Lorenzo aprì la porta dell’appartamento con la sua chiave ed entrò nel corridoio. – Mamma! – sbatté dalla soglia. – Abbiamo ospiti! E hanno una fame da lupi! In cucina si udì un fruscio e il tintinnio delle stoviglie. – Togliete il cappotto, – incalzò gli invitati. – Restano solo dieci minuti! Dopo qualche secondo la madre di Lorenzo uscì dalla cucina. Guardò gli sconosciuti e rimase pallida dallo stupore! – Chi è, figlio mio? – riuscì a dire solo.

Grazie, mamma, Romolo si alzò da dietro al tavolo e si stiracchiò. Vado a fare un giro, un po di corsa. Non ti preoccupare, sto attento, e a questora le macchine non sono tante.

Ti compri lauto e non la lasci più, vero? È ora che ti sposi! ribatté la madre.

Mamma, basta, si avvicinò a lei e la abbracciò. Sai quanto ho sognato la mia auto. Giusto una veloce corsa, un po di libertà, e poi penserò alla famiglia. È sincero.

Va bene. Hai quasi trentanni e giochi ancora con le macchine, gli accarezzò i capelli. Vai.

Uscì dal portico, raggiunse la sua utilitaria e spazzò via i fiocchi di neve dal lunotto. Il diritto di guida lo aveva avuto da tempo; il padre gli aveva permesso di guidare la vecchia automobile di famiglia. Lesperienza di guida cera, ma RomRomolo non aveva ancora assaporato del tutto il gusto di possedere la sua auto.

Laveva risparmiata a lungo, laveva scelta con cura. Ora, ogni sera, scorrava per le vie di Milano, talvolta sfrecciando verso la tangenziale. Se qualcuno si fermava sul ciglio, lui lo portava e non chiedeva nulla.

Mise la chiave, voltò il cruscotto, ascoltò il rombo del motore e poi lintonazione del radiotrasmettitore, uscendo lentamente dal cortile. I fari illuminavano scintillanti cristalli di neve. Linverno di quellanno era arrivato di colpo, e in pochi giorni la città fu coperta da una coltre bianca.

Romolo guidava senza meta. In una delle strade incrociò una donna con un bambino.

Abbassò il volume del radiotrasmettitore, si fermò e aprì il finestrino laterale.

Può portarmi fino alla Via dei Costruttori? chiese la donna, gettando uno sguardo curioso.

Era giovane, graziosa.

Sali, annuì Romolo indicando il sedile del passeggero.

Quanto costerebbe? È lontano, incrociò la donna, avvicinandosi al vetro.

Non ti preoccupare. Non prendo soldi dalle belle ragazze.

Ma vedendo la donna tremare, si affrettò a rassicurarla.

Cinque euro vanno bene? Siediti, rise Romolo.

La donna aprì la portiera posteriore, fece salire il suo figlioletto di cinque anni, poi si sedette accanto a lui. Romolo si immette sulla strada principale.

Quanti cavalli ha la tua macchina? chiese il bambino dietro di lui.

Cavalli? ribatté luomo. Non lo so

Come così? insistette il ragazzino.

Romolo, serio, rispose: Quando ho comprato lauto, ho scelto il design, il comfort. La potenza non mi ha spaventato. Capisci?

Capisco, rispose il fanciullo con tono affaristico.

E tu, come ti chiami, esperto di motori? scherzò Romolo.

Luca. E tu?

Ah, io sono Romolo. Scusa, non posso stringerti la mano. continuò a chiacchierare con il ragazzino.

Basta, Luca, non disturbare il signor, intervenne la madre.

Che ne dice? Ha un bel figlio, guardò Romolo il suo riflesso nello specchietto e incrociò lo sguardo della donna.

Il cuore gli si scaldò, una gioia improvvisa. Le vetrine dei negozi e i lampioni della città notturna brillavano. Mancava ancora un mese a Natale, ma latmosfera di festa si respirava ovunque.

Fermati davanti a quella casa, ordinò la donna dal sedile posteriore.

Magari porto anche lautomobile al porticato? guardò Romolo nello specchietto retrovisore, mentre la donna fissava altrove.

Romolo parcheggiò davanti a un imponente edificio di novanta piani. La donna uscì, tenendo la porta, in attesa del figlio.

Luca, sbrigati, lo spronò.

Domani vieni a prendermi? chiese il bambino, con voce piagnucolosa.

Ti porto domenica. Non piangere. Vado, disse la madre, aprendo la porta.

