Vera friggeva le polpette quando il marito entrò in cucina. – Vera, dobbiamo parlare, – dichiarò deciso Marco. – Parla, – lanciò la moglie. – Puoi sederti, ascoltare con calma? – nella voce di Marco suonava impazienza. – Non posso, devo tenere d’occhio le polpette, – rispose la donna. – Cosa volevi dirmi? – Io…, – Marco si bloccò, a malapena scegliendo le parole. – Ho incontrato un’altra donna… Lascio te! – Ti faccio i complimenti. E sono davvero felice per te! – disse tranquillamente Vera. – Intendi fare i complimenti? Intendi dire che sei felice per me? – il marito la guardò sorpreso. Ma Marco non poteva nemmeno immaginare cosa stesse pensando Vera in quel momento.

Ginevra stava rosolando le polpette quando il marito, Alessandro, si inoltrò in cucina.
«Ginevra, dobbiamo parlare», annunciò con decisione.
«Parla», ribatté lei, senza fermare la padella.
«Ti siedi, così ti ascolto meglio?» il tono di Alessandro tradiva una certa impazienza.
«Io non ho tempo per le tue chiacchiere, Ginevra», rispose la moglie, guardando le polpette.
«Che cosa volevi dirmi?»
Alessandro balbettò, cercando le parole: «Ho… ho incontrato unaltra donna me ne vado!»
Ginevra, senza battere ciglio, rispose: «Ti congratulo. E … sono davvero felice per te!»
Alessandro rimase perplesso: «Che intendi? Congratularmi? Felice per me?»

La voce di Ginevra aveva unaria ironica, ma il marito non poteva immaginare cosa avesse in mente.

«Se devo essere sincera», iniziò la sua amica Francesca, esitante come se temesse di dire qualcosa di troppo, «non capisco come tu abbia potuto farlo. È oltre ogni limite, Ginevra!»

«Oltre a cosa? Il bene o il male?», replicò Ginevra con un sorriso.

«Beh, sai, è come guardare un film.»

«Qui non è questione di guardare, è questione di risultato», disse Ginevra, felice. «Il mio risultato è ottimo: ho ottenuto quello che volevo!»

«Ci saranno delle conseguenze», minacciò Francesca.
«Non fare il cinico!», sbottò Ginevra. «Quando arriveranno le conseguenze, le affronteremo. Per ora, è tempo di gioia e di una vera vittoria, quindi non rovinarmi la festa!»
Francesca sbuffò, alzando le spalle, fingendo di curiosarsi del panorama fuori dalla finestra.

***

Tutto ebbe inizio quella sera, quando Alessandro, rientrato dal lavoro, cercò di mascherare la sua imbarazzo:
«Dobbiamo parlare»

Ginevra si contrasse, aspettando che il marito finalmente trovasse il coraggio. E così cominciò.

«Parla», disse, girando le polpette.
«Ti siedi e ascolti?», chiese Alessandro, irritato. «O devo parlare con la tua schiena?»

«Mai seduta, tesoro», rispose Ginevra con calma. «Adesso Oliviero ricorderà di me e inizierà: mamma, questo, mamma, quello. Non perdiamo tempo. Che volevi dirmi?»

Alessandro balbettò: «Ho ho incontrato unaltra»

«E?», interruppe Ginevra senza voltarsi, continuando a girare le polpette. «Che succede ora?»

«Spegni subito quella padella!», sbottò Alessandro, incapace di trattenere la frustrazione. «Senti quello che ti dico! Ti amo unaltra donna!»

«Ti sento», replicò Ginevra, voltandosi finalmente. «Ti faccio i complimenti».

«Cosa?», Alessandro rimase senza parole. Si aspettava qualsiasi altra cosa, tranne quellindifferenza.

«Abbassa il volume, spaventerai i bambini», disse Ginevra, ancora imperturbabile.

«Lo sapevi?», chiese Alessandro, ansimando.

«No, ma mi immaginavo», rispose Ginevra scuotendo leggermente la testa. «E ti sei chiesto perché non mi sono fatta sentire quando ho capito? Perché»

«Beh, sai», iniziò Ginevra, facendo un occhiolino furbo. «È stata una tua proposta, distruggere la famiglia è stato il tuo compito anche tu.»

«Perché lhai fatto?», chiese Alessandro, un po più calmo.

«Come? Se volevi solo uscire a divertirti, avresti nascosto le avventure. Quando inizi a parlare, è perché hai già deciso qualcosa. Quindi, sfogati.»

