fare esercizi di respirazione, passeggiare lontano dalle strade trafficate e mantenere una routine rigorosa. La balia, nonostante la mancanza di istruzione formale, rispettava alla lettera ogni regola. Ginevra cresceva forte e in salute.

Quando arrivava lora della nanna, la bambina chiedeva: Càscia-Malvina, raccontami la tua vita. E Malvina narrava, con la voce di chi ha vissuto più di quanto la sua età suggerisse, storie semplici ma intense. Un giorno, durante un viaggio su un battello verso casa, la balia confidò un segreto: Mia nipote incinta è a bordo, il primo figlio è già cresciuto e tornato al villaggio, ora aspettiamo il secondo. Il marito della nipote, in fretta, la portò via prima del ritorno.

A bordo, una giovane donna, Oliva, studentessa di lettere, si aggirava con il neonato. Ho avuto una relazione, luomo mi ha lasciata, il bambino è nato i miei genitori non lo sapranno mai, potrei finire per strada. Oliva posò il bambino tra le braccia di Malvina, chiese: Puoi custodirlo finché non trovo una soluzione? Malvina, commossa, accettò. Oliva le lasciò una borsa piena di pannolini, latte in polvere e una thermos di acqua calda, ma nessun certificato di nascita.

Il battello attraccò, Oliva scomparve nella nebbia. Dopo venti minuti, il piccolo gorgogliò. Malvina, senza aver mai partorito, lo avvolse in una coperta, cantò una ninna nanna, e trovò una piccola nota: Scusa, piccolina, ti chiamo Alina. Il cuoricino di Malvina si strinse: Dio lha mandato.

Il marito della nipote, arrabbiato, si presentò al varco: Come osi tenere il nostro figlio? Abbiamo sangue, non unestranea! Il capitano del battello intervenne, i presenti si agitavano. Alla fine, Alina fu portata via. Malvina rimase sola, col rimorso di non aver accolto quella piccola vita.

Ginevra, ascoltando la storia, gli occhi pieni di lacrime, abbracciò la balia: Sei sempre stata la mia, zia. Malvina annuì: Sei la mia, piccola mia.

Il ruolo di Malvina nella famiglia divenne instabile. Evelina, che dipendeva da lei, iniziò a prenderla in giro: Questa balia è inutile, affittiamola. Così potremo pagare una lezione di pianoforte per Ginevra. In casa cera un vecchio pianoforte polveroso; Evelina sognava di far studiare musica a sua figlia senza iscriverla a una scuola. Malvina accettò e la stanza fu messa in affitto.

Setti anni dopo, Evelina ereditò una parte di un appartamento a Firenze da una zia morta. Con il consenso di Malvina, il piccolo nido divenne un ampio monolocale, intestato in parti uguali a Ginevra e a Malvina. Gli altri parenti persero interesse, e la vita si calmerà.

Gli anni passarono in fretta. Ginevra divenne una giovane donna attraente e sana, terminò gli studi e partì per Bologna per luniversità. Malvina, con i risparmi accumulati, contribuì al pagamento dellaffitto, al suo vitto, e forse anche a una piccola spesa per il matrimonio.

Il tempo fu crudele: la balia cominciò a perdere la vista, camminava con passi incerti, una vecchia donna dallodore di tempo. Da dove è saltata sulla nostra vita? si chiedeva Evelina, ricordando che la madre di Ginevra viveva lontano e non richiedeva cure, ma ora quella vecchia doveva essere alimentata, il suo caffè mescolato, le medicine somministrate. Se non lo facciamo, il marito di Evelina arriverà sempre più tardi dal lavoro.

Evelina trasferì Malvina dal luminoso salotto a una cantina buia, come se la cecità rendesse irrilevante la luce. Per l’amor di Dio, andate al vostro posto! le gridò, passando al lei con freddezza, ricordandole che Malvina non è più nessuno per noi. Tutto il bene che la balia aveva offerto fu dimenticato.