Luca si trascinò lentamente verso lentrata. Romolo scese dal veicolo.

Prendi, la donna gli porse cinque euro.

Romolo piegò le banconote a metà e le infilò nella tasca della giacca. Le terrò come talismano, dichiarò, porgendo la mano al ragazzo, che finalmente scivolò fuori dallauto. Addio.

Addio, Luca posò la sua piccola mano calda sul palmo di Romolo.

Andiamo, la nonna ci aspetta, la donna tirò il bambino per mano.

A pochi passi, Luca si girò e Romolo lo salutò con un cenno. Visse una figura emergere da unauto parcheggiata, un uomo che baciò la madre di Luca e poi tese la mano al piccolo. Luca, però, si allontanò bruscamente.

La mamma ha un appuntamento, ed il bambino è geloso. Il loro legame con lamico della madre non è nato, pensò Romolo, trovando conforto in quel ragionamento.

Rimase in auto, accese gli altoparlanti; il profumo di profumi dolci riempiva labitacolo. Strinse lo sguardo allo specchietto, come se la donna fosse ancora lì sul sedile posteriore, ma era vuoto.

Il desiderio di guidare svanì. La musica divenne fastidiosa, così cambiò stazione.

Il ricordo della donna giovane, simpatica lo perseguitava. Perché laveva colpito così?

Qualche anno prima era caduto innamorato di una donna più grande, con una figlia già cresciuta. Le aveva proposto di sposarsi, presentandola alla madre. Ma la mamma gli aveva detto: «È più grande di te, ha una figlia. Non dovresti scegliere una donna più giovane, ragazzo, non commettere questo errore». Poi, la madre si preoccupò di aver rovinato la felicità del figlio. Romolo non trovò mai una compagna che gli rubasse il cuore come lei. Il marito tornò, e lei si risposò.

Oggi

Romolo passava spesso davanti alla casa dove aveva portato Luca e la madre. Anche la via dove li aveva accolti nella sua auto. Ma non li rivide più. Pensava spesso alla passeggera improvvisa e al suo bambino. Conosceva il numero civico, avrebbe potuto chiedere in cortile; forse qualcuno gli avrebbe indicato la casa della nonna di Luca.

Che cosa direbbe se la incontrasse? Forse il suo uomo lattendeva già lì?

Il periodo precapodanno era arrivato. La madre di Romolo, al mattino, girava in cucina, una splendida stella di Natale troneggiava alla finestra.

Romolo si svegliò, aiutò la mamma a tagliare le insalate, prese dal mobile la credenza dei piatti di festa. Ma quando scese il tramonto, una forza invisibile lo spinse fuori.

Mamma, sta nevicando, è una notte da sogno. Giro un po, altrimenti mi addormenterò prima della cena.

Dove vai? temette la madre. Restano tre ore

Torno presto, non ti preoccupare, rispose, vestendosi.

Il suo bolide fu ricoperto da una coltre soffice di neve. Salì nellabitacolo ghiacciato, accese il riscaldamento. La città era silenziosa, le strade vuote, solo qualche pedone di corsa verso la tavola di festa.

Le finestre delle case brillavano di luci, la gente ultimava i preparativi per la notte più importante dellanno.

Sul marciapiede, un uomo alto in un cappotto strappato cantava a squarciagol. Romolo si fermò. Luomo, con fare pomposo, si infilò sul sedile posteriore.

Il sacchetto tintinnò. Quando uscì, gli porse duecento euro, anche se il tragitto era breve.

A festa tutti diventano generosi, tariffa natalizia, rise Romolo, accettando i soldi.

Poi portò unaltra coppia. Lungo il tragitto litigarono; Romolo rifiutò i loro soldi.

Felici e soddisfatti, ringraziarono a lungo, poi, allegri, si diressero verso le case degli amici.

Romolo ripercorse la strada tranquilla dove aveva portato Luca e la madre. Guardava le finestre e immaginava la donna a tavola con il figlio e qualcun altro.

Continuò il consueto percorso verso la casa della nonna di Luca.

Allimprovviso li vide! Camminavano verso di lui sul marciapiede.

La riconobbe per il cappotto beige e il berretto di lana con pompon bianco.

Accanto a lei, Luca era triste, il cuore di Romolo tremò di gioia.

Fermò lauto al limite del grande condominio a novanta piani. Luca e la donna si avvicinarono, esitanti.

Non mi ricordate?, pensò.

Sali, ti porto dove vuoi. Oggi tariffa speciale, gratis, disse.

