Il dolore degli altri

L’Altrui Disgrazia

Marcello Silvestri si sentiva male fin dal mattino. La testa gli girava in modo strano e, di tanto in tanto, una nebbia gli offuscava la vista. Aveva sperato di non svegliarsi affatto, ma il suo odioso corpo si rifiutava categoricamente di morire. E Sofia non cera più con lui… Emise un sospiro pesante.

Alla cassa del supermercato si era già formata una fila. Una donna lo stava facendo aspettare, e Marcello cominciò a innervosirsi.

La donna, elegante, curata e anche bella, restava perfettamente calma. Sua figlia le aveva chiesto del latte di soia, ecco perché era entrata. Un sorriso amaro le sfiorò le labbra. Non mentire a te stessa, non avevi voglia di tornare a casa. Ultimamente, casa era diventata un posto scomodo. No, larredamento era di prima classe, avevano guadagnato bene, comprato un appartamento lussuoso… Ma avevano smesso di parlarsi. Eppure, un tempo, lei e Ben si divertivano insieme, proprio come quella giovane coppia che chiacchierava alle sue spalle.

Un ribelle dai capelli arruffati, con una venatura infantile sul collo, abbracciava teneramente la sua ragazza. La giovane sarebbe stata carina, se non avesse annerito tutto ciò che poteva: ombre nere attorno agli occhi, forse smokey eye o trucco sfumato, unghie nere, labbra nere, capelli neri, tempia rasata. Una protesta rivoluzionaria, per così dire. Ma allinnamorato non importava, la guardava senza staccare gli occhi, le spezzava un pezzo di pane fresco, e nelle sue pupille brillavano stelle.

Ma che assurdità. Non cera nessuno nel negozio, eppure alla cassa si era formata una coda. Un signore impettito, con una cartella, del kefir e dei panini, era lultimo in fila, e sospirava irritato, frettoloso, nervoso.

Marcello osservava tutto con la coda dellocchio, per vecchia abitudine militare. Un esploratore. Ma le sue mani non obbedivano, si impigliava nella chiusura lampo del vecchio portafoglio, spostava le monetine, e non riusciva a concentrarsi.

La cassiera sgridò il vecchio rimbambito: «Girano qui tutto il giorno, sbuffano, fanno perdere tempo alla gente».

Marcello si affrettò ad andarsene, al diavolo quel pane, tanto oggi costava troppo, fatto chissà con quale farina integrale. Con quei prezzi si rovinava, pensò con un sorriso amaro.

Lui e Sofia avevano vissuto con poco. Anzi, in povertà. Ricevevano un piccolo sussidio dallo stato, e per quello ringraziavano, vecchi e bisognosi come erano. Ma ultimamente il loro appartamentino si era deteriorato: il rubinetto perdeva, i tubi scoppiavano. Spese. Ormai non ce la faceva più, aveva superato i novantanni. E Sofia non cera più…

Marcello e Sofia si erano conosciuti durante la guerra. Sofia era ancora una ragazzina, si era aggiunta due anni per farsi arruolare. Era uninfermiera, una piccola sorella, strisciava senza paura sui campi di battaglia, trascinava i feriti, li portava in salvo, niente di straordinario.

Marcello era un esploratore. Alla fine della guerra, era finito prigioniero, privo di sensi. Senza documenti, non li portavano con sé oltre la linea del fronte, lintero gruppo era morto. Non sapeva nemmeno chi lo avesse salvato, né come fosse finito lì. Che fosse ebreo, i tedeschi non lavevano capito, non ci somigliava. E poi, non era quello il problema. Quando il campo fu liberato, era già in fin di vita. Fu Sofia a salvarlo, a curarlo, e a dargli i documenti di un ragazzo morto. Altrimenti, dopo la prigionia, sarebbe scomparso. Era intelligente, la sua Sofia.

Non avevano avuto figli, Dio non glieli aveva dati. Sofia si era logorata sui campi di battaglia. Avevano vissuto modestamente, lavorato, e negli anni Settanta avevano deciso di trasferirsi in Israele, quando a Sofia avevano diagnosticato una brutta malattia. Si erano preoccupati per i documenti, avevano passato notti insonni. Ma potevano curarla solo in Israele. Così erano partiti.

Avevano avuto paura per tutta la vita.

Per questo non si erano mai rivolti alle istituzioni.

Nei primi anni dellemigrazione non era stato facile. Sofia era guarita, ma il trattamento riservato ai sopravvissuti alla Shoah era ambiguo. Per quanto strano possa sembrare, molti non li consideravano eroi in quegli anni. E i russi non erano ben visti. Che senso aveva ricordare? Avevano avuto una vita dura…

E dopo la morte di Sofia, i suoi giorni erano diventati grigi e monotoni… Il pane e il latte bastavano a malapena, ma a un vecchio che cosa serviva di più?

Il vecchio alla cassa smise finalmente di tirare fuori le sue monetine, sorrise colpevole, mormorò scuse e, come di lato, cominciò a scivolare a terra.

La prima a correre da lui fu quella stessa bella donna della fila, lo sostenne, gli sollevò la testa. Poi arrivarono gli altri. Il ribelle si era già sfilato la giacca di pelle per mettergliela sotto la testa, la sua ragazza chiamava unambulanza, il signore impettito sventolava il cappello per fargli aria.

Ecco comera. Un paese piccolo, spesso meschino, ma molto orgoglioso. Dove arrivano tutti, ma dove il dolore altrui non esiste…

Mentre si prendevano cura del nonno, parlavano con i paramedici, lo salvavano e lo aiutavano, si sentirono uniti. I sorrisi si fecero più calorosi, gli sguardi più attenti.

Asia, in quanto medico, diresse loperazione di salvataggio. Allarrivo dellambulanza, il nonno stava meglio, aveva le medicine in tasca ma si era dimenticato di prenderle. Asia annotò i dati dellambulanza e del vecchio e, per abitudine a portare tutto a termine, chiamò il giorno dopo.

Il nonno stava bene, potevano portarlo a casa. Ma a casa, ovviamente, non cera nessuno ad aspettarlo.

Asia portò Marcello a casa lei stessa. Non sapeva come né perché quel vecchio colto le avesse rubato il cuore. Entrando nellappartamento, Asia rimase sconvolta. Una vecchia bacinella in mezzo alla cucina, che raccoglieva lacqua che gocciolava dal soffitto, le tolse ogni pace. Per tutto il giorno non poté togliersi dalla mente limmagine di quel vecchio solo e debole in un appartamento semidistrutto.

La sera del giorno dopo, Asia bussò con decisione alla porta di Marcello. Non la sentirono, ma in casa si parlava e si rideva. La giovane donna entrò e rimase di sasso. Marcello, felice e allegro, sedeva sulla poltrona. E sul pavimento, davanti a lui, sedevano gli innamorati del supermercato, la coppietta. Sembravano ipnotizzati, come i Bandar-log davanti a Kaa, nel cartone animato di Mowgli. Non staccavano gli occhi dal vecchio soldato. Erano venuti a fargli visita…

«Asia, cara, prego, accomodati!»

Marcello cercò di offrirle galantemente lunica poltrona…

Iniziarono i lavori di ristrutturazione. Prima solo una ritinteggiatura, un rubinetto nuovo in cucina… Ma la vecchia casa non aspettava altro. Tutto cominciò a sgretolarsi, e i lavor

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