Alla fine, Malvina non fu più la balia di tutti i nipoti, ma lunica responsabile dellappartamento che, grazie a lei, rimaneva. La madre di Ginevra iniziò a raccogliere i documenti per un ricovero in una casa di riposo, usando una conoscenza influente. Ginevra, presa dalla vita universitaria, dimenticò la balia, chiedendo al telefono solo Come sta la balia? senza aspettare la risposta. Rientrava a casa solo quando i genitori portavano cibo in sacchetti. Nel secondo anno, Ginevra, travolta dallamore per il suo futuro marito Andrea, trovò un appartamento con un compagno di corso, e ancora una volta i risparmi di Malvina li salvarono.

Dopo lesame finale, Ginevra tornò a casa con una notizia travolgente: Mamma, Andrea mi ha chiesto di sposarmi! Venerdì arriverà con i suoi genitori per conoscerti. Non vogliamo una grande festa, ma il vestito bianco è dobbligo e dove è la balia? Le ho portato un regalo speciale! correva verso la stanza che una volta era stata sua. Evelina, un po imbarazzata, la seguì. Ginevra, spaventata dal buio, chiese: Mamma, dovè la balia? Evelina rispose: È qui, in cantina; tuo padre lha sistemata. Non è più di fretta, è cieca, così è più tranquillo.

Ginevra aprì la porta della cantina e trovò il letto di legno e la vecchia Malvina, avvolta in una coperta logora. Evelina, rifiutandosi di assistere alla scena, si ritirò in cucina. Ginevra, con voce rotta dal pianto, accarezzò le guance rugose della balia: Scusa, piccolina, sei la più dolce delle mie fate. Malvina, con voce flebile, rispose: Figlia mia, il nostro incontro è stato scritto.

Due ore dopo, Ginevra, con un gesto gentile, le portò una confezione di oli essenziali e bustine di erbe profumate: Un po di primavera nella tua stanza. Malvina, cieca, percepì il profumo dei fiori di lavanda e rosmarino, sentiva i suoni del vento che la cullavano come una giovane che ritorna al prato.

Dietro la porta della cucina, la madre cercava di dialogare con la figlia irritata: È difficile per me gestire una nonna cieca, mantenere vivi i ricordi di tuo nonno, mentre tuo padre sembra avere una crisi di mezza età. Ginevra sussurrò: E se la rinchiudessi nella cantina, capirai?

È cieca. Ascoltami, figlia! Questa vecchia non è nessuno per noi! urlò Evelina, ancora convinta della sua posizione. Ginevra, a un tratto, alzò il capo: Allora per me è la sola Nessuna al mondo, e così sarà! Con queste parole chiuse il dialogo, ma il conflitto continuò senza più consultare né madre né padre.

Prima di tutto, posticipò il pranzo con i genitori di Andrea, chiedendo al futuro sposo di venire da solo. Gli presentò la Nessuna e discussero a lungo. Sullappartamento, qualche tempo prima, i coinquilini furono sfrattati; Evelina mordeva le labbra, ma la casa rimaneva intestata a Ginevra e alla balia. Rinnovarono lambiente, acquistarono mobili di seconda mano a prezzi modici, e Ginevra e Malvina si trasferirono.

Allinizio Ginevra non contava molto sul sostegno di Andrea, temendo che la presenza della balia potesse ostacolare la sua vita. Andrea, studente di medicina, capì la situazione e accettò di aiutare. Decisero di sposarsi (con labito bianco e tutto), Andrea continuava gli studi, veniva a trovare Ginevra nei weekend. Ginevra, invece, si iscrisse a un corso di logopedia per diventare logopedista.

Malvina, non più così inutile, trovò lavoro come assistente in una scuola materna. Non era così incapace, come la madre suggeriva; riusciva a gestire metà giornata da sola. Le piccole rotture, gli odori di vecchiaia e i bisbigli non la scoraggiavano, come un bambino piccolo.

Mamma, stanno cercando di mandarmi in una casa di riposo, le disse Ginevra, baciando la guancia rugosa della balia. Solo chi è solo vive lì, ma io ti ho e ti avrò sempre. Così Ginevra difese la sua Nessuna. Andrea finì gli studi, divenne oftalmologo; Ginevra divenne logopedista.