Alessandro osservava la moglie, stupito dalla sua compostezza. Pensava a lacrime femminili, ma non le vide.

«Bene, ho una proposta»

«Interessante», rispose Ginevra, sedendosi sullo sgabello e fissando Alessandro.

«Il nostro mutuo è enorme. Non riuscirai a pagarlo nemmeno con gli alimenti».

«E il divorzio? Non ne parleremo più?», chiese Ginevra, con voce metallica che Alessandro non colse.

«Che cè da discutere?», rispose lui noncurante. «È chiaro che non mi perdonerai».

«Già», sorrise Ginevra. «Mi conosci fin dentro le ossa».

«Allora», continuò Alessandro, senza accorgersi dellironia, «sarebbe meglio se ti trasferissi in un monolocale e io resto qui».

«E i figli?»

«Che figli? Andranno con te, ovviamente», replicò.

«Quindi io vivrò con i due bambini in diciotto metri quadri, e tu con la tua nuova fiamma nella nostra trilocale?»

«Esatto. Non puoi pagare il mutuo da solo, è ovvio, e lo stavo già pagando da solo».

«Capisco», disse Ginevra alzandosi. «Devo riflettere».

Uscì sul balcone.

«Allora, via», la prese in giro Alessandro, pensando: «Che riflessione! Ah, le donne!»

Mentre Ginevra era in balcone, Alessandro si servì un paio di polpette, un purè caldo e si lanciò a tavola, ma non riuscì a finire.

«Sono daccordo», dichiarò Ginevra, rientrando in cucina. «Ma a una condizione».

«Quale condizione?», chiese Alessandro sorridendo.

«Tu rimani in questa casa con la tua passione e con nostro figlio. Io e la nostra figlia andremo altrove».

«Cosa? Vuoi dividere i bambini?!» Alessandro rimase a bocca aperta.

«Sì. E allora? I figli sono nostri, la responsabilità è condivisa. Che il figlio che tanto volevi rimanga con te, la figlia con me. È giusto, secondo me».

«Sei fuori di testa! Non si dividono i bambini, non sono mobili!»

«Certo che sì», insistette Ginevra. «Io li porterò con me tutta la vita, tu riposa. Non è così che andrà».

«Io pagherò gli alimenti! Quando posso»

«Perfetto. Tu paghi a me, io pago a te. Li cresciamo insieme. Prendi la figlia se non vuoi il figlio; è più grande, più facile. Vedi, sto cercando di accontentarti».

«Non posso credere che tu sia così», sbottò Alessandro. «Vuoi risolvere con i bambini?!»

«Non inventare, Alessandro. Non meriti che io combatta con te. Voglio solo che sia giusto. Tu avrai la trilocale con il mutuo e il figlio; io il monolocale e la figlia. Scambi di alimenti reciproci. Solo così ci separeremo daccordo. Altrimenti combatterò. Non cederò nemmeno un cucchiaino».

Alessandro se ne andò, consultò la sua amica, la madre e la sorella. Tutti gli dissero di non credere a Ginevra, che una madre normale non cederebbe i figli per qualche metro quadrato. Lo rassicuravano: «Tra tre giorni Ginevra ti porterà il bambino».

Quanto alla nuova amante, Chiara, era al settimo cielo: una trilocale in centro! Un regalo che non aveva mai sognato. Il pensiero di ricevere anche un bimbo di quattro anni la faceva impazzire.

Dopo pochi giorni, Alessandro accettò le condizioni di Ginevra.

«Perfetto», le lanciò, e le chiese di depositare la domanda di divorzio il giorno stesso.

«Perché io?», protestò lui.

«Perché sei il marito, ed è più facile per te gestire i conti».

Alessandro, convinto dalla logica, firmò.

***

Tre mesi di attesa. Secondo laccordo, Alessandro si trasferì da Chiara. Ginevra, pronta al trasloco, sopportava le critiche di parenti e amici. Alessandro correva in giro a raccontare a tutti che Ginevra aveva diviso i figli per un appartamento e gli aveva dato il figlio.

«Come osi?», chiedevano. «Che madre sei?».

Ginevra, impassibile, rispondeva, a volte taceva, a volte si allontanava per non dover rispondere. Anche la dodicenne Caterina le lanciò: «Pensavo che ci volessi bene».

Ginevra, senza curarsi, attendeva il divorzio. Alla fine, il giudice, sorpresa, chiese:

«Vuole lasciare il figlio col padre?»

«Sì», rispose Ginevra, serena. «La responsabilità è condivisa. Anche il papà è daccordo, vero Alessandro?».

