Il proseguimento della storiaMentre le prime luci dell’alba rischiaravano il villaggio, Alessandro scoprì una mappa antica nascosta tra le pagine di un vecchio libro di famiglia.

Allora Pietro mi ha detto, con una voce calma quasi premurosa:

Perché devi lavorare, amore? Io guadagno abbastanza. Tu ti occupi di casa, di noi, dei bambini, quando arriveranno.

Gli ho creduto. Perché lo amavo. Perché pensavo che fosse così che doveva andare.

Col tempo quel occupati di casa è diventato stai zitta e non ti immischiare.

Mi sono svegliata allalba, nel caffè vicino alla Stazione Centrale di Milano. Gli occhi gonfi, ma dentro al petto sentivo una strana leggerezza.

Non sapevo cosa avrei fatto da lì in poi, ma una cosa era certa: non sarei più tornata indietro.

Il treno per Napoli partì alle sette del mattino.

Mi sono seduta al finestrino e ho guardato le rotaie perdersi allorizzonte, mentre il rumore delle ruote spazzava via il mio passato.

Ad ogni minuto mi allontanavo dalla donna che ero stata e mi avvicinavo a quella che potevo diventare.

Quando sono arrivata, non avevo un piano. Ho passeggiato per le vie finché non ho notato un piccolo locale con uninsegna: Caffè & Anima.

Nella vetrina cera un foglio con scritto:

Cercasi designer dinterni.

Mi sono fermata. Era un segno.

Sono entrata.

Dietro al bancone cera una donna di circa quarantacinque anni, capelli corti e un sorriso caldo.

State ancora cercando qualcuno per il posto? ho chiesto.

Sì. Hai esperienza? ha risposto.

Ho la laurea, ma non lavoro da dodici anni.

Lei ha sorriso.

Non è perso. Disegnami come cambieresti il locale, se fosse tuo.

Mi ha passato un foglio e una matita.

Mi sono seduta a un tavolo. Allinizio la mano tremava, ma appena ho tracciato la prima linea la paura è svanita.

Mezzora dopo gli ho consegnato il foglio.

Lha esaminato attentamente, poi mi ha guardato dritto negli occhi.

Inizi domani.

Sono uscita dal caffè e non ho retto le lacrime. Questa volta non piangevo per dolore, ma per sollievo.

Per la prima volta da anni mi sentivo viva.

Una settimana è passata.

Il telefono ha squillato.

Sul display: Pietro.

Non volevo rispondere, ma le mie dita hanno premuto il tasto da sole.

Dove sei? ha chiesto con quel tono freddo. Mia madre vuole sapere quando torni a chiedere scusa.

Non ho nulla da scusarmi, Pietro.

Nientaltro?! Mi hai messo in imbarazzo davanti a tutti! La gente dice che sono rimasto solo perché mia moglie era pazza!

Sono rimasta in silenzio.

Torna finché non è troppo tardi. Ti perdonerò.

Ho fatto un respiro profondo.

No, Pietro. Questa volta devi chiedere perdono tu.

Il silenzio è calato.

Poi la sua voce è diventata dura come pietra:

Va bene. Ma non toccare i soldi comuni. Ho già bloccato la carta.

Ho sorriso.

Non ti preoccupare. Ora guadagno da sola.

Non mi ha creduto, ma non importava più.

Tre mesi sono volati.

Ho affittato una piccola stanza in un quartiere antico vicino al mare.

Ho comprato un vecchio portatile e ho lavorato fino a notte fonda.

Allinizio aiutavo al caffè, poi ho iniziato a ricevere commissioni: progetti di abitazioni, uffici, negozi.

I clienti apprezzavano il mio stile. Uno mi consigliava allaltro.

Un giorno ho ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto.

Signora Ginevra? Sono lavvocato Andrea Rossi. Conosce il signor Pietro?

Sì, è mio marito.

Ha presentato la domanda di divorzio, ma sostiene che ha speso i risparmi comuni senza il suo consenso.

Ho riso.

Ho speso solo per il biglietto della mia libertà.

Dallaltro capo cè stata una breve pausa, poi lavvocato ha detto con un sorriso nella voce:

Mi piace il suo modo di pensare. Se vuole, la aiuto, senza onorario. Solo perché.

Così ho conosciuto Andrea.

Mi ha seguito con tutti i documenti, con la causa, con la divisione dei beni.

Ma soprattutto mi ha fatto ricredere in me stessa.

Andrea era diverso.

Non mi comandava, non mi faceva pena. Era semplicemente lì con un caffè, con un sorriso, con rispetto.

Una sera, tornando dal lavoro, lho trovato ad aspettarmi allingresso con un mazzo di rose bianche.

Ti ricordi comè iniziato tutto? ha chiesto piano. Con il mazzo che ho buttato. Ora voglio che tu lo conservi.

Gli occhi mi si sono riempiti di lacrime, ma di gratitudine, non di tristezza.

Sei mesi dopo ho aperto il mio studio.

Sulla porta cera scritto:

Ginevra Design Studio.

A volte mi sveglio e non riesco a credere che sia reale.

Una domenica mattina ho ricevuto un messaggio.

«Ti ho vista su una rivista. Non ti riconoscevo. Sei cambiata.» Pietro

Ho guardato lo schermo a lungo e alla fine ho scritto:

«Non sono cambiata, Pietro. Sono semplicemente di nuovo me stessa.»

Sono uscita sul balcone, con il profumo del mare che mi accarezza, e ho sorriso pensando a quanto lontano sono arrivata.

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Il proseguimento della storiaMentre le prime luci dell’alba rischiaravano il villaggio, Alessandro scoprì una mappa antica nascosta tra le pagine di un vecchio libro di famiglia.
Il destino mi ha regalato un figlio… Un giorno ho dato una chance a un ragazzo di strada e ora è studente!