Lultima parte della storia si chiuse quando la nipote di Malvina, Alina, comparve per la prima volta, avvolta nelle braccia della balia. La grande famiglia di Ginevra si trasferì nellappartamento di genitori, mentre i genitori di Ginevra accettarono la piccola monolocale.

Malvina morì silenziosa a novantadue anni. Lultimo anno non si alzò più dal letto, visse senza lamentele, morendo serena, buona, luminosa, come il tramonto sul Colosseo.

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NessuninoE così, Nessunino, con il suo sorriso silenzioso, scomparve tra i vicoli di Venezia, lasciando dietro di sé una leggenda che ancora oggi i bambini raccontano sotto la luna.
Pronto, Natalia, ciao! Aiuteresti il tuo ex marito? – Ciao, Vittorio! Di cosa parli? In che senso dovrei aiutarti? Ti servono soldi, o cosa? – No, non soldi. Ma un favore. Ho bisogno che tu faccia finta di essere ancora mia moglie. Non ex, ma proprio mia moglie. Solo per una sera. – E perché? Che succede, Vittorio? – Nulla, ho iniziato a frequentare una ragazza, pensavo fosse solo per divertimento e invece lei si è presa una cotta tremenda, non mi lascia più in pace. Vuole che la sposi. Ma io perché dovrei? Siamo divorziati da sei mesi, pensavo di essere finalmente libero di godermi la vita, ma lei non ci sente… – Ah, sei sempre il solito Don Giovanni, Vittorio! Non me ne ero mai accorta prima… Il nostro matrimonio era così pesante? – Natalia, sei stata tu a chiedere il divorzio. Hai detto che siamo troppo diversi, che l’amore era finito, e non volevi rendermi infelice. E poi tu non vuoi figli. Elisa, invece, sogna solo di farmi diventare papà. – Beh, allora dovresti essere contento: ti ama, vuole dei figli da te, non è una cosa da poco… – Ma no, non è la persona giusta per me. Io per lei sono l’uomo ideale, ma io non le ho mai promesso nulla. Viene a casa mia come se fosse la sua, cucina, pulisce, insomma si vede già come mia moglie. – E quindi? Che c’entro io ora? – Basterebbe che dicessi che sei tornata a casa per lavoro, che ti sei stupita di trovarmi ancora in giro, però che non hai intenzione di lasciarmi perché mi ami troppo e non puoi vivere senza di me… Ci rimarrà male, magari piangerà un po’, ma tu mantieni la parte: mio marito e basta! Non potrà fare altro che accettare la cosa e andare via senza più disturbarmi. – Ma tu hai una fantasia incredibile! Addirittura un teatrino vuoi mettere su, e coinvolgere anche me! Perché dovrei farlo? Anche se siamo rimasti in buoni rapporti, non hai il diritto di usarmi così! – Natalia, ti prego, aiutami… Dai, in cambio ti porto a pescare, come ti piaceva tanto una volta. Così poi facciamo una bella grigliata insieme, come ai vecchi tempi… – Furbetto, sai proprio come tentarmi! Va bene, aiuterò il mio ex marito! – Natalia, tu ora hai qualcuno? Intendo, un uomo… – Non che ti riguardi, ma no, non ho nessuno. Non ho ancora incontrato quello giusto. Sto pensando di prendere una casa con il mutuo, non posso sempre vivere in affitto… – Ma se fossi rimasta con me non avresti avuto problemi: casa c’è, soldi anche, andavamo sempre in vacanza… – Non è quella la felicità, Vittorio! Dai, dimmi solo quando devo fare la moglie. – Venerdì ti va bene? Porta qualche tua roba, così si vede che vivi davvero lì. A Elisa dirai che ho messo via le tue cose per non farle sospettare nulla. Le darò io le chiavi di casa, le dirò di aspettarmi perché devo fermarmi in ufficio. Appena arriva, ti trova che cucini in cucina, magari la mia carbonara