Alessandro annuì. Il caso fu chiuso come aveva proposto Ginevra.

Alessandro tirò un sospiro di sollievo per nulla.

Tutto, però, era solo linizio.

***

Ginevra predispose tutto per il suo trasferimento: valigie, vestiti, coscienza della figlia. Preparò anche una cheat sheet per Alessandro: cosa gli piace Oliviero, dove va allasilo, chi è leducatrice, quali cibi odia, i cartoni preferiti, la clinica più vicina, ecc.

Alessandro, scorrendo il foglio, sbuffò:

«Ma davvero? Serve? Ce la caveremo lo stesso, vero, piccolo?».

Oliviero, in quel momento, rise di gusto.

«Bene, è ora di andare», interruppe Ginevra, «se avete bisogno, chiamate».

Usciti, Alessandro telefonò a Chiara:

«È tutto pronto, vieni quando vuoi!».

La stessa sera, Chiara pubblicò sui social: «Inizio di una nuova vita!», allegando una foto accanto al lettino del piccolo in sonno.

***

Quello che seguì fu il vero incubo per Alessandro e la paziente attesa di Ginevra.

La realtà era ben lontana dalle illusioni. Oliviero, il giorno dopo, cominciò a chiedere la mamma, rifiutò il cibo preparato da Chiara e non voleva stare con lei. La mattina, la scuola lo mandava in crisi: non voleva vestirsi, piangeva e si ribellava quando leducatrice lo prendeva. Alessandro arrivava in ritardo al lavoro.

Poi Oliviero si ammalò. Alessandro non sapeva che fare; prendersi cura di un bambino era più duro di quanto pensasse. Il ritorno a scuola richiedeva di stare sveglio la sera, e il capo cominciò a notare i ritardi. Chiara improvvisamente fu trasferita per lavoro, poi sparì del tutto con un messaggio: «Non voglio mettere la mia vita ai piedi di tuo figlio».

La madre di Alessandro rifiutò di aiutarlo, invocando la sua salute. Ginevra veniva una volta a settimana per due ore; quando se ne andava, Oliviero capriva a fare i capricci. Il mutuo era pagabile, ma Alessandro non aveva previsto le spese per il figlio. Dimenticò il riposo; la stanchezza lo soprafflette. Un giorno, quasi disperato, chiamò lex moglie:

«Ginevra, dobbiamo parlare, è urgente».

Ginevra arrivò.

«Che succede?», chiese con un po di compassione.

«Ti prego, prenditi il bambino», sussurrò Alessandro. «Non ce la faccio più».

«Cosa è successo?»

«Sono esausto, Chiara mi ha lasciato».

«Capisco», rispose Ginevra, trattenendo un sorriso. «Solo»

«Per favore, niente solo.»

«Che intendi?»

«Vieni a vivere qui, tutti insieme. Io me ne vado».

«E poi mi farai delle pretese?»

«Niente pretese, Ginevra. Trasferiamo lappartamento a te».

«Sei davvero così mercante?».

«Gli insegnanti erano bravi», replicò Ginevra.

Alessandro mantenne la sua parola. Lappartamento fu intestato a Ginevra, che pagò il mutuo; gli alimenti furono suddivisi per entrambi i figli. Ogni fine settimana, tranne qualche eccezione, Alessandro andava a trovarli, portando anche un mazzo di fiori per la ex, segno di gratitudine per aver accettato il monolocale e la sola bolletta.

Ora tutti i parenti condannano Alessandro come un padre spietato, mentre Ginevra si gode la sua vittoria senza rimpianti, senza temere conseguenze negative.

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Vera friggeva le polpette quando il marito entrò in cucina. – Vera, dobbiamo parlare, – dichiarò deciso Marco. – Parla, – lanciò la moglie. – Puoi sederti, ascoltare con calma? – nella voce di Marco suonava impazienza. – Non posso, devo tenere d’occhio le polpette, – rispose la donna. – Cosa volevi dirmi? – Io…, – Marco si bloccò, a malapena scegliendo le parole. – Ho incontrato un’altra donna… Lascio te! – Ti faccio i complimenti. E sono davvero felice per te! – disse tranquillamente Vera. – Intendi fare i complimenti? Intendi dire che sei felice per me? – il marito la guardò sorpreso. Ma Marco non poteva nemmeno immaginare cosa stesse pensando Vera in quel momento.
Per otto anni mio marito mi ha impedito di visitare la casa dei suoi genitori in un paesino italiano.