Si avvicinarono allauto. Romolo tese la mano a Luca.

Ciao, Luca.

Il bambino guardò la madre, poi posò la sua piccola mano nella palma di Romolo.

Hai dimenticato i guanti a casa? Salii subito.

Luca e la madre si sistemarono sul sedile posteriore.

Non mi riconoscete? Laltro giorno vi ho accompagnati, guardò Romolo la donna nello specchietto laterale.

I suoi occhi erano rossi di lacrime.

Dove ti porto?

Alla stazione, rispose la donna.

Luca rimase in silenzio, occhi bassi.

Mancano meno di unora al nuovo anno. Non andate da nessuna parte. E poi, perché piangere in una notte così? disse Romolo al ragazzo.

Siamo venuti dalla nonna per la festa, poi ci siamo arrabbiati, mormorò Luca.

Luca! interruppe la madre.

Va bene. Non andiamo alla stazione. Aspettate! affrettò Romolo, fermando la donna che stava per aprire la portiera. Pensate al bambino, ha freddo. Non lasciatelo senza festa.

Che ci fai con mio figlio? Portaci alla stazione, ribatté la donna.

La mia mamma ha preparato così tanto che potremmo sfamare una folla intera. È tutto delizioso, credetemi, lho provato. Torniamo a casa mia e festeggiamo. Andiamo, Luca?

Sì, esclamò Luca felice. Mamma, andiamo?

Daccordo. Dove andrete stanotte? Mia madre sarà felice. Le lacrime e i rancori devono finire questanno; il nuovo anno va accolto con un sorriso.

Romolo alzò il volume del radiotrasmettitore.

È destino. E la canzone è sempre la stessa. Dicono che i miracoli non esistono pensò.

Parcheggiò davanti alla casa.

Veniamo, sbrigiamoci, il tempo è poco, disse.

Che bello! esclamò Luca, correndo verso il porticato.

Romolo aprì la porta dellappartamento con la sua chiave, entrò nel corridoio.

Mamma! gridò dal vestibolo. Abbiamo ospiti! E hanno fame!

Un fruscio e il tintinnio dei piatti si levò dalla cucina.

Togliete i cappotti, invitò, ansioso. Mancano dieci minuti!

Pochi secondi dopo, la madre di Romolo uscì dalla cucina, fissò gli sconosciuti e rimase immobile.

Che cosa è questa, figliolo? balbetò.

Romolo le lanciò unocchiata astuta.

Questa è la mia mamma, Antonella Maria, disse. E questi sono Luca e guardò la giovane donna, senza cappotto né berretto, delicata, affascinante.

Fiorenza, disse lei timidamente.

Mamma, invita Luca e Fiorenza a tavola, esclamò Romolo, conducendo gli ospiti nella stanza.

Tutti si sedettero attorno al tavolo di festa, Romolo alzò il volume della televisione.

E io, per abitudine, ho messo una portata in più, negli occhi di Antonella Maria brillavano lacrime. Non riesco a credere che il padre di Romolo non ci sia più

Mamma, anche tu vieni? Perché piangete tutti? Mangiate le tue meravigliose pietanze!

Romolo aprì lo spumante, lo versò e si alzò dal tavolo. Attorno a lui tutti, anche Luca, alzavano un calice di cristallo colmo di succo.

Buon anno! proclamò, alzando il bicchiere.

Con nuovi amici! esclamò con voce sottile Luca, e tutti scoppiarono a ridere.

Nella notte di Capodanno quattro persone, spinte da un mistero sconosciuto, si trovarono attorno a una stessa tavola. Nessuno di loro sapeva ancora che, da quel momento, i loro destini si sarebbero intrecciati per tutta la vita. E ognuno ottenne ciò che più desideravaNellultimo brindisi, la luce dei fuochi dartificio fuori dal finestrino si rifletteva sui bicchieri, e per un attimo tutti si guardarono negli occhi come se cercassero una risposta nascosta. Luca, con la mano ancora stretta nella di Romolo, si avvicinò al piccolo tavolo di legno e, senza preavviso, afferrò una vecchia scatola di cartone che era rimasta sotto il tavolo. Laprì con cura; dentro cerano dei francobolli antichi, una foto sbiadita di una famiglia sorridente e una piccola chiave doro.

Mamma, guarda! esclamò la ragazza, Fiorenza, mostrando la chiave a Romolo.