preferita… Facciamo verso le sei. Poi arrivo anche io, mettiamo in scena lo spettacolo davanti a lei e poi puoi tornare a casa. – Va bene, mi hai convinta. Accidenti a me e al mio buon cuore… Natalia era anche curiosa di vedere questa Elisa. Sentiva addirittura una punta di gelosia. In fondo, Vittorio non aveva mai guardato nessun’altra. Si può dire che la portava sempre in palmo di mano. Ma poi si era annoiata, tutto troppo tranquillo, troppo monotono. Eppure si conoscevano fin dai tempi del liceo. Lei lo affascinava. Quella sua attenzione la faceva sentire importante, le amiche la invidiavano: bello, intelligente, benestante, la casa ereditata dai genitori. Poi lui si era messo a fare affari. Dopo il diploma Natalia era andata all’università e lo aveva quasi dimenticato. Ma lui no. Ogni tanto andava a trovarla, uscivano insieme, facevano passeggiate, mangiavano fuori, andavano nella natura. Alla fine dell’università si era trovata sposata con lui quasi senza accorgersene. E sono stati bene, senza grosse liti, nessun motivo vero. Ma poi le era venuta la noia. Così aveva chiesto il divorzio. Vittorio ci è rimasto male, ma accettato, perché la amava troppo per vederla infelice con lui. Nessuno dei conoscenti ha capito la scelta di Natalia. “Una così non trova tutti i giorni un uomo come lui! È matta a buttare via la felicità” – dicevano. Ma lei voleva andare controcorrente. Ha voluto e ha fatto. Ne aveva il diritto. Il divorzio è stato rapido. Natalia si è trasferita in affitto, lo stipendio le permetteva di vivere senza problemi. Ha tenuto la macchina che aveva comprato con Vittorio, lui insisteva per regalarla. Pensava che la vita sarebbe esplosa. E invece niente. I corteggiatori non si facevano avanti. Uno le ha detto in faccia che non era una bellezza, solo una donna normale. Incredibile. Dopo anni in cui il marito la faceva sentire la più bella del mondo. E ora c’era Elisa… Che rabbia. Così presto si era già dimenticato di lei… Beh, ora la vedrà in faccia questa ragazza, e magari si calmerà dentro di sé. Venerdì, dopo il lavoro, Natalia è passata a casa, ha fatto la valigia ed è andata dall’ex marito. Pronta a fare la moglie. Ha messo i vestiti nell’armadio, dispiegato creme, flaconcini, profumi. Ha abbandonato in giro quel piccolo caos che avevano sempre in passato. In frigo ha trovato gli ingredienti giusti e ha cominciato a preparare la pasta. Un colpo alla porta. È arrivata. Si comincia lo show… – Oh, ciao! Io pensavo fosse Vittorio: stava prima in cucina a cucinare lui… Entra una ragazza altissima, bellissima, capelli neri e lisci, occhi verdi. Un fisico che farebbe invidia a una come Monica Bellucci. “Ma guarda che bellezza si è trovato Vittorio!” Natalia sente una fitta al cuore. – Vittorio?! Ma lei, scusi, chi è? – Io sono la sua ragazza… E lei? – Io sono la moglie! Quella vera! – In che senso? Vittorio ha detto che era single, libero… – Eh già, appena la moglie si è spostata per lavoro, lui subito a scorazzare in giro… Bel colpo che mi ha riservato! Ecco cosa succede a tornare a casa senza avvisare! Proprio non si aspetta quello che lo aspetta… – Che devo fare ora? Io lo amo da morire – Elisa si mette a piangere piano e tira fuori un fazzoletto. – Non lo so che devi fare… Torna a casa tua… – Ma io mi fidavo di lui. Volevo anche avere un bambino con lui. E sposarci… Vittorio è speciale, non ho mai trovato un uomo così. Buono, sensibile, generoso, come uomo neanche ne parliamo, una favola… – Per favore, i dettagli