Rimani immobile, non dire nulla, sei in pericolo. La giovane donna senza…

Ciao, ti racconto una storia che mi è capitata, quasi come se fosse un film, ma è successo davvero.

«Stai fermo, non dire nulla, sei in pericolo».

Quelle parole hanno squarciato la notte come un coltello. Enrico Corradi, amministratore delegato di CorradiTech Industries, era svenuto. Solo qualche secondo prima era sceso dalla sua berlina davanti allHotel de Russie, in una strettoia buia dietro il palazzo, cercando di sfuggire ai paparazzi che lo avevano già circondato. Improvvisamente, una ragazzina con i capelli spettinati, il viso coperto di sporcizia, lo ha afferrato nellombra.

Prima che potesse chiedere qualcosa, lei lo ha baciato.

Per un attimo il mondo si è fermato: lodore della pioggia, le sue mani che tremavano sul colletto della camicia, il ronzio lontano del traffico tutto si è sciolto in silenzio. Poi una berlina scura è sfrecciata lungo il viale, i vetri fumosi, le luci spente. Un uomo si è chinato al finestrino, scrutando la strada. Il cuore di Enrico batteva allimpazzata: qualcuno lo stava cercando, ovunque fosse

La ragazza, appena ventenne, con una felpa strappata, si è fatta strada tra la folla.

«Sei al sicuro adesso», ha sussurrato. «Ti avrebbero riconosciuto se avessi alzato lo sguardo».

Enrico ha sbattuto le palpebre, stupefatto.

«Chi sei?»

«Non importa», ha risposto, facendo un passo indietro. «Non dovresti stare da solo. Stasera non è il momento».

Avrebbe potuto andarsene, ma qualcosa nella sua vocecalma, decisa, nonostante il freddolha trattenuto.

«Sai che sono inseguito?»

«Osservo le cose», ha detto semplicemente. «Quando vivi per strada impari a guardare prima di muoverti».

Il suo nome, ha scoperto più tardi, era Ginevra Riva. Era senza tetto da due anni, dormiva accanto alla stazione di Termini. Quella notte, aveva appena salvato la vita al più ricco imprenditore di Roma.

Enrico però non è il tipo che lascia domande senza risposta né debiti non pagati.

Quella notte non è stata la fine della loro storia, ma linizio.

Tre giorni dopo, Enrico lha ritrovata. Ha messo la sua squadra di sicurezza a seguirla, ma non è stato facile: Ginevra scompare dai radar, dorme in luoghi diversi ogni notte. Quando lha finalmente intravista davanti a una mensa per i senza fissa dimora, sembrava più piccola di come la ricordava, ma i suoi occhi grigi e vigili lo hanno colpito subito.

«Ti avevo detto di non seguirmi», ha detto secca.

«Mi hai salvato la vita», ha risposto Enrico. «Almeno lasciami ringraziarti».

Lei non voleva i suoi soldi.

«Gente come te dà denaro per sentirsi meglio», ha replicato. «Io non cerco una carità».

«Allora lavora per me», ha proposto lui. «Hai degli istinti che la maggior parte non ha».

Ha riso, un riso tagliente, senza umorismo.

«Vuoi assumere una ragazza senza fissa dimora che dorme sotto i ponti?»

«Sì», ha risposto Enrico, semplice.

Ci sono volute settimane, ma ha accettato a riluttanza un ruolo temporaneo nel suo team di sicurezza. Allinizio gli altri lo guardavano male. Una donna senza controlli di precedenti, senza laurea, senza indirizzo, non aveva posto nel loro mondo. Ma Ginevra aveva qualcosa che loro non avevano: lintuizione. Sentiva subito quando qualcosa non quadrava: uno sconosciuto che indugiava troppo, un’auto parcheggiata troppo vicina.

Presto Enrico ha capito che non solo la proteggeva, ma gli mostrava quanto fosse cieco.

«Vivi dietro un vetro», le aveva detto una volta. «La gente ti vede, ma tu non li vedi».

Ha iniziato ad ascoltare: lei, i suoi dipendenti, persino la città che aveva trasformato in un impero. E settimana dopo settimana, lammirazione per lei cresceva. Bevvero caffè fino a tardi nel suo ufficio, le loro risate echeggiavano alle finestre. Lei non flirtava mai, ma quando sorrideva, lui dimenticava il suo potere e quanto fosse insignificante.

Poi, una notte, è di nuovo successo: lombra della stessa berlina nera davanti al suo palazzo. Solo che stavolta il bersaglio era Ginevra.

Il proiettile era destinato a Enrico, ma Ginevra lo ha preso al suo posto.

È successo in pochi secondi: un lampo, un rumore come vetri infranti. La sua squadra ha immobilizzato lo sparatore prima che potesse fuggire. Enrico ha visto solo Ginevra cadere sul marmo, il sangue che le si è sparso sul manico della giacca.

«Rimani con me», ha detto, premendo la mano sulla ferita. I suoi occhi giravano, confusi ma calmi.

«Credo di non riuscire a stare lontana dai guai», ha sussurrato.

Le luci dellospedale sembravano infinite. Sono passate ore finché il dottore è uscito e ha detto che avrebbe vissutoa malapena. Enrico è rimasto fuori dalla sua stanza tutta la notte, sentendo ancora quelle parole: «Vivi dietro un vetro». Aveva ragione. Aveva costruito muri di denaro e reputazione per tenere fuori il mondo. Lei li aveva sfondati con un bacio impulsivo.

Cinque settimane dopo, quando Ginevra si è risvegliata, Enrico era lì.

«Sei licenziata», ha detto a bassa voce, riprendendosi.

Lei ha sorriso.

«Non puoi licenziarti da sola. Ti ho nominata capo della mia sicurezza personale».

Ha alzato gli occhi al cielo.

«Sei impossibile».

«Forse. Ma ti devo la vita, due volte».

Mentre lei si riprendeva, Enrico le ha messo in ordine una piccola stanza, una somma di denaro per gli studi universitari e un nuovo inizio. Non era un favore, ma la fiducia in qualcuno che vedeva il mondo più chiaro di lui.

Una settimana dopo, passeggiavano insieme nei Giardini di Villa Borghese, le foglie cadevano come sussurri. Lei si è girata verso di lui.

«Potresti restare nella tua torre. Perché non lhai fatto?»

Lui lha guardata e ha risposto:

«Perché a volte chi ti salva non ti toglie dal pericolo, ti tira fuori da te stesso».

Allora, che ne pensi? Ginevra ha fatto la scelta giusta quando ti ha baciato quella notte? Rischieresti tutto per uno sconosciuto? Fammi sapere, mi piacerebbe sapere cosa faresti tu.

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