Il cuore di Romolo accelerò. La chiave aveva incisa la data del suo primo giorno di lavoro in una piccola officina di meccanica, lattività che aveva sempre sognato di aprire ma che aveva rimandato per paura di non trovare mai la sua strada. Fiorenza, con il suo sguardo carico di complicità, gli porse anche una lettera. La aprì e lesse:

>Cara Romolo,
>sei stato un fantasma nelle mie notti di pioggia, unombra che mi ha accompagnato in silenzio. Quando ti ho chiesto di portare Luca, non sapevo che avresti portato anche la parte di me che ancora non era nata. La tua gentilezza ha riacceso la luce di un sogno che avevo seppellito. Se vuoi davvero cambiare, inizia da qui, dalla porta di casa tua. Ti aspetto, con la tua prima auto pronta a partire.

Le parole sembravano scritte con una mano che Romolo riconobbe: era la sua stessa calligrafia, ma più giovane, più speranzosa, quella che aveva usato per scrivere i primi progetti sul taccuino di scuola. Una lacrima scivolò sul suo viso, ma non era di tristezza; era la prova che tutti i percorsi, per quanto vaghi, lo avevano condotto a quel momento.

La madre, Antonella Maria, si alzò e, con la voce rotta dal ricordo, aprì una bottiglia di spumante più grande, versandone un bicchiere a ciascuno dei presenti. Poi, guardando Romolo, disse:

Figlio mio, il tempo è una strada che non si può fermare, ma le tue scelte possono cambiare la sua direzione. Questa notte hai trovato le chiavi di un futuro che non avevi più il coraggio di cercare. Non lasciarle più nella tasca di un mantello.

Romolo, con la chiave stretta nella mano destra e il cuore colmo di nuova determinazione, si alzò. Si avvicinò al tavolo, posò la chiave sul centrotavola e guardò gli occhi di tutti: il bambino che gli sorrise con la purezza di chi non conosce ancora il peso del mondo, la donna che gli mostrò il volto di un amore possibile, sua madre che gli regalò il permesso di ricominciare, e una figura di amici nuovi e vecchi che condividono la stessa speranza.

A tutti voi, iniziò, la voce ferma ma emozionata, il più grande regalo che ho ricevuto questa notte è la certezza che non sono più solo un guidatore di auto per altri, ma il capitano della mia stessa vita. Con questa chiave aprirò la porta di quel sogno che ho sempre tenuto chiuso. E, soprattutto, prometto che ogni volta che accenderò il motore, penserò a questa notte, a questo tavolo, e a come un semplice gesto di portare qualcuno a casa possa cambiare il corso di unintera esistenza.

Il brindisi finale si trasformò in un coro di risate e in un crescendo di fuochi dartificio che esplodevano sopra la città. Romolo accese il motore della sua auto, ma invece di partire come al solito, la fermò davanti al condominio e, con la chiave doro, aprì il cofano. Lì, nascosta tra gli attrezzi, trovò una piccola scatola di legno che non aveva mai notato, contenente un biglietto che diceva semplicemente: *Il viaggio più grande inizia con il primo passo.*

Senza esitazione, Romolo chiuse il cofano, si voltò verso Fiorenza e Luca, e disse:

Venite con me. Costruiremo qualcosa di nostro, una piccola officina dove le auto non sono solo macchine, ma storie che si rincorrono. Qui, ogni cliente sarà un amico, e ogni corsa, un ricordo.

Fiorenza annuì, Luca saltò sul sedile del passeggero, e Antonella Maria, con un sorriso luminoso, li accompagnò al volante. Mentre lauto si allontanava lentamente nella notte di Capodanno, le luci della città si accendevano come stelle cadenti, e il suono di unorchestra lontana si mescolava al ruggito del motore, segnando il primo giorno di un nuovo anno, di una vita intrecciata e di un futuro che, finalmente, aveva trovato la sua chiave.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

17 + 9 =

Lorenzo aprì la porta dell’appartamento con la sua chiave ed entrò nel corridoio. – Mamma! – sbatté dalla soglia. – Abbiamo ospiti! E hanno una fame da lupi! In cucina si udì un fruscio e il tintinnio delle stoviglie. – Togliete il cappotto, – incalzò gli invitati. – Restano solo dieci minuti! Dopo qualche secondo la madre di Lorenzo uscì dalla cucina. Guardò gli sconosciuti e rimase pallida dallo stupore! – Chi è, figlio mio? – riuscì a dire solo.
FigliaMentre la luce del tramonto accarezzava le colline toscane, la giovane scoprì, con stupore, di aver ereditato il dono di parlare con gli alberi.