risparmiamoceli! Credo tu non sapessi la verità. Ma ora la sai. E piangere non serve. Io con lui ci parlerò io. Tu dimentica, troverai uno degno di te e sarai felice. – No. Non mollo così facilmente. Magari ama me e non lei? Magari si separa e ci sposiamo, facciamo figli e saremo felici. Andiamo a pesca insieme, al mare, dai miei genitori che vivono in Grecia. Vediamo quando arriva! Ora scopriremo… Elisa si siede sulla sedia della cucina, accavalla le gambe. Tira fuori il telefono e mostra delle foto. – Guardi qua, questo siamo noi a teatro, questo in montagna, questa a casa mia. Era tutto perfetto, finché lei non è tornata… Natalia sente montare la gelosia, per la prima volta in vita sua. Prima non le era mai capitato di temere che Vittorio potesse essere felice senza di lei. E invece ora aveva capito che era possibile. E guarda con chi! In confronto lei sembra insignificante. “Tocca andare a pesca con lui, eh? Quello lo faccio solo io con Vittorio!” Fare figli… Ma li farà lei, quanti ne vuole! E renderà felice Vittorio come nessuna! Anche lei! Natalia sente tornare l’amore per l’ex marito. Solo ora le pare chiaro chi stava perdendo davvero e quanto l’avesse amata, coccolata, mentre adesso si ritrovava sola e abbandonata. Eppure tutte così vicino a lui… No, non può durare! – Senti, cara, adesso fuori dai piedi, prima che ti rovini la pettinatura. Su, forza, fuori dalla mia casa! Avanti! Natalia trascina Elisa alla porta. La ragazza resiste. Ma Natalia è più forte. Apre la porta e la spinge fuori. – Non voglio più vederti qui! Vittorio mi serve per me sola, chiaro? Chiude la porta. Elisa se ne va. Cosa le stava succedendo? Natalia quasi non si riconosceva. Ecco cosa vuol dire provare emozioni! Ecco cosa le era mancato! La gelosia le aveva fatto capire tutto: finalmente vedeva. Solo Vittorio le bastava, e non l’avrebbe mai lasciato andare! *** – Oh, Vittorio, ma che leonessa hai come ex moglie! Ho fatto tutto come mi avevi detto! Ha creduto a tutto! In fondo studio pure recitazione, sono stata proprio brava! – Grazie Elisa, mi hai salvato! Ma secondo te si è arrabbiata per finta, o…? – No, Vittorio, si è arrabbiata sul serio, mi ha pure cacciata via di peso! Io me ne accorgo, da donna: ti ama ancora, ma non se ne era resa conto prima. La gelosia sveglia certi sentimenti. Non per niente ti ho suggerito questa strategia. Tanto non avevi nulla da perdere, invece così hai avuto la risposta! Vedrai, ora diventa dolcissima. Perché hai rischiato di perderla, e questo non le era mai successo, neanche da divorziati. Mi devi una scatola di cioccolatini! – Grazie davvero! Saluta pure Dimitri. Quando vi sposate? – In autunno, andiamo dai miei genitori in Grecia. – Auguri a voi, tanta felicità! Ora vado a riprendermi la mia di felicità… Vittorio entra in casa. In cucina Natalia prepara la tavola. In un bellissimo vestito. – Com’è andata allora, Natalia? – Benissimo! L’ho cacciata fuori a calci! Ora ci possiamo stare tranquilli! Ma tu, sicuro di non essere innamorato di lei? Guarda che è proprio bella! – No, non sono innamorato… Non riesco a dimenticare te… – Davvero? Mi ami ancora? – imprevedibilmente Natalia si illumina. – Sì, e non ho mai smesso di amarti… – Sai una cosa? Solo adesso ho capito quanto sei importante. E non ti cedo a nessuno! Voglio da te dei figli, un maschio e una femmina! Vittorio, sposami! Vittorio sorride. Aveva funzionato! Ah, donne… che non si farebbe per voi! Mettete “mi piace” e scrivete cosa ne pensate